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Maurizio-Sacconi

Il Pil cede il 5,9%. Berlusconi: “Media e opposizione colpevoli”

Che le variazioni registrate dal Pil sarebbero state negative era un risultato atteso. Nel primo trimestre dell’anno il valore del prodotto interno lordo è diminuito del 5,9 per cento rispetto all’anno scorso e del 2,4 per cento rispetto al precedente trimestre. Sono i risultati peggiori dal 1980, cioè dall’inizio della nuova serie storica confrontabile. Lo spiega l’Istat sottolineando che, per quanto riguarda la variazione congiunturale (-2,4%), si tratta del quarto calo consecutivo. Da Mosca il premier Silvio Berlusconi parla di un “atteggiamento colpevole” dei media che dipingono la crisi come “irreversibile e catastrofica”. Ed un comportamento “assolutamente colpevole” quello dell’opposizione, anche perché “credo che il momento peggiore della crisi sia superato”. “Sono assolutamente convinto che il governo italiano abbia fatto ciò che doveva essere fatto”, ha sottolineato il capo del governo, evidenziando di “avere l’orgoglio” che il suo esecutivo è stato il primo a sostenere la necessità che nessuna banca fallisse e che nessun risparmiatore perdesse neanche un euro.

Lo scenario europeo è grigio: il primo trimestre del 2009 è stato caratterizzato da una contrazione dell’economia, più o meno marcata, praticamente in tutte le economie avanzate e anche in alcuni paesi emergenti, come la Romania, che ha registrato la prima netta frenata dopo nove anni di crescita. Il calo del pil italiano si inserisce, dunque, in un contesto che, in Eurolandia, vede l’economia tedesca come la più colpita dalla crisi. Rispetto allo scorso anno il prodotto interno lordo della Germania è, infatti, diminuito del 6,9 per cento. La Francia è entrata ufficialmente in recessione e la Russia ha assistito ad un crollo del pil di oltre il 20 per cento rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno.

Sacconi, stop alle regioni: “Entro un mese i piani di rientro o commissariamento”

L'ospedale di Vibo Valentia

“Le Regioni impegnate nei piani di rientro dal disavanzo cumulato per la spesa sanitaria dovranno presentare atti convincenti entro il 15 giugno, altrimenti scatteranno i commissariamenti”. È il monito di Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, intervenuto al Forum PA per presentare La vita buona nella società attiva, il libro bianco sulla sostenibilità del welfare, che “avrà a valle piani di azione coerenti e illumina il nuovo piano sanitario”. Le Regioni nel mirino sono la Campania (1,25 miliardi di rosso nel 2008-2009), il Molise (133,6 milioni di scoperto nello stesso biennio), la Sicilia, con 342,3 milioni, e la Calabria, con un “buco” di 2 miliardi. “La crisi economica esalta l’accelerazione delle riforme nel Mezzogiorno e impone un maggior controllo della finanza pubblica sulle dinamiche di spesa”, sostiene Sacconi. E lancia una stoccata a Dario Franceschini, secondo il quale il Governo Berlusconi nel suo primo anno ha tagliato ben tredici miliardi di euro tra investimenti e livelli essenziali di assistenza. “Un’accusa assurda”, tuona il ministro. “Nel 2009 le risorse sono state incrementate e sono ipotizzabili 4,5 miliardi in più nel 2010-2011 rispetto al precedente patto della salute”.

Ma il Servizio sanitario nazionale è ancora sostenibile? Certamente sì, dice Sacconi, se si tiene conto della concreta politica e amministrazione delle regioni, soprattutto quelle più virtuose. In questo senso, viene in aiuto la pubblicazione di Franco Toniolo, presentato durante il convegno, sul ruolo fondamentale che le regioni hanno avuto, e hanno, per la gestione del sistema sanitario nazionale. “Un libro utile, al pari del libro bianco sul welfare, per sollecitare il risveglio di ogni cittadino per migliorare la comunità e superare la crisi che ci ha colpito”, stimola la platea il ministro.

