
La crisi incombe, il prodotto interno lordo (pil) arretra, i consumi languono, la Fiat chiude per un mese, ma i giochi volano. Il consuntivo 2008 farà registrare l’ennesimo record (47,5 miliardi di puntate), mentre per il 2009 gli addetti ai lavori (a cominciare dall’agenzia Agicos, che ha raccolto le stime degli esperti) ritengono che sarà superata la soglia dei 50 miliardi. Gratta e vinci, new slot e scommesse sportive traineranno la corsa.
Per il Gratta e vinci, oggi gestito dalla Lottomatica, il 2009 potrebbe essere l’anno della messa in palio del vitalizio (una vincita rateizzata per tutta la vita), sulla scia di quel che già succede in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Sulle ali di questa novità i “grattini” potrebbero volare da circa 9 miliardi giocati quest’anno a 11 previsti nel 2009.
Per quanto riguarda le new slot la novità sarà l’introduzione delle videolottery, macchinette di ultima generazione con la caratteristica di funzionare solo se collegate alla rete onde evitare le controversie che in passato hanno portato alla contestata sanzione da 90 miliardi di euro ai concessionari. Sulle scommesse, infine, influirà positivamente la parziale liberalizzazione avviata qualche settimana fa. In questo caso la crescita preventivata è di 500 milioni di euro, dai circa 4 miliardi del 2008 ai 4,5 dell’anno prossimo.
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Se non proprio il business del secolo sembrava dovesse diventare almeno l’affare del decennio. E invece l’apertura di nuovi punti gioco dedicati soprattutto alle scommesse sportive e ippiche sta andando a passo di lumaca contro ogni previsione. Al punto che numerosi esperti del ramo cominciano a parlare di clamoroso flop. Tranne la fortissima Lottomatica che sta lanciando il nuovo marchio Better e sta aprendo un migliaio di corner in tutta Italia e tranne (almeno in parte) anche Sisal che già aveva una rete capillare ad hoc, tutti gli altri operatori, dall’italiana Snai agli stranieri Ladbrokes, Eurobet e Intralot, sembrano in sofferenza.
Secondo dati raccolti da Agicos, agenzia specializzata diretta da Fabio Felici, e forniti in anteprima a Panorama, dei circa 14 mila nuovi negozi che sarebbero dovuti spuntare come funghi nei mesi passati, ne sono stati aperti sì e no 3 mila. I greci di Intralot, per esempio, che avevano fatto incetta di diritti di apertura, fino a questo momento hanno potuto tirare su la saracinesca di appena una quarantina dei 600 nuovi negozi di cui avevano comprato la concessione. È vero che sulla carta gli operatori hanno altri 9 mesi di tempo per completare l’apertura delle sedi, ma l’avvio bruciante che molti si aspettavano non c’è stato. Anzi, l’impressione è che stenti parecchio a decollare tutta l’operazione voluta esattamente un anno fa con un decreto dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.
Contro ogni aspettativa, insomma, si sta creando una situazione paradossale, perché qualsiasi conoscitore del ramo giochi continua a considerare le scommesse sportive come il nuovo propellente per l’ulteriore espansione del mercato del gaming ormai prossimo ai 40 miliardi di fatturato all’anno. Almeno tre fattori stanno rallentando l’operazione. Il primo è che il decreto Bersani non ha previsto una corsia preferenziale per lo snellimento delle procedure necessarie per le aperture. E infatti l’iter burocratico imposto è farraginoso e complicato, a cominciare dal rilascio dei nulla osta delle questure, concessi con il contagocce. In secondo luogo gli operatori di telefonia che dovrebbero installare e verificare le linee dedicate adsl se la stanno prendendo comoda. La terza causa che sta frenando le aperture è legata alla zonizzazione prevista dal decreto ministeriale. Dovendo rispettare il limite di 800 metri di distanza dal negozio di scommesse più vicino, molti operatori hanno scoperto di poter aprire punti di raccolta solo in periferia o in zone poco appetibili.
Il risultato di questa serie di imprevisti peserà inevitabilmente sugli incassi dello Stato. Il Totocalcio, per esempio, è di fatto scomparso dalla scena. Fino a giugno gli appassionati potevano giocare la schedina in 20mila ricevitorie che nel frattempo, però, sono state chiuse. La conseguenza immediata è stata una contrazione degli incassi di circa il 60 per cento nelle prime giornate di campionato. Anche i concorsi ippici (Accoppiata, Vincente, Tris, Quartè, Quintè) hanno rischiato di finire nello stesso tritacarne del Totocalcio, ma per fortuna in quel caso i Monopoli hanno opportunamente emanato una circolare con cui è stata prorogata fino al 30 settembre la raccolta nella vecchia rete.
Stando così le cose sarà difficile per il governo centrare le previsioni di entrata da scommesse nel 2007. Una relazione tecnica aveva previsto un incremento di introiti di 800 milioni di euro, ma a questo punto a stento saranno 500.