
Londra (Credits: LaPresse)
Bisogna mettere le banche al servizio delle aziende: è questo l’unico modo per evitare di ritrovarci, tra qualche mese, ad affrontare l’ennesima crisi finanziaria internazionale.
I problemi che il mercato globale ha cercato di superare negli ultimi due anni hanno dimostrato a tutti gli operatori che neppure gli istituti di credito sono “abbastanza solidi da poter scampare al fallimento“. Continua

L’andamento delle borse diventa ogni giorno più preoccupante. Le piazze europee sono in ribasso, quelle asiatiche in picchiata, influenzate negativamente dai dati sull’occupazione negli Stati Uniti e dai problemi economici e monetari dell’Europa. Continua
- Tags: Borsa, debito, economia, El Mundo, El Paìs, Expansiòn, Ibex, Madrid, mercati, pensioni, Spagna, speculazione, Zapatero
-

Il premier spagnolo José Luis Zapatero (AP Photo/Charles Dharapak, Pool)
Se Atene, Lisbona e Madrid soffrono, Milano non è che possa stare tranquilla. Si parla di Borsa, ovviamente, per l’incertezza che ha trascinato al ribasso i titoli spagnoli, greci e portoghesi. Continua

La crisi, partita dai prestiti immobiliari Usa e ingigantita dai mercati finanziari mondiali, alla fine ha travolto anche il mercato immobiliare italiano che torna alle performance di nove anni fa. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio di Nomisma, che ha presentato il primo Rapporto del 2009. Preoccupa gli esperti il dato delle compravendite delle abitazioni, calato durante il 2008 del 15,1% e del 17,7% nell’ultimo trimestre del 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007. Male anche la compravendita degli uffici che ha subito una riduzione analoga (15,5%). Un po’ meglio il commerciale che cala del 11,7% e gli immobili produttivi a -8,7% . In tutto, le compravendite erano state 845 mila nel 2006, mentre lo scorso anno si è scesi a 686 mila, con un ritorno ai livelli del 2000.
L’ulteriore peggioramento dell’intonazione economica nell’ultima parte del 2008, spiegano gli esperti Nomisma, ha avuto dunque pesanti ripercussioni sul mercato immobiliare, soprattutto in relazione ai volumi compravenduti ed ai mutui. Nel 2008 e, in particolare nell’ultimo trimestre dell’anno, la maggior parte dei paesi più sviluppati ha visto calare assieme al fattore fiduciario anche il reddito prodotto, con la conseguenza di una brusca frenata dell’economia mondiale.
E le previsioni non fanno ben sperare: gli esperti Nomisma, attendono un’ulteriore flessione del 3 - 4% per il 2009 per poi tornare leggermente a salire nel 2010, raggiungendo una una sostanziale stabilità. “L’incertezza sulle effettive condizioni dell’economia domestica sta progressivamente indebolendo il patto fiduciario che lega famiglie, banche, imprese e Stato con una conseguente brusca frenata della domanda”, spiegano li esperti Nomisma. “L’esperienza storica testimonia che, nel breve e medio termine, a incidere sulle dinamiche del mercato non è tanto l’offerta di abitazioni, quanto la domanda. E a questo proposito, dall’analisi dei giudizi degli operatori economici, risulta evidente come sia la domanda a condizionare l’evoluzione delle compravendite”.
- Tags: consumi, crisi, debito, inflazione, mercati, pane, pasta, Pil, prestiti, produzione, risparmio
-

L’inflazione a novembre è scesa dal 3,5% al 2,7%. Confermando le stime previste l’Istat nel dato definitivo, l’Istat precisa che i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,4% rispetto a ottobre. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invita a non nascondere i problemi economici che la crisi ha generato, ma sprona a guardare avanti con fiducia, volontà e coraggio: “La qualità che l’Italia esprime nei propri prodotti e nelle proprie attività più avanzate è sorgente di fiducia davanti alla crisi economica, anche se non possiamo nasconderci le difficoltà della congiuntura internazionale”.
L’istituto di statisca conferma a novembre il forte calo dell’inflazione rispetto al mese di ottobre. Secondo i dati definitivi, diffusi oggi, la flessione dell’indice dei prezzi al consumo è stata dello 0,4%, un calo che non si registrava dal luglio del 1959. Il tasso annuo è del 2,7%, dopo essere sceso al 3,5% ad ottobre. Il tasso di inflazione acquisito per il 2008, quello che si registrerebbe se l’indice dei prezzi al consumo rimanesse allo stesso livello di novembre fino alla fine dell’anno, è pari al 3,4%, come a ottobre. Nella stima preliminare era del 3,3%. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) di novembre registra una variazione di -0,5% rispetto a ottobre, e un +2,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rallentamento dell’inflazione a novembre, spiega l’Istat, è dovuto in gran parte al calo dei prezzi dei beni che sono passati dal +3,6% di ottobre al +2,6% di novembre. L’inflazione di fondo (esclusi gli energetici e gli alimentari non lavorati) si attesta al +2,6%; a ottobre era del 2,8%.
Rimane alto il prezzo della pasta a novembre. Secondo i dati definitivi dell’Istat, la pasta di semola di grano duro fa registrare un +0,3% rispetto a ottobre e un +29,8% rispetto a un anno fa (era del 31,6% a ottobre). Nel complesso, i dati definitivi sui prezzi al consumo rilevano un rallentamento della crescita annua dei prezzi di pane e cereali, passata dal 9,5% di ottobre all’8,4% di novembre, nonostante un incremento congiunturale dello 0,2%. Nel dettaglio, il prezzo del pane aumenta dello 0,1% rispetto a ottobre e del 4,1% rispetto a novembre 2007; a ottobre, per il pane, l’Istat aveva registrato un +6% rispetto all’anno precedente. Aumenti mensili si registrano per i prezzi delle carni (+0,2%), con un tasso annuo che scende lievemente, dal +3,3% al +3,2%. Sensibile calo per i prezzi del gruppo latte formaggi e uova, dal +6,8% di ottobre al +5,6% di novembre, che tuttavia evidenziano un lieve aumento su base mensile (+0,1%). Il prezzo del latte, in particolare, sale leggermente (+0,1%) su base mensile e aumenta del 6,3% sull’anno (ma risulta in flessione rispetto al +7,8% di ottobre).
“È scandaloso che il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno, oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono a coprire i costi della coltivazione (+61 per cento per i concimi), non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso sia a livello tendenziale (+ 29,8 per cento) che congiunturale (+0,3 per cento) in controtendenza con l’andamento generale”. È quanto afferma la Coldiretti che, in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a novembre, sottolinea che per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l’acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in più nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. “Con il crollo delle quotazioni del grano a valori più bassi di 20 anni fa si è spaventosamente allargata - denuncia la Coldiretti - la forbice dei prezzi dal campo alla tavola con il prezzo pagato agli agricoltori per il grano duro che è sceso attorno a 0,22 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche Agricole”.
Il VIDEO servizio:

I numeri della crisi si fanno sentire adesso.
Crolla la produzione industriale nei primi dieci mesi dell’anno e il nostro paese si accinge a entrare in recessione, visto che il Pil ha registrato per due trimestri consecutivi un calo congiunturale. Il prodotto interno lordo, infatti, nel terzo trimestre dell’anno è diminuito secondo l’Istat dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2007, confermando la stima preliminare diffusa lo scorso 14 novembre e registrando il secondo calo consecutivo dopo quello dis settembre (-0,4%). Crolla anche il dato sulla produzione industriale italiana che raggiunge il peggior calo in sette anni: - 6,9% per l’Istat nei primi mesi dell’anno rispetto a ottobre 2007 (indice corretto per i giorni lavorativi che sono stati 23 come a ottobre del 2007) e -1,2% rispetto a settembre, mentre nella media dei primi dieci mesi del 2008 segna un calo del 2,9 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2007 (i giorni lavorativi sono stati 213 come nel 2007).
Un crollo che riporta indietro il nostro paese a sette anni fa: era il dicembre del 2001 e l’Istituto nazionale di statistica aveva registrato lo stesso calo dello -6,9%. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le variazioni negative più marcate si registrano nei settori dei mezzi di trasporto (-19,1%), delle pelli e calzature (-12,9%), della gomma e materie plastiche (-12,4%) e del legno e prodotti in legno (-11,7%). In aumento il settore energetico (energia elettrica, gas e acqua) a +2,9%, spinto dalla crescita del prezzo del greggio che ha toccato quota 150 dollari in estate per poi crollare a novembre sotto i 50 dollari, trascinandosi dietro tutto il comparto. In deciso calo, secondo l’Istat, anche la produzione di autoveicoli che scende dello -34,3% rispetto a ottobre 2007, a pochi giorni dall’annuncio dell’a.d. Sergio Marchionne di un possibile ingresso di un partner straniero nella proprietà della casa di Torino. Nei primi dieci mesi dell’anno lo stesso indice sulla produzione di autoveicoli ha subito una flessione del 13,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
- Tags: Annuncio, banda-larga, fissa, Franco-Bernabé, mercati, mobile, piano, posti-di-lavoro, tagli, telecom, telefonia
-

Taglio degli organici in Italia di 4 mila unità oltre le 5 mila già previste entro il 2010: è quanto prevede il piano industriale della Telecom 2009-2011, che questa mattina a Londra presenterà alla comunità finanziaria l’aggiornamento del piano, varato ieri dal Cda.
Tra gli altri obiettivi precisato nel nuovo piano c’è la centralità del mercato domestico e in Brasile, consolidamento in Argentina, progressiva dismissione delle attività no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro, significativa riduzione del debito e grande impegno sul controllo dei costi.
L’obiettivo del piano, ha commentato l’amministratore delegato Franco Bernabé: “è di proseguire nel miglioramento della dinamica di ricavi e margini avviata nel corso del 2008 e riprendere un percorso selettivo di crescita caratterizzato da una severa disciplina finanziaria del gruppo”.
Le condizioni dei mercati e dell’economia reale “hanno mostrato come sia necessario essere ancora più incisivi nell’affrontare in modo prioritario la riduzione dell’indebitamento”. “Alla luce dei risultati, che nel frattempo hanno mostrato la frenata dell’erosione dei margini” ha proseguito Bernabé “siamo oggi in condizione di proseguire con un piano triennale che conferma la direzione di questi ultimi mesi”.
Nell’arco del triennio vi sarà un “grande” impegno sul controllo dei costi e degli investimenti in particolare nel business domestico, con una loro riduzione complessiva per 2 miliardi di euro nel 2011.
Sul piano geografico lo sviluppo si concentrerà su Italia e Brasile, mentre sul piano industriale si focalizzerà sui nuovi servizi e funzionalità abilitate dalla banda larga fissa e mobile. Sul mercato domestico il gruppo si concentrerà su una nuova impostazione “customer centric”, modificando coerentemente la macro organizzazione a partire da gennaio 2009.
Telecom, infine, procederà, nell’arco del piano, a una progressiva dismissione dei propri asset no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro. “Le attività non coerenti con le priorità geografiche ed industriali” ha spiegato Bernabé “saranno gestite in un’ottica di valorizzazione finalizzata alla dismissione, quando le condizioni di mercato lo consentiranno”.
Il VIDEO servizio: