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manovra-2009
di Angelo Pasquarella
Staremo a vedere le evoluzioni, ma il Quinto Stato, rappresentato da coloro che si occupano di produzione di conoscenza ed idee, mi sembra non possa festeggiare a seguito del decreto salva-Italia. La massima parte dei lavoratori del terziario avanzato indipendente lavora per imprese e, di conseguenza, non ha alcuna possibilità di godere dei benefici che ancora sono riservati agli evasori fiscali (le aziende hanno tutto l’interesse a richiedere le fatture per poterle scaricare nei costi). Continua
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Presentare una manovra triennale prima dell’estate è stato “oltre che strategico nella logica europea, anche saggio per il nostro Paese” vista “la difficile congiuntura internazionale” e “il deterioramento nel primo semestre dell’anno”.
Non nasconde tutta la sua soddisfazione il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per aver conseguito il risultato di anticipare a prima dell’estate la manovra economica triennale ed aver avviato l’esame del ddl Finanziaria.
La manovra, spiega Tremonti durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, si compone di tre linee fondamentali: “La prima riguarda la stabilizzazione triennale dei conti pubblici e con il voto di ieri è stata chiusa. La seconda linea riguarda l’attuazione dell’agenda di Lisbona, completata per due terzi, mentre la terza linea riguarda il federalismo fiscale che completeremo a settembre e che è stato anticipato nel Dpef”.
A settembre infatti, ribadisce il ministro, la Finanziaria sarà approvata in via definitiva: “La sostanza della legge finanziaria è legge dello Stato, la forma” dice “sarà legge quando sarà presentata a metà settembre. I contenuti sostanziali sono nel decreto legge, ma - ribadisce - il provvedimento di legge finanziaria e legge di Bilancio saranno formalizzati entro settembre, come prevede la legge, quando saranno stati acquisiti tutti i dati dei bilanci dei ministeri”.
Tremonti ha quindi spiegato: “È a portata di mano l’obiettivo dei 20mila alloggi entro il prossimo anno” previsto dal piano casa contenuto nel decreto legge appena convertito dal parlamento. In ogni caso, i soldi derivati dalla Robin Tax sono già serviti a “evitare ulteriori riduzioni della spesa sociale”. “I quattro miliardi di maggiori imposte da quel settore saranno utilizzati per risparmiare tagli in settori sociali per noi meritevoli”, ha detto Tremonti precisando che la carta sociale “sarà finanziata oltre che da fondi pubblici anche da contributi dal settore privato, e in più con sconti che verranno dal settore del commercio”. E poi: “Nessuno ha il diritto d’autore” ma “sulla stampa di ieri c’è scritto che Obama vuole tassare i petrolieri per dare 1000 dollari a famiglia”, aggiunge il ministro, facendo riferimento all’annuncio del candidato democratico alla Casa Bianca.
I punti su cui lavorerà ora il ministro Tremonti saranno le grandi opere infrastrutturale e la riforma del processo civile. “Per fare regia sulle infrastrutture” ha spiegato il ministro “abbiamo due strumenti: uno è il Cipe, che canalizzerà i fondi, e l’altro è la Cassa Depositi e Prestiti che sarà utilizzata in questa strategia”. Il numero uno di via XX settembre ha, poi, detto che “l’unica cosa che non poteva entrare nel decreto ma che sarà nel disegno di legge è la riforma del processo civile, su cui molto ha lavorato il ministro della Giustizia Alfano, che è una delle cose su cui ora dobbiamo puntare, su cui dobbiamo investire di più”.
Tremonti ha poi portato l’analisi sul fronte della famiglie italiane. “Le famiglie italiane sono molto meno indebitate e anzi hanno più risparmio e meno debito rispetto ad altre popolazioni in altri Paesi. E per inciso i provvedimenti dei mutui crediamo che più passa il tempo e più sarà considerato come fondamentale in questa strategia. Più passa il tempo e più si modificano le strutture dei tassi e sarà evidente la struttura a rata fissa del provvedimento”. Tremonti ha poi sottolineato anche che “il sistema industriale italiano si è ristrutturato ed è passato verso una fase di criticità per l’ ingresso nell’euro. Ma per una buona parte si è ristrutturato”.
In conferenza stampa è intervenuto anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, per assicurare che nella manovra ci sono risorse sufficienti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: “Ci sono le risorse per il fare un rinnovo onesto dei contratti dei dipendenti pubblici e per fare una contrattazione di secondo livello”, ha detto Brunetta riferendosi all’articolo 2 del ddl Finanziaria esaminato ieri dal consiglio dei ministri in via preliminare per essere varato in settembre. Il ministro ha precisato che “dal 2009 cambieremo il modo di pagare i dipendenti pubblici, premiando il merito”. La dote per gli statali, già stanziata nel dl alla manovra, ammonta a circa 2,8 miliardi.
Contrariamente al solito, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, decide di scendere in conferenza stampa a palazzo Chigi per dare atto al governo e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti del “grande risultato” raggiunto con la messa a punto della Finanziaria 2009 già prima della pausa estiva. “È una vera rivoluzione” sottolinea Letta “una grande novità che rappresenta il primo passo verso la riforma della Finanziaria. Quest’anno, un passo deciso e forte è stato fatto e lo si deve al ministro Tremonti che ha saputo portare nel giro di pochissimi giorni, prima della rituale sessione di settembre, una riforma che ha rappresentato una grande novità, una rivoluzione”.
L’aula della Camera ha votato con 312 sì e 239 no la fiducia chiesta dal governo sul decreto legge con la manovra triennale, nel testo del Senato. Ora l’assemblea esaminerà gli ordini del giorno poi si passerà a dichiarazioni e voto finale sul provvedimento.
Il provvedimento varato ha un peso di quasi 37 miliardi lordi, contiene una correzione netta di 30,9 miliardi nel triennio, di cui 17,1 nel solo 2009. Il testo introduce una serie di misure che vanno dalla Robin tax alla social card, dal piano casa per giovani coppie e single con figli all’abolizione del ticket sull’assistenza specialistica, fino alle controverse norme su precari e assegni sociali. Obiettivo della manovra triennale è quello di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011.
Ma sono soprattutto i risparmi a fare la parte del leone. In particolare, circa 15 miliardi, su 29 complessivi nel triennio, arriveranno da tagli ai budget dei ministeri. A seguire, i maggiori sacrifici dovranno essere fatti dagli enti locali: i tagli complessivi ammontano a oltre 9 miliardi, di cui circa 4 a carico delle Regioni.
La manovra d’estate contiene anche misure per lo sviluppo e aiuti ai consumi. A cominciare dall’introduzione della social card, dedicata alle fasce più povere. Verrà alimentata con un Fondo in cui confluirà il gettito della Robin tax, interesserà circa 1,2 milioni di pensionati e varrà 400 euro. In arrivo, infine, il “piano casa” con aiuti alle giovani coppie, fino alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali.
Ecco in sintesi le principali novità contenute nella manovra d’estate:
Robin tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Pubblica amministrazione. Otto miliardi di “risparmi” già quest’anno, ai quali si aggiunge un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004).
Precari. No all’assunzione ma solo un indennizzo economico pari a 2,5-6 mesi di stipendio per i precari che hanno già presentato un ricorso per richiedere l’assunzione ai datori di lavoro.
Assegni sociali. Per usufruire degli assegni bisognerà avere il requisito di 10 anni di soggiorno legale continuativo sul territorio italiano.
Social card. Per i meno abbienti, 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Ticket. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Queste le principali misure contenute nel testo. Ma continua a non avere vita facile la cosiddetta norma “anti-precari”. Un nuovo stop è arrivato dal Comitato permanente pareri della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, che ha dato ieri disco verde al provvedimento, osservando tra l’altro, però, che “le violazioni per le quali siano stati instaurati giudizi non conclusi con sentenze passate in giudicato verrebbero sanzionate in modo diverso da violazioni analoghe commesse successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione, o anche antecedentemente a tale data, quando per esse non sia stato ancora instaurato un giudizio, il che - si osserva ancora - potrebbe risultare in contrasto col principio costituzionale di ragionevolezza delle disparità di trattamento disciplinate dalla legge”.
Il VIDEO servizio:
La Camera dà il suo via libera alla manovra economica del governo. Il testo ora passerà al Senato. Il provvedimento è stato approvato da Montecitorio con 305 voti favorevoli, 265 contrari e tre astenuti. Salvo ulteriori modifiche che richiederebbero un nuovo passaggio a Montecitorio, il via libera definitivo è previsto dal calendario del Senato (o da quello della Camera in caso di ritocchi a Palazzo Madama) entro l’8 agosto. Il decreto approvato dalla Camera è il primo pezzetto della novità procedurale inaugurata dal ministro dell’Econmia: la manovra economica triennale da quasi 35 miliardi di euro, di cui circa 30 di tagli alla spesa dal 2009 al 2011. A settembre, quindi, la legge Finanziaria dovrebbe contenere soltanto le tabelle e comunque essere priva di contenuti politici. Il governo punta così a conseguire il pareggio di bilancio alla fine del triennio, come concordato con Bruxelles.
La manovra prevede una correzione netta nel 2009 di quasi 10 miliardi per portare il deficit dal tendenziale 2,6% al programmatico 2%. Il deficit è visto sostanzialmente in pareggio nel 2011. In termini di intervento lordo, la manovra reperisce e destina risorse per circa 35 miliardi nel 2011. La manovra interviene soprattutto sui tagli alla spesa pubblica che raggiungeranno circa 8,4 miliardi nel 2009. Sul fronte della maggiori entrate agisce soprattutto la cosiddetta Robin Hood Tax su petrolieri, banche e assicurazioni, che darà oltre 4 miliardi nel 2009.
Critica l’opposizione. Dietro lo scenario pessimista descritto dal ministro dell’economia Giulio Tremonti resta il sospetto - ha detto Antonello Soro intervenendo in aula durante le dichiarazioni di voto - che sia stato “un abile tentativo di nascondere la volontá di scaricare le cause della crisi molto lontano da sè e dal governo” aveva sulla manovra economica. Ma “ai governi” rimarca il capogruppo Pd di Montecitorio “spetta indicare risposte possibili ai problemi”. E invece “la manovra economica che oggi viene approvata non serve a risolvere i problemi degli italiani, delle famiglie e delle imprese, ma anzi -avverte il parlamentare Pd- crea le premesse per un autunno davvero molto caldo”.
Più duri i toni dell’Idv, che per bocca del leader Antonio Di Pietro, definisce la manovra “come cianuro per un ammalato invece che far soffrire ancora gli italiani li uccide direttamente. È del tutto irrazionale perchè toglie ai deboli per dare ai forti e ai furbi”. Per Di Pietro la manovra è “un Dl fatto in casa alla chetichella, come se il Parlamento non servisse a niente: 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli. Ma poi abbiamo capito che non dovevamo leggerlo, ma non l’hanno letto neanche i suoi ministri, visto che è stato approvato dal Cdm in 9 minuti”, e chiede: “Vi servivano soldi? Potevate prenderli dall’evasione fiscale. Lì avreste trovato non un tesoretto, ma un tesorone. Invece, questo governo è contro la lotta all’evasione. Potevate prenderli dalla casta, invece ve la prendete con i poveri cristi: con i tagli alla scuola, alle forze dell’ordine e agli statali. Potevate intervenire sulla sanità seri e non con tagli a pioggia. Potevate prenderli dalle società municipalizzate”.
In difesa del provvedimento, la Lega: “La stagione di chi organizzava le feste per pochi facendo pagare il conto a tutti deve essere finita” aveva replicato il capogruppo Roberto Cota sempre durante le dichiarazioni di voto. “Servono più risorse sul territorio che sappiamo di non poter prendere dalle tasche dei cittadini. L’unico modo per trovarle sta nel federalismo fiscale che sarà varato alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva”.
Dietrofront sull’Authority per l’energia e per il gas. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, blocca la Lega rispetto all’emendamento presentato venerdì notte in commissione Bilancio e Finanze della Camera che prevede, tra le altre cose, l’azzeramento dei vertici dell’Autorità guidata da Alessandro Ortis. La modifica, il cui primo firmatario è Maurizio Fugatti, era volta ad attribuire all’organismo di vigilanza sui settori dell’energia elettrica e del gas anche competenze relative alle autorizzazioni per l’avvio della produzione di energia nucleare. Scajola ha ipotizzato uno stralcio della norma e l’inserimento in un disegno di legge, in modo da dare “un quadro più completo a una norma importante per il paese”. Ma non è certo che in quella sede avvenga un riordino dell’Autorità che attribuisca all’Autorità competenze specifiche sull’atomo.
C’è attesa, dunque, per quello che succederà oggi in aula quando si voterà il comma aggiuntivo all’articolo 75 della manovra economica del governo. Se l’emendamento Fugatti supererà anche l’esame di Montecitorio, la futura autorità per l’energia sarà composta da soli tre commissari più il presidente. L’Authority nasce, nel 1995, con tre componenti in tutto, divenuti cinque nel 2004 e poi riportati a tre dal governo Prodi con un disegno di legge che però non fu mai approvato. E resta il nodo del nucleare. Secondo Stefano Saglia, presidente della commissione Lavoro della Camera ed esperto in temi energetici, il piano sul nucleare messo a punto in vari provvedimenti da parte del governo deve puntare a una “riunificazione in un unico ente o agenzia delle competenze oggi detenuta dall’Apat e dall’Enea”. L’Authority è preposta alla regolazione del mercato e non certo alla sorveglianza e alla sicurezza del nucleare”, aggiunge l’esponente del Pdl e anche Enrico Letta del Pd auspica che la marcia indietro sull’Authority sia realtà: l’azzeramento per decreto sarebbe una “scelta molto grave che vedrebbe la nostra opposizione totale e la fine di qualsiasi tentativo di dialogo”.
“Stiamo organizzando, d’intesa con il ministero dell’Ambiente, un organismo di sicurezza nucleare - ha proseguito Scajola - per assicurare l’impiego delle migliori tecnologie, l’affidabilità dei controlli e l’idoneità dei processi industriali in tutta la filiera”. Si starebbe valutando anche l’ipotesi di far tornare il dipartimento nucleare dell’Apat all’interno dell’Enea da cui era stata scorporata nel 1994 per scongiurare il conflitto di interessi che si era creato all’interno dell’ente di ricerca che oltre a fare da autorità di controllo sull’atomo aveva come “mission” anche la promozione industriale della attività nucleari. Il progetto più complessivo del governo sul ritorno al nucleare toccherà tutti i centri di competenza in questo settore. L’Autorità di controllo infatti coronerebbe infatti un percorso più complessivo che passa per la “rifocalizzazione della missione e delle attività dell’Enea” che sempre secondo Scajola “dovrà diventare uno strumento a disposizione del Paese per rispondere alla sfida del cambiamento climatico globale”.