Sacconi plaude l’intesa firmata dal suo ministero con l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro Assolavoro e i sindacati dei lavoratori “atipici” Nidil-Cgil, Alai-Cisl, Uil-Cpo, con l’assistenza tecnica di Italia Lavoro spa. “L’intesa mira alla realizzazione di un’azione sperimentale di politiche attive e passive destinata a sostenere i lavoratori “in somministrazione”, in particolare gli over 40 eventualmente con figli a carico, che non usufruiscono di ammortizzatori sociali”, spiega Sacconi. “Si tratta di una platea potenziale di circa 31 mila lavoratori/disoccupati nei periodi di ritardo nella riattivazione delle missioni che può derivare dagli effetti della crisi economica in corso”. Al centro dell’intervento, il “patto di attivazione”, gestito dalle Agenzie e sottoscritto dal lavoratore, nel quale si definisce un percorso individuale che integra sostegno al reddito, formazione per l’aggiornamento delle competenze, proposte di lavoro e sistema sanzionatorio nel caso di rifiuto di offerte ‘congrue’. “Ai destinatari di questa azione pilota viene riconosciuto un contributo economico del valore di 1.300 euro, indicativamente pari all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti”, precisa il ministro. Prevista inoltre l’erogazione di voucher formativi dell’importo di 700 euro per ciascun beneficiario dell’azione, disponibili presso le Agenzie di somministrazione.

Infine, una considerazione generale sul federalismo fiscale, utile in particolare per il Mezzogiorno, e che serve a offrire un sistema di servizi erogati sulla base di un’equa distribuzione delle risorse. In caso contrario, se una regione è inadempiente si ritorna alle urne e si cambiano gli amministratori in carica. “Il ministro Fitto ha giustamente sottolineato che l’evasione fiscale costa allo Stato italiano circa 127 miliardi di euro. Un rimedio a questo fenomeno diffuso che frena lo sviluppo dell’Italia potrebbe essere quello del federalismo fiscale e su questa strada si sta muovendo il Governo”, conclude. “Nei prossimi giorni il Governo prenderà in esame il codice delle autonomie per produrre un documento di sintesi; alle Regioni poi sarà inviato il testo del decreto legge. Il territorio, grazie anche al federalismo fiscale, è il luogo dove si ricompongono i servizi offerti alla persona, stimola il superamento del divario territoriale e rilancia l’unità nazionale anche dal punto di vista economico”.

Allarme sulla disoccupazione: l’Ocse la vede a due cifre

lavoro

Mettere le persone al centro. È questo il senso del G8 del Lavoro, il Social Summit, che fino a martedì 31 marzo discuterà a Roma delle politiche sociali, di tutela e di sostegno, necessarie per tutelare i lavoratori colpiti in tutto il mondo dalle conseguenze della crisi economica internazionale. Conseguenze che, secondo un allarme lanciato dall’Ocse, potrebbero portare dall’anno prossimo tassi di disoccupazione “a due cifre”.
Dopo i mercati finanziari e le banche è quindi ora la volta del mondo del lavoro e della sostenibilità sociale, componente fondamentale, secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, della stabilità economica. “Occorre ricostruire il circolo della fiducia, partendo dalla protezione sociale, dalle persone. Siamo qui per affrontare insieme la dimensione umana della crisi” ha sottolineato il ministro inaugurando la tre giorni del vertice “contro la quale servono misure tempestive e mirate, anche temporanee per proteggere il reddito. Misure che salvaguardino la base produttiva e l’occupazione consentendo così di affrontare anche la formazione dei lavoratori”.
Le conseguenze della crisi sono del resto già evidenti nelle stime degli istituti internazionali. Secondo l’Ilo il numero di disoccupati potrebbe aumentare di 50 milioni di persone nel 2009, dopo gli 11 milioni in più registrati nel 2008, e la recessione del mercato del lavoro potrebbe essere “prolungata” per 4-5 anni dopo la ripresa economica.
E secondo l’Ocse le prospettive non sono rosee: la ripresa arriverà nel 2010, dopo un ulteriore rallentamento quest’anno, e sarà “sottotono”, comunque sotto il potenziale dell’area.
In più il tasso di disoccupazione entro l’anno prossimo si avvicinerà - in tutti i Paesi del G8 e anche in quelli membri dell’organizzazione - a tassi “a due cifre”, cioè almeno al 10%. I sindacati mondiali temono inoltre 200 milioni di lavoratori a rischio povertà.
Come già di fronte alle previsioni di Confindustria, che “realisticamente” secondo il vicepresidente Alberto Bombassei indicavano una perdita di 500.000 posti in Italia in 2 anni, Sacconi invita però ad andarci piano con le stime: “Andrei cauto con le diverse previsioni che continuano ad essere prodotte”, ha detto “perchè spesso le stesse organizzazioni che le fanno sono costrette a correggerle. Non aiuta il continuo prodursi di previsioni in sequenza l’una con l’altra”. Di fronte ai “deficit della politica” sulle tutele sociali, i sindacati mondiali, anche loro seduti al tavolo del summit, invocano un cambiamento di rotta già al G20 di Londra e poi al G8 della Maddalena, chiedendo, per bocca del segretario generale della Uil Luigi Angeletti, di parteciparvi con un proprio rappresentante. Risposta immediatamente positiva da parte del governo: “il governo incontrerà i sindacati alla vigilia del G8 alla Maddalena, così come fece a Genova”, ha assicurato Sacconi. “Questa è una testimonianza dell’importanza attribuita dal premier Silvio Berlusconi al dialogo sociale”.

Inps: conti a posto e sistema in equilibrio. Non serve una riforma delle pensioni

La sede dell'Inps

Il governo non ritiene questo il momento giusto per fare le riforme pensionistiche. “Nonostante da varie parti, anche da parte di molti editorialisti, ci venga chiesta una stagione di riforme del sistema pensionistico, non è questo il momento per riforme strutturali”. A ribadirlo stamattina il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante la presentazione del Rapporto annuale 2008 Inps a Montecitorio. Sacconi ha detto che più avanti le riforme dell’età potranno esserci, ma ora “durante questo periodo di crisi economica, di cui non abbiamo una previsione di quanto possa durare, le riforme determinerebbero un’insicurezza perché avrebbero bisogno di un periodo di transizione”.
Il presidente Gianfranco Fini, nel suo intervento da padrone di casa ha sostenuto l’importanza di una riforma del sistema pensionistico spiegando che questa “è doverosa”, ma al tempo stesso ha messo in guardia contro un aggressione “le pensioni non possono essere aggredite ed erose progressivamente perché sono un vero e proprio ammortizzatore sociale per tutti i nuclei familiari, spesso mono reddito, al cui interno è sempre più presente la componente dei giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro”. Per Fini “è necessario conciliare obiettivi di solidarietà con l’equilibrio dei conti pubblici” e per questo “le prestazioni dei servizi sociali vanno adattate alle nuove situazioni demografiche”. E quindi “garantire la previdenza significa che non venga frustrato dal legislatore quanto è stato faticosamente costruito nel tempo. Altrimenti sarebbe priva di contenuto la tutela nei confronti di chi ormai ha speso le sue migliori energie lavorative e, per natura o legge, non è più in grado di ricostruire una sua posizione assicurativa”. Poi la terza carica dello Stato ha lanciato la proposta di un patto generazionale: “Destinare più risorse pubbliche per le politiche del lavoro sarà più agevole se le forze sociali condivideranno un nuovo patto generazionale, in cui si accetti di lavorare più a lungo, in cambio di un welfare più in sintonia con le odierne esigenze della società”.
Quindi la relazione vera e propria in cui il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha spiegato che “i conti dell’Istituto sono in ordine per le pensioni e non c’è nessuna necessità di riforma”. Per Mastrapasqua “Il bilancio 2008 presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. E sull’opportunità di una nuova riforma delle pensioni ha aggiunto: “La risposta spetta al Parlamento, al governo e alle parti sociali. Io mi permetto solo di rammentare che un troppo frequente intervento su questa materia rischia di incrinare il necessario rapporto di fiducia tra generazioni: il sistema delle pensioni ha bisogno di tempi certi, fare riforme ogni due anni rischia di compromettere la capacità di guardare al futuro con la necessaria fiducia e certezza”.
Guardando agli obiettivi futuri il presidente Inps ha parlato di lotta all’evasione e al lavoro nero. “Il piano di vigilanza ha un solo obiettivo, ovvero combattere la piaga del lavoro nero e contrastare le collaborazioni fittizie che mascherano rapporti di lavoro dipendente” per “accertare un’evasione di almeno 1,5 miliardi di contributi, con un’emersione di almeno 100mila lavoratori attualmente in nero”. Ma controlli a tappeto anche sugli invalidi civili: l’Inps punta a “200mila verifiche entro l’anno” destinate a “far recuperare almeno 100 milioni di euro e si tratta di una stima assai prudenziale, dal momento che le oltre 2,5 milioni di prestazioni erogate agli invalidi civili producono una spesa di circa 13 miliardi l’anno”.
Poi un accenno e un bilancio agli ammortizzatori sociali erogati nel 2008: “Nel 2008 l’Inps ha staccato assegni di disoccupazione a 1,4 milioni di persone mentre sono stati 700.000 i trattamenti di cassa integrazione”. Il lavoro dell’Inps è stato molto apprezzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha parlato di “Inps dei primati” guidata da Mastrapasqua: “Questa Inps, a differenza della vulgata di una volta, deve essere da esempio e di modello per tutto il Paese”.
Nel corso del convegno che si è svolto a Montecitorio è stata ricordata la figura di Marco Biagi, il giuslavorista barbaramente ucciso proprio il 19 marzo di sette anni fa. E se Fini e Letta ne hanno ricordato la figura di “grande studioso e di uomo delle riforme”, Sacconi ha rivelato che domani la sede del suo ministero verrà intitolata proprio alla sua memoria. E inoltre “gli dedicheremo il nuovo libro bianco rivolto ai valori di un nuovo stato sociale”.

