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Maurizio-Prato

Per la vendita di Alitalia due anni di stop and go

Il ritiro della proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France-Klm è solo l’ultimo atto di due anni ricchi di colpi di scena. Ecco una cronologia con le tappe delle procedure di vendita:
- 23 novembre 2006 - Il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta, annuncia che sono stati avviati “colloqui esplorativi” per una alleanza su richiesta di Alitalia.
- 1 dicembre - Il Consiglio dei ministri decide la cessione di una quota di controllo della compagnia.
- 29 dicembre - Il Tesoro pubblica l’invito a presentare manifestazioni di interesse.
- 17 gennaio 2007 - Il Cda decade dopo le dimissioni di Jean-Cyril Spinetta. L’ad Giancarlo Cimoli resta per l’ordinaria amministrazione.
- 9 febbraio - Berardino Libonati presidente di Alitalia.
- 13 febbraio - Cinque le cordate in gara per la fase di presentazione delle offerte non vincolanti: AP Holding di Carlo Toto con il supporto di Intesa-Sanpaolo; il fondo salva-imprese di Carlo De Benedetti Management & Capitali; Matlin Patterson Global Advisers; Texas Pacific Europe; Unicredit Banca Mobiliare.
- 16 aprile - Le cordate si riducono a tre: Tpg, Aeroflot e Ap Holding presentano al Tesoro le proprie offerte preliminari non vincolanti.
- 27 giugno - Aeroflot annuncia il ritiro dalla gara.
- 17 luglio - AirOne lascia la gara che, di fatto, fallisce.
- 31 luglio - Libonati si dimette, arriva Maurizio Prato.
- 30 agosto - Il cda vara un “piano di sopravvivenza” con esuberi tagli di voli e ridimensionamento di Malpensa.
- 25 settembre - Prato avvia la ricerca di acquirenti, “a tutto campo”.
- 21 dicembre - Il cda sceglie Air France-Klm per la trattativa in esclusiva per la cessione del 49,9% del Tesoro.
- 30 gennaio - Il cda di Alitalia approva il budget 2008 e conferma la necessità di una ricapitalizzazione da 750 milioni a metà 2008 per contenere l’insostenibile trend di perdite.
- 31 gennaio - Air One fa ricorso al Tar del Lazio contro l’esclusiva a Air France-Klm nella trattativa con Alitalia. La richiesta di sospensiva viene rigettata dal Tar a febbraio e poi dal Consiglio di Stato a marzo.
- 5 febbraio - La Sea chiede un risarcimento danni ad Alitalia di un miliardo e 250 milioni di euro per la vicenda Malpensa. Alitalia annuncia dal 31 marzo il taglio di 180 voli sui 350 operativi sullo scalo milanese.
- 6 febbraio - Prodi dice che andrà fino in fondo per raggiungere l’accordo con Air France-Klm.
- 14 febbraio - Air France-Klm fa sapere che andrà avanti solo se il futuro governo italiano sarà a favore delle nozze con Alitalia , altrimenti “ci fermeremo”.
- 10 marzo - Il cda di Air France-Klm autorizza la presentazione per il 14 marzo di una offerta soggetta a condizioni sospensive tra cui l’accordo con i sindacati e garantisce che Alitalia resterà una compagnia di bandiera.
- 14 marzo - Al termine delle otto settimane di trattativa in esclusiva, Air France-Klm presenta l’offerta vincolante.
- 15 marzo- Alitalia dice sì all’offerta francese dopo un lunghissimo cda. Per tutta l’operazione Parigi mette sul piatto poco più di 1,7 mld; il prezzo di acquisto è di 138,5 mln.
- 17 marzo anche il Tesoro dice sì all’offerta
- 18 marzo - Comincia tutta in salita la trattativa con i sindacati mentre il titolo della compagnia continua a crollare in Borsa: in due sedute ha perso quasi il 50%.
- 19 marzo - Spinetta annuncia che gli esuberi sono 2.100. Intanto la vicenda Alitalia è diventata oggetto di campagna elettorale.
- 20 marzo- Il leader del Pdl rilancia la cordata italiana con Air One e Intesa, ma la banca smentisce.
- 21 marzo - La Sea annuncia che non rinuncerà all’azione legale contro Alitalia per l’abbandono di Malpensa.
- 24 marzo- Air France è pronta a trattare ad oltranza con i sindacati, anche oltre il termine stabilito del 31 marzo.
- 28 marzo- Air France presenta una nuova proposta ai sindacati ma gli esuberi restano 2.100. Intanto il cda Alitalia certifica che la cassa si è ridotta a febbraio di altri 102 milioni, che ne sono rimasti 180 milioni ma che arrivano 148 milioni grazie ad un rimborso fiscale e alla dismissione di tutte le azioni detenute in Air France-Klm (con cui aveva uno scambio azionario del 2%).
- 31 marzo- Alitalia proroga a 2 aprile confronto con sindacato. Ma la Uil lascia il tavolo.
- 2 aprile-Sindacati presentano proposta,Air France si ritira
- 4 aprile - Berlusconi chiede che Alitalia resti italiana e dice che esiste la possibilità di una cordata italiana anche se lui se ne terrà fuori
- 10 aprile - Nuovo incontro a Palazzo Chigi per i sindacati. Il governo spinge per Air France (proposta “buona e percorribile”, ma Berlusconi si dice ancora contrario.
- 14 aprile - Il Pdl e la Lega vincono le elezioni e conquistano la maggioranza alla Camera e al Senato.
- 16 aprile - Berlusconi riapre ad Air France ma - dice - “con pari dignità”
- 17 aprile - Gianni ed Enrico Letta si incontrano per studiare una soluzione bipartisan al nodo Alitalia.
- 18 aprile - L’Ue chiede che il prestito ponte venga fatto a condizioni di mercato, altrimenti sarà un aiuto di Stato. Berlusconi incontra Putin in Sardegna e rispunta l’ipotesi Aeroflot.
- 21 aprile - Air France-Klm comunica che “gli accordi contrattuali annunciati il 14 marzo scorso con l’obiettivo di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Alitalia non sono più validi”.

Il day after dell’Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.)


Ore 11, vertice straordinario sull’Alitalia a palazzo Chigi con il sottosegretario Enrico Letta (Romano Prodi è al summit Nato di Bucarest), Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro dei Trasporti Enrico Bianchi e quello dello Sviluppo Pier Luigi Bersani. Si tenta di recuperare in extremis la trattativa con l’Air France. Ore 13, consiglio d’amministrazione “d’emergenza” per valutare la situazione dopo l’abbandono del presidente e amministratore delegato Maurizio Prato. Ore 15, i sindacati - che chiedono un incontro urgente al governo - tengono una conferenza stampa: le otto sigle vogliono dire la loro verità sul fallimento del negoziato con il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, dopo la presentazione di una controproposta giudicata irricevibile dal top manager francese. Ma è scontato che dal fronte sindacale partiranno pesanti accuse anche contro i politici, e soprattutto contro un governo fino a ieri considerato amico.
Il day after della compagnia di bandiera è fatto di una miscela velenosa ed esplosiva di adempimenti urgenti (il cda vorrebbe presentarsi dimissionario, ma il Tesoro chiede di garantire la continuità gestionale attraverso un manager interno o esterno) e regolamenti dei conti a pochi giorni dalle elezioni. Tutto ciò ancora prima di guardare al futuro dell’azienda, alla difficilissima ripresa di un negoziato con l’Air France, all’apparire miracolistico di quella cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi per il dopo voto, o all’affacciarsi di qualche interlocutore interessato, tipo la Lufthansa. Anche se da qui a breve la prospettiva tecnicamente più concreta resta il commissariamento, come fu fatto con successo per la Parmalat. Ma l’azienda ex di Calisto Tanzi ha saputo brillantemente riprendersi (sia pure con bagno di sangue degli azionisti) perché tutti, dal commissario Enrico Bondi al ricco indotto del Nord fino ai sindacati mostrarono senso di responsabilità. Molto pragmatismo, zero politica. Tutto il contrario dell’Alitalia, insomma.
Infatti già in queste ore, nell’attesa delle decisioni urgenti, volano gli stracci nella politica. I sindacati, appunto, ce l’hanno con il governo. Ma anche nell’esecutivo ed in particolare nella maggioranza dell’Unione, ormai agli sgoccioli, è tutto uno scambiarsi di accuse. Il bersaglio principale è Padoa-Schioppa, tacciato dai sindacati di “irresponsabilità” per il suo duro interventi di ieri alla Camera nel quale ha dipinto l’Alitalia non come un’azienda ma un ente di beneficienza. Non solo il fronte sindacale ce l’ha con il ministro. Anche Walter Veltroni, senza dirlo apertamente, giudica pericolosa e dilettantesca la conduzione della trattativa da parte del Tesoro e di palazzo Chigi. Il candidato del Pd, alla vigilia del voto, si trova tra i piedi una rogna non da poco, che oltretutto coinvolge direttamente due regioni-chiave , la Lombardia (già persa) e il Lazio (in bilico).