Discussione che arriva proprio nel giorno in cui l’Autorità per l’energia elettrica e il gas dispone le norme per vigilare sulla Robin tax. La tassa destinata a colpire gli extraprofitti delle aziende energetiche non dovrà trasferirsi sulle bollette dei consumatori e il decreto fiscale che la contiene ha previsto che l’Autority guidata da Ortis vigili sull’intero settore per scongiurare il temuto effetto traslazione. L’Autorità ha adottato una delibera pubblicata sulla Gazzetta ufficiale che impone agli operatori che verranno colpiti dalla misura (quelli con profitti superiori ai 25 milioni di euro) di mettere a disposizione l’ultimo bilancio di esercizio disponibile nonché, se disponibili, le relazioni trimestrali e semestrali del primo semestre 2008 e i documenti di budget relativi al 2008. L’Autorità chiede inoltre agli operatori che si trovino nelle condizioni descritte dall’articolo 81 del decreto fiscale una dichiarazione contenente i valori dei margini operativi (lordi unitari relativi a ciascun prodotto riferiti sia all’anno 2007 che al primo semestre 2008).
Con le comunità montane non si mangia, non si paga il supermarket né il benzinaio, men che meno il mutuo. Ancora peggio con le province. Tranne, certo, per chi ci fa carriera: consiglieri, portaborse, consulenti. Con questo ragionamento in testa Giulio Tremonti ha deciso di abolire le prime e iniziare a cancellare le seconde, partendo dalle più grosse, le città metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Venezia.
Saranno infatti gli enti locali a sobbarcarsi ai tagli maggiori destinati a finanziare la manovra triennale 2009-2011, annunciata mercoledì 18 giugno dal governo ma su questo punto subito rinviata a settembre. In totale 17,55 miliardi, la metà dei circa 35 previsti; 3,15 già nel 2009 (vedere tabella). Il resto verrà dalla sanità, dalla pubblica amministrazione, dai prelievi su petrolieri, banche e assicurazioni (a cominciare dalla Robin tax sui guadagni del greggio), dalle tasse sui compensi d’oro dei top manager, dall’accetta sulle consulenze, dalla cessione o quotazione di aziende pubbliche come Tirrenia e Fincantieri.
Il tutto per finanziare intanto le necessità dei più poveri, dalla reintroduzione dei bonus per i figli a un piano casa. E, in futuro, per far partire i progetti più ambiziosi: riduzione delle tasse e quoziente familiare (l’imponibile fiscale diviso per i familiari a carico), il nucleare, le infrastrutture. Come pure per mettere il deficit pubblico in totale sicurezza di fronte all’Europa, rispettando gli impegni presi da Romano Prodi.
Questo, però, nelle intenzioni. Perché le resistenze dei sindaci e dei presidenti di regioni e province sono fortissime e il malumore è trasversale così come i consensi.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, teme per i fondi dell’Expo 2015 e non vuole accollarsi neppure un euro del salvataggio dal fallimeno del Comune di Roma (Panorama 25). Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, ds, è d’accordo con lei. Plaude invece al governo Nicola Zingaretti, presidente diessino della Provincia di Roma: “L’abolizione delle province nelle aree metropolitane è giustissima, è una nostra riforma costituzionale del 2000″. Così come il collega fiorentino Matteo Renzi: “Era già una proposta di Walter Veltroni. La parola provincia è associata al concetto di spreco, ma non appartengo a una casta. Sfidiamolo questo governo, anziché subirlo. E vediamo se sarà capace di passare dalle parole ai fatti”.
Proprio questo è il punto. Il centrodestra ha deciso di capovolgere la filosofia economica dei vari governi Prodi, che hanno puntato su tagli e aumenti di tasse al centro lasciando la briglia molto lunga agli enti locali. I quali, prima delle ultime amministrative, erano un tradizionale serbatoio di consensi per la sinistra. I risultati sono stati, spesso, dissesti e sprechi.