Marcegaglia va a Palazzo Chigi e ammette: “Abbiamo visto soldi veri”

Emma Marceglia

Le imprese avranno “soldi veri”. Presto, forse già domani o dopodomani, il governo varerà un fondo di garanzia da 1,3 miliardi per le piccole e medie imprese in grado di garantire, con la leva finanziaria che sono in grado di generare i confidi, 60-70 miliardi di crediti. Soddisfatta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell’incontro di quasi due ore con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e una nutrita rappresentanza di ministri, da quello dell’Economia, Giulio Tremonti, al titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, fino al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Un faccia a faccia invocato più volte dagli industriali nel corso della scorsa settimana, fino al grido di allarme sulla “vera emergenza” e sulla necessità di “soldi veri” lanciato nel week end a Palermo al convegno della Piccola Industria, il cui presidente Giuseppe Morandini era oggi seduto al tavolo di Palazzo Chigi. “Incontro positivo, costruttivo. Su alcuni punti abbiamo visto soldi veri, altri arriveranno. I lavori continueranno in modo spedito e veloce per arrivare a soluzioni concrete nei prossimi giorni”, ha detto la presidente riportando l’impegno del governo a sostenere le imprese. Accanto al fondo di garanzia, mirato a risolvere il problema numero uno, quello della liquidità, che potrebbe arrivare come emendamento al decreto sugli incentivi auto, l’esecutivo ha così assicurato che nei prossimi giorni sarà innalzata da 560.000 a un milione di euro la soglia di compensazione debiti-crediti con l’erario.

La Cassa depositi e prestiti metterà a disposizione 5 miliardi per finanziare la ricerca e “altri fondi per gli investimenti nelle infrastrutture”. Tutti stanziamenti, ha precisato Marcegaglia, finora inutilizzati e che saranno adesso “velocemente a disposizione delle pmi”. Infine Confindustria ha anche ottenuto “assicurazione sull’emendamento per una deroga temporanea al patto di stabilità interno, in modo che i Comuni virtuosi possano fare investimenti nelle piccole opere”, in quelle infrastrutture cioé immediatamente cantierabili, in grado di rilanciare il settore dell’edilizia. Restano invece in sospeso il nodo, fondamentale per la Confindustria, dei crediti della p.a. (calcolati dalle imprese in circa 60 miliardi di euro) e la proposta, più volte avanzata da Marcegaglia, di detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Su quest’ultimo punto “è in corso un approfondimento”, ha detto la presidente degli industriali, mentre dello sblocco dei crediti dell’amministrazione pubblica si potrebbe parlare al prossimo incontro sul credito che il ministro del Tesoro convocherà il 25 marzo, a seguito del primo Credit and Liquidity Day.

Ammortizzatori, il governo trova l’accordo con le Regioni per 8 miliardi

Pensione dell'Inps

Accordo raggiunto: Governo e Regioni firmano il sugli ammortizzatori sociali: 8 miliardi, di cui 2.6 dalle Regioni. “Sono orgoglioso e soddisfatto, perchè oggi governo e regioni hanno raggiunto un accordo su tre temi, a cominciare da quello degli ammortizzatori sociali. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di confronto politico e tecnico serrato”. Ad annunciare l’intesa raggiunta dopo un serrato confronto, è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi prima del Consiglio dei ministri: “Abbiamo raggiunto la cifra di 8 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali ove ce ne fosse bisogno”.
“Siamo qui per comunicare dei fatti importanti, anche in risposta di chi sostiene che questo governo non sia capace di realizzare cose concrete: credo davvero che nella storia della Repubblica nessun governo abbia messo a punto tanti risultati quanto questo governo è riuscito a fare nei primi mesi della sua gestione”. Si dice soddisfatto il premier Berlusconi del lasvoro portato avanti da Palazzo Chigi per affrontare la crisi. Le istituzioni, con l’accordo raggiunto sugli ammortizzatori sociali, “hanno dato ottima prova di sé”. L’intesa, aggiunge il premier, “sancisce un livello di collaborazione mai visto” e “afferma il principio che le responsabilità vanno assunte congiuntamente”.

Il confronto finale è iniziato intorno alle 20, e ha avuto una prima interruzione, per consultazioni e riunioni a latere, dopo circa un’ora. Fino alle 22,30 si è tenuta una riunione ristretta, di una decina di persone delle due delegazioni. “Un lavoro non semplice con alcuni momenti di difficoltà ma “c’è un’intesa su un accordo nuovo”, dice alla fine un soffisfatto Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni. “Ovviamente l’accordo sarà monitorato e terrà conto di una domanda diversificata per ogni regione, con un’intesa con ogni singola regione”.

A dire della difficoltà della trattativa anche le dichiarazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine della presentazione del “Rapporto sulla sussidiarietà” presentato alla Camera: “Non credo che questo sia il momento di fare una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali che incrementi la spesa corrente”. “Non sapremo come sarà il bilancio dello Stato fra 6 mesi” aggiunge il ministro “quindi il governo non può permettersi di stanziare risorse strutturali. Impegniamoci invece per il 2009 e il 2010 a sostenere i lavoratori che perdono il lavoro e le imprese attraverso una leale collaborazione con le Regioni”. Sacconi conferma la disponibilità data ieri dal Governo in un question time sugli ammortizzatori sociali. “Ci sono fondi che ragionevolmente possono raggiungere gli 8 miliardi di euro nel biennio in questione, tali da consentire di integrare il reddito a coloro che perdono il lavoro e di aggiungervi investimenti sulla formazione per renderli nuovamente occupabili”.

Le garanzie richieste dalle Regioni al Governo riguardavano principalmente cassa, liquidità e copertura attraverso le risorse nazionali degli ammortizzatori in deroga.
Per il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani: “Si è compiuto un passo molto importabnte e le regioni hanno dimostrato una grnade serieta’ e dato una risposta concreta ai tanti lavoratori senza la protezione dalla cassa integrazione ordinaria”.

Statali: sì al contratto per i ministeriali e insegnanti. La Cgil non firma

lavoratori della funzione pubblica

Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula, dopo l’ok del governo e della Corte dei Conti, è avvenuta all’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubblica amministrazione.

