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Luigi-Angeletti
Trattative Alitalia: manifestanti in corteo a Roma
La trattativa fra governo e sindacati sul salvataggio di Alitalia è stata interrotta questa mattina alle 7,30 perché per il sindacato esistono “difficoltà insormontabili”. È quanto si legge in un comunicato a firma di Cgil, Cisl, Uil e Ugl emesso al terrmine dell’incontro al ministero del Lavoro.
I sindacati, comunque, dicono che “per senso di responsabilità si renderanno disponibili a fare un nuovo tentativo in tarda mattinata”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commentando la fase di stallo della trattativa, ha detto: “In questo momento è difficile fare previsioni. Le condizioni oggettive fanno temere il peggio”. A una richiesta se il commissario straordinario della vecchia Alitalia, Augusto Fantozzi, avvierà le procedure per i licenziamenti collettivi, il ministro ha così risposto: “Certamente sì perché è tenuto a farlo”. Il ministro del Lavoro fa capire che nella notte si è stati vicinissimi al fallimento delle trattative con i sindacati sul piano per salvare Alitalia: “La rottura non c’è stata” dice “solo perché alla fine è emersa un po’ di buona volontà”. La decisione di sospendere la trattativa “significa che la firma non era vicina”. Così il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, lasciando il ministero del Welfare. “Abbiamo deciso” ha spiegato “di sospendere un attimo, la trattativa riprenderà in tarda mattinata o nel primo pomeriggio.
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I sindacati bocciano il contratto di Cai, i piloti lasciano il tavolo, e la trattativa sul futuro della Nuova Alitalia sembra non decollare. Almeno questo il messaggio lanciato ieri dai piloti e la Uil Trasporti che chiedevano tavoli separati per le tre categorie, ritenendo fondamentale la distinzione delle professionalità di piloti, assistenti di volo e personale di terra.
Nonostante il no delle nove sigle che rappresentano i lavoratori, però, il confronto prosegue nel tentativo di trovare una via d’uscita attraverso anche incontri informali. La scadenza di giovedì prossimo, 11 settembre, per trovare un accordo è vicina e il benestare dei sindacati è una delle condizioni vincolanti dell’offerta della Compagnia aerea italiana. Così oggi, che non è in programma nessun incontro ufficiale, inizia la mediazione del governo per spingere le parti a riprendere la trattativa. “Sono ottimista e penso che tutto si chiuderà nella notte di giovedì” secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervistato da Sky Tg24, l’accordo si troverà. Della stessa opinione è anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che dall’inizio delle trattative aveva manifestato la volontà di evitare il fallimento di Alitalia e salvare 20 mila lavoratori. In una intervista al Corriere della Sera conferma “firmerò l’intesa, ma mi aspetto che il Governo e gli imprenditori coinvolti nell’operazione soddisfino le richieste”. Le condizioni fissate da Bonanni sono che il vincolo “a rimanere nella nuova Alitalia per almeno 5 anni non solo sia un gentlemen’s agreement tra i soci, ma un vincolo contrattuale; che ci sia un dispositivo che impedisca a un eventuale partner internazionale di scalare la società e che il sindacato e i lavoratori possano indicare un rappresentante nel consiglio di Sorveglianza”.
“Gli accordi non sono un problema di tempi ma di volontà, se c’è bastano anche due giorni per arrivare a un’intesa”, così il segretario generale della Uil Luigi Angeletti che però sottolinea come l’azienda “non può pensare di fare un’operazione che riduce drasticamente i livelli occupazionali e i redditi dei lavoratori e in più aumentare la produttività”.
Il confronto sul contratto di piloti, assistenti di volo e personale di terra resta quindi uno dei nodi fondamentali da sciogliere e per farlo il governo metterà in secondo piano, almeno per ora, il tavolo più ampio sul piano industriale che era stato aggiornato a oggi e a cui era prevista anche la partecipazione di rappresentanti del governo e del commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi.
FORUM
Nella sede del ministero del Lavoro l’incontro tra governo, sindacati, Alitalia e Cai (Compagnia Aerea Italiana) per il salvataggio della compagnia di bandiera andrà avanti sino a giovedì 10 settembre.
Dal primo incontro, secondo le prime indiscrezioni sul piano presentato dall’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, la flotta della nuova Alitalia sarà costituita da 137 aerei nel 2009, per arrivare poi a 158 nel 2013. Si prevede inoltre l’arrivo di “60 nuovi aerei nell’arco di 4-5 anni” per un valore complessivo di due miliardi di euro e la quota nel “mercato domestico” salirà “dal 30 al 55% con 16 nuove destinazioni”.
Dal perimetro della Nuova Alitalia, sarebbe stato confermato da Sabelli, resteranno fuori il settore cargo e la manutenzione pesante. Sabelli avrebbe aggiunto, sempre secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro, che è ancora da valutare il destino di servizi amministrativi, call center e il comparto dell’information technology.
Il numero dei lavoratori “da proteggere”, cioè gli esuberi Alitalia previsti dal piano Fenice “appaiono inferiori a quelli indicati nei giorni scorsi”, così il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, intervistato da Radiouno durante una pausa nell’incontro con i sindacati, ha spiegato che da qui a giovedì, quando si dovrà chiudere il confronto, si pensa di andare avanti con un incontro non stop. Alla domanda su come apparivano le prime reazioni dei sindacati ai quali viene illustrato in questi minuti il piano Sacconi ha risposto: “Le prime reazioni delle confederazioni sembrano molto responsabili”.
Al ministero del Lavoro il confronto tra governo e sindacati sul piano Fenice per la privatizzazione di Alitalia vede seduti al tavolo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, dello sviluppo Economico Claudio Scajola, del Lavoro Maurizio Sacconi, alle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, l’amministratore straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi, il presidente e l’amministratore di Compagnia Aerea Italiana (Cai) Roberto Colaninno e Rocco Sabelli e Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro. Per i sindacati partecipano i leader di Cisl, Raffaele Bonanni; Uil, Luigi Angeletti; Ugl Renata Polverini, e per la Cgil il segretario confederale Fabrizio Solari. Assieme ai confederali partecipano anche i rappresentanti delle altre 5 sigle sindacali presenti in Alitalia, Anpac, Unione Piloti, Sindacato dei Lavoratori, Anpav e Avia.
Intanto Alitalia continua a perdere passeggeri. In luglio sono diminuiti del 21,9% rispetto allo stesso mese del 2007, con un peggioramento rispetto al 21,7% di giugno. A fare una fotografia sullo stato della compagnia è l’Aea, l’Associazione delle compagnie europee, secondo i quali tra gennaio e luglio c’è stata una diminuzione del 17,4%, aggravata rispetto al 16,4% dei primi sei mesi dell’anno.
Il traffico (ricavi per passeggero a chilometro) è sceso in luglio del 21,0% (-20,7% in giugno) e la capacità di posti offerta ha subito un calo del 16,5% (-14,4%). Nei primi sette mesi dell’anno la contrazione è stata rispettivamente pari al 17,3% (16,6% gennaio-giugno) e all’11,3% (10,3%).
Un aereo Alitalia pronto al decollo
La rinascita di Alitalia parte dal piano Fenice. Ma sugli esuberi è già polemica: secondo le indiscrezioni di stampa sarebbero 7mila, ma il segretario Uil Luigi Angeletti parla di una cifra massima di 2mila esuberi, sottolineando che “saranno tutti ricollocati”. Il progetto per il salvataggio della compagnia nazionale prevede un lock-up di cinque anni per gli azionisti: i soci avranno il vincolo di rimanere nel capitale della società fino al 2013, e nell’arco del primo triennio è previsto il ritorno all’utile. La realizzabilità del piano, comunque, è subordinata al preventivo accordo con i sindacati, una condizione presente anche nel corso delle trattative con Air France, quando fu proprio l’assenza del sì da parte delle organizzazioni dei lavoratori a far saltare l’accordo.
La strategia di rilancio. Il piano Fenice supera l’idea di hub per definire una strategia multipunto su sei aeroporti base: 73 destinazioni saranno raggiungibili da Milano, 44 da Roma, 9 da Napoli, 6 da Catania, 6 da Torino e 6 da Venezia. E ogni polo servirà il bacino che è in grado di sostenere. La flotta della nuova società sarà complessivamente di 136 aeromobili, per arrivare a 150 unità fra 5 anni: un obiettivo che sottintende una quota di esuberi anche per il personale volante di Alitalia, circa 700 unità. Ma non è ancora chiaro, però, se il taglio di personale verrà effettuato a monte - nella “bad company” commissariata - o a valle (direttamente nella nuova società). Inoltre, tutti i dipendenti della “newco” dovranno sottoscrivere un nuovo regime contrattuale, e per il personale navigante è previsto un aumento delle ore volate: dalle attuali 550 si passerà a 650, fino ad arrivare a 700 a fine piano. Nella nuova compagnia transiteranno da Alitalia, oltre al personale viaggiante - seppur parzialmente ridimensionato - anche attività di servizio come la manutenzione leggera, la parte preponderante dell’information technology e i dipendenti a terra che svolgono mansioni connesse con l’attività di volo. Resteranno nella bad company, che dovrà gestire circa 7mila esuberi, i settori non focali dell’information technology, la manutenzione pesante, i call center, le riparazioni ed i servizi amministrativi generici.
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Ieri la Cgil ha abbandonato il tavolo dellla riforma sulla P.A, dopo un quarto d’ora. Oggi il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, rincara la dose. Nel mirino sempre lo stesso ministro: Renato Brunetta. Dal palco della conferenza di organizzazione del sindacato di Corso d’Italia, Epifani ha invitato il ministro della Funzione pubblica a convocare subito un tavolo sulle parti normative dei contratti del settore pubblico.”Siamo un sindacato che non si chiude, ma che si propone, accettando i rischi, di riconquistare un modello valido per tutti, che vuole contrattare di più e che, per quanto riguarda se stesso, si rende più trasparente nella rappresentatività e più democratico”.
Ma ne ha anche per l’esecutivo nel suo insieme il segretario: “Vale” ha sottolineato Epifani “quello che ho detto durante il primo incontro a palazzo Chigi: Patti chiari, amicizia lunga”. Secondo Epifani occorre costruire “obiettivi possibili perché solo così il Paese può uscire dai suoi problemi e recuperare il terreno perso in questi anni: questo” ha puntualizzato “è il suggerimento e l’invito che si può rivolgere al Governo, insieme con l’augurio che, se si vorrà dialogare davvero con il sindacato si abbia volontà e capacità di ascolto, perché in caso contrario il dialogo non può funzionare e prima o poi finirà”.
La Cgil torna anche a rilanciare anche la piattaforma unitaria su fisco e redditi chiedendo al governo “di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni e riprendere la lotta contro l’aumento dei prezzi”. Epifani ha inoltre esposto la situazione dei redditi e della perdita del potere d’acquisto, sottolinenado la necessità di “imporre interventi fiscali marcatamente redistributivi dell’ordine di 5-6 miliardi, attraverso il fisco, con un rafforzamento e una rimodulazione delle detrazioni a favore del lavoro dipendente e delle pensioni”. Tale misura, ha aggiunto il numero uno della Cgil, “può consentire un rafforzamento delle retribuzioni dell’ordine di 400 euro”.
Intanto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, dopo aver dichiarato al Corriere della Sera il “rischio per Guglielmo di farsi male”, si dice “convinto” che la Cgil tornerà al tavolo sugli statali: “Sono convinto” ha detto Bonanni a margine della conferenza organizzativa del sindacato di Corso Italia “che loro torneranno sui loro passi” e “prevarrà la responsabilità”.
Il programma di Brunetta è stato invece giudicato positivamente da Confindustria, che ora attende si passi dalle parole ai fatti. Nelle intenzioni del ministro c’è la volontà di chiudere entro la fine dell’anno la riforma, incentrata sulla caccia ai fannulloni e agli assenteisti, sull’equiparazione del datore di lavoro pubblico all’imprenditore. Una valutazione positiva al progetto di riforma della Pa è giunta dal direttore generale di viale dell’Astronomia, Maurizio Beretta, presente all’incontro. A suo parere, “ora la sfida che abbiamo davanti è quella di passare dalle parole ai fatti: le premesse ci sono e ci sarà l’appoggio del sistema delle imprese”.

Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici è fermo al palo. Da giorni migliaia di operai bloccano strade e manifestano in attesa di una risposta da parte di governo e sindacati. E già l’aria è quella dello sciopero generale. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano prende tempo, il suo ruolo da ex segretario generale della Fiom, forse, non l’aiuta. Media, da giorni. Ma i margini della trattativa sono ormai ridotti all’osso. Il braccio di ferro è soprattutto sugli adeguamenti in busta paga. Da un lato Federmeccanica propone un aumento di 120 euro al mese più “una tantum” di 250 euro per il pregresso con l’esclusione di quanto già pagato per la vacanza contrattuale. Dall’altro lato ci sono i sindacati, per i quali i 120 euro vanno distribuiti in 36 mesi, vale a dire dalla scadenza del contratto. L’aumento, quindi, si tradurrebbe in 100 euro al mese su due anni effettivi. La richiesta in piattaforma è in realtà di 117 euro in 24 mesi. Un rebus dal quale il governo non riesce a tirarsi fuori. Addirittura prende sempre più corpo l’ipotesi di un lodo. In sostanza l’esecutivo dovrebbe sottoporre alle parti una soluzione entro domenica e a quel punto si tratterebbe di prendere o lasciare. A complicare ancora di più le cose, poi, hanno contribuito anche quelle aziende che autonomamente hanno deciso di concordare l’aumento salariale. L’ultimo caso è quello della Beghelli che ha riconosciuto 105 euro in più in busta paga. Una decisione che ha fatto tremare i sindacati. “Se la scelta fosse stata compiuta da un’associazione - ha commentato il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini - avrebbe fatto saltare il contratto nazionale”. Ora, a dieci giorni dall’apertura del tavolo, l’unica cosa certa è il giorno di sciopero che Cgil, Cisl e Uil stanno per proclamare per metà febbraio. “Per noi - ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - i tempi non sono quelli del ministro dell’Economia. Devono venire al tavolo entro la fine di gennaio e dirci che ci sarà una riduzione delle tasse sui redditi da lavoro dipendente e pensioni. Questo è l’unico atto che potrà fermare lo sciopero generale il 15 febbraio”. Per il resto si sa poco o nulla sui prossimi incontri tra governo e parti sociali. E si sa ancora meno della fine delle nuove norme sulla sicurezza che dovrebbero essere inserite nel contratto e che per ora sono passate in secondo piano. Nonostante, in media, in Italia, tre persone al giorno perdano la vita sul lavoro.
Il VIDEO servizio:

La pioggia non ferma la protesta degli statali contro il governo.
Ci si mettono anche loro a scuotere le già agitate giornate di Romano Prodi: i dipendenti pubblici, che oggi incrociano le braccia per otto ore, si sono dati appuntamento a Roma per sfilare lungo le vie della capitale. Il corteo di Roma si snoda tra Piazza della Repubblica e Piazza San Giovanni, dove sono previsti i comizi dei segretari generali delle tre confederazioni, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Così le fibrillazioni della maggioranza del Governo di centrosinistra trovano un corrispettivo nello sciopero nazionale dei lavoratori statali, un comparto di circa 2 milioni di persone. “Lo sciopero di oggi è contro la legge Finanziaria che penalizza fortemente il settore e contro la linea di Tommaso Padoa-Schioppa largamente condivisa nel Governo e neanche contrastata efficacemente dalla sinistra”, spiega il segretario nazionale della Funzione pubblica FP-Cgil, Mauro Beschi, in una piazza bagnata dove stanno affluendo lentamente le persone.
Che protestano per il mancato stanziamento delle risorse necessarie al rinnovo dei contratti 2008-2009 e per “la diffusione della precarietà”.
In un tripudio di bandiere Cgil, Cisl e Uil, gli slogan servono per dire a Prodi: “Il contratto di lavoro è un diritto e un optional”. E viene facile quindi fare il confronto la manifestazione di sabato 20 ottobre della sinistra radicale, proprio contro il precariato: “Il nostro sciopero generale non è una spallata al Governo Prodi: seguiamo attentamente giorno per giorno quello che succede ma oggi da questa piazza diciamo il sindacato indica a Prodi e al suo Governo cosa deve fare correttamente per andare avanti”, dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Gli stessi “suggerimenti” inviati all’esecutivo sabato scorso dalla sinistra radicale…
Gli scioperi non si fermano però qui. Sabato 27 toccherà alla scuola (a eccezione della materna, che, in quanto comunale, è in sciopero oggi), anche in questo caso rivendicando le risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del biennio 2008-2009. Lunedì 29, infine, sarà la volta di Università e Ricerca che organizzeranno un presidio davanti al ministero della Funzione Pubblica.