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Manpower

Lavoro che riparte: la ripresa inizia al Sud

interinale

di Daniela Fabbri

Un territorio investito da uno tsunami di dimensioni devastanti, ma che sembra essersi avviato verso la ricostruzione. Vista dall’osservatorio delle agenzie per il lavoro, imprese che fanno business offrendo alle aziende lavoratori flessibili, la crisi che stiamo vivendo appare così: da settembre il settore ha perso quasi metà del giro d’affari, colpito da tagli generalizzati della manodopera a termine, resa superflua dalla mancanza di ordini e dalla necessità di ridurre i costi.
Non era mai successo dal 1997, quando la legge Treu aveva introdotto in Italia il lavoro interinale e aveva aperto all’intermediazione privata del mercato del lavoro.
Però qualche segno di ripresa in effetti ora c’è. In uno scenario che secondo gli esperti è destinato a cambiarte profondamente dopo questo violento trauma. In che modo? Per capirlo Panorama ha interpellato i responsabili delle prime cinque agenzie per il lavoro presenti in Italia: Federico Vione della Adecco, Stefano Scabbio della Manpower, Stefano Colli Lanzi della Gi Group, Alessandro Ramazza della Obiettivo lavoro e Marco Ceresa della Randstad.
Tutti concordi nell’ammettere che il settore ha subito un crollo, che ricalca l’andamento dell’economia italiana, ma con una particolarità temporale. “Il nostro settore anticipa sostanzialmente di 3 mesi l’andamento dei mercati” spiega Alessandro Ramazza della Obiettivo lavoro. “Abbiamo avuto i primi cali significativi fra settembre e ottobre. Ma già prima dell’estate in Friuli e nelle Marche, aree importanti per il tessuto di piccole e medie imprese molto orientate all’esportazione, c’erano segnali allarmanti. Allo stesso modo però saremo i primi a intercettare i primi segnali di ripresa”.
Segnali che, appena visibili, vengono presi e analizzati con tutte le cautele del caso. Perché uno dei problemi è l’impossibilità di fare previsioni anche a media scadenza: “Anche le aziende clienti confermano che non c’è visibilità sul futuro che vada oltre un mese e questo rende difficile qualsiasi progetto” riferisce Marco Ceresa della Randstad. “Il dato certo è che il numero di nuovi assunti è inferiore alle cessazioni e questo probabilmente continuerà fino all’estate”.
Per Stefano Scabbio della Manpower la ripresa vera non ci sarà fino all’autunno 2010, tuttavia per la prima volta dopo mesi in questi giorni il settore sembra dare i primi segnali di vita. Stefano Colli Lanzi della Gi Group: “Negli ultimi 15 giorni possiamo dire di aver risentito un battito, dopo mesi di elettrocardiogramma piatto, anche se prendiamo il dato con tutte le cautele. I Tremonti bond hanno ridato tranquillità al sistema bancario e riaperto un po’ le linee di credito alle piccole e medie imprese. Parlo con molti imprenditori, la sensazione è diversa da quella che si avvertiva a settembre-ottobre. Nessuno si aspetta una ripresa immediata, ma forse stiamo uscendo dalla fase critica per entrare nella convalescenza”.
Automotive, metalmeccanica, tessile ed edilizia sono i comparti che hanno sofferto in misura più pesante per la crisi, quelli che non ne usciranno senza una profonda riorganizzazione. Ci sono anche settori che hanno sostanzialmente tenuto e che mantengono a galla l’occupazione. Continuano a tirare, per esempio, le professioni legate alla sanità e al biomedicale (infermieri e operatori socioassistenziali in testa), il terziario avanzato e le telecomunicazioni, anche sull’onda del successo della pay-tv.
Tiene la richiesta di programmatori, analisti e project manager del settore informatico, perché le aziende, soprattutto quelle del Nord, stanno ripensando la loro organizzazione e stanno affidando all’esterno la gestione dell’information technology, così come tutte le attività non centrali, logistica compresa.
Neanche il settore alimentare ha registrato crolli, anzi potrebbe essere il protagonista del piccolo rimbalzo di questo periodo, legato ai prodotti stagionali. “Al Centro e nel Sud Italia il mercato della grande distribuzione è ancora frizzante” aggiunge Federico Vione della Adecco “e sta assumendo. Al Sud è molto attivo anche il mercato delle energie rinnovabili. Molte aziende si stanno riconvertendo, cercano dagli ingegneri agli operai. Noi per esempio stiamo curando la riqualificazione di ex operai della Fiat di Melfi per indirizzarli in questo settore. Al di là di questo è vero che sulle alte professionalità la crisi si sente poco o non si sente proprio”.
A conferma che questa crisi ha carattere inedito arriva un altro dato: “Il Sud va meglio del Nord” sostiene Stefano Scabbio della Manpower “per una serie di motivi. Per esempio perché sono già partite alcune grandi opere pubbliche, come il porto di Castel Volturno (Caserta), e stanno nascendo nuove strutture ricettive. Noi stiamo curando progetti di temporary management per aziende che si stanno spostando nel Mezzogiorno”.
Secondo Ceresa della Randstad, a influire sulla crisi al Nord sarebbe soprattutto il tessuto delle multinazionali, mentre la piccola-media impresa sta dimostrando più capacità di reazione.
Quel che tutti gli operatori confermano è un grande impegno nella crescita professionale: “A differenza di quanto avveniva fino a ieri, le aziende stanno investendo moltissimo in formazione dei dipendenti” riferisce Ceresa. “Il che è un dato positivo perché significa che crescono e stanno investendo nel futuro”.
Lo stanno facendo le stesse agenzie, che comunque hanno perso per strada in questi mesi circa 100-120 mila lavoratori. “Da settembre a oggi 31mila dei nostri lavoratori hanno perso il posto” ricorda Federico Vione della Adecco. “Per loro abbiamo messo a punto un progetto di riqualificazione, con 10 milioni di budget. Li ricontatteremo, faremo un bilancio di competenze, colmeremo con la formazione le lacune e valuteremo se è possibile riconvertirli verso nuovi settori o nuove mansioni”.
Perché nella crisi un lavoratore “somministrato”, ovvero che passa attraverso le agenzie per il lavoro, appare più tutelato di un cocopro o di uno a tempo determinato: le agenzie hanno messo a punto forme di sostegno al reddito, progetti di formazione e ricollocazione, anche per non perdere di vista risorse che potrebbero essere utili nel momento della ripresa. Che quando ci sarà busserà per primo alla loro porta. Perché bisognerà essere pronti a cavalcarla senza aumentare troppo i costi fissi con assunzioni a tempo indeterminato; perché servirà personale qualificato e formato; perché ci si concentrerà sul core business dando all’esterno tutto il resto, gestione del personale compresa.
L’uscita dalla crisi potrebbe quindi essere il momento giusto per ridurre uno dei paradossi del mercato del lavoro italiano, dove l’intermediazione privata non raccoglie più del 3-4 per cento delle offerte e delle richieste di lavoro, la selezione avviene ancora molto per passaparola o conoscenza personale e dove continuano ad avere la meglio forme contrattuali ancora più precarie dell’interinale, per non parlare del lavoro nero.

Catena di montaggio

Servirebbe un intervento legislativo, sostengono le agenzie, per rendere più agevole l’assunzione di un lavoratore temporaneo, aumentando al contempo le garanzie per i periodi di non occupazione. “Ci sono disegni di legge in proposito” ricorda Stefano Scabbio di Manpower. “Quel che è certo è che non potremo mai competere con il costo di un cocopro o con il regime fiscale delle cooperative”.
Preoccupazione e fiducia, ottimismo e consapevolezza che qualcosa andrà cambiato nelle regole del mercato del lavoro… i sentimenti convivono, insieme con una certezza: sarà ancora una volta il sistema delle piccole e medie imprese, l’imprenditoria innovativa italiana, a tirarci fuori dai guai.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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