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Dal 2011 sulle linee ferroviarie ad alta velocità si potrà scegliere di viaggiare con le Ferrovie dello Stato o con Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori), il primo operatore privato italiano nel trasporto ferroviario, targato Montezemolo-Della Valle. Obiettivo di Ntv, come ha spiegato Luca Cordero di Montezemolo, nel corso di una conferenza stampa, è contribuire alla crescita del sistema ferroviario, caratterizzato da basso impatto ambientale ed alta efficienza energetica, e valorizzare l’investimento di circa 40 miliardi dello Stato nell’alta velocità.
Ntv, che effettuerà il servizio viaggiatori a partire dal 2011, sarà il primo operatore al mondo a utilizzare il nuovo treno Alstom Agv, il treno ad altissima velocità (360 km/h) dotato dello stesso sistema di trazione del treno che il 3 aprile 2007 ha stabilito il record mondiale di velocità su rotaia raggiungendo 574,8 chilometri orari. A queste velocità, la Ntv prevede di acquisire una quota di mercato del 20% entro il 2015 e punta a conquistare 30 mila viaggiatori al giorno e 10 milioni all’anno.
La compagine azionaria è tutta italiana: gli imprenditori Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo detengono, insieme, il 54,5% diviso in quote paritetiche. Intesa Sanpaolo, attraverso Imi Investimenti, ha il 21,4%, mentre le Assicurazioni Generali hanno il 16,1%. Il resto del capitale è in mano ad Alberto Bombassei (5,4% attraverso la Nuova Fourb), e Giuseppe Sciarrone (2,6% attraverso la Reset 2000). E lo stesso Sciarrone, anche in virtù della sua pluriennale esperienza nelle Ferrovie dello Stato, è amministratore delegato della nuova societa’ per il trasporto ferroviario. “Siamo imprenditori italiani, una grande assicurazione italiana, una grande banca italiana, quindi una vera impresa senza un euro di denaro pubblico”, ha specificato poi Montezemolo.
“Ci sarà una grande competizione e questo fa bene soprattutto ai cittadini che potranno scegliere”, ha detto l’ex presidente di Confidustria e attuale presidente di Ntv, presentando la nuova società.
Stessa opinione espressa dal presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà: “Oggi è una giornata positiva per la concorrenza ferroviaria, ha affermato a margine della relazione annuale dell’autorità per le Tlc.
Ntv debutterà sulle direttrici Torino-Salerno (toccando Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli), Roma-Venezia (via Firenze e Bologna) e Roma-Bari, utilizzando per la prima volta al mondo una flotta di 25 “supertreni” Agv (Automotrice Grande Vitesse) della Alstom (il contratto vale 650 milioni di euro). Confort firmato Italdesign-Giugiaro, servizi internet, news e divertimento, ciascun treno avrà 460 posti su undici carrozze e consumi energetici ridotti del 15%. Nel 2015 Ntv punta al 20% del mercato, 30mila passeggeri al giorno e 10 milioni l’anno.

Le elezioni sono state la sconfitta della “casta dei professionisti del veto”, ma anche la conferma che i lavoratori “sono molto più vicini alle posizioni degli imprenditori che a quelle dei sindacalisti”: così Luca Cordero di Montezemolo critica i sindacati. C’è la platea delle grandi occasioni per l’ultimo discorso ‘ufficiale’ del presidente uscente di Confindustria: più di duemila imprenditori, tutti i presidenti del sistema confindustriale, nomi illustri come Sergio Marchionne, Mario Drago, Roberto Colaninno, Corrado Passera, José Manuel Barroso, Gabriele Galateri di Genola. E, naturalmente, la presidente in pectore, Emma Marcegaglia.
