
Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA
Dolce con gli Usa, aspro con l’Europa. L’italo-canadese Sergio Marchionne è sempre più “un americano in America”: Continua

Operai davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat - Ansa / Franco Lannino
Il mondo alla rovescia: se fossero i cinesi a produrre in una fabbrica italiana? ”Noi vogliamo far crescere la produzione di auto in Italia. Ci auguriamo di farlo con Fiat ma siamo aperti a chiunque voglia venire”. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, da Nuova Delhi, risponde così a un cronista che gli chiede la posizione del governo sull’interesse del gruppo cinese Chery per lo stabilimento di Termini Imerese. Continua

Momento di fibrillazione per il settore automobilistico mondiale: non c’è solo l’attivismo di Fiat. Il gruppo automobilistico tedesco Porsche ha annunciato oggi di volersi fondere con la Volkswagen, di cui è già azionista di maggioranza.
Con la fusione tra Porsche e Volkswagen nascerebbe un gruppo automobilistico di circa 6,5 milioni di unità prodotte, capace quindi di resistere alla pericolosa offensiva del colosso mondiale che nascerebbe da una possibile alleanza a tre tra Fiat-Chrysler e Opel. Secondo le ultime stime diffuse da Autofact, insieme Porsche e Volkswagen avrebbero prodotto globalmente nel 2008 oltre 6,5 milioni di unità.
L’annuncio è stato dato da Wolfgang Porsche e Ferdinand Piech, comproprietari di Porsche, che attualmente detiene circa il 51% del capitale Volkswagen, la maggiore industria automobilistica in Europa. I membri della famiglia proprietaria ‘’si sono pronunciati in favore della costituzione di un gruppo automobilistico integrato”, precisa il comunicato diffuso a Stoccarda, sede della Porsche.
Intanto Sergio Marchionne corona il suo lavoro in America: mentre il tribunale per la bancarotta di New York dà il via libera a una ristrutturazione rapida di Chrysler, con il beneplacito della Casa Bianca, è lo stesso numero 1 del Lingotto ad annunciare che sarà lui ad assumere la carica di amministratore delegato di Chrysler. Se tutto procederà come previsto Fiat si troverà inizialmente in mano il 20% della nuova Chrylser con la possibilità di salire a; 35%, contro il 55% del Veba, l’8% del Tesoro americano e il 2% del governo canadese.

L’accordo con Chrysler mette il turbo al management della Fiat. L’operazione conclusasi questa settimana è stata salutata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come un successo del Lingotto. Che adesso mira a nuovi orizzonti. L’interesse per Opel (controllata dal gigante in crisi americano General Motors) non è una novità delle ultime ore. Già la settimana scorsa alcune voci molto critiche sulla casa torinese si erano fatte sentire dalla Germania: il commissario Ue all’industria Verheugen aveva mostrato il proprio scetticismo sulle possibilità di ”Un’azienda fortemente indebitata come la Fiat” di mandare in porto due trattative di questa portata, mentre il presidente della Confindustria tedesca aveva auspicato “un ritorno a trattative private”. Prudenze e scetticismi criticati dalla presidente della Confidustria italiana Emma Marcegaglia che aveva parlato di “grave ingerenza” a proposito delle dichiarazioni di Verheugen.
Adesso però quella che sembrava un’ipotesi assume contorni ben più definiti: Sergio Marchionne, secondo il settimanale tedesco Focus, incontrerà lunedì il ministro dell’economia Karl-Theodor zu Guttenberg, e quello degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier. L’Ad della Fiat ”presenterà al governo federale un primo, grande piano”, aggiunge il giornale sostenendo che il gruppo italiano ”intende acquisire tutti gli stabilimenti tedeschi di Opel, quindi anche gli impianti a Ruesselheim, Eisenach, Kaiserslautern e Bochum, tuttavia non tutti nell’attuale dimensione”, quindi ridimensionandone alcuni. “Opel sarebbe il partner ideale per una grande Fiat” ha detto il presidente del gruppo torinese Luca di Montezemolo in un’intervista al Corriere.
Ma l’operazione si annuncia tutt’altro che facile. ”Il capo della Fiat, con i suoi piani ha finora incontrato forte resistenza nella politica tedesca come anche fra i dipendenti di Opel”, ricorda fra l’altro la ‘Suddeutsche Zeitung’ informando che Marchionne lunedì incontrerà a Berlino anche Klaus Franz del comitato di impresa di Opel e gli alti rappresentanti del comitato stesso. Già oggi circolano voci sull’offerta di Fiat a General Motors e governo tedesco per entrare in Opel: secondo sindacalista dell’Ig Metall e componente del Consiglio di sorveglianza di Opel, Armin Schild, per diventare partner di maggioranza del gruppo tedesco la Fiat ha preparato un’offerta “inferiore a 750 milioni di euro”. Cifre che non sono state commentate né da Torino né da Detroit. Il caso è delicato anche dal punto di vista politico: a settembre si vota per le elezioni legislative e per la Germania l’industria automobilistica è un nodo cruciale anche dell’orgoglio nazionale.
Il ministro degli Esteri e candidato di punta del partito socialdemocratico (Spd) Frank-Walter Steinmeier ha preparato, annuncia l’edizione on line di Der Spiegel, un dossier in 14 punti per il caso Opel. Al centro, secondo il settimanale, c’è ”il mantenimento di tutti gli impianti e possibilmente molti posti di lavoro in Germania”. Gli acquirenti inoltre devono portare con loro ”esperienza nell’attuazione di piani strategici complessi e la guida di imprese globali”, specificando quali sinergie e misure di risparmio siano previste dopo l’acquisizione. Altri criteri, scrive ancora l’autorevole settimanale, sono l’assicurazione che garanzie statali non vengano utilizzate per ‘’scopi estranei” e il ”gradimento” dell’investitore da parte delle maestranze e dei concessionari Opel. Nel rivelarlo, lo Spiegel sostiene che ”il candidato con le migliori prospettive non è considerato Fiat ma il distributore di auto Magna” che intende entrare in Opel ”con il costruttore russo Gaz e la Sberbank”, un’operazione che sarebbe sostenuta anche dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che ora è presidente di un consorzio per la costruzione di un gasdotto sotto il Baltico. E dal capo del sindacato metalmeccanico tedesco Ig Metall Berthold Huber.

Matrimonio in bancarotta. Tra Fiat e Chrysler potrebbe mancare solo la firma. Ma l’ormai quasi certa unione avverrà forse con il gruppo americano in piena bancarotta. “Non sappiamo ancora se l’accordo si farà” ha detto oggi Barack Obama nel discorso dei suoi primi 100 giorni da presidente e nelle vesti ufficiose di “amministratore delegato d’emergenza” delle case automobilistiche Usa salvate dai soldi pubblici. “Penso che potremmo farcela, ma c’è ancora del lavoro da fare”. Il presidente americano ha lodato il gruppo torinese: ”Il management di Fiat - afferma Obama - ha fatto un buon lavoro nel trasformare la sua industria. Speriamo di poter avere una partnership in cui i contribuenti mettano soldi per facilitare l’accordo. L’obiettivo è che Chrysler inizi a produrre le auto che i consumatori vogliono” la Casa Bianca riconosce anche ”gli enormi sacrifici” fatti dai lavoratori e si chiede se i creditori siano disposti a fare altrettanto. Per il momento c’è un’intesa, sottoscritta ieri, dal Tesoro americano con le quattro grandi banche creditrici di Chrysler: JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley, sulla ristrutturazione del debito della casa di Detroit. I crediti, pari a circa 6,9 miliardi di dollari, verrebbero svalutati a 2 miliardi con Chrysler che li pagherebbe in contanti.
Secondo l’emittente Cnbc la firma con Fiat è imminente e dovrebbe arrivare entro domani. Nel corso della giornata è attesa la ratifica da parte del sindacato United Auto Worker (Uaw) dell’accordo per il taglio dei costi raggiunto nel fine settimana. Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, il presidente americano ”prevede di annunciare domani che Chrysler farà ricorso al Chapter 11 che porterà a un’alleanza con la Fiat”. Il Chapter 11 è una parte della legge fallimentare statunitense che permette alle imprese che lo utilizzano una ristrutturazione a seguito di un grave dissesto finanziario, simile all’amministrazione controllata italiana. In pratica sembra molto difficile evitare la bancarotta per il gruppo di Detroit a meno che i piccoli creditori non rinuncino in extremis. ma l’accordo con il gruppo torinese avverrebbe lo stesso, proprio nell’ambito del Chapter 11, alla scadenza dell’ultimatum fissato dall’amministrazione Obama per il 30 aprile.

