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Six Pack ed Eurobond. Bene, purché servano allo sviluppo - INTERVISTA A GIACOMO VACIAGO

Il Presidente della Ue José Manuel Barroso (Credits: Imagoeconomica)

Il Presidente della Ue José Manuel Barroso (Credits: Imagoeconomica)

Nuove regole per i bilanci degli stati e una prima bozza (green paper) del progetto di lanciare gli Eurobond, i titoli del debito pubblico europeo. Sono queste le misure messe in cantiere  dal presidente dell’Ue, José Barroso, per ridare stabilità all’Unione Monetaria. La Commissione di Bruxelles ha emanato oggi il regolamento del Six Pack, il pacchetto di nuovi provvedimenti destinati a imporre maggior rigore nei conti pubblici ai paesi dell’Eurozona. Continua

Tassare Internet? In Germania ci pensa la Merkel, in Italia la Siae

Manifestazione del partito pirata in Svezia - AP-Lapresse

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Se pensate che i prezzi di Internet (specie sui telefonini) siano già alti e che l’accesso alla rete dovrebbe essere agevolato, preparatevi ad avere brutte sorprese. Continua

Opel, Berlino non raggiunge l’accordo. Restano in corsa Fiat e Magna

opel

Non è bastata una maratona notturna di quasi 12 ore a Berlino per arrivare a una decisione sulla vendita di Opel. Come previsto il governo tedesco ha ristretto la rosa dei potenziali acquirenti alla Fiat e al gruppo Magna che entro domani dovranno comunque ‘ritoccare’ le loro offerte per sciogliere i nodi dell’amministrazione fiduciaria e dei finanziamenti ponte.
Nella riunione è emersa una richiesta di maggiore liquidità da parte della General Motors per la propria controllata tedesca: 300 milioni in più, rispetto agli 1,5 miliardi di euro che Berlino e i quattro Lander che ospitano gli impianti della Opel erano disposti a sborsare sotto forma di prestito ponte. Il totale arriva quindi 1,8 miliardi di euro necessari per far operare la casa tedesca finché non si troverà una soluzione definitiva, ma che verrebbero a gravare sull’acquirente.
Dopo il vertice nella cancelleria tedesca, cominciato alle 17 e terminato alle 4,30 del mattino, il Lingotto e il produttore di componenti d’auto austro-canadese partono alla pari. “E’ stata una notte notevole, una notte che ha dimostrato che abbiamo a che fare con un tema complesso”, ha commentato il superministro ministro dell’Economia Karl-Theodor Guttenberg (Csu), al termine del summit. Guttenberg ha spiegato che ci sarà bisogno di verifiche da parte del governo, “ma soprattutto degli investitori, che devono rielaborare le loro proposte” e non ha escluso uno scenario di insolvenza per Opel.
Il governo di Berlino è irritato per le nuove richieste della Gm: “Penso che possiamo dire chiaramente che una buona parte dei problemi questa notte siano derivati da una combinazione di fattori: i nuovi numeri della General Motors e una posizione negoziale non molto d’aiuto da parte degli americani, del Tesoro Usa”, ha spiegato Roland Koch (Cdu), il governatore dell’Assia, il Lander che ospita il principale impianto della Opel.

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Fiat-Opel, i tedeschi decidono oggi. Montezemolo: “Una lotteria”

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“Una lotteria”. Luca Cordero di Montezemolo riprende le parole del suo amministratore delegato Sergio Marchionne, dette ieri a caldo dopo l’incontro con Angela Merkel. Oggi è il giorno decisivo per l’affare Opel. Quello in cui si riuniranno i ministri competenti del governo tedesco, i governatori dei Laender interessati per le fabbriche, gli emissari della General Motors e del governo Usa che ormai è di fatto il proprietario del gigante di Detroit. Per decidere quale delle tre offerte (anzi quattro, ieri Berlino ha comunicato che anche la cinese Baiec - Beijing auto industry export corporation ha presentato un piano) avrà l’appoggio indispensabile del cancelliere Angela Merkel. Le variabili, politiche, economiche e sindacali, sono tante. Per questo per la Fiat è “una lotteria”. “Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, e quindi c’è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Adesso entrano in campo tutta una serie di componenti decisionali” ha detto Montezemolo.

Per il Financial Times “quello di Fiat è il piano migliore per Opel”, perché l’idea di condividere piattaforme e motori, che consentirebbe 1,2 miliardi di euro l’anno di sinergie, assieme alle vendite annue stimate in sei milioni di veicoli attraverso l’integrazione di Chrysler, potrebbe portare ad economie di scala ”vitali”. Mentre l’idea del principale concorrente, Magna, di puntare sul mercato russo attraverso l’appoggio di Sberbank. si scontra con la recessione che ha colpito duramente il paese di Putin. “Ma il miglior piano industriale” ammonisce il quotidiano finanziario, in periodo pre-elettorale “da solo potrebbe non bastare”: l’appoggio dei sindacati e dei politici locali potrebbe influire di più. E in questo senso è un colpo alle speranze di Fiat la dichiarazione di ieri del leader sindacale Opel Klaus Franz: “Per noi Magna è in pole position”.
Chiunque dovesse aggiudicarsi l’opzione per Opel, inoltre, beneficierà di un prestito ponte da parte del governo tedesco, secondo quanto ha detto in un’intervista alla rete pubblica Ard il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Peer Steinbrueck. L’entità del prestito, che avrebbe lo scopo di permettere la continuità del lavoro nelle fabbriche dopo lo scorporo dell’azienda da GM, dovrebbe essere di 1,5 miliardi di euro. Il consiglio di supervisione dell’azienda teesca ha già approvato la separazione legale da General Motors, dalla quale era già autonoma finanziariamente. Passano quindi a Opel GmbH tutti gli impianti europei della compagnia, l’organizzazione commerciale e alcuni asset di General Motors. Klaus Franz ha spiegato che Opel sarà libera da debiti una volta che avvierà l’integrazione con il suo futuro partner.
Ma la partita non si gioca solo in Germania: anche il governo inglese si preoccupa degli impianti Vauxhall, la gemella di Opel nel Regno Unito: l’ipotesi di pochi tagli in Germania implica infatti ristrutturazioni più massicce in altri paesi e gli operai di Vauxhall, controllata Gm in Inghilterra, sono sul piede di guerra. Sempre secondo il Financial Times, il ministro britannico delle Attività Produttive, Peter Mandelson, ha parlato con l’ad di General Motors, Fritz Henderson, e il numero uno di Gm Europe, Peter Forster, allo scopo di “chiarire l’impegno del governo del Regno Unito per tutti gli impianti di Vauxhall”. Mandelson ha anche riferito di aver avuto dei colloqui con Fiat e Magna. Mentre il governo belga ha chiesto a Berlino di discutere di Opel anche in sede europea.

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La Bild: Angela Merkel appoggia Fiat nella partita per Opel

Germania
Cambiano le carte in tavola nella partita a tre per il destino di Opel. E la Fiat ha in mano la regina: secondo il domenicale della Bild, il più letto quotidiano tedesco, il cancelliere Angela Merkel vede di buon occhio una vittoria del gruppo italiano, perché si oppone decisamente al piano di Magna. Gli austro-canadesi vogliono tagliare 2200 posti di lavoro nella fabbrica di Bochum, Nordreno-Westfalia, il più industrializzato e popoloso dei Laender tedeschi. Una condizione che a frau Angela non piace proprio, anche in vista delle elezioni dell’autunno. Dopo essere stato per decenni una roccaforte socialdemocratica, il Nordreno-Westfalia è stato conquistato nel 2005 da Jurgen Ruttgers, un cristiano-democratico di sinistra, che continua tuttora a godere di una vasta popolarità per il suo impegno sociale e governa lo stato alla testa di una coalizione con il partito liberale. Un accordo sfavorevole lo metterebbe in seria difficoltà.
La posizione ufficiale del governo resta di assoluta neutralità e oggi il ministro dell’Economia Karl Theodor Zu Guttemberg ha detto che nessuna delle tre offerte presentate per Opel garantisce “in modo sufficiente che le risorse messe a disposizione dal governo tedesco non vadano perse”. Per l’esponente dell’Esecutivo, le proposte sono “insufficienti” e può essere meglio “un’insolvenza regolamentata” Dichiarazioni che non sono piaciute per niente al ministro degli esteri, e futuro candidato della Spd a settembre, Frank-Walter Steinmeier: “Consiglio a chiunque di smetterla una volta per tutte con le chiacchiere su un’insolvenza di Opel” ha detto. Non che il piano Fiat non preveda sacrifici: la nuova offerta messa a punto dal Lingotto promette 2000 esuberi al massimo e l’accettazione della Mitbestimmung, la cogestione sindacale. Almeno secondo quanto ha dichiarato Sergio Marchionne in un’intervista sempre alla Bild. Mentre riconosce che il Lingotto “incontra attualmente in Germania ancora alcune riserve”, il manager italocanadese precisa che “diversamente dai nostri concorrenti, il nostro piano è un bastione contro l’esodo di tecnologia automobilistica dalla Germania e dall’Italia”. In concreto Marchionne promette di mantenere almeno 23mila dei 25mila posti di lavoro Opel in Germania. In un altro occhiolino ai sindacati aggiunge che il Lingotto rispetterà “tutte le norme sul diritto del lavoro esistenti in Germania, in particolare la legge aziendale e la ‘Mitbestimmung’ (sindacalisti e rappresentanti dei datori di lavoro nel Consiglio di sorveglianza di un’azienda). L’ad di Fiat aggiunge che “i 4 miliardi di obblighi pensionistici di Gm Europe sono calcolati nel nostro piano di finanziamento” e sottolinea che “a differenza degli altri competitori, Fiat dispone di un sufficiente ed elevato cash-flow, superiore a 3 miliardi di euro all’anno. Oltre a ciò, ci sono 1,5 miliardi di euro di sinergie con Gm Europe, compresa Opel, che ci consentiranno di restituire le garanzie statali (promesse dal governo tedesco, ndr) al massimo entro 5 anni”.

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Giro di vite contro la crisi al vertice di Berlino

È lei, Angela Merkel, la donna forte d’Europa, a rassicurare i Paesi membri di fronte alle incertezze del futuro. E lo fa al vertice di Berlino, un meeting di preparazione al G20 che ha visto la partecipazione di Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna e Olanda. “I capi di Stato e di governo del G20 si sono impegnati per dare al mondo una nuova struttura finanziaria allo scopo di assicurare che una crisi come quella che stiamo vivendo attualmente, non succeda più”. Gli impegni presi dagli Stati non resteranno parole sulla carta: “Coloro che non coopereranno” con ciò che i Governi decidono per uscire dalla crisi “dovranno essere soggetti ad un meccanismo di sanzioni molto concreto”. ”Pensiamo che” ha aggiunto la Merkel “tutti i prodotti finanziari e le agenzie di rating devono essere sorvegliati”. Sulla medesima linea Nicolas Sarkozy: “Non abbiamo scelta, servono misure strutturali, un fallimento del G20 a Londra non è possibile, dobbiamo avere successo”. E sulle decisioni prese a Berlino si è pronunciato anche il primo ministro britannico, Gordon Brown: “La priorità” ha osservato il premier inglese “è salvaguardare i posti di lavoro. Serve un patto a livello mondiale e un nuovo accordo verde, un ‘green deal’. Bisogna restare uniti”.

Competitività, finanza e risparmio sono stati alcuni dei principali argomenti in discussione al vertice di Berlino: all’Europa occorrono misure urgenti se vuole uscire dalla palude in cui stagna l’economia. Ma l’efficacia delle decisioni è legata alla capacità di fare sistema. Nel summit si è deciso di mettere “al bando qualsiasi provvedimento protezionista” e si sottolinea che la crisi economica “è ancora complessa e difficile”. Nel vertice di Berlino si è trovato l’accordo un po’ su tutto. Questi i punti principali: il Fondo monetario internazionale (le risorse saranno raddoppiate) e il Financial stability forum “devono avere il compito di monitorare e promuovere l’applicazione del piano di azione adottato a Washington”. Tutti i prodotti finanziari, inclusi gli hedge funds, devono essere soggetti di una supervisione o di una regolazione appropriata. “Bisogna mettere a punto” si aggiunge “sanzioni contro i pericoli derivanti da giurisdizioni non collaborative”, ovvero i paradisi fiscali. Inoltre “le banche dovranno creare ‘risorse cuscinetto’ addizionali nei momenti positivi”. Ci sarà, infine, “una nuova carta globale per l’economia”, proposta arrivata dalla Germania. Resta ancora insoluto il problema del tracollo borsistico che ha colpito gli istituti bancari dei Paesi dell’est.

In attesa del piano Merkel-Sarkò, la Ue perde 130mila posti di lavoro

Toyota Motor Corporation
La Ue fa i conti con la crisi. Se non si è arrivati ancora ai numeri drammatici della disoccupazione negli Usa, la situazione occupazionale non è rosea: negli ultimi 4 mesi, secondo un documento dell’Unione Europea, sono stati persi 130mila posti di lavoro solo nel settore industriale. Dall’inizio dell’ottobre 2008 alla fine di gennaio 2009 ”le riduzioni di posti di lavoro pianificate sono aumentate significativamente a 158.000 unità, mentre la creazione di nuovi posti di lavoro è caduta a 25.000 unità. Da ciò deriva l’aspettativa di una perdita netta di 130.000 posti di lavoro”.
Un dato molto preoccupante, visto che ancora nel terzo trimestre 2008 il saldo tra posti persi e posti creati era leggermente positivo. E visto che la crisi economica è attesa peggiorare nei prossimi mesi, almeno fino a metà 2009.
Auto e costruzioni sono i settori che più di tutti patiscono la congiuntura negativa. I due settori nel corso dell’ ultimo anno hanno fatto registrare un crollo della produzione quantificabile in 150 miliardi di euro. A pesare in particolar modo è la stretta creditizia delle banche, che rende più difficili spese come l’acquisto di un’auto o di una casa: ”la contrazione della produzione nel settore dell’industria automobilistica ha un immediato effetto negativo anche sull’occupazione nelle aziende aziende dei fornitori”.
Il documento, anticipato dall’Ansa, sarà esaminato lunedì a Bruxelles nella riunione dei ministri delle Finanze di tutta l’Unione, all’Eurogruppo e all’Ecofin.
I ministri discuteranno anche del piano franco-tedesco annunciato ieri a Monaco da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy: un’iniziativa comune di cui non si conoscono ancora i dettagli, dopo che i due componenti dell’asse forte d’Europa nei primi mesi della crisi si erano spesso trovati in disaccordo.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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