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(Credits: ANSA)
È stato definito da qualcuno il concorso di bellezza più ricco del mondo. A parteciparvi non sono delle splendide ragazze in costume, ma tutti i maggiori operatori televisivi italiani che dovranno aggiudicarsi sei frequenze tv nazionali. Continua
Controcampo e Domenica sportiva addio. Invenduti i diritti radiofonici e televisivi del calcio. L’assemblea generale straordinaria di Lega calcio ha respinto all’unanimità le offerte fatte sinora.”Ci dispiace molto che i campionati di serie A e B partano senza la possibilità di vederli per chi non ha la pay tv, ma ci siamo trovati davanti a offerte che non potevano essere accettate”, ha detto l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, all’uscita dall’assemblea generale straordinaria della Lega Calcio.
Il vicepresidente e ad rossonero ha presieduto l’assemblea su proposta del vicepresidente di Lega per la B, Gianfranco Andreoletti, in assenza del presidente Antonio Matarrese, del suo vice vicario Rosella Sensi (Roma) e del vice presidente per la A Massimo Cellino (Cagliari).
Andreoletti ha poi reso noto che non sono stati venduti neanche i diritti del campionato cadetto, ma i club, anziché venderli individualmente come era possibile, “hanno deciso di dare mandato all’advisor per trattarli a livello collettivo e cercare un accordo entro le ore 19 di mercoledì 27″, ha precisato Andreoletti, “Crediamo che si possa trovare un accordo più vantaggioso con una delle due emittenti interessate ai diritti per il satellitare, e per lo stesso motivo abbiamo rigettato anche l’offerta con l’emittente interessata per la piattaforma digitale”.
Vendere i diritti tv in chiaro degli highlights di serie A oppure ritirarli dal mercato in attesa di offerte più generose? Questo era il dilemma. Che non è stato sciolto dall’assemblea generale straordinaria della Lega Calcio, con i dirigenti del pallone chiamati a esprimersi sulle offerte di Rai e Mediaset già ritenute da molti insufficienti. Confermata quindi l’ipotesi del rifiuto alle cifre proposte dalle due emittenti. Linea condivisa dai presidenti di molte società, le grandi in testa, intenzionati a incassare molti più soldi dai pacchetti ancora da vendere, cioè dagli highlights di serie B e diritti radiofonici, oltre agli highlights di A. “Temo che domenica non si vedrà il chiaro, ma non sarebbe certamente colpa nostra se ciò avvenisse” aveva anticipato Galliani al suo arrivo in Lega Calcio prima di entrare all’assemblea generale. “È impossibile”, aveva spiegato, “che un prodotto venduto a 75 milioni di euro in esclusiva a Mediaset più, non in esclusiva, alle altre emittenti possa essere valutato 20,5 milioni di euro con uno sconto del 75%.
In attesa di colpi di scena, per ora le emittenti non sembrano affatto disposte ad alzare la posta. Anzi, la Rai è pronta a ritirare le proprie offerte e a uscire da qualsiasi trattativa futura. Viale Mazzini ha infatti già rilanciato, arrivando a una cifra complessiva di 30,6 milioni (600 mila per la Supercoppa), dei quali 23,5 milioni fra serie A e B (20,5 per la serie maggiore, 1 milione per quella cadetta e 2 milioni per i diritti radiofonici). Per quanto riguarda, in particolare, gli highlights di serie A, la Rai ha offerto 7 milioni per l’esclusiva nella fascia oraria 13:30-22:30, pacchetto in cui non c’è concorrenza; e 13,5 milioni per quella fino a mezzanotte, cifra a quanto pare più alta di quella offerta da Mediaset (10 milioni) e più ricca anche rispetto ai 10 milioni complessivi (5 dalla Rai e 5 da Mediaset, rispettivamente per la Domenica sportiva e Controcampo) che sarebbero stati incassati dalla Lega per quella fascia lo scorso anno.
Anche Mediaset non ha fatto alcuna controproposta: escluso un interesse sulla fascia pomeridiana, per ora non c’è stato alcun “secondo lancio” per consentire la messa in onda di Controcampo.
Ma alla Lega, che mirava a un incasso globale di 70 milioni di euro, i conti non tornano. Il rischio che gli highlights andassero tutto o in parte invenduti si è quindi, per ora, avverata. Per la prima volta una stagione di calcio inizierà senza le trasmissioni storiche.
Cosa farà la Lega? Ritenute insufficienti le offerte potrebbe decidere di non assegnare tutti o alcuni dei pacchetti e ripetere la procedura di assegnazione, mantenendo o modificando la composizione originaria dei pacchetti oppure di attuare una diversa forma di sfruttamento dei diritti.
Anche la trattativa per il campionato di B potrebbe fermarsi: conteso da Sky e Conto Tv, l’emittente satellitare che trasmette film per adulti e che si è già aggiudicata il terzo e quarto turno di Coppa Italia. Altrimenti, i club cadetti che da mesi denunciano la crisi economica della categoria, si consoleranno con i 7 milioni di euro promessi in ogni caso dall’advisor Infront, per questa e per la prossima stagione.
La Lega Calcio si è invece riservata l’assegnazione dei diritti per le partite della Serie B e della Coppa Italia, assegnazione che, secondo Conto Tv, “sarebbe dovuta avvenire contestualmente all’apertura delle buste”, come per la Supercoppa Tim o i diritti della Tim Cup, questi ultimi assegnati alla stessa emittente satellitare. Per questo l’emittente toscana ha fatto partire un esposto alle Authority per la Concorrenza e per le comunicazioni. Nell’esposto si denuncia anche come, a meno di 24 ore dalla scadenza fissata per le offerte, siano state modificate “le linee guida” delle stesse, modifiche che “hanno costretto” l’emittente a “rinunciare” a presentare un’offerta complessiva per la Serie B, suggerendole di “ripiegare” sulla sola Tim Cup di cui si è infatti aggiudicata i diritti del terzo e quarto turno per la stagione agonistica 2008/2009 e dei primi quattro turni per il 2009/2010. Secondo l’amministratore delegato, Marco Crispino, le società cadette, in caso di mancata assegnazione del pacchetto, “tornano proprietarie degli stessi eventi e, quindi, potranno commercializzare singolarmente le partite”.
500 milioni di euro. Tanto chiede il gruppo Mediaset come risarcimento a Youtube.
Il gruppo milanese lancia la sfida al web che mette a disposizione degli internauti filmati televisivi realizzati dalle proprie reti. Per questo il Biscione ha depositato al tribunale civile di Roma un atto di citazione contro il colosso web dedicato alla condivisione dei video, di proprietà di Google, per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo. I 500 milioni di euro valgono per il solo danno emergente. Senza, cioè, considerare che questo per la principale televisione privata del Paese ha comportato anche la perdita di ricavi pubblicitari.
Secondo il Biscione, al 10 giugno, sarebbero 4.643 i filmati, pari a oltre 325 ore di trasmissione, caricati su YouTube, il sito web nato poco più di tre anni fa per condividere gratuitamente video, spesso amatoriali, con gli habituè della Web. YouTube, infatti, è nato per ospitare video realizzati direttamente da chi li carica, ma non mancano filmati di terze parti talvolta caricati senza autorizzazione, come nel caso di Mediaset.
L’accusa mossa a YouTube e al motore di ricerca Google è di illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle tre reti televisive Mediaset che, secondo le stime, hanno sottratto 315.672 giornate di visione ai telespettatori.

Il Consiglio di Lega Calcio ha preso visione delle offerte degli advisor candidati ad affiancarla nella vendita dei diritti televisivi. Interpellato da Panorama.it, l’ufficio stampa conferma che “sono arrivate in sede 12 buste contenenti offerte articolate e soddisfacenti le aspettative. L’elenco dei candidati, in ordine alfabetico, è: Dla Piper, Img Media, Infront, Innova et Bella, Lehman Brothers e Kpmg, Mediobanca, Octagon, Rai Trade, Rothschild, Sportfive, Unipol merchant, e Value Partners. “. Smentite, dunque, le notizie trapelate, secondo cui sarebbero state soltanto due le offerte arrivate in via Rosellini. “Ad ogni consigliere di Lega – aggiungono – verrà consegnata una copia delle offerte, con obbligo di riservatezza, poi si riunirà un comitato di presidenza, allargato ad Urbano Cairo e Claudio Lotito, e questo comitato dovrà valutare l’entità delle singole proposte e fare una prima scrematura. Alla fine delle consultazioni, verrà convocata l’assemblea generale per la decisione”. Non trapela nessuna cifra ufficiale, ma si sa soltanto che il presidente Matarrese vuole chiudere la partita entro tre settimane.
In ballo ci sono le immagini, in diretta e in sintesi delle partite di serie A e B, in chiaro e a pagamento, su tutte le piattaforme tecnologiche, dal satellite al digitale terrestre, da internet ai cellulari, fino al 2013. Un piatto ricco, stimato da alcune società di consulenza oltre i 2 miliardi e mezzo di euro complessivi. Ma anche il banco di prova della legge Melandri, quella che lo scorso anno ha rivoluzionato la gestione dei diritti tv del calcio togliendo la contrattazione alle singole squadre e restituendola alla Lega Calcio, la confindustria dei club del pallone. Una partita difficile perché nasce già in mezzo a polemiche e a parecchi elementi di incertezza. A creare perplessità, due cose in particolare. Intanto la mancanza di indicazioni precise su cosa viene chiesto ai candidati advisor e sui parametri in base ai quali avverrà la selezione. La seconda ragione di perplessità è nella modalità scelta per retribuire il lavoro dell’advisor: una percentuale non sul valore dell’operazione ma sulla quota di ricavi dalla vendita dei diritti che sarà eccedente gli 850 milioni annui per i tre anni, ovvero la cifra che rappresenta la richiesta ‘base’ della Lega. Al di sotto di questa cifra, insomma, nulla.
Il ritorno dei diritti tv in capo alla Lega è un passaggio molto più complicato di quanto non si immagini. Pende già, per esempio, sulla vicenda un ricorso di Sky in sede europea. “Il meccanismo uscito dall’approvazione parlamentare e il successivo decreto attuativo presentano diversi rilievi in materia di Antitrust - spiega il vicepresidente di Sky Italia Andrea Scrosati - Sky contesta che la Lega possa costruire dei pacchetti misti di partite di serie A e di B, costringendo a comprare e mettere in onda partite dal bassissimo appeal. Prima, trattando con le singole squadre, si acquistava tutto. Adesso la legge ha trasferito alla Lega solo il diritto di immagine. Chi si aggiudicherà il diritto dovrà poi andare a contrattare con le singole squadre che restano titolari del diritto di ripresa”. Altre grane arrivano dall’Antitrust che ha avviato un’istruttoria per verificare se “la Lega Calcio, anche attraverso delibere associative, abbia limitato la facoltà delle squadre del campionato di calcio di serie B di commercializzare autonomamente i diritti di trasmissione delle partite disputate, ponendo in atto condotte lesive della concorrenza e pregiudicando l’interesse degli operatori della comunicazione ad acquisire contenuti di rilievo per il proprio palinsesto”. La nuova disciplina su diritti del calcio prevede la possibilità, nella fase transitoria fino al 2010, che i singoli club vendano separatamente i diritti non ancora ceduti, sia pur previa autorizzazione della Lega stessa. In questo modo, la condotta della Lega potrebbe aver negato ai tifosi la possibilità di seguire le partite attraverso le diverse piattaforme. L’istruttoria si concluderà entro il 15 aprile 2009.
Una volta scelto l’advisor, la Lega dovrà formalizzare i pacchetti per le varie piattaforme e mandarle all’approvazione di Antitrust e AgCom. E non sarà un passaggio solo formale. Poi si comincerà a discutere di soldi. Gli 850 milioni annui chiesti dalla Lega sono tanti. La tornata attuale di diritti, che termina con il 2009, è stata quella dominata da Mediaset che ha comprato tutto, dal “chiaro” storicamente appartenuto alla Rai e al suo “90° minuto”, al satellite di Sky, che da Mediaset ha dovuto comprare le partite che trasmette. Mediaset ha speso sui 650 milioni l’anno. Ai quali vanno aggiunti i soldi pagati da Telecom per le squadre in esclusiva per il digitale terrestre di La7, un po’ di calcio sulle Iptv e sui telefonini, qualche coppa e torneo estivo. Sommando il tutto si arriva a una stima complessiva di circa 750 milioni. Rispetto ai quali gli 850 rappresentano un 13% in più. Quanto al digitale terrestre, resta un mercato povero. Il valore dei diritti infatti non si calcola in base agli spettatori, ma a quanto pagano gli utenti. In altri termini, i 4,5 milioni di abbonati Sky valgono molto di più dei 4,5 milioni di utenti con decoder del dtt: i primi pagano decine di euro al mese fisse; gli altri vedono una partita ogni tanto. È dal satellite, dalle casse di Sky, che arriva l’80% del totale dei soldi che entrano nelle case del calcio italiano. E la tv di Murdoch, in virtù della forza economica di cui gode, fa pressioni per ottenere ulteriori possibilità di sfruttamento. Ossia, sostanzialmente, più finestre: partite anche il lunedì, il venerdì e forse anche il mercoledì. Come fanno in Inghilterra, il modello da seguire visti anche i risultati che incassa. Dai diritti tv, che è riuscito a vendere fino all’India e a Singapore, ai campi di gioco, dove i soldi incassati si trasformano in risultati sportivi: nelle semifinali di Champions league, che si giocano domani, tre squadre su quattro sono inglesi. E l’Italia, per ora, sta a guardare.
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Accordo in casa Mediaset per una joint-venture in cui confluiranno Medusa Film, controllata da Rti attiva nel settore cinematografico, e Taodue, società posseduta da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, che opera nella produzione di fiction dalle serie Distretto di polizia a Ris, passando per film in due puntate come quelle su Paolo Borsellino e Nassiryia. Lo comunica in una nota il gruppo del Biscione.
L’operazione, il cui accordo è stato firmato oggi, prenderà la forma della costituzione di una nuova società con un patrimonio netto di circa 370 milioni di euro in cui confluiranno il 100% di Medusa e Taodue. Il 75% della nuova società sarà in capo a Rti mentre agli azionisti di Taodue andrà il restante 25% e un conguaglio di circa 107 milioni di euro. Il Cda sarà composto da membri nominati in proporzione alle quote.
“La nascita della nuova joint-venture - va avanti la nota - prosegue il progetto di sviluppo nel mondo dei contenuti avviato da Mediaset con l’ingresso nel consorzio che ha rilevato Endemol e con la successiva acquisizione del Gruppo Medusa. Alla leadership classica nelle produzioni di intrattenimento televisivo di Rti (trasmesse sulle reti Mediaset e distribuite anche a nuove piattaforme), si è affiancata prima la finestra internazionale di Endemol (maggio 2007) e nel luglio scorso il forte presidio rappresentato da Medusa sulla produzione e la distribuzione dei diritti cinematografici che rappresentano una proposta irrinunciabile per tutti i media che utilizzano contenuti video sulle varie piattaforme. E oggi, con l’ingresso di TaoDue nel progetto, il Gruppo Mediaset diventa leader anche in un’area in continua espansione nazionale e internazionale come la fiction televisiva di qualità”
“L’odierno completamento del progetto - spiegano a Mediaset - rappresenta un’importante base di partenza per lo sviluppo e l’integrazione delle attività legate alla produzione di film e fiction in Italia e nel mondo; arricchisce la library Mediaset con prodotti di cui è possibile governare l’intero ciclo di vita del diritto, individuando anche nuove finestre di sfruttamento; afferma la volontà di aprirsi al mercato in una logica di sviluppo anche nell’area dei new media. In ultimo, ma non meno importante, garantisce un impegno diretto e crescente nella produzione di cinema e fiction con nuovi investimenti che valorizzeranno il talento dei professionisti italiani e si tradurranno in sviluppo per tutto il settore e in sostegno al valore culturale dei prodotti nazionali. Ma soprattutto l’operazione crea nuovo valore: produce una massa critica di contenuti di qualità che rappresenta il nucleo iniziale per il lancio di una nuova major orientata alla diffusione e allo sviluppo dei prodotti italiani anche sui mercati esteri”
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Per avere la misura di quali conseguenze potrebbe avere sul mercato televisivo la vendita di Endemol a un consorzio capitanato da Mediaset (per 293 miliardi di euro), basta dare una breve scorsa all’elenco di programmi, soap, game show e fiction targati Endemol che sono stati trasmessi in questi anni in televisione.
Di qualunque tipo: privata, pubblica, digitale, italiana, internazionale. Non c’è canale televisivo, in sostanza, che non si affidi a Endemol - un colosso presente in 25 Paesi e 5 continenti e capace di fatturare 117 milioni nel 2006 (+24,1%) - per realizzare parte rilevante della sua programmazione. E spesso quella di maggior successo, per lo meno in termini di audience(come il Grande Fratello, il più noto format tv della società olandese).
Gli effetti dell’operazione, che porterà Mediaset a diventare fornitrice di servizi tv, si faranno sentire in primis sulla Rai, legata a Endemol da un contratto, ha scritto (file pdf, ndr) nei giorni scorsi Giovanni Minoli, “molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai”, che di fatto risulterebbe privatizzata, secondo il direttore di Rai Educational . Affermazioni contestate (file pdf, ndr) da Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia. Sempre Minoli vede in questa operazione non solo un rafforzamento dello storico concorrente, ma anche uno stimolo per la Rai. Reagire o morire. “Il re è nudo: bisogna darsi da fare. Altrimenti è l’inizio della fine”. Come? Il punto è questo. La parola d’ordine di Minoli, come di tanti altri, è “Rai-fondazione”. Ovvero ritorno a una produzione televisiva soprattutto interna, fondata sulla qualità e meno asservita ai format internazionali. Ipotesi futuribili e forse anche un po’ irrealistiche: il sogno di una Rai che fa da sé e ritorna a essere servizio pubblico è considerata utopistica dagli esperti del settore, almeno nel medio periodo. Del resto la rapidità con cui le società venditrici di contenuti tv (come la stessa Endemol o Magnolia) riescono a realizzare programmi di grande successo per i propri clienti è al momento irrangiungibile per i colossi televisivi. Una delle ipotesi che si fanno con più frequenza negli ambienti tv è che la Rai, per controbattere all’offensiva Mediaset, possa rescindere nel medio periodo i contratti con Endemol.
Ma sono solo voci. Per ora l’unica certezza è che il Biscione - assieme a Telecinco, Goldman Sachs e Cyrte - grazie all’acquisizione di Endemol, ha fatto un grande passo verso il futuro, anche digitale. E verso l’auto-produzione di programmi, sia pure attraverso società controllate. Fedele Confalonieri assicura che non userà Endemol per indebolire il suo competitor pubblico, ma i contorni dell’operazione sono ancora troppo indefiniti per sbilanciarsi in previsioni di lungo periodo.