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Usa, azzerato il costo del denaro: tagliato allo 0-0,25%

euro sfonda quota 1,43 dollari e fa tremare le aziende

Non costa niente. O quasi.
La Federal Reserve americana ha abbassato il costo del denaro a un livello senza precedenti: tra 0 e 0,25%. Sono i minimi di sempre, non si tratta di un livello fisso, ma flessibile: una forchetta compresa fra lo 0% e lo 0,25%, a seconda delle necessità che si presenteranno.

L’annuncio della Fed ha immediatamente fatto scattare verso l’alto i listini di Wall Street, dove il Dow Jones subito dopo la notizia ha toccato un +2%, per poi chiudere a +4,31. Ha reagito invece male il dollaro, sceso dell’1,5% nei confronti dell’euro, con il quale a ridosso del taglio dei tassi veniva scambiato a 1,389.
Ora con l’intervento della banca centrale americana, i tassi di interesse statunitensi sono scesi al livello più basso del mondo. Non solo per quanto riguarda la possibilità di ottenere finanziamenti senza alcun interesse. Anche l’ipotesi più onerosa applicabile della forchetta, cioè lo 0,25%, è equivalente infatti ai saggi applicati a Singapore, fino a oggi i più bassi in assoluto.

La scelta della Fed, presa all’unanimità, è senza precedenti non solo per l’entità del taglio, ma anche perché si è optato per una soluzione più articolata. La banca centrale ha chiarito che il livello in pratica azzerato del costo del denaro continuerà a sussistere per “qualche tempo” in considerazione della gravità della situazione dell’economia. Negli ultimi 14 mesi la Fed ha operato ben nove tagli del costo del denaro, a cominciare dal settembre dello scorso anno, quando i Fed Funds si trovavano al 5,25%. La Fed ha aggiunto anche che continuerà a sostenere i mercati finanziari attraverso il riacquisto di emissioni in grande quantità, riferite sia al debito delle agenzie governative che operano nel settore immobiliare che più in generale a securities ancorate a questo stesso comparto.

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Berlusconi fa Mr Prezzi: “Troppi aumenti negli alimentari”

Una cassa d'uva nera

Un giro al mercato nei panni di “Mister prezzi”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a sorpresa, decide di fare una passeggiata tra le bancarelle del mercato di Campo dei Fiori, nel centro di Roma, per “riaggiornarsi” sui prezzi dei generi alimentari. Poi interroga i commercianti su quanto costino i pomodori o quanto sia rincarata la carne. Uova a un euro, tra i pochi prodotti che non hanno subito aumenti. I pomodori, da 1,5 a 2,00 euro al chilo, “un po’ cari, ma forse sono io che non ho più orecchio sui prezzi”, scherza il Cavaliere.
Tra una bancarella e l’altra, numerosi turisti e molti acquirenti del mercato lo fermano, lo fotografano con il telefonino, gli fanno le richieste più disparate (dal “presidente trovame lavoro” al “mi può raccomandare al Grande Fratello?”). Lui ne approfitta per fare a tutti la lezione di educazione civica che aveva riservato già ieri ai cittadini di Napoli. “Bisogna convincere tutti gli italiani” ha detto il presidente alla piccola folla che si è creata attorno a lui “che le strade e le piazze sono come il giardino di casa, e vanno tenute con lo stesso decoro”.
Poi torna a parlare del carovita: “Dopo questa infornata sui prezzi attuali” spiega alla fine del suo giro “ho verificato che ci sono stati aumenti fino al 30%, che sono l’effetto a cascata dell’aumento del prezzo del greggio, della benzina e dei trasporti”. Per combattere l’inflazione il premier ha sottolineato che il governo “sta studiando quali siano le migliori misure da mettere in campo, a partire da accordi con la grande distribuzione”. Prima di lasciare Campo dei Fiori, il Cavaliere si ferma ad acquistare gli immancabili ciondoli di vetro di murano, che “regalo” ha spiegato “a tutti i bambini delle scuole elementari e delle medie che vengono a trovarmi”.
In precedenza, durante un’intervista rilasciata a Gr Rai Radio city, il Cavaliere ha ricordato: “Noi abbiamo deciso, visto che dobbiamo raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2011, di andare nella direzione dei tagli delle spese inutili, degli enti inutili, dei privilegi, degli sprechi”. “È chiaro” ha sostenuto “che questo comporta sacrifici, ma non, come si è detto, lacrime e sangue, soltanto lacrime”. Il presidente del Consiglio ha annunciato che la “finanziaria porterà in parlamento solamente le tabelle dei numeri. Non ci saranno aperture a emendamenti, quindi entrerà in parlamento e vi uscirà così come è stata voluta e ragionata dal governo”.
Quanto a eventuali malumori tra i ministri del suo governo per i tagli alle spese, Berlusconi ha detto: “Disdico assolutamente questa leggenda e approfitto per dire che sui giornali da diverso tempo a questa parte leggo sempre notizie in contrasto con la realtà”. “È chiaro - ha sostenuto il presidente del Consiglio - che un ministro che deve gestire il suo dicastero preferisce poter spendere piuttosto che preoccuparsi di fare tagli, di imporre sacrifici. Ma è anche chiaro che se non avessimo fatto così, avremmo continuato la politica della ricerca del consenso attraverso l’aumento della spesa, che ci ha portato al 106% del debito pubblico rispetto al Pil e che ha portato i precedenti governi a moltiplicare per otto il debito pubblico dal 1980 in avanti”.

Precari d’Italia: dubbi sulle norme e numeri in aumento

Protesta dei lavoratori precari

Dubbi sulla costituzionalità. È quanto esprimono sulle cosiddette misure anti-precari, contenute nella manovra economica, anche dopo le modifiche apportate dal Senato, i tecnici della Camera.
La segnalazione viene dal Servizio studi della Camera, che invita in proposito ad una “attenta valutazione” alla luce dell’articolo 3 della Costituzione.
La questione riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l’indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all’entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”. L’articolo della Carta costituzionale indicato dai tecnici sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Analizzando le modifiche apportate dal Senato all’articolo 21 del decreto sulla manovra, il servizio Studi di Montecitorio puntualizza: “Si osserva come sembri opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame” per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione”.
Il governo al momento non si scompone, e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone conferma che, dopo le modifiche al Senato, non ci sono altri motivi di preoccupazione: “Proprio il criterio di ragionevolezza” spiega Capezzone “oltre che un’interpretazione saggia del principio di uguaglianza”, suggeriscono il “trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse”. Morale: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate. Senza dire che in tutto il mondo gli stessi lavoratori - conclude Capezzone - preferiscono una congrua indennità al reintegro, “inclusa la quasi totalità dei Paesi dell’Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra”.
E proprio nel confronto con il resto d’Europa, le imprese italiane vincono la sfida sull’impiego di lavoratori precari. Vero: secondo i dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il numero di lavoratori con contratto a tempo è in costante aumento in Italia. Ma sempre a livelli inferiori rispetto a quanto accade in Ue. Da noi, la percentuale di occupati con contratto atipico si mantiene ancora al di sotto della media europea e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato di 12 punti percentuali, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l’indagine - aumentano anche i contratti ’stabili’, che quest’anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali.
Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di “contratto di prova”: lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la “flessibilità in entrata” sembra sempre più rappresentare una condizione “di passaggio”.
La tendenza evidenziata dall’indagine Excelsior è confermata anche dall’Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all’industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d’Europa: l’Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale.

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Un milione di social card: funzioneranno così

Spesa al mercato

Come funzionerà la social card per i cittadini meno abbienti che il ministero dell’Economia sta studiando? Sarà una carta acquisti con onere a carico dello Stato, l’onere sarà finanziato attraverso il gettito della cosiddetta Robin Hood tax a carico di petrolieri e banche. Il funzionamento della carta è stato illustrato dal ministero alle associazioni della distribuzione commerciale in un documento di 20 pagine. La carta avrà un valore di 400-550 euro all’anno e potrà essere distribuita a circa 1 milione di italiani, con priorità per gli anziani e le famiglie con bambini piccoli. La carta sarà prepagata e ricaricata direttamente dallo Stato, anonima e con incentivo all’utilizzo. Ogni due mesi le carte verranno verificate e dunque ricaricate o disattivate dalla pubblica amministrazione. Gli esercizi commerciali stipuleranno convenzioni con i ministeri e assicureranno uno sconto sugli acquisti effettuati con la carta.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta mettendo a punto una campagna istituzionale e ha preso spunto da programmi varati all’estero. Lo storico Food stamp program negli Stati Uniti aiuta quasi trenta milioni di americani con circa 100 dollari al mese per membro della famiglia. Il supporto all’infanzia della Georgia (Usa) finanzia i nuclei familiari utilizzando un fondo di 77 milioni di dollari per il 2008. Ma programmi di assistenza simili sono sviluppati da tempo anche in altre nazioni europee: il progetto del governo britannico per l’erogazione di aiuti alle famiglie a basso reddito, la carta prepagata olandese e la distribuzione di sussidi sociali in Polonia.

Assegni sociali e precariato: ecco le modifiche del governo

Manifestazione di precari

Cambiano le norme sui precari e sugli assegni sociali. Solo fino a due giorni fa la manovra al Senato sembrava blindata su questi temi, ieri invece l’esecutivo ha annunciato modifiche sia alla stretta sugli assegni sociali sia alla norma anti-precari. Modifiche prontamente arrivate in mattinata.

Sono stati infatti presentati due emendamenti del relatore Salvo Fleres al decreto sulla manovra in commissione Bilancio del Senato un emendamento che cambia l’articolo 21 del decreto sulla manovra approvato dalla Camera. L’esame della commissione proseguirà per tutto il giorno ed è probabile che il via libera arrivi durante la seduta notturna.
L’emendamento sui precari interesserà solo i contenziosi in corso. Il blocco delle assunzioni dei lavoratori a termine vale solo per le cause in corso, mentre non cambia nulla rispetto alle regole attuali per il futuro. L’emendamento elimina il comma incriminato e modifica il precedente specificando che in riferimento “ai soli giudizi in corso alla data entrata in vigore della legge”, il datore di lavoro è tenuto “unicamente a indennizzare” il lavoratore con un’indennità. La sanatoria è così limitata ai ricorsi fatti dai lavoratori delle Poste e a pochi altri casi.
Sugli assegni sociali viene così modificata la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare la necessità di aver percepito un reddito “almeno pari all’importo dell’assegno sociale”. In questo modo la stretta non riguarderà più i cittadini italiani ma solo gli immigrati.

Nata in chiave anti-immigrati, quest’ultima norma rischiava di togliere gli assegni sociali anche agli anziani indigenti, in gran parte donne. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito annunciava ieri che il governo avrebbe un emendamento al Senato per eliminare il rischio di un taglio indiscriminato degli assegni.
Ma la maggioranza, durante l’esame della manovra in commissione al Senato, si è lasciata aperta la porta a una modifica dell’altra norma che ha provocato mille proteste, il blocco delle assunzioni dei precari che fanno causa all’azienda.

A sciogliere ogni dubbio ci ha pensato Maurizio Sacconi: il governo - spiegano fonti del ministero del Welfare - presenterà un emendamento destinato a circoscrivere alle Poste il problema delle nuove regole sulla trasformazione del contratto di lavoro. L’altro giorno, il ministro aveva ipotizzato che un’eventuale modifica delle norme contenute nel decreto potesse trovare spazio nella legge finanziaria, in quanto l’orientamento generale era quello di modificare il meno possibile il decreto sulla manovra.

Soddisfatto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di chiarimento “positivo” sulle due questioni. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani rileva che “l’episodio dell’assegno sociale ai poveri dimostra che se il Paese lo incalza il Governo è in grado di fare marcia indietro”. Sui precari, invece, è moderatamente positivo il giudizio sulla modifica da parte di Confindustria, che aveva appoggiato la norma approvata in Parlamento. “Può andare, così come se ne parla, può andare”, ha detto il leader degli industriali Emma Marcegaglia. Il decreto così modificato dovrebbe approdare in Aula giovedì (non è esclusa un’accelerazione a questa sera) dove il governo molto probabilmente farà ricorso a un nuovo voto di fiducia. Il testo tornerà poi alla Camera per il via libera definitivo.
Intanto, mentre la manovra si avvia verso il voto finale del Senato, l’agenzia di rating Standard & Poor’s la boccia sostenendo che il suo impatto sulla spesa pubblica sarà solo “lieve”: “Il nuovo governo di centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi - sostiene l’agenzia - non propone alcuna riforma di tipo strutturale che affronti seriamente i temi della spesa pubblica”.

Manovra: ecco le misure tra Robin tax e tagli alla spesa

I prezzi della frutta in un supermercato

Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità.
Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata.
Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni.
Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari.
Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo.
Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità.
Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo).
Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale.
Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili.
5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”.
Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008.
Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica.
Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over.
Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro.
Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale.
Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010.
Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’.
Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line.
Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud.

Manovra: il nodo degli Statali stringe i tempi della fiducia

camera

Inizio settimana con la fiducia. Infatti è previsto per oggi pomeriggio alla Camera il voto di fiducia sul maxiemendamento del governo alla manovra economica triennale. Domani saranno discussi gli ordini del giorno. Giovedì il provvedimento andrà al Senato, in modo da poter essere approvato entro i primi giorni di agosto, prima della pausa estiva.

Ma sul fronte del dibattito politico-sindacale sono ancora forti i toni e le polemiche sulle risorse per i contratti del pubblico impiego, in particolare sul taglio di 400 milioni dei fondi accantonati per i rinnovi dei contratti pubblici per il triennio 2009-2011.
La Cgil è sul piede di guerra: “Se si va avanti così” dice Carlo Podda, segretario della Cgil funzione pubblica “a settembre lo sciopero sarà inevitabile”. Per Podda, i tagli non ricadranno solo sugli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione ma ci saranno anche meno servizi per i cittadini.
Getta acqua sul fuoco il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: “Il testo che conta è il Dpef con l’inflazione programmata all’1,7% per quest’anno e all’1,5% nel 2009, toccherà poi alla legge finanziaria quantificare e finalizzare le risorse necessarie, insomma definire la cifra che equivale a quegli obiettivi di inflazione”.
La filosofia di Brunetta è che non ci saranno tagli ai premi, ma che fondi equivalenti o di più, provenienti dai risparmi sulle consulenze, saranno destinati ad una nuova contrattazione di secondo livello che deve premiare il merito. Brunetta ha anche annunciato di aver dato indicazioni all’Aran di avviare il dibatti su un nuovo modello di contratto “tendenzialmente unificato con quello del lavoro privato, pur con alcune specificità proprie del pubblico”.
Sceglie la linea della trattativa la Uil di Luigi Angeletti che in un’intervista al Messaggero di stamani spiega che è necessario avviare in tempi rapidissimi la trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Ma non chiude la porta allo scioper: ““Prima la trattativa, poi l’eventuale sciopero. Dipenderà dall’atteggiamento dell’esecutivo”. Insomma la Uil prima di “scioperare vuole discutere di nuove regolare con le quali assegnare i premi che tuttavia non riguardano solo i dipendenti pubblici”. Angeletti è d’accordo con Brunetta che il merito va premiato, “ma quello che non accettiamo è che la ricerca di nuove regola possa essere un pretesto per ridurre le risorse”.
È prevista poi per giovedì prossimo l’avvio della trattativa tra Confindustria e sindacati del negoziato ad oltranza sul rinnovo dei contratti nazionali. La differenza sta in pochi decimali, ma importanti. Su come recuperare il potere d’acquisto dei salari. L’obiettivo è stabilire prima delle vacanze le regole per i rinnovi contrattuali nazionali. Per il 2009 di sicuro la cifra sarà più alta dell’1,7 per cento (inflazione programmata) che il governo offre agli statali. La Confindustria sta sul 2 per cento. Cgil, Cisl e Uil, in ordine sparso, chiedono di più; servirebbe almeno il 2,5 per cento per metterle d’accordo.

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