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Mezzogiorno

Mezzogiorno quasi dimenticato dalla manovra Monti. Ecco i tre interventi urgenti

Proteste di agricoltori del sud nel 2009. Da allora poco è cambiato. (Credits: Ansa)

Proteste di agricoltori del sud nel 2009. Da allora poco è cambiato. (Credits: Ansa)

E il Mezzogiorno? Che fine ha fatto nei meandri della manovra approvata alla Camera, uno dei temi che da sempre ha occupato grande spazio e attenzione nelle scelte di governo? Diciamo che Monti non se ne è proprio dimenticato, anche se ovviamente si poteva fare di più. Continua

Tremonti punta sul sud e tenta di rassicurare l’Europa

Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Credits:Mauro Scrobogna /LaPresse)

Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Credits:Mauro Scrobogna /LaPresse)

Il nome lascia pochi dubbi. Eurosud. È così che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha chiamato il piano straordinario di rilancio per lo sviluppo del Mezzogiorno su cui punta per dare una scossa all’economia italiana. Lo ha presentato al presidente della Commissione Ue, Josè Barroso questa mattina al telefono. Con la speranza che anche Germania e Francia diano fiducia alle misure attese dal nostro Governo per il rilancio economico. Continua

Istat: “In Italia 2,5 milioni di persone in stato di povertà assoluta”

Poveri a Roma nel mercato rionale di Val Melaina

975mila famiglie italiane. Cioè 2 milioni e 427mila individui. Vale a dire il 4,1% della popolazione italiana. Che nel 2007 hanno vissuto in condizioni di povertà assoluta. La stima viene dall’Istat che oggi ha presentato un rapporto sulla povertà assoluta riferito al 2007 e nel quale sottolinea che rispetto al 2005, “la povertà assoluta è rimasta stabile e sostanzialmente immutata”.

Il fenomeno è più diffuso nel sud e nelle isole, dove l’incidenza di povertà assoluta (5,8%) è circa due volte superiore a quella rilevata nel resto del Paese: nel 2007, tra le famiglie residenti al nord la percentuale delle famiglie povere si attesta infatti al 3,5%, mentre al centro si ferma al 2,9%.
Tra il 2005, primo anno di rilevazione, e il 2007, l’incidenza di povertà assoluta in Italia è rimasta stabile, anche se ci sono stati dei miglioramenti e dei peggioramenti nelle condizioni di alcune tipologie di famiglie. “Peggiorano” spiegano i ricercatori dell’Istat “le situazioni delle famiglie con a capo un adulto di età compresa tra i 45 e 54 anni o un lavoratore con basso profilo professionale, mentre si rileva un miglioramento nelle famiglie giovani”.
E la notizia preoccupante è che l’Istat ha sottolineato che la fotografia sulla povertà assoluta in Italia si riferisce a un periodo precedente all’insorgere della crisi economica esplosa nel 2008.
Le incidenze più elevate si osservano comunque tra le famiglie di maggiori dimensioni, in particolare con tre o più figli soprattutto se minorenni. Anche tra le famiglie con componenti anziani i valori di incidenza sono superiori alla media, soprattutto se si tratta di anziani soli. La povertà è fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e all’esclusione dal mercato del lavoro.

Le stime dell’Istat sono state definite in base a una nuova metodologia messa a punto da una commissione di studio ad hoc, che ha avuto il compito di valutare insieme con l’Istituto di statistica i requisiti di minimalità di un paniere di povertà assoluta, rivedendo e modificando il precedente approccio anche attraverso l’aggiornamento della sua composizione con l’inclusione o esclusione di beni e servizi che avevano acquistato o perso carattere di essenzialità. In sostanza, il dato non definisce una soglia di sopravvivenza, cioè la mancanza di risorse tali da mettere in pericolo le persone, ma delinea il minimo accettabile. Nel paniere individuato ci sono diverse componenti: alimentare, abitazione e una componente residuale che comprende voci come trasporti, scuola e sanità.
Tutto questo per una famiglia formata da una sola persona, fra i 18 e 59 anni, in un’area metropolitana del nord, significa vivere con meno di 724.29 euro al mese. Se invece la stessa famiglia vive in un piccolo comune la soglia è di 650.04 euro. Se la stessa persona vive in un grande comune del mezzogiorno la soglia scende a 520.18 euro. La soglia varia anche con il numero dei componenti della famiglia. Per una famiglia di tre componenti con età sotto i 59 anni, la soglia di povertà assoluta è stabilita in 1.158,71 euro se vive in un’area metropolitana nelle regioni centrali, mentre è a 966,20 euro se risiede nelle regioni settentrionali.

Kublai: prende vita la rete di creativi per lo sviluppo locale

Rapporto Svimez: “Il meridione periferia d’Europa”. Giù Pil, consumi e investimenti

Manifestazione di disoccupati

Una secessione di fatto. Un paese spaccato in due.
Ecco l’Italia che viene fuori dal rapporto Svimez, presentato a Roma. L’ente per lo sviluppo industriale del mezzogiorno, istituito nel 1946, delinea un paese a due facce di cui una, quella che guarda a sud, è in ritardo cronico. “La periferia dell’Europa”, così viene definita.

Basta guardare i dati: anche di fronte al passo lento del resto del paese l’economia meridionale perde terreno e mette a segno per il sesto anno consecutivo una crescita più bassa rispetto al centro-nord, fermandosi allo 0,7 per cento contro l’1,7 per cento. Gli investimenti rallentano e i consumi sono stagnanti, con la spesa delle famiglie meridionali che si attesta ad un +0,8 per cento, circa la metà di quella degli altri italiani (+1,5 per cento). Oltre la metà delle famiglie monoreddito (51per cento) è a rischio povertà, rispetto al 28 per cento nel centro-nord. La condizione di disagio in molti casi si traduce in una “difficoltà concreta a far fronte anche ai bisogni più essenziali come fare la spesa, acquistare medicinali, vestirsi e riscaldarsi”. Neppure raggiungere un buon livello di istruzione tutela dall’esposizione allo stesso rischio di povertà: si trova in questa situazione il 9,4% dei laureati residenti al sud.

Nel 2007 il Mezzogiorno ha registrato un’occupazione a crescita zero, a fronte di un aumento dell’1,4 per cento al centro nord (+234 mila in valori assoluti). Allo stesso tempo il tasso di disoccupazione reale al sud va oltre il 28 per cento. Diminuiscono i disoccupati, ma secondo lo Svimez è “perchè in molti rinunciano a cercare lavoro o sono occupati nel sommerso”. Quasi un lavoratore su 5, secondo il rapporto, è irregolare. Negli ultimi dieci anni, dal 1997 al 2007, oltre 600 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferire la propria residenza al centro nord. Nel solo 2007 si sono contati 120 mila trasferimenti di residenza ai quali si aggiungono 150 mila pendolari di lungo raggio, che si spostano temporaneamente al centro nord per lavorare. La maggior parte sono uomini. giovani o sotto i 45 anni.

La valigia di cartone non c’è più, ma non molto è cambiato. Il dato più eloquente è quello del Pil per abitante, pari a 17.482 euro, il 57,5 per cento del centro-nord (30.380 euro), da cui lo separa una differenza di oltre 42 punti percentuali, pari a circa 13mila euro.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della presentazione del ”Rapporto 2008 sull’economia del Mezzogiorno”, ha inviato al presidente, Dino Novacco, un messaggio di apprezzamento “per l’attività rigorosa di studio e di analisi svolta dall’Associazione” e ha auspicato “un utilizzo più efficiente delle risorse per le zone più svantaggiate” e “l’applicazione del titolo V della Costituzione“.
Nel Centrodestra è il governatore siciliano Raffaele Lombardo il più colpito dai dati del rapporto: ”È una fotografia della realtà”, ha affermato commentando l’indebolimento economico e sociale registrato dalle regioni meridionali. Uno scenario di fronte al quale però ”dobbiamo organizzarci anche noi”, ha detto Lombardo, sottolineando che ”non serve lamentarsi del fatto che la Lega, facendo il suo mestiere, reclami il federalismo e difenda gli interessi del Nord” sostenendo la ”questione settentrionale”.
Ecco quindi la proposta di una “Lega del sud” che parta da una conferenza nazionale alla quale Lombardo invita “i presidenti delle regioni del Meridione, affinchè si cominci a ragionare come macroarea”. “Ci vuole un partito del meridione” ha detto Lombardo, “che si prepari a governare il federalismo che verrà”.

Il VIDEO servizio:

Disoccupazione mai così bassa da 1993. Grazie agli stranieri

Operaio al alvoro per l'Alta VelocitÃ

Buone notizie dal mondo del lavoro: la disoccupazione nel 2006 si è attestata a livelli mai così bassa da 13 anni a questa parte, da quando cioè esistono dati confrontabili. Secondo l’Istat (qui il testo integrale in .pdf), infatti, il tasso dei senza lavoro è sceso al 6,8% rispetto al 7,7% del 2005 toccando i minimi dal 1993. La riduzione del numero dei disoccupati, spiega l’Istat, ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno dove ha interessato sia gli uomini sia, in misura più ampia, le donne. Per gli stranieri il tasso si attesta all’8,6% (5,4% per gli uomini e 15,4% per le donne). Nella media del 2006, aggiunge l’Istituto di statistica, il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuto in confronto a un anno prima dell’11,4% (-215mila unità). L’area della disoccupazione ha registrato una riduzione consistente sia nella componente maschile sia in quella femminile del Mezzogiorno. In quest’area, al calo della disoccupazione si è associato un aumento dell’inattività.
Anticipando il solito balletto dei numeri e dei meriti, va detto che sono gli stranieri ad aver spostato verso l’alto la soglia degli occupati nel 2006 (più 1,9%, pari a 425mila unità, rispetto al 2005): la crescita dell’occupazione straniera è stata pari a 178mila unità (+99mila uomini e +80mila donne).
Sempre nella media, sottolinea l’Istat, l’occupazione totale è cresciuta, rispetto al 2005, del 2% al Nord (+226mila unità, di cui 113mila stranieri), del 2,1% al Centro (+94mila unità, di cui 43mila stranieri) e dell’1,6% nel Mezzogiorno (+105mila unità, di cui 21mila stranieri). L’occupazione a tempo pieno nel 2006 ha registrato, rispetto al 2005, una crescita dell’1,4 %(+268.000 unità); quella a tempo parziale un progresso del 5,4% (+157.000 unità).


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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