Per Montezemolo è ora che “che il sindacato apra gli occhi e si confronti con il mondo reale, rinunciando a pratiche vecchie, come quegli scioperi rituali e inutili che ogni due anni accompagnano puntualmente i rinnovi contrattuali. Riti logori e vanamente costosi per i lavoratori e per le imprese”. Una situazione paradossale, quella della rappresentanza del lavoro, che fa sì che “i lavoratori non si sentano più rappresentati da forze politiche e sociali incapaci di dare risposte vere ai loro problemi concreti. E sono molto piu’ vicini alle nostre posizioni che non a quelle dei sindacalisti”. Gli fa eco l’amministratore delegato di Fiat, Marchionne: riferendosi all’ultimo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici ha sostenuto la necessità di “cambiare le regole del gioco, in fretta” perché quello è un esempio “di come non si devono fare le cose”. Ma, secondo Montezemolo, dal voto e dalla sconfitta di una sinistra definita “anti-imprese e anti-mercato” arriva un altro segnale che non si può lasciar cadere: la necessità di dare il via “ad una grande, decisa, radicale stagione di riforme”, istituzionali ed economiche. Per questo è da accogliere positivamente l’annuncio del premier in pectore Silvio Berlusconi di voler portare al primo Consiglio dei Ministri la detassazione degli straordinari. ”Non si tratta solo di un provvedimento che va nella giusta direzione ed è gradito ai lavoratori, perché ne vedono i benefici” ha commentato il numero uno di Viale dell’ Astronomia” è anche un’inversione di tendenza di fondamentale portata nel modello di relazioni industriali”. Bisogna poi mettere mano “ad una profonda riforma del welfare, con un mercato del lavoro più selettivo e flessibile”.
I sindacati sollevano gli scudi. Secca la risposta del leader della Cgil, Guglielmo Epifani: ribatte sottolineando tuttavia di non voler dare spazio a risse. “Con le sue dichiarazioni” afferma Epifani “il presidente di Confindustria sta soffiando sul fuoco di una condizione sociale molto pesante”. Parla di populismo che non serve al Paese, invece, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che proprio oggi aveva chiesto un patto di tutte le forze sociali per tracciare una sorta di avviso comune sui nodi dell’economia. Sarcastica la replica del leader della Uil, Luigi Angeletti: “Se fosse così saremmo tutti contenti. Gli industriali trattassero meglio i lavoratori, così questi saranno ancora più vicini”.

Basta l’immobilismo sulla riforma dei contratti. Se i sindacati non si mettono d’accordo, Confindustria va avanti da sola. Lo afferma il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, in occasione della missione degli imprenditori al Cairo.
“È arrivato il momento di una profonda riforma contrattuale. Le divisioni e l’immobilismo dei sindacati non fanno l’interesse dei lavoratori. Aspettiamo da mesi” afferma Montezemolo “un accordo fra i sindacati ma se questo non dovesse avvenire è nostro dovere andare avanti con chi è disponibile. Non possiamo permetterci altri quattro anni di immobilismo, auspico un accordo tra i sindacati oppure o ci autogestiamo o facciamo gli accordi separati”.
L’ Italia è un Paese “da ricostruire dalle fondamenta” e per farlo, ha proseguito, “c’è il bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche responsabili di maggioranza e opposizione”. Per Luca Cordero di Montezemolo “qualunque sia il risultato del voto i problemi restano uguali”.
“Siamo di fronte ad un problema di ricostruzione del paese, a cui tutti devono dare un contributo - ha detto Montezemolo nel corso della missione di sistema in Egitto - mettendo al centro il bene comune. Solo mettendo al centro le nuove generazioni possiamo guardare al futuro con ottimismo”.

di Angelo Pergolini
Incassata la scontata nomination alla guida della Confindustria (il 95 per cento di consensi sul suo nome), Emma Marcegaglia si sta già preparando all’ultimo appuntamento che la separa dall’elezione del 21 maggio: è la riunione dei 167 membri della giunta che giovedì 24 aprile voteranno (in modo segreto) il programma e la squadra del presidente designato. Le sorprese, secondo quanto risulta a Panorama, non mancheranno. E con ogni probabilità faranno discutere parecchio.