Padoa-Schioppa è un tecnico e può scrollare le spalle, non così Prodi, che in prima battuta ha sferrato ai sindacati un attacco durissimo: “Un grave errore il loro, un azzardo ai limiti dell’irresponsabilità per il quale si rischiano conseguenze pesantissime”. Insomma, Prodi protegge il suo ministro sulla linea “o Air France o il baratro”. Invece la Sinistra Arcobaleno non ci sta, difende i sindacati, attacca il governo. Ed un ministro che dell’estrema sinistra ha fatto parte fino a pochi giorni fa, prima dell’adesione al Pd, il responsabile dei trasporti Bianchi, ha anche lui il dente avvelenato con Padoa-Schioppa e Prodi. In sostanza, a suo avviso, l’avere imposto alle parti tempi strettissimi, oltre al comportamente poco chiaro in alcune vicende (tipo il “regalo” all’Alitalia degli slot liberati a Malpensa), sono errori imperdonabili.
Naturalmente all’esterno la parola d’ordine è un’altra: dare la colpa a Silvio Berlusconi e alle sue continue ingerenze nella trattativa. Alla promessa di una cordata tricolore che per ora non si vede. E’ chiaro che non mancheranno problemi neppure per il Cavaliere: se vince le elezioni eredita da questo governo anche la polpetta Alitalia, e soprattutto dovrà dimostrare se la sua cordata è vera o è un bluff. Difficile però pensare che la Cgil, la vera artefice del rilancio che ieri ha fatto scappare Spinetta dalla trattativa, abbia agito di sponda con Berlusconi.
Si tratta, almeno per ora, dell’ultimo atto di una coalizione tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla Padoa-Schioppa e consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che invece ricompare come una beffa sulla scena. Tre dei quattro partecipanti al summit di palazzo Chigi sono del resto esponenti del Pd veltroniano: Letta, Bersani e Bianchi. Senza contare Epifani. A pochi giorni dal voto, uno spot al contrario che proprio non ci voleva.

Alitalia: si dimette Prato, rischio commissariamento

Aereo Alitalia all'aeroporto di Fiumicino a Roma
Spinetta rinuncia. L’affare Alitalia salta. Prato si dimette. E incombe il rischio commissariamento. “È una sconfitta per il Paese” commenta a caldo il leader della Cgil Gugliemo Epifani. Il patron di Air France Klm, Jean Cyril Spinetta aveva subordinato l’offerta per comprare Alitalia al preventivo raggiungimento di un accordo con le organizzazioni rappresentative della maggioranza del personale di terra e personale di volo. E il termine scadeva oggi. Dopo gli sforzi fatti per rendere più digeribile un’offerta che i sindacati avevano respinto nella prima e seconda stesura, i rappresentanti dei lavoratori hanno presentato una controfferta. Che per Spinetta è stata “non accettabile”. Non solo perché “sono contrario a livello personale” ha spiegato “ma non rientra nel mio mandato”. Una rottura dei negoziati “che non dipende da noi” ha commentato con rammarico Spinetta ribadendo che l’acquisizione di Alitalia “è un progetto nel quale credevo profondamente e nel quale continuo a credere perché avrebbe permesso all’Alitalia di ritrovare rapidamente la strada per una crescita redditizia”.

Il colosso d’oltralpe ha un forte interesse per il mercato italiano, ma la controproposta dei sindacati “volta a mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie” e cioè quelle di terra, “è incompatibile con l’obiettivo di un rapido ritorno alla redditività” ha spiegato il gruppo franco-olandese. Uno schema “completamente nuovo” per il quale Air France “non ha ricevuto alcun mandato dal suo consiglio di amministrazione” spiega un comunicato. Le otto sigle sindacali chiedevano, oltre a che non venissero chiuse le attività cargo e che fossero messi a terra un numero inferiore di aerei, che la finanziaria del Tesoro Fintecna partecipasse all’aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e conferisse l’intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla “Nuova Alitalia”. Sarebbe stato proprio questo punto, con la prospettiva di una percentuale troppo alta della presenza dello Stato italiano tramite Fintecna nella holding, a far dire di no a Spinetta. Che, alzandosi dal tavolo, ha detto: “Finisce qui” sfilando via assieme al suo staff.

Ora il rischio commissariamento si fa più reale. Maurizio Prato ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente e amministratore della società e per domani è convocato il consiglio di amministrazione che potrà assumere “le necessarie ed opportune determinazioni”. Sulla base delle decisioni del cda spetterà poi all’azionista di maggioranza, cioè il ministero dell’Economia, prendere eventuali misure. In queste ore, dal fronte sindacale, è rimbalzata l’ipotesi della convocazione di un consiglio dei ministri straordinario. Il portavoce di palazzo Chigi, Silvio Sircana ha però escluso che avvenga già questa sera.

In mattinata il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, parlando alle commissioni Bilancio, Attività produttive e Trasporti della Camera aveva detto che “quella di Air France è l’unica carta, l’unica offerta concreta” e se non andasse in porto “è ipotizzabile il ricorso alla legge Marzano, l’unica in grado di affrontare la crisi di una grande azienda”. L’amministrazione straordinaria come soluzione perché, aveva avvertito il ministro, senza un accordo con Air France, “un prestito ponte” anche a prescindere dai chiari profili di illegittimità comunitaria “non sarebbe praticabile”.

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Alitalia: si tratta fino al 2 aprile. Ma senza la Uil


Dopo la rottura del fronte delle nove sigle sindacali (con la Uil che abbandona il tavolo della trattativa), ecco il rinvio. Il confronto tra Alitalia, Air France e sindacati, fissato per oggi alle 12 alla Magliana, è slittato. La riunione è stata infatti posticipata a domani alla stessa ora: ultimo giorno utile fissato da Alitalia e Air France per trovare un’intesa. A quanto si apprende il rinvio è stato comunicato dalla compagnia ai sindacati per “approfondimenti”.

Ieri sera, nel corso della riunione ristretta con il presidente di Alitalia Maurizio Prato e il numero uno di Air France-Klm Jean-Cyryl Spinetta, i sindacati avevano posto sul tavolo negoziale la richiesta di rivedere i nodi cruciali del piano presentato dal gruppo franco-olandese relativo alla flotta, agli investimenti, al cargo e alla partita degli esuberi. Sempre ieri, la Uil aveva abbandonato il tavolo. E che l’attesa cresca lo dimostra la sospensione del titolo in Borsa, dove Alitalia segna un progresso teorico del 10,42% a 0,52 euro.

A giudicare “positivo” lo slittamento a domani del confronto dei sindacati con i vertici di Air France-Klm e Alitalia è il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, perché “significa che stanno ragionando”. Secondo il presidente dell’Associazione dei piloti “é meglio aspettare piuttosto che incontrarsi e perdere tempo, in un confronto fotocopia di quello di ieri” e cioè di stallo “con uno scontro inutile e senza passi avanti”.

Continua intanto a far discutere la questione Malpensa. Un secco no alla “cancellazione” dello scalo milanese arriva da Gianfranco Fini. “Discutere oggi delle sorti di Malpensa con l’Expo alle porte è una cosa lunare, visto che arriveranno milioni di persone” dice il leader di An “andrebbe fatto capire anche a Spinetta e compagnia”. Mentre Walter Veltroni ribadisce che la vicenda Alitalia “non dovrebbe entrare in campagna elettorale”.

Alitalia, piano confermato. Altri due giorni di confronto con i sindacati

Le code degli aerei delle due compagnie all'aeroporto di Fiumicino
La riunione ristretta nella sede della Magliana tra il numero uno del gruppo Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, l’amministratore delegato di Alitalia, Maurizio Prato, e un rappresentante per ciascuna delle sigle sindacali presenti al tavolo, è terminata con un nulla di fatto. E con la Uil che si è alzata, abbandonando la sala. Ma la trattativa proseguirà domani. Un nuovo incontro è previsto per le 11 e, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, Spinetta darà delle risposte sulla rimodulazione della flotta e del perimetro Az Servizi.
“Stanotte rifletterò, fatelo anche voi”, ha detto Spinetta ai sindacati, “il piano è confermato, ora sta a voi fare le osservazioni”. Insomma, la partita è ancora aperta.
“Sul merito”, ha riferito il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari, “oggi non c’è stata alcuna novità. La nota positiva è che si continua a trattare”. Anche secondo il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, “oggi non si sono aperti spiragli ma, finalmente, si sono messi i temi sul tavolo e sembra ci si voglia confrontare sulle questioni vere”. Più ottimista il segretario generale dell’Ugl, Roberto Panella, secondo il quale “Spinetta ha capito che la logica del muro contro muro non porta da nessuna parte”.

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Quanto ci costa regalare Alitalia ai francesi

Alitalia divorata da Air France
Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le clausole imposte dall’Air France- Klm per assorbire l’Alitalia. Una cifra in gran parte da pagare sull’unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero dell’Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di chiudere il contenzioso fra la Sea e l’Alitalia. L’azienda che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio un’azione di risarcimento da 1,25 miliardi per “danno emergente e lucro cessante”, cioè per l’abbandono dello scalo milanese da parte della compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell’Air France-Klm, pretende dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto, che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al “lucro cessante”, ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere all’Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell’accordo con l’Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell’Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c’è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento.

È in realtà lo scoglio, anzi un’enorme barriera, contro cui pare destinata a infrangersi l’intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l’ok sindacale l’assorbimento dell’Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L’ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell’Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e almeno 500 nell’Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l’Alitalia, come l’Atitech di Napoli, e l’indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l’anno per ogni addetto.
I desk della compagnia aerea Alitalia, all'aereporto di Malpensa | Ansa

Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso dall’Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere all’intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l’anno se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700 dipendenti dell’Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato dalle ceneri dell’Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire.

A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell’accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell’offerta “cash” per le azioni Alitalia da parte dell’Air France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l’incrocio tra perdita di valore in questi tre mesi dell’Alitalia e calo della capitalizzazione dell’Air France-Klm in borsa: l’offerta è infatti di un’azione Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo trascina un’ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per cento dell’eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l’1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l’anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia.

E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della Lombardia l’impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull’economia della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento.
Il patron di Air One, Carlo Toto
È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. “La sola Malpensa vale dieci volte l’Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi” protesta Di Pietro. “Questa operazione non ha senso”: Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l’Alitalia. Questione che si scontra con un’altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo.
A sinistra si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se “Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall’Alitalia”. Se insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell’Alitalia o una cordata tricolore che risorga all’orizzonte. Berlusconi è tra i pochi a crederci.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia. - Il FORUM

Alitalia, scende in pista Berlusconi e ferma il decollo per Parigi

Un Boeing 747 dell'Alitalia
Berlusconi rompe il silenzio su Alitalia e va all’attacco: la proposta di Air France ”è irricevibile”, dice e suona la riscossa del tricolore. ”E’ venuto il momento che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti”. Il Cavaliere pensa, in particolare, all’offerta di Air One come una delle iniziative possibili. Una ipotesi che in nottata rafforza chiarendo che la compagnia aerea francese rinuncerà all’acquisto del vettore italiano per lasciare spazio al rilancio di Toto e di una cordata di imprenditori che dovrebbe comprendere Banca Intesa e vede anche l’interessamento dei suoi figli.
E’ quindi scontro con Romano Prodi, che ieri in serata, come ha reso noto lo stesso Berlusconi, ha cercato telefonicamente il Cavaliere.
Per ora, risponde il Professore, quella di Air France ”è l’unica proposta. Se Berlusconi non è d’accordo presenti un’altra soluzione”. Il che significa avere un piano e poi fare un’opa che deve essere valutata e accettata dal Tesoro, chiarisce Palazzo Chigi.
Le posizioni di Berlusconi sono invece ”inaccettabili” per il ministro Pierluigi Bersani, che ha definito ”irresponsabile” l’atteggiamento del leader del Pdl.
Romano Prodi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sono infatti convinti che se dovesse saltare la trattativa con Parigi, il destino della compagnia di bandiera si ridurrebbe al commissariamento. E il fallimento sarebbe dietro l’angolo. Scenario che va evitato a tutti i costi. Certo, spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve ”gradualità”. E poi se Alitalia non può avere due hub, l’Italia invece - sostiene - può.
Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c’è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa. Il numero uno di Air France Jean-Ceryl Spinetta, ha chiuso definitivamente la porta a qualsiasi ripensamento. E questa, insieme al capitolo cargo, è una delle condizioni ”inaccettabili” per il Pdl. Ma il consenso di Fi, An e Lega è considerato da Parigi necessario.
Nonostante la dura presa di posizione di Berlusconi, non è comunque ancora detta l’ultima parola. Due infatti sono le anime che in questi giorni si stanno confrontando: da una parte il Carroccio e la ‘carica’ dei lombardi, dall’altra Gianni Letta e Giulio Tremonti. Il consigliere politico del Cavaliere e l’ex ministro dell’Economia sarebbero infatti più inclini a favorire la chiusura della partita Alitalia. Evitando così al prossimo governo molte grane. L’unica richiesta che sarebbe arrivata, nel corso dei contatti di questi giorni, è di mettere in campo tutta l’accortezza possibile per gestire i rapporti con i sindacati e quindi di tutelare in particolare l’aspetto occupazionale.
Quest’ultimo rappresenta un tema che sta molto a cuore anche alla sinistra della coalizione, che ne sarebbe tornata a parlare nel corso del Consiglio dei ministri di ieri mattina. Di fronte al titolare dell’Economia che avrebbe richiamato i colleghi alla dura realtà, spiegando che non esistono alternative auspicabili alla privatizzazione di Alitalia,salvo il rischio di ritrovarsi con un commissario, i ministri non avrebbero nascosto i timori. Risultato: un confronto a Palazzo Chigi vivace, a tratti dai toni ”accesi”. Indiscutibile che il destino dei lavoratori sia un tema sensibile e quindi non stupisce che sia anche stato al centro dell’incontro, avvenuto intorno all’ora di pranzo sempre a Palazzo Chigi, tra Spinetta, il presidente di Alitalia Maurizio Prato, il ministro Padoa-Schioppa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, e Prodi. Certo, non sarebbe stato l’unico: tra i capitolo affrontati anche quello delle tratte per la Cina e l’India, tagliate nel piano franco olandese.
Tornado invece al capitolo esuberi, nel corso del colloquio, secondo quanto riferiscono fonti di governo, i francesi avrebbero rassicurato gli interlocutori spiegando che l’asticella fissata intorno a quota 2000 potrebbe scendere ancora, toccando una cifra decisamente più bassa. Il governo si sarebbe detto invece disponibile a intervenire sull’unico fronte di sua competenza, facendo il massimo possibile, quello degli ammortizzatori sociali.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia.

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