Leggi tutte le notizie su:


mercati

Borse, nuovo crollo in Giappone

Crollo delle borse
Borse asiatiche in forte calo, nonostante la decisione della Boj di tagliare, per la prima volta da 7 anni, i tassi nipponici. La sforbiciata è stata di 20 punti base, inferiore alle attese. La borsa di Tokyo scivola del 5,01% sotto i 9.000 punti. L’indice Nikkei, ha chiuso con una perdita di 452,78 punti, a quota 8.576,98. Hong Kong arretra del 5,22%. Shanghai perde il 2%. Taiwan e Seul però avanzano rispettivamente del 3,99% e del 2,61%. In India Mumbai guadagna il 6,9%. Tornano le vendite sui mercati, sostenute dalla volontà degli investitori di mettere al sicuro i rialzi degli ultimi giorni: l’indice Msci, misura dell’andamento dei listini nell’area dell’Asia-Pacifico, è sceso del 2,1% dopo un rimbalzo del 17% nelle ultime tre sedute e si avvia a chiudere questo ottobre nero in perdita del 19%. In 21 anni di misurazioni mai aveva fatto tanto male.
A ingrigire il clima hanno contribuito alcuni dati societari come quelli di Mazda (-14%) e Pioneer (-15%) che hanno ridotto le loro previsioni sugli utili mentre Kb Financial Group è scivolato a Seul dell’8,6% dopo che la controllata Kookmin Bank ha riportato utili sotto le attese. Male anche Toyota (-4,4%)e Honda (-13%). “Il rally di ieri è stato troppo bello per essere vero, gli investitori stanno probabilmente mettendo al sicuro i propri profitti” ha commentato alla Bloomberg il capo strategie della Daiwa Sb Investment, gestore con 53 miliardi di dollari di attivi.
Tokyo è scesa nonostante la Banca centrale del Giappone, con una misura che ha spaccato il board, abbia tagliato di venti punti base i tassi d’interesse portandoli allo 0,3%. Intanto lo yen, per la prima volta nelle ultime quattro sedute, è tornato a salire nei confronti del dollaro preoccupando esportatori come Canon e Sony che già nel corso del mese avevano tagliato le loro previsioni di utile in scia al rafforzamento della moneta nipponica. Il calo del petrolio e delle materie prime fiacca infine i minerari: Bhp ha ceduto il 2,1% e Sumitomo Metal il 5,8%.

Crolla il tenore di vita: indebitato un italiano su 3. E per il futuro vince il pessimismo

Banconote da 100 euro

Il tenore di vita degli italiani continua a peggiorare. I due terzi delle famiglie dichiara uno stato di difficoltà, è aumentata la percentuale di coloro che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento e netta è stata la frenata dei consumi. La conseguenza, secondo il sondaggio Acri - Ipsos (qui il documento in .pdf) per la Giornata mondiale del risparmio, è che diminuisce la capacità di accantonare parte del reddito anche se la propensione al risparmio resta alta. E infatti solo un italiano su tre riesce a risparmiare. Gli altri o consumano tutto quello che guadagnano o intaccano i vecchi risparmi (18%) o ricorrono ai prestiti (9%).

Presto per misurare la crisi
I dati del 2008, secondo l’Acri, non si discostano molto da quelli del 2007: il numero di quelli che riescono a risparmiare (34%, l’1% in piu’ rispetto all’anno scorso) e quello di coloro che hanno consumato tutto il reddito (38%, l’1% in meno rispetto a un anno fa) rimane grossomodo costante, come pure il numero di persone che consumano piu’ di quanto incassano (27%).

Chiediamo più prestiti ma li temiamo
Tra i cittadini che consumano più di quanto guadagnano c’è una riduzione di quelli che ricorrono ai risparmi accumulati (forse già usati in passato) e un incremento di chi ha dovuto ricorrere a prestiti (sono il 9%)). Dal 2001 sono triplicati gli italiani che sono ricorsi a prestiti, e dal 2004 sono più che raddoppiati. Nonostante questo, molti vivono il prestito con timore: per la maggior parte degli intervistati anche forme leggere di prestito, come il credito al consumo e le carte revolving, sono strumenti da “maneggiare con cura” perché potenzialmente pericolosi.

Insoddisfazione e pessimismo
La metà degli italiani (49%) non è soddisfatta della propria situazione economica e, più in
generale, vede nero sul futuro dell’economia. anche qui, poche novità rispetto all’anno scorso: “è come se gli italiani avessero già introiettata la percezione della crisi e le preoccupazioni degli ultimi giorni non stiano aggiungendo nuovi elementi di negatività”. La percentuale dei soddisfatti della propria situazione economica “rimane attestata al 51% -
aggiunge l’Acri - ma ciò non vuole dire che la crisi internazionale non abbia determinato effetti negativi”. Pensando al futuro, “rispetto alla propria situazione personale gli ottimisti (28%) prevalgono sui pessimisti (21%)”. C’è invece pessimismo sulla situazione economica dell’Italia (49% contro il
24% di ottimisti, ma nel 2007 la situazione era peggiore e il saldo negativo ammontava a 35 punti percentuali). Peraltro, spiega la ricerca, “la percezione dei problemi che sul fronte di questa crisi finanziaria stanno avendo gli altri paesi ha portato a un miglioramento dell’opinione riguardo alle regole e ai controlli presenti in Italia, anche se la maggioranza delle
persone rimane critica (il 56% contro il 69% del 2007)”.

Ci piacerebbe fare le formiche, ma…
Il 42% degli italiani non vive tranquillo senza risparmi, mentre il 45% vorrebbe risparmiare
ma senza eccessive rinunce. Solamente 1 italiano su 10 preferisce godersi la vita, piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro. La preferenza per la liquidità rimane il tratto che
caratterizza gli Italiani: il 60% tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre il 35% (un punto percentuale in più rispetto al 2007) li investe o li investirebbe. L’anno scorso i risparmiatori che manifestavano una preferenza per la liquidità erano il 64%: i 4 punti percentuali in meno di
quest’anno sono da assegnare - secondo l’Ipsos - a coloro che non sanno bene cosa fare in una situazione come l’attuale, con incertezze che hanno toccato anche i conti
correnti e con il rischio di inflazione (gli indecisi sono in totale il 5%).

L’analisi del banchiere: “Sistema dopato. E ora rischiamo la recessione”

La banca Lehman Brothers alla Borsa di New York

Il pubblico, la banca, il privato: il titolo dell’ultimo libro di Elia Colabraro racchiude i protagonisti che in questi ultimi mesi stanno scrivendo la storia economica e sociale mondiale. Nel libro l’autore, che dopo la fusione tra Imi e Sanpaolo, dal 2000 al 2006, è stato direttore generale e amministratore delegato di Banca Opi (la banca del gruppo specializzata nel finanziamento delle opere pubbliche e infrastrutture, ora fusa in Biis, Banca infrastrutture innovazione sviluppo), delinea il ritratto della finanza e dell’impresa in Italia, senza trascurare elementi quali la fede, la scommessa, il rischio, la soddisfazione.
Elia Colabraro, quanta fede bisogna avere oggi sulla possibilità di una rapida risoluzione della crisi finanziaria? Quando si tornerà a parlare di stabilità?
Non è un periodo favorevole. Le cause fondamentali della crisi vanno ricercate nella crescita esplosiva dell’attività bancaria che negli ultimi dieci anni è stata “dopata” dalla finanza creativa. E oggi l’America, da dove è partito tutto, conta il fallimento di oltre 15 banche. Questo a causa di una politica di aiuto sbagliata, che forniva al creditore fino al 100 per cento del costo dell’investimento. Anche in Italia, negli ultimi anni, siamo stati bombardati dalla pubblicità di istituti di credito che davano sino al 100 per cento. Sin dagli anni Novanta negli Stati Uniti le banche con il “piano casa” davano questi soldi e trasferivano poi i mutui a un veicolo che, per poter pagare questi mutui, emetteva delle obbligazioni, che a loro volta venivano acquistate dai poveri risparmiatori. I clienti diventavano così vittime inconsapevoli.
Il Fondo monetario internazionale ha inserito l’Italia tra i Paesi a rischio recessione. È così? E quanto l’andamento dell’economia reale determinerà modi e tempi di uscita dalla crisi?
Si parla di recessione quando la crescita è negativa per due trimestri consecutivi e ancora il nostro Paese non ha registrato questo dato, quindi non siamo ufficilamente in recessione. Ma se si continua a dire che la crisi riguarda solo il mercato finanziario si commette un errore. La carenza di liquidità delle banche si è infatti ripercossa sulle aziende. Negli ultimi mesi i tassi interbancari sono saliti enormemente e i prestiti bancari oggi non solo sono più difficili da ottenere, ma costano di più. Per questo il governo ha deciso di dare la garanzia dello Stato sui prestiti interbancari per una maggiore stabilità. Anche se finora l’intervento dello Stato nel capitale dei nostri istituti di credito non è stato necessario e se ci fosse sarebbe comunque solo un provvedimento a carattere temporaneo. Quello che bisogna fare è cambiare completamente modo di agire.
Si spieghi meglio.
Le cartolarizzazioni, la creazione di veicoli hanno determinato un gonfiamento dei volumi senza però una ricaduta di carattere cartaceo, reale. Tutte queste operazioni di finanza creativa hanno causato la crisi. Per fortuna in Italia c’è stata più prudenza e le banche non sono fallite, i mutui infatti non venivano coperti al cento per cento, ma solo in parte e questo ci ha salvati. Le nostre banche infatti chiedono la dichiarazione dei redditi per verificare la capacità del richiedente di pagare il mutuo. La vigilanza della Banca d’Italia inoltre ha sempre esercitato una funzione di controllo fondamentale.
Alla fase del panico finanziario seguirà inevitabilmente una fase di maggiore o minore recessione e, infine, una fase di riaggiustamento. Quali saranno le future politiche economiche?
Non ci saranno delle vere e proprie regole capaci di risolvere ogni problema. Oggi l’Italia è a livello di crescita zero, anzi Confindustria prevede un valore negativo dello 0,5 per cento del Pil per il 2009. Davanti a questa prospettiva il governo dovrebbe adottare politiche di sostegno dei consumi, perché se le persone non comprano ne risente la produzione. Bisognerebbe agevolare l’adozione della detassazione o il sostegno a categorie con redditi bassi in modo che la gente possa consumare e quindi attivare la domanda dei beni e quindi aumentare la produzione. Ma è fondamentale anche il sostegno ai settori produttivi, come ad esempio quello dell’auto.
Quale sarà il conto che la “finanza canaglia” farà pagare agli onesti cittadini?
Le vittime sono i risparmiatori che hanno acquistato titoli della Lehman brothers. Alcune banche però hanno deciso di proteggerli, la Unipol ad esempio si è assunta l’onere di far fronte alle perdite dei propri clienti.
Cosa bisognerebbe fare per evitare un’altra crisi di questa entità? E quanto l’etica potrebbe servire a regolare il mondo della finanza?
Dovrebbe esserci una riforma del sistema bancario, sarebbe auspicabile un ritorno verso forme più tradizionali di gestione dell’attività. Meno finanza creativa, meno derivati. Più capitali e meno debito, ma soprattutto più trasparenza. Agevolazioni maggiori all’import-export e più sostegno allo sviluppo delle produzioni. Più attenzione quindi alle attività dell’economia reale. Aziende più responsabili e banche più trasparenti, in modo che la controparte conosca bene i rischi che va ad assumere, che le aziende insomma capiscano bene, quando firmano un contratto, quali sono i rischi e quali gli impegni. La trasparenza deve essere alla base del rapporto tra le parti. Oggi manca una chiarezza nel linguaggio e la capacità di assumersi le proprie responsabilità.

Borse asiatiche ancora giù. Le piazze europee aprono tutte in calo

Borsa di Tokyo

Avvio in ribasso per Piazza Affari e per le Borse europee, dopo la chiusura in forte calo accusata nella notte da Wall Street e dopo lo scivolone di Tokyo (-6,8%). L’inquietudine per l’imminente impatto di una recessione di larga portata ha di nuovo preso il sopravvento sui mercati del Vecchio Continente. Il Mibtel perde il 2% e l’S&p/Mib il 2,14% (in apertura -1,8% e -1,98%), Parigi arretra del 2,9% e Francoforte del 2,5%.
La Borsa di New York ha chiuso in forte calo ieri, penalizzata dai titoli tecnologici dopo una serie di dichiarazioni di imprese molto prudenti sulle loro prospettive: il Dow Jones ha perso il
2,40%, il Nasdaq il 4,14%.
Dopo tre sedute positive, chiudono con il segnale negativo anche le principali borse asiatiche. Sulla scia di Wall Street, l’incubo recessione si abbatte soprattutto sulla Borsa di Tokyo, che chiude la sessione odierna in forte calo, in coincidenza con la progressiva rivalutazione dello yen su euro e dollaro che penalizza i grandi esportatori nipponici. L’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha registrato alla chiusura una perdita di 631,56 punti, pari al 6,79%, scendendo a
8.674,69 punti.
Pesanti le perdite anche a Seul, con l’indice Kospi che ha chiuso in territorio negativo a -5,1%, e ad Hong Kong, dove l’Hang Seng ha perso il 2,8%. Ma ribassi, a contrattazioni ancora
in corso, si registrano anche in Australia, Cina, Singapore e Taiwan.
I prezzi del petrolio sono diminuiti oggi in Asia mettendo da parte il timore che l’Opec deciderà la riduzione della produzione nella prossima riunione straordinaria e tenendo invece conto del calo della domanda legato alla crisi finanziaria.
Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a dicembre e’ stato trattato oggi a mezzogiorno (ora locale) a 69,45 dollari a barile, con un ribasso di 2,73 dollari. A New York ieri sera il greggio per consegna a novembre aveva fatto registrare un ribasso di 3,36 dollari a barile portando il prezzo a 70,89 dollari.

Bankitalia: sale la spesa per le famiglie e l’economia ristagna

Niente spesa

Continua la contrazione dei consumi e sale il debito delle famiglie. È quanto emerge dal Bollettino economico della Banca d’Italia. Nell’intero primo semestre i consumi sono diminuiti dello 0,3 per cento, sia rispetto al semestre precedente, sia a quello corrispondente del 2007: la debolezza dei consumi “ha riflesso la modesta crescita del reddito disponibile reale delle famiglie” Su questo trend, ha inciso non poco il calo della fiducia. Dall’inizio del 2008, “le crescenti preoccupazioni sulla situazione economica” hanno reso “più prudenti le decisioni di spesa delle famiglie” e hanno fatto “crescere il tasso di risparmio”.
Se i consumi ristagnano, non va meglio per quanto riguarda l’indebitamento. Nel secondo trimestre il debito delle famiglie in rapporto al reddito disponibile si è contratto di 0,5 punti percentuali, al 48,9 per cento, livello uguale a quello di un anno prima. Allo stesso tempo gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito , ossia il pagamento degli interessi e restituzione del capitale, “sono ancora aumentati”: nei dodici mesi terminanti a giugno essi hanno raggiunto l’8,2 per cento del reddito disponibile . L’aumento è dovuto per oltre la metà ai maggiori rimborsi di capitale, per il resto ai tassi più alti.
Complice il calo della domanda, dal bollettino di Palazzo Koch, emerge che il rallentamento della dinamica dei prezzi, iniziata a settembre, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi per portarsi a un livello poco sopra il 2% nella seconda metà del 2009. Una flessione dei prezzi che, secondo Via Nazionale, “prezzi dovrebbe proseguire nei prossimi trimestri”
Segnali negativi anche dalla produzione industriale in sensibile calo nel terzo trimestre. “Dopo la flessione di luglio e un rimbalzo positivo in agosto” secondo le stime di Bankitalia “la produzione nell’industria in senso stretto sarebbe nuovamente calata in settembre (dell’1 per cento circa) e di conseguenza anche nella media del terzo trimestre di quest’anno quando sarebbe diminuita di oltre mezzo punto percentuale rispetto al periodo precedente”.
Unica nota positiva, conclude il Bollettino di Bankitalia, riguarda le misure previste in entrambi i decreti anticrisi, approvati dal governo, che “non determineranno necessariamente un aggravio della spesa pubblica”.

La crisi e i suoi effetti: “100 milioni di poveri in più. E cresceranno”

Poveri a Roma nel mercato rionale di Val Melaina

La crisi finanziaria in atto, la peggiore dal 1930, rischia di mettere in ginocchio i Paesi emergenti, già alle prese con il caro energia e l’impennata dei prezzi degli alimentari. Dall’inizio dell’anno il numero dei poveri è aumentato di 100 milioni e il rischio “è che la cifra salga ulteriormente”. A lanciare l’allarme è il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, spiegando come questa “catastrofe è stata creata dall’uomo e sta noi ora trovare le risposte”.
“I paesi in via di sviluppo, molti dei quali già colpiti dagli elevati prezzi di energia e alimentari, rischiano di vedere andare in fumo i propri sforzi di miglioramento della qualità della vita della popolazione se ci sarà un prolungato rallentamento della crescita globale e una stretta del credito”, spiega Zoellick, sottolineando come “sono le fasce di popolazione più povere e vulnerabili a rischiare i danni più gravi in alcuni casi permanenti”. Ma la Banca Mondiale, il Fmi e altri organismi utilizzeranno tutte le risorse finanziarie a loro disposizione per sostenere i paesi in via di sviluppo nel rafforzare le proprie economie e dei propri sistemi finanziari.
Proprio in quest’ottica Zoellick ha annunciato che la Banca sta valutando la possibilità di creare un fondo per aiutare la ricapitalizzazione delle banche nei Paesi emergenti colpite dalla crisi finanziaria. Nella conferenza stampa di chiusura del Development Committeee, Zoellick sottolinea come “la crisi in corso si è manifestata prima negli Usa e poi in Europa, con una reazione da parte della gente di confusione, poi di frustrazione, poi di rabbia e poi di paura. Queste reazioni naturali si diffonderanno nel mondo, visto che l’impatto della crisi di amplia. Queste reazioni vanno prese seriamente”.

Gli eventi degli ultimi mesi “hanno evidenziato la necessità di modernizzare il multilateralismo e i mercati per una nuova economia globale. È questo, e non di meno, quello che ci si aspetta da noi”. “La crisi attuale” conclude “deve assorbire tutte le nostre energie e la nostra attenzione.

Fiducia al piano europeo anticrisi: volano le borse. Recuperati oltre 480 miliardi

La borsa tedesca

Il piano anticrisi varato dai leader dell’Unione Europea ha convinto i mercati ed è così l’ora dei rimbalzi per le Borse di tutto il mondo, dopo la settimana nera che aveva visto gli indici cedere più del 20%.
In particolare l’Europa ha guadagnato 481 miliardi di euro di capitalizzazione, dopo averne ceduti circa 400 solo venerdì scorso. La scintilla rialzista è partita nel mattino da Sydney e Hong Kong (Tokyo era chiusa per festività), annullando in parte gli effetti della peggior settimana borsistica dal 1987.
L’idea che ha prevalso tra gli investitori è che i piani di intervento messi a punto dai vari governi (Usa, Giappone ed Europa) consentano finalmente alle banche di poter riprendere fiato, dopo la stretta creditizia dovuta alla crisi dei mutui divampata dagli Stati Uniti. L’ottimismo ha contagiato l’Europa, grazie anche al piano approvato ieri dall’Eurogruppo a Parigi, che ha costruito la cornice per le misure straordinarie adottate oggi singolarmente da tutti i governi Ue. Lo sprint dell’avvio è proseguito poi per tutta la mattinata, fino a consolidare i rialzi con l’apertura di Wall Street, che ha ritrovato lo smalto di un tempo, con il Dow Jones ed il Nasdaq in rialzo di oltre il 6% (in questo momento il Dow Jones sale del 6,84% e il Nasdaq del 7,28%).
Merito ovviamente dei titoli bancari, che nelle ultime sedute hanno ridotto all’osso la propria capitalizzazione di Borsa.
Così, dopo il balzo di Bank of China (+14,13% ad Hong Kong) hanno brillato i colossi Credit Suisse (+27,9%) e Ubs (+12,35%), l’olandese Ing (+27,21%) insieme a Deutsche Bank (+12,09%), tra i titoli più colpiti dalle vendite passate. Più cauta a Londra Barclays (+3,73%), a differenza di Societè Generale (-2%), su ipotesi di un possibile aumento di capitale da 10 miliardi di euro. ”Le voci di una ricapitalizzazione - ha spiegato un operatore a Londra - hanno colpito oggi il titolò’ francese, impedendogli di trarre profitto dal clima di ottimismo che si è improvvisamente ristabilito in tutto il continente, con rialzi compresi tra l’11,4% di Francoforte e l’11,39% di Zurigo, mentre la piccola piazza di Zagabria ha indossato la maglia rosa con il Crobex in crescita del 15,93%. Bene a Madrid il Santander (+12,35%), in trattative per aggiudicarsi l’americana Sovereign Bancorp.
Pioggia di acquisti anche tra i petroliferi Total (+10,31%), Shell (+8,75%) e Bp (+11,16%), dopo il precedente scivolone, favoriti oggi dal greggio in risalita rispetto ai minimi dell’ anno toccati venerdì scorso. Sprint solitario di Gdf-Suez (+25,01%) a Parigi, seguita da Edf (+16%).
In crescita anche i titoli legati alle materie prime, da Bhp Billiton (+9,06%) a Rio Tinto (+15,39%), grazie alla risalita delle commodity dopo che il prezzo del rame era giunto ai minimi degli ultimi tre anni. Rally di ArcelorMittal (+19,67%), favorita dalla raccomandazione di acquisto di Societè Generale, che ha giudicato il titolo ‘’sottostimatò’, mentre l’operatore turistico Tui (+20,96%) ha fatto il botto dopo esser riuscito a piazzare sul mercato la compagnia di navigazione Hapag Lloyd ad un prezzo superiore a quanto stimato dagli analisti.
In campo automobilistico in risalita Renault (+16,25%) e Daimler (+16,11%), nonostante le cattive notizie sul comparto in arrivo dagli Usa, dove si parla di una possibile fusione tra General Motors e Chrysler, per arginare il ridimensionamento sui mercati dei due marchi.
Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse mondiali.
- Tokyo chiusa - Hong Kong +10,24% - Sydney +5,55% - Londra +8,26% - Parigi +11,18% - Francoforte +11,40% - Madrid +10,65% - Milano +11,49% - Amsterdam +10,55% - Stoccolma +8,49% - Zurigo +11,39% - New York (Dow Jones) +6,84% (seduta in corso) - New York (Nasdaq) +7,28% (seduta in corso) - Città del Messico +5,41% - San Paolo +10,41%.
Il VIDEO servizio:


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101