Perché la Confindustria di Emma nasce, sì, sotto il segno della continuità rispetto al quadriennio di Luca Cordero di Montezemolo (che Marcegaglia ha affiancato come vicepresidente). Ma l’imprenditrice di Gazoldo degli Ippoliti (Mantova) ha in mente un netto riposizionamento dell’organizzazione. E punta a costruire intorno a sé una squadra di vertice molto rinnovata.
Dalla consultazione dei cosiddetti saggi, incaricati di sondare scelte e umori della base confindustriale, è emersa l’indicazione plebiscitaria del nome di Marcegaglia. Ma anche altro. Molti lamentano una gestione troppo personalizzata da parte di Montezemolo (il cui operato è comunque stato promosso a pieni voti). Pensano cioè che l’organizzazione nell’arco di questi quattro anni si sia come appiattita sulla figura del leader.
La Confindustria, sostengono i più, deve tornare a essere un’istituzione, non solo un presidente. Insomma, quello che la base confindustriale si aspetta dalla nuova presidenza è un netto cambio di passo. Ed Emma sta già lavorando a un programma che raccolga queste aspettative. Il suo manifesto sarà incardinato su pochi ma nettissimi punti.
Prima di tutto, nell’associazione di viale dell’Astronomia deve ritrovare centralità il settore manifatturiero: insomma le aziende fatte di fabbriche e capannoni. Secondo: la Confindustria deve marcare sempre di più il suo ruolo di parte sociale, di rappresentante degli interessi delle imprese. E allo stesso tempo una netta separatezza non dalla politica, ma dagli schieramenti e dai partiti, perché il presidente in pectore degli industriali è convinto che l’autorevolezza dell’organizzazione sia direttamente proporzionale al suo carattere apartitico. Perciò nel programma della Marcegaglia le tre parole che ricorreranno con più frequenza per descrivere la Confindustria che ha in mente saranno: forte, autonoma ed equidistante.
Quanto alla squadra dei vicepresidenti che l’affiancheranno, si tratta di un puzzle complicato. Ma rispetto ai suoi predecessori Marcegaglia gode di un indiscutibile vantaggio: nella corsa al vertice non ha avuto di fatto rivali forti. E quindi per vincerla non ha nemmeno avuto bisogno di fare troppe promesse a questo o a quello.
Di impegni da onorare in realtà ne ha uno solo: quello con gli imprenditori del Nord-Est che erano la roccaforte (insieme all’Assolombarda guidata da Diana Bracco) dell’opposizione a Montezemolo. E che fin dall’inizio della corsa si sono schierati con lei.
In cambio del loro appoggio Emma aveva promesso una vicepresidenza pesante, cioè con importanti deleghe. Il vicentino Massimo Calearo, leader della Federmeccanica, ambiva a questa poltrona. Ma poi ha optato per un’altra gara, quella delle elezioni politiche, candidandosi nelle liste del Pd. I giochi così si sono riaperti. E mettere d’accordo i litigiosi vertici della Confindustria veneta non è stato per nulla facile. Alla fine è stata presa una decisione che sembra accontentare tutti: alla vicepresidenza andrà Antonio Costato, un quarantenne che oggi è il numero uno degli imprenditori di Rovigo.
Andrea Riello, a cui Silvio Berlusconi aveva offerto una candidatura nel Pdl, terminerà il suo mandato di presidente della Confindustria veneta, per poi scendere in politica correndo per la carica di governatore nelle file del centrodestra. Mentre Andrea Tomat (Lotto e Stonefly) gli succederà alla guida degli industriali.
Nord-Est a parte, il vertice della Confindustria targato Emma sarà decisamente nordista, perché ricalcherà il peso delle associazioni territoriali. E per capire quanto conti il Nord basta pensare che quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) rappresentano quasi metà dei voti dell’assemblea della Confindustria che eleggerà il presidente. Mentre le due regioni del Sud con maggiori voti assembleari sono la Campania con il 2,7 per cento e la Puglia con l’1,4: messe insieme pesano meno dell’associazione degli industriali di Brescia.
Nella nuova squadra conterà invece, e tanto, la Lombardia, che nell’assemblea della Confindustria dispone di 305 delegati pari al 20,4 per cento dei voti assembleari. In primo luogo sarà confermato (anche nella delega per le relazioni industriali) Alberto Bombassei (titolare della Brembo). Meno certa la presenza nella squadra di Emma del bergamasco Andrea Moltrasio, che negli ultimi due anni si è occupato delle relazioni con l’Europa.
Certamente non sarà presente Bracco, che non ambisce all’incarico e non ha alcuna intenzione di lasciare il vertice dell’Assolombarda. E lo stesso vale per Fedele Confalonieri (che pure quando ha incontrato i saggi ha perorato la scelta di Marcegaglia tessendone un elogio talmente sperticato, dice a Panorama un imprenditore milanese, che “sembrava stesse parlando di sua figlia”).
Marcegaglia conta invece di convincere Giorgio Squinzi, fondatore della Mapei e leader della Federchimica, suo grande elettore e amico di lunga data. Se il corteggiamento dovesse fallire (c’è da convincere anche la signora Adriana, che di Squinzi è la moglie e non vede di buon occhio un ingombrante impegno extraziendale del consorte), Emma cercherebbe di lusingare il petroliere Gianmarco Moratti. Altra impresa complicata, perché Moratti due anni fa lasciò le deleghe (a causa dei troppi impegni) mantenendo la carica di vicepresidente solo per l’insistenza di Montezemolo. Ottenere un suo sì a un ritorno in viale dell’Astronomia non sarà dunque facile.
Ma per quanto Montezemolo abbia fascino, Emma ne ha di più. Infine potrebbe spuntare anche il nome di Gianfelice Rocca (Techint), che in Assolombarda è considerato un «cane sciolto».
Molto più aperta e incerta è invece la scelta di chi rappresenterà il Piemonte al vertice dell’associazione degli industriali. Il candidato naturale sarebbe stato Andrea Pininfarina, però l’azienda di famiglia non attraversa un buon momento e dunque l’imprenditore non ha né tempo né energie da dedicare alla Confindustria. E non ci sono nemmeno autocandidature da vagliare, né una rosa di nomi ben definita da sfogliare. Netto però è l’identikit che Marcegaglia ha in mente: un imprenditore manifatturiero; meglio se si tratterà di un nome noto del made in Italy; infine non dovrà avere legami con l’universo Fiat (che del resto ha avuto per quattro anni la presidenza).
Ancora incerta, ma con alcuni punti fermi, anche la situazione in Emilia-Romagna. A scalpitare per una vicepresidenza è Annamaria Artoni, numero uno regionale dell’associazione e in precedenza leader dei Giovani imprenditori. Ma sarebbe troppo marcata politicamente (area Pd) e perciò la sua eventuale nomina andrebbe a cozzare contro uno dei cardini del programma di Emma: l’equidistanza dalle parti politiche.
Come possibili candidati alternativi ad Artoni in Emilia circolano con insistenza i nomi di Gaetano Maccaferri (presidente degli industriali bolognesi) e del modenese Vittorio Fini. Ma a Panorama risulta che nessuno dei due convinca fino in fondo Marcegaglia.
A sud della Linea gotica Emma pescherà un solo vicepresidente, in sostituzione del siciliano Ettore Artioli, che durante la presidenza Montezemolo ha avuto la delega ai problemi del Mezzogiorno. Il candidato più forte sarebbe Ivan Lo Bello, leader degli imprenditori palermitani. Ma ci sono due ostacoli.
Il primo è che è siciliano come Artioli, e le altre regioni del Sud, a cominciare da Puglia e Campania, rivendicano una rotazione. Il secondo e ben più pesante motivo che rende la scelta di Lo Bello, tanto suggestiva quanto difficilmente praticabile è che se accettasse l’incarico dovrebbe abbandonare la coraggiosa campagna degli imprenditori siciliani contro la mafia e il pizzo che lo vede schierato in prima fila. Per questo Marcegaglia pensa a due possibili alternative: il pugliese Nicola De Bartolomeo oppure un imprenditore campano (ma in questo caso la scelta non cadrebbe su Gianni Lettieri, presidente degli industriali napoletani che a un posto di rilievo in viale dell’Astronomia terrebbe eccome).
L’ultima new entry nella squadra, infine, non dipenderà da Emma ma dalle scelte che faranno i giovani industriali chiamati a eleggere il successore di Matteo Colaninno, anche lui candidato con il Pd. A spuntarla dovrebbe essere la bolognese Federica Guidi. Che si ritroverebbe automaticamente (lo prevede lo statuto) anche nella squadra dei vicepresidenti. Esattamente quello che capitò a Marcegaglia nella primavera di 12 anni fa.
Il VIDEO servizio:
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Più 0,1% o 0,3%? Questione di centesimi. Sui quali si dividono i giudizi dell’Europa e di Confindustria. Che però concordano nella sostanza: la crescita dell’economia italiana sarà “quasi piatta” nei primi tre mesi del 2008.
A sostenere la prima cifra è la commissione Ue nel rapporto in cui sono contenute le nuove stime sull’andamento del pil dei principali Paesi dell’Ue: “L’attività economica in Italia” spiegano i servizi del commissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia “ha rallentato più che nel resto della zona euro nell’ultima parte del 2007, chiudendo l’anno all’1,8%, uno 0,1% in meno del previsto”. Questo - si spiega - è dovuto anche a “fattori eccezionali, come gli scioperi di dicembre nel settore dei trasporti”. Ma il dato 2007 avrà inevitabilmente ripercussioni sul 2008, “con le indicazioni disponibili per la prima parte dell’anno abbastanza negative”, per poi riprendersi in maniera “graduale ma modesta” nei trimestri successivi (+0,2%, +0,3%, +0,3%), chiudendo l’anno con un +0,7%.
Anche l’inflazione resterà intorno al 3% nei primi mesi dell’anno, per poi attestarsi al 2,7% a fine 2008. Nel mirino di Bruxelles non solo il caro-benzina e gli elevati prezzi dei generi alimentari, ma anche “gli aumenti delle tariffe”.
A sostenere invece una crescita di Pil ancor più bassa è il numero uno di Confindustria, Luca di Montezemolo: “Abbiamo accolto senza stupore la revisione al ribasso della crescita italiana, sarà ancora minore se il prezzo del petrolio non scende”, dice commentando i dati sul Pil italiano dell’Ue. “Se il petrolio si manterrà sopra i 90 dollari” ha sottolineato Montezemolo “sarà più vicina allo 0,3% che all’1%. Rischiamo una crescita infinitesimale - ha aggiunto Montezemolo - ma non la recessione”.
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Montezemolo rilancia sui salari. Mentre Cgil, Cisl e Uil lavorano alla piattaforma comune per la riforma delle regole contrattuali, il leader degli industriali, Luca di Montezemolo, delinea ancora una volta la sua posizione approvando le linee tracciate da Berlusconi sulla detassazione degli straordinari ma sollecitando ad “andare oltre” nella tutela del potere di acquisto degli stipendi.
Certo, ha detto oggi in una nota, che il lavoro dipendente è “quello più penalizzato, però bisogna stare attenti, quando si parla di denaro pubblico, a legare gli aumenti ad una crescita della produttività”. “La detassazione - ha aggiunto - deve riguardare anche i lavoratori, su straordinari e premi, per aumentare il loro potere d’acquisto e per dare alle aziende ancora più possibilità di migliorare produttività e flessibilità”.
Secondo il leader degli industriali, “è importante che si prenda definitivamente atto che il lavoro dipendente è oggi quello più penalizzato. Però bisogna stare attenti: quando si parla di denaro pubblico a legare gli aumenti ad una crescita della produttività. Se non cresce la produttività - ha sottolineato - rischiamo solo di fare delle operazioni elettorali e mettere ancora più in crisi i nostri conti e l’economia. Bisogna spingere sulla crescita e mi fa piacere di aver registrato queste opinioni dal presidente Berlusconi”.
Intanto oggi il documento dei sindacati, già approvato dalla Uil, sarà sul tavolo della Cisl in una riunione a Firenze. Per quanto riguarda la Cgil Epifani sembra aver bisogno di più tempo per superare le resistenze al cambiamento. Il tutto mentre Confindustria vorrebbe iniziare il tavolo già la prossima settimana.
Mentre si va verso il confronto Confindustria-sindacati, continua la polemica sul tesoretto. “Lo sanno anche i sassi che i soldi ci sono. E sanno anche quanti sono” ha detto oggi il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che in un’intervista a parlato chiaramente di 11 miliardi di euro da poter utilizzare “per fare aumentare i salari”. Da parte sua il ministro del lavoro, Cesare Damiano rassicura. “Il paese attende un intervento in tal senso”. “L’attività del governo continuerà fino all’ultimo giorno. Non siamo in disarmo”. “Si potevano fare dei cambiamenti al protocollo del 1993 che ha introdotto la contrattazione su 2 livelli. Ad esempio riportare le scadenze a 3 anni” ha affermato in un’intervista a SherpaTv.
“Sulla scia delle norme introdotte dal protocollo sul Welfare - ha detto Damiano - si sarebbe potuto incentivare il salario di produttività per fare in modo che il miglioramento del potere d’acquisto sia legato alla crescita della competitività delle imprese e del territorio”.

Per vederlo sfrecciare sui binari della Tav, ci vorrà ancora qualche anno: fino al 2011. Questa è la data di entrata in servizio sulle linee italiane dell’Agv, il nuovo treno super veloce della Alstom.
E lo si vedrà viaggiare con le insegne della Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori) la società, di cui Montezemolo e Della Valle è socio insieme al numero uno della Tod’s, Diego Della Valle, nata per fare concorrenza alle Ferrovie. Montezemolo ne ha ordinati 25 (per 650 milioni di euro) che andranno a formare la flotta e viaggeranno sulle tratte Milano-Torino, Milano-Napoli, Roma-Venezia e Roma-Bari. “La concorrenza serve ad allargare il mercato”, ha commentato Montezemolo, citando l’esempio del settore merci che è stato fortemente ampliato dall’apertura della linea lungo il Brennero. Proprio per l’importanza del progetto, però, “gli azionisti hanno deciso di rinviare la presentazione di Ntv a causa della crisi di governo”, ha detto Montezemolo, sottolineando l’importanza della compagnia e il suo impatto sul “sistema Italia” e non escludendo, dopo l’ingresso di Intesa, un “possibile ampliamento della sua compagine azionaria”
Quella di Ntv è la prima commessa per l’Agv di Alstom, 360 km/h di velocità massima e un’architettura “modulare” che consentirà di realizzare convogli da 250 a 650 posti. Quelli ordinati dall’Italia avranno 11 carrozze, un numero di posti di circa 450 e saranno realizzati in parte (11 convogli su 25 dello stabilimento ex Fiat Ferroviaria di Savigliano in provincia di Cuneo). L’innovazione principale del nuovo treno - e nella versione per Ntv sarà depotenziato a 300 km/h - è la motorizzazione ripartita sui carrelli, con i motori posizionati sotto al pianale. Soluzione che consente anche di risparmiare peso e energia.
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