”La Fiat è pronta a trasferire la sua tecnologia di punta alla Chrysler e, dopo aver lavorato in stretta collaborazione con il mio team, si è impegnata a costruire nuove auto a basso consumo di carburante e motori qui in America”. Le parole di Barack Obama suonano come musica al Lingotto. Quella del presidente americano è piú di un’apertura per l’azienda italiana. Di fatto il governo americano ha già dimostrato il suo potere di influenza sui giganti dell’auto made in Usa, chiedendo e ottenendo le dimissioni di Rick Wagoner, ad della General Motors. L‘intesa con Fiat dello scorso gennaio viene considerata dalla squadra di Obama cruciale per le sorti di una Chrysler vicina alla bancarotta.
L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne ringrazia Obama ”per il suo incoraggiamento” e parla di un’alleanza che non solo permetterà a Chrysler di rafforzare la propria solidità finanziaria, ma contribuirà anche a salvaguardare posti di lavoro negli Stati Uniti e riuscirà ad accelerare in modo significativo gli sforzi per produrre veicoli a basso consumo”. L’accordo di gennaio, definito ”una pietra miliare” da Marchionne, prevede che il gruppo torinese, in cambio di tecnologia per auto di piccole dimensioni, abbia una quota iniziale del 35% nel capitale della Chrysler senza alcun investimento in contante. L’alleanza prevede che i due gruppi sfruttino le rispettive reti di distribuzione e dà in questo modo alla Fiat la possibilità di accedere in futuro al mercato Usa, dove da tempo vuole portare l’Alfa Romeo ma anche la Cinquecento. Secondo il Wall Street Journal, la quota di Fiat in Chrysler sarebbe inizialmente pari al 20% in base al nuovo accordo che le due case automobilistiche starebbero trattando in queste ore.
La Chrysler, fondata nel 1925, è uno dei principali gruppi automobilistici mondiali, che ha controllato per anni il marchio italiano Lamborghini. Nel 2007 si è conclusa l’alleanza con i tedeschi della Daimler, tramite la cessione dell’azienda americana a un fondo di private equity, Cerberus. Prima che la crisi del mercato accelerasse un declino in atto da tempo.
La borsa non ha reagito con favore alle notizie in arrivo da Washington, con il rischio bancarotta evocato per i giganti dell’auto: il titolo della casa torinese ha perso il 9,35%, in linea con i cali delle altre case automobilistiche in Europa. Le azioni della General Motors, antico partner di Fiat, hanno registrato un vero e proprio crollo a Wall Street: -25,97%. Scetticismo anche da parte dei lavoratori italiani: dal segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo: ”l’intesa non cambia molto per l’Italia e per i lavoratori. E’ un’opportunità per la Fiat, ma bisogna verificare se le condizioni poste dall’amministrazione americana siano più impegnative di quanto il Lingotto avesse immaginato. Non bisogna sottrarre risorse agli investimenti in Italia e in Europa” commenta il segretario generale della Fiom di Torino, Giorgio Ariaudo.