I contratti, per entrambi i comparti, non sono stati sottoscritti dalla Cgil. Per quanto riguarda il contratto relativo al personale dei ministeri anche Rdb-Cub e Cse non hanno firmato. Lo sciopero indetto dalla Fp-Cgil per il 13 febbraio, insieme alla metalmeccanici della Fiom, è dunque confermato: “Questo” ha affermato Alfredo Garzi Garzi segretario nazionale della funzione pubblica della Cgil “non fa che rafforzare le ragioni dello sciopero. Il futuro dei servizi è messo in discussione dalle politiche dei tagli del governo. Scendiamo in piazza, unitamente alla Fiom, anche contro le scelte economiche del governo che non danno le garanzie che servono ai lavoratori per fronteggiare la crisi. Entrambe le categorie sono impegnate ad ottenere garanzie certe”.

La Flc-Cgil ha firmato invece una “Dichiarazione a verbale” nella quale spiega il perché del suo “no”. L’accordo” dice “non adegua gli stipendi all’inflazione reale, riduce il Fondo di istituto per le scuole, non rispetta nessuno degli impegni assunti con il contratto di lavoro precedente (personale precario, personale Ata transitato dagli enti locali ecc…) e lascia aperte tutte le sequenze contrattuali (personale estero, educazione degli adulti, compensi ore eccedenti l’insegnamento e aree a rischio)”.
La replica del ministro del Welfare Maurizio Sacconi non si fa attendere: “Mi sembrano le accuse di un partito politico di opposizione della sinistra radicale”, ha ribadito. “L’ultima volta che la Cgil e il partito comunista dissero che volevano una politica industriale era la fine degli anni ’70 quando avevano un’influenza” continua Sacconi. “Imposero una linea che voleva la sparizione del sistema moda, dell’arredo, di tutti quei settori che definivano allora maturi e che poi in realtà erano e sono ancora grande motivo di crescita dell’economia”.
E ancora: il fatto che oggi sia stato rinnovato il contratto del pubblico impiego ancora senza la Cgil, per Sacconi, “conferma un’antistorica posizione” del sindacato di Corso Italia “ancorata ad un vecchio approccio ideologico che si isola dalle altre organizzazioni sindacali e io credo anche da larga parte dei lavoratori”.

Il contratto della scuola (biennio economico 2008-2009) consente di mettere subito nella busta paga del personale 70 euro medi a dipendente (corrispondenti all’inflazione programmata dal Governo per il 2008 e 2009, cioé pari al 3,2%). In una nota allegata Aran e sindacati convengono sulla “necessità di rivedere, nel prossimo rinnovo contrattuale, l’attuale struttura della retribuzione allo scopo di semplificarne il contenuto anche in relazione ai diversi ambiti di intervento della contrattazione nazionale finalizzata alla definizione delle componenti fisse della retribuzione e della contrattazione integrativa volta a definire il salario accessorio per la valorizzazione della qualità della prestazione lavorativa”.
Il testo dell’accordo, che ha una forma sperimentale per i prossimi quattro anni, racchiude in 19 punti le nuove regole della contrattazione collettiva che sostituiscono l’accordo siglato nel 1993 dal governo presieduto allora da Carlo Azeglio Ciampi.
Le maggiori innovazioni prevedono che il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria avra’ durata triennale, tanto per la parte economica che normativa. Per quanto riguarda la dinamica degli effetti economici sugli aumenti salariali, si stabilisce di individuare un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo (in sostituzione del tasso di inflazione programmata) un nuovo indice previsionale costruito su base europea.
Con gli incrementi concordati, gli stipendi annui vanno dai 14.904 euro per un collaboratore scolastico neo assunto (diventano 19.423 con 35 anni di anzianità) ai 19.324 di un docente di scuola dell’infanzia o primaria (28.291 a fine carriera). Un insegnante di scuola media avrà una retribuzione che varia dai 20.973 ai 31.352 euro a seconda dell’anzianità mentre un professore di liceo troverà in busta paga dai 20.973 euro ai 32.912 euro in base agli anni di anzianità.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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