I circa 9 miliardi di debiti lasciati nelle casse del Campidoglio dalla gestione Rutelli-Veltroni hanno il pendant nella finanza allegra della Regione Siciliana, dove Pdl e alleati fanno il pieno e nei cui conti è proibitivo perfino andare a sbirciare, visto lo scudo dello statuto speciale. Non solo, regioni, province e comuni fanno la parte del leone nella spesa per consulenze, tema al centro dell’attenzione del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta: 741 milioni erogati nel 2006 a esperti veri o presunti, oltre la metà dei 1,3 miliardi accertati per tutta la pubblica amministrazione, tre volte e mezzo rispetto alla sanità, quattro e mezzo l’università, quasi 13 volte la scuola. Di questi compensi ben 228, un terzo, li spende il Lazio, seguito da Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
E le povere comunità montane che hanno fatto di male? Povere, intanto, fino a un certo punto: la maggior parte delle 356 è in Valle d’Aosta, Lombardia, Nord-Est, insomma le aree più ricche d’Italia. In realtà le comunità, istituite nel 1971 con lo scopo di “arginare il calo demografico”, scontano tre handicap. Il primo è di aver fallito l’obiettivo originario: la ripopolazione della montagna non c’è stata. Secondo problema: dovevano riguardare i comuni con altitudine media di 1.000 metri, la proliferazione clientelare ne ha prodotte a Palagiano (Taranto), 39 metri sul mare, sulla Riviera di Gallura, a Bova Marina, in Sardegna… Terzo problema: i consiglieri sono un esercito, circa 13 mila, ma politicamente disomogenei, più all’ombra di campanili e liste civiche che dei partiti maggiori. Ragion per cui nessuno le difende, neppure Umberto Bossi, che invece fa quadrato attorno alle province venete e lombarde.
La guerra vera, anche con la Lega, si giocherà tra qualche mese. Per gli appetiti e i bisogni di regioni e comuni Tremonti getterà sul tavolo un pacchetto di compensazioni. Intanto l’intero patrimonio del demanio: solo per gli immobili si tratta di 48 miliardi di euro a prezzo di mercato, parte dei quali vincolata, ma per la quota maggiore con ampie possibilità di valorizzazione, a cominciare dall’abbattimento del debito. Maggiori beneficiari: Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia e Veneto.
Soprattutto, da settembre si aprirà il cantiere della riforma federalista, con una parte degli introiti fiscali lasciata agli enti locali. La posta in gioco è enorme: una simulazione della Ragioneria dello Stato stima nel 22 per cento del pil, cioè in 350 miliardi di euro, la quota di tributi diretti e indiretti che potrebbero essere regionalizzati. Intanto si dovrebbe iniziare con percentuali di Iva e Irpef. È la partita che sta più a cuore alla Lega. Tremonti e il centrodestra devono giocarsela con grande attenzione, perché Bossi è Bossi.
Aiuti alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, riduzione del 50% sulla spesa per la pubblica amministrazione, libri di testo scaricabili da Internet, tagli pesanti per Regioni ed enti locali. Ma anche tasse a petrolieri, banche e assicurazioni per aiutare gli anziani. Non ci sarà, invece, il ritorno del ticket sanitario.
È partita la rivoluzione sui conti pubblici da 34,8 miliardi targata Tremonti. La Finanziaria triennale, che sostituisce il vecchio Dpef, è stata approvata dal Cdm e prevede una vera stangata per Regioni e Comuni: il governo ha messo in conto per il 2009 risparmi di spesa dalle autonomie locali per 3-3,4 miliardi. Per il 2009, il ministro dell’Economia Tremonti ha messo in atto una correzione di 13,1 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. Nella manovra, inoltre, la crescita del Pil 2008 viene rivista allo 0,5% dal precedente 0,6%, con un deficit/Pil tendenziale 2008 al 2,5%. Deficit che sarà corretto di un decimo di punto per portarlo ad un programmatico di 2,4%.
Fra le misure, la Finanziaria prevede anche la Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, un nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni (da questi provvedimenti arriveranno in tutto 4 mld), tagli automatici delle accise sui carburanti e un aumento della tassazione sulle stock option. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici, il cui stipendio dovrebbe essere tagliato del 25%. E ‘rispuntato poi il redditometro, assieme ad un piano triennale di controlli anti-evasione e, per i Comuni, un maggiore coinvolgimento nella caccia a residenze fittizie all’estero, con l’attribuzione del 30% del recuperato ai Comuni stessi. In compenso Equitalia restituirà le somme erroneamente versate, mentre salta l’obbligo di fidejussione bancaria per la rateizzazioni superiori ai 50 mila euro.
“Avremo il pareggio di bilancio entro il 2011″, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la manovra. E ha aggiunto: “Ho chiesto ai ministri di fare dei sacrifici”. Il padre della manovra, Giulio Tremonti, infine, ha tenuto a precisare che “la discussione in Cdm sul piano è durata nove minuti e mezzo”.
Ma ecco, misura per misura, la manovra finanziaria:
Card anziani per comprare pane con sconto. Verrà data in forma anonima ai pensionati minimi e consentirà di usufruire riservatamente di prezzi agevolati per l’acquisto di beni alimentari e per pagare le bollette di luce e gas.
Robin hood tax, ires al 33%. Per le compagnie petrolifere l’aliquota Ires torna dal 27% al 33%. Era stata abbassata con l’ultima Finanziaria varata dal governo Prodi. Ci saranno interventi fiscali anche sulle scorte di magazzino e sull’entità dei diritti minerari.
Banche, stretta su interessi passivi. A differenza dei petrolieri, Tremonti non ha fornito dettagli rispetto alla misura fiscale sulle banche. Si dovrebbe agire attraverso un ampliamento della base imponibile di banche e assicurazioni con un tetto alla deducibilità degli interessi passivi.
Stop divieto cumulo pensione-lavoro. Reddito e pensione dovrebbero tornare ad essere “interamente” cumulabili. La norma non varrebbe però per gli istituti pensionistici privati.
Abolita legge contro dimissioni in bianco. Dovrebbe anche essere ripristinato il lavoro a chiamata che era previsto dalla legge Biagi ma che era stato poi abolito con il protocollo sul welfare.
Certificati falsi, taglio stipendio statali. Busta paga più leggera per chi presenterà falsi certificati medici o timbrerà il cartellino di presenza per poi lasciare l’ufficio.
Con caro benzina sconto automatico. Lo “sconto” sui carburanti legato al recupero dell’extragettito Iva per l’aumento dei prezzi del greggio dovrebbe diventare automatico.
Piano casa. Il progetto punta a dare una mano alle fasce più deboli, dalle giovani coppie ai bassi redditi fino agli studenti fuori sede.
Stretta su consulenze P.A. Giro di vite sulle consulenze della pubblica amministrazione che dovranno risultare sempre più trasparenti.
Salta tracciabilità pagamenti. Oltre i 100 euro, a partire da luglio, non sarebbe più stato ammesso il cash per i pagamenti dei professionisti.
Fondi per Roma e Expo Nilano 2015. Stanziate le risorse sia per aiutare Roma a fare fronte all’emergenza deficit sia per avviare le opere in vista dell’Expo nel capoluogo lombardo.
Tagliati mini-enti. Dovrebbero essere soppressi quelli con meno di 50 dipendenti. Ore contate anche per gli enti che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
Benzina al supermercato. Viene accelerato il processo di ristrutturazione e liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti.
Assegni liberi fino a 12.500 euro. Rialzato il tetto per gli assegni obbligatoriamente “non trasferibili”. Dal 30 aprile era a 5.000 euro.
Imprese in un giorno: arrivano semplificazioni amministrative per chi vuole mettere sù attività d’impresa.
Più poteri a mister prezzi. Il Garante dei prezzi potrà fare indagini in settori specifici con il supporto della Guardia di Finanza.
Il VIDEO servizio:
Il FORUM: Bravo Berlusconi, una manovra economica coi fiocchi!