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Borse, crolla Tokyo. L’Asia in ribasso condiziona l’Europa

Borsa di Tokyo

L’effetto Obama è durato poco. Non basta l’elezione ad allontanare lo spettro della recessione americana. La crisi dei mercati continua a trascinare verso il basso le borse: questa mattina è stata Tokyo, trascinata dalle chiusure negative di Wall Street. La borsa giapponese ha lasciato sul terreno il 6,5 per cento, con la peggior chiusura delle ultime due settimane. L’indice Nikkei si è attestato a 8.889,14 punti. Sulle vendite ha pesato il rafforzamento dello yen che penalizza le esportazioni e i timori di recessione. Il titolo della Toyota Motor ha perso il 10,4 per cento. Per la casa automobilistica, secondo costruttore al mondo, si tratta del peggior risultato da 18 anni. Le vendite hanno poi colpito gli altri grandi esportatori del Sol Levante, da Canon (-12,59 per cento) a Olympus (-11,81per cento), da Sanyo (-11,3 per cento) a Sony (-11,05 per cento), frenati dal vento di recessione negli Usa, principale mercato di riferimento. Anche le altre borse asiatiche hanno il meno davanti: Hong Kong -6,88 per cento, Shanghai -2,44 per cento (seduta in corso), Taiwan -5,71 per cento, Seul -7,56 per cento.
Previsioni negative che hanno fatto aprire in calo le principali borse europee: Londra apre con un -2,62 per cento, Parigi è a -3,05 per cento e a Milano il Mibtel segna un -2,83 per cento. Si attendono nel pomeriggio le decisioni della Bce che potrebbero dare un po’ di ossigeno alle borse del vecchio continente.

Borse, in Europa arriva l’ondata di ribassi dall’Asia

Borsa di Tokyo
Avvio in rosso per le borse europee dopo il venerdì nero che ha visto il Vecchio Continente bruciare 230 miliardi di euro di capitalizzazione. L’ondata di ribassi partita dall’Asia travolge anche le piazze europee, che registrano perdite comprese tra il 2 e il 4%.
I mercati restano nervosi nonostante l’intervento del G7 che, pur esprimendo preoccupazione per l’eccessiva volatilità dello yen, ha ribadito la volontà di cooperazione contro la crisi finanziaria. Il Cac 40 di Parigi registra nei primi scambi una flessione del 2,49% a 3.114,41 punti, il Dax 30 di Francoforte perde il 3,54% a quota 4.143,45 e l’Ftse 100 a Londra arretra del 2,78% a 3.775,4 punti. In calo anche il Mibtel che a Piazza Affari cede il 3,58% a quota 14.839.
L’inizio della settimana finanziaria in Oriente e sul Pacifico è stato all’insegna dell’ennesimo crollo generalizzato, favorito dalle crescenti preoccupazioni degli investitori per le ripercussioni della crisi economica globale in atto, e per l’incombere dello spettro della recessione. I listini delle Borse asiatiche hanno assunto cosi’ le parvenze di un autentico e unitario bollettino di guerra, tranne che per una circostanziata eccezione. Se Tokyo ha chiuso ai minimi addirittura da 26 anni, con l’indice Nikkei che ha ceduto il 6,35%, a Hong Kong nel pomeriggio l’Hang Seng stava precipitando di ben il 9,0%, a suggello della quinta seduta consecutiva di segno meno. Nel frattempo Shanghai faceva segnare un ribasso del 5,3%, toccando il livello peggiore da oltre due anni. A Taiwan le contrattazioni sono terminate con il Taiex che ha perso il 4,65%, scendendo al livello più basso da un quinquennio. In controtendenza Seul, che ha concluso la giornata con un comunque modesto +0,8% del Kospi, ma soltanto in extremis, nelle ultimissime battute, e unicamente sulla scia del taglio dei tassi d’interesse deciso in via di emergenza dalla Banca centrale sud-coreana; in precedenza l’indicatore principale aveva però lasciato sul terreno quasi il 5%, e l’intera seduta è stata all’insegna di un’esasperante altalena.
Il record negativo assoluto lo hanno registrato le Filippine, con una perdita secca conclusiva del -12,3%. A scambi ancora in corso, Bangkok aveva già bruciato il 6,96%, mentre a metà giornata Giacarta crollava del 6,6%. Si sono salvate Singapore e Kuala Lumpur, ma esclusivamente perché i mercati erano chiusi per festività. In Australia al termine il calo è stato dell’1,6%, che ha peraltro sancito i nuovi minimi dal 2004. Anche in Nuova Zelanda la chiusura festiva ha evitato un altro tracollo.
Frattanto, sul Golfo Persico, la giornata si apriva all’insegna di una tendenza negativa uniforme: -1,9% in Kuwait, -0,26% a Dubai, -0,7% ad Abu Dhabi, -2,7% in Oman; e attesa per l’avvio in Arabia Saudita, dove nelle ultime due sedute era stato ceduto complessivamente circa l’11%.

Borse asiatiche ancora giù. Le piazze europee aprono tutte in calo

Borsa di Tokyo

Avvio in ribasso per Piazza Affari e per le Borse europee, dopo la chiusura in forte calo accusata nella notte da Wall Street e dopo lo scivolone di Tokyo (-6,8%). L’inquietudine per l’imminente impatto di una recessione di larga portata ha di nuovo preso il sopravvento sui mercati del Vecchio Continente. Il Mibtel perde il 2% e l’S&p/Mib il 2,14% (in apertura -1,8% e -1,98%), Parigi arretra del 2,9% e Francoforte del 2,5%.
La Borsa di New York ha chiuso in forte calo ieri, penalizzata dai titoli tecnologici dopo una serie di dichiarazioni di imprese molto prudenti sulle loro prospettive: il Dow Jones ha perso il
2,40%, il Nasdaq il 4,14%.
Dopo tre sedute positive, chiudono con il segnale negativo anche le principali borse asiatiche. Sulla scia di Wall Street, l’incubo recessione si abbatte soprattutto sulla Borsa di Tokyo, che chiude la sessione odierna in forte calo, in coincidenza con la progressiva rivalutazione dello yen su euro e dollaro che penalizza i grandi esportatori nipponici. L’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha registrato alla chiusura una perdita di 631,56 punti, pari al 6,79%, scendendo a
8.674,69 punti.
Pesanti le perdite anche a Seul, con l’indice Kospi che ha chiuso in territorio negativo a -5,1%, e ad Hong Kong, dove l’Hang Seng ha perso il 2,8%. Ma ribassi, a contrattazioni ancora
in corso, si registrano anche in Australia, Cina, Singapore e Taiwan.
I prezzi del petrolio sono diminuiti oggi in Asia mettendo da parte il timore che l’Opec deciderà la riduzione della produzione nella prossima riunione straordinaria e tenendo invece conto del calo della domanda legato alla crisi finanziaria.
Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a dicembre e’ stato trattato oggi a mezzogiorno (ora locale) a 69,45 dollari a barile, con un ribasso di 2,73 dollari. A New York ieri sera il greggio per consegna a novembre aveva fatto registrare un ribasso di 3,36 dollari a barile portando il prezzo a 70,89 dollari.

Fiducia al piano europeo anticrisi: volano le borse. Recuperati oltre 480 miliardi

La borsa tedesca

Il piano anticrisi varato dai leader dell’Unione Europea ha convinto i mercati ed è così l’ora dei rimbalzi per le Borse di tutto il mondo, dopo la settimana nera che aveva visto gli indici cedere più del 20%.
In particolare l’Europa ha guadagnato 481 miliardi di euro di capitalizzazione, dopo averne ceduti circa 400 solo venerdì scorso. La scintilla rialzista è partita nel mattino da Sydney e Hong Kong (Tokyo era chiusa per festività), annullando in parte gli effetti della peggior settimana borsistica dal 1987.
L’idea che ha prevalso tra gli investitori è che i piani di intervento messi a punto dai vari governi (Usa, Giappone ed Europa) consentano finalmente alle banche di poter riprendere fiato, dopo la stretta creditizia dovuta alla crisi dei mutui divampata dagli Stati Uniti. L’ottimismo ha contagiato l’Europa, grazie anche al piano approvato ieri dall’Eurogruppo a Parigi, che ha costruito la cornice per le misure straordinarie adottate oggi singolarmente da tutti i governi Ue. Lo sprint dell’avvio è proseguito poi per tutta la mattinata, fino a consolidare i rialzi con l’apertura di Wall Street, che ha ritrovato lo smalto di un tempo, con il Dow Jones ed il Nasdaq in rialzo di oltre il 6% (in questo momento il Dow Jones sale del 6,84% e il Nasdaq del 7,28%).
Merito ovviamente dei titoli bancari, che nelle ultime sedute hanno ridotto all’osso la propria capitalizzazione di Borsa.
Così, dopo il balzo di Bank of China (+14,13% ad Hong Kong) hanno brillato i colossi Credit Suisse (+27,9%) e Ubs (+12,35%), l’olandese Ing (+27,21%) insieme a Deutsche Bank (+12,09%), tra i titoli più colpiti dalle vendite passate. Più cauta a Londra Barclays (+3,73%), a differenza di Societè Generale (-2%), su ipotesi di un possibile aumento di capitale da 10 miliardi di euro. ”Le voci di una ricapitalizzazione - ha spiegato un operatore a Londra - hanno colpito oggi il titolò’ francese, impedendogli di trarre profitto dal clima di ottimismo che si è improvvisamente ristabilito in tutto il continente, con rialzi compresi tra l’11,4% di Francoforte e l’11,39% di Zurigo, mentre la piccola piazza di Zagabria ha indossato la maglia rosa con il Crobex in crescita del 15,93%. