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mercato

Lavazza alla conquista degli Usa: 200 milioni in cialde

caffe

La Lavazza mette un nuovo tassello nella sua strategia di crescita. Sbarca in Nord America e acquista il 7% del capitale ordinario della Green Mountain Coffee Roasters, azienda leader del caffè in cialde. L’accordo, che sarà formalizzato a settembre, ha un valore di 250 milioni di dollari ed è l’operazione più grande mai realizzata dall’azienda all’estero.
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Moda in Cina: le grandi firme preparano l’ultimo sbarco

lusso

In principio, i grandi marchi del lusso arrivarono da Occidente per impiantare i loro stabilimenti produttivi sfruttando la manodopera a basso costo disponibile in Cina. Poi, hanno compreso che la nuova borghesia era alla ricerca di status symbol per ostentare la propria posizione sociale ed economica. Così, le case di moda sono sbarcate nei negozi lungo i viali di Hong Kong, Shanghai e Pechino, dove hanno trovato una clientela pronta a spendere qualsiasi somma per accaparrarsi l’ultima loro creazione. Continua

Yahoo! nella tormenta: la Ceo Carol Bartz rischia la poltrona?

Carol Bartz, Ceo di Yahoo, al quindicesimo compleanno dell'azienda - Ap Photo

Carol Bartz, Ceo di Yahoo, al quindicesimo compleanno dell'azienda - Ap Photo

Yahoo nella tempesta. Il secondo motore di ricerca al mondo si trova a un bivio. L’annuncio, ieri, dell’addio di Joanne Bradford, una delle principali manager del settore pubblicita` della compagnia (ex vicepresidente di Msn media), non e` passato inosservato sui blog e sui siti specializzati. Continua

Tamiflu vs Antiflu. È guerra commerciale sui farmaci per l’A/H1N1

suina

Non si contano i Paesi del mondo che, terrorizzati dall’incubo di un’epidemia da influenza suina, ordinano esagerati quantitativi di Tamiflu - apparentemente l’unico antiretrovirale in grado di combattere i sintomi dell’A/H1N1 e noto per essere stato oggetto di accaparramento durante la stagione dell’aviaria - per tutelarsi in caso di effettiva emergenza.
Ma dall’Oriente, ecco la sorpresa: Cipla Ltd, una casa farmaceutica indiana con base a Mumbai, è riuscita ad approfittarne mettendo sul mercato Antiflu, medicina che vanta le stesse caratteristiche (quelle del principio attivo, Oseltamivir - OS) di Tamiflu (condizione, questa, già certificata dall’Organizzazione mondiale della sanità, ndr) ma che viene venduta a prezzi molto più bassi rispetto alla pillola americana.
L’azienda, che ha sfidato le multinazionali del farmaco già una volta con una “versione low cost” di preparati anti Aids, destinati a un programma condotto anni fa in Africa da MsF - ha annunciato di essere pronta a diffondere l’antivirale Oseltamivir in un mese ai paesi in via di sviluppo, che notoriamente non hanno i fondi per fare fronte a emergenze sanitarie di vasta portata.
Primo fra tutti il Messico, Paese a cui Yusuf Hamied, direttore della casa di Mumbai, ha presentato una bozza di accordo che le autorità di Città del Messico stanno valutando per decidere se impegnarsi ad aquistare significativi quantitativi di Antiflu.
L’attivismo indiano rischia di scontrarsi con i diritti di proprietà intellettuale dell’americana Gilead e della svizzera Roche, le due case farmaceutiche che si occupano della produzione e della distribuzione di Tamiflu, ma in India Cipla è già riuscita ad avere la meglio su Gilead ottenendo l’autorizzazione a commercializzare la versione economica farmaco.

Ma il problema è che se, come sembra, il Messico deciderà di non tenere conto del brevetto di Gilead e Roche e procederà all’acquisto di Antiflu, creerà un precedente facile da seguire per molti altri Paesi, interessati a comprare un antiretrovirale efficace a dieci dollari per ciclo di cura anzichè agli attuali venti.
I termini per intentare un’azione legale contro Cipla ci sono, ma in un momento in cui Gilead e Roche ammettono che in caso di pandemia non saranno in grado di produrre una quantità sufficiente di medicinali diventa eticamente difficile fermare il free-rider indiano, capace anche di dimezzare il prezzo di vendita al pubblico pur senza rinunciare ai profitti.

Microprocessori, maximulta: dalla Ue stangata da un miliardo per Intel

processore Intel

Abuso di posizione dominante. E una multa a nove zeri, un miliardo di euro. La prima così elevata decisa dall’Antitrust europeo. Sul banco degli imputati c’è Intel, l’azienda che da più di mezzo secolo produce microprocessori nella Silicon Valley.
Bruxelles accusa Intel, come si legge in una nota, di “aver violato le regole antitrust, mettendo in atto pratiche anticoncorrenziali illegali finalizzate ad escludere del mercato dei chip per computer i concorrenti”. Un settore stimato globalmente in 22 miliardi di euro: circa un terzo deriva dall’Europa.

Ironia della sorte, ieri l’amministratore delegato di Intel, Paul Otellini, aveva dichiarato che prevedeva una lieve ripresa per la sua multinazionale nei prossimi mesi. La Commissione Ue, inoltre, ha ordinato al gigante americano del settore di ”cessare immediatamente tali pratiche il legali nella misura in cui esse continuino ad andare avanti”. Il record precedente era quello della multa a Microsoft: lo scorso anno fu costretta a pagare 899 milioni di euro.

L’indagine compiuta dall’Antitrust Ue si riferisce al periodo compreso tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 e riguarda il mercato del chip denominato x86 Cpu. Intel avrebbe innanzitutto “concesso ai produttori di computer, completamente o parzialmente, sconti nascosti, in modo da favorire l’acquisto di tutti i propri chip x86 o di quasi tutti”. Inoltre, secondo la Commissione Ue, ha anche provveduto a “pagamenti diretti ai maggiori venditori al dettaglio, a condizione che acquistassero solo computer con chip Intel”. Queste pratiche per l’Antitrust Ue “hanno effettivamente impedito ai clienti e anche ai consumatori di poter scegliere prodotti alternativi”.

Ora l’Intel non naviga in buone acque: secondo Goldman Sachs la spesa globale per l’information technology è destinata a rallentare del 9 per cento: nei primi quattro mesi dell’anno l’azienda di Santa clara ha già lasciato sul terreno la metà dei profitti rispetto all’anno scorso.

L’India resa instabile dalla crisi. E Hyundai delocalizza: in Europa

La nuova Hyundai I20

Da quando Cina e India hanno iniziato ad aprire i loro mercati e ad offrire costi estremamente vantaggiosi per le produzioni in ogni settore, giapponesi, coreani, ma anche europei e americani hanno cominciato a delocalizzare stabilimenti industriali in questi Paesi per massimizzare i profitti delle singole aziende.

Negli ultimi tempi, però, questa strategia ha iniziato a non rivelarsi sempre vincente. Meno di un anno fa gli indiani di Tata Motors sono stati costretti a trasferire un impianto già attivo nel Bengala Occidentale a causa delle violente proteste di contadini e attivisti politici contro una presunta appropriazione indebita dei terreni dello stabilimento. A settembre Lalit Kishore Chaudhary, responsabile della ditta di componentistica auto Graziano Trasmissioni, è stato assassinato nel corso di una protesta violenta organizzata dagli operai della fabbrica di Noida, vicino a Nuova Delhi, che gli italiani hanno successivamente deciso di non chiudere.
Ma i coreani di Hyundai Motors, rimasti particolarmente colpiti da uno sciopero di massa che negli ultimi giorni ha coinvolto lo stabilimento di Sriperumbudur, nel Tamil Nadu, dove la Hyundai impiega circa 10.000 operai, conclusosi con l’arresto di 750 dimostranti, vogliono prendere una strada diversa e delocalizzare in Europa, dove il lavoro, anche se più costoso, è sicuro e garantito.

Secondo Rajiv Mitra, responsabile della casa coreana in India, l’instabilità del Paese è aumentata significativamente con la crisi economica, e nel timore di non riuscire a mantenere le consegne e, di conseguenza, a rispettare gli obiettivi di produzione del 2009, l’azienda preferisce far costruire la i20 in Europa, evitando di perdere vendite importanti in momento in cui anche il settore dell’auto è in crisi. L’impianto di Sriperumbudur avrebbe dovuto mettere sul mercato 120.000 vetture quest’anno, 80.000 delle quali destinate all’Europa, quindi l’aumento del costo del lavoro dovrebbe essere almeno parzialmente ammortizzato dalla riduzione dei costi di trasporto.

Lo sciopero dei lavoratori della Hyundai è iniziato circa un mese fa, quando la casa coreana si è rifiutata di riconoscere un nuovo sindacato, ritenendo ancora valida la rappresentanza di un gruppo di lavoratori interno all’azienda. Ma anche nel caso in cui la diatriba sindacale venisse risolta, i dirigenti di Seoul considerano l’impianto di Sriperumbudur troppo poco affidabile per continuare ad essere sfruttato.

La crisi morde, da gennaio in 370mila hanno perso il lavoro

Manifestazione di disoccupati

Nei primi due mesi di quest’anno hanno perso il posto di lavoro 370.561 persone, il 46,13% in più rispetto al 2008. Tutti hanno presentato all’Inps la domanda per ottenere l’indennità di disoccupazione, 116.938 in più dello stesso periodo dell’anno scorso.

Si tratta di richieste che, secondo l’Ansa, comprendono l’indennità ordinaria, speciale e con i requisiti ridotti.
A gennaio le domande pervenute sono state 169.274 (con un picco nella sola giornata del 15 di 11.653 richieste) contro le 95.851 dello stesso mese del 2008. A febbraio sono salite a 201.287 (il picco è del 10 del mese) contro le 157.727 dello stesso mese dell’anno precedente.
All’Inps sono arrivate dunque richieste che riguardano la disoccupazione ordinaria, a requisiti ridotti, e speciale. Quella ordinaria spetta ai lavoratori licenziati, ma anche sospesi da aziende colpite da eventi temporanei, come la mancanza di lavoro, di commesse, di ordini o per crisi di mercato. Per ottenerla bisogna essere assicurati all’ente da almeno due anni e avere almeno 52 contributi settimanali versati nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro.
L’indennità con i requisiti ridotti spetta ai lavoratori che invece non hanno 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma che nell’anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate.
L’indennità speciale infine interessa l’edilizia ed è una prestazione riservata ai lavoratori del settore quando termina l’attività aziendale, c’è una riduzione di personale o un cantiere viene ultimato.

Ecco nella tabella il confronto tra i numeri relativi ai primi mesi del 2008 e del 2009.

DOMANDE 2008 —————– DOMANDE 2009
GENNAIO 95.851 —————- 169.274
FEBBRAIO 157.727 ————— 201.287
=========================================================
TOT.GEN-FEB
2008—————————– 2009
253.578 ————————– 370.561

Il VIDEO servizio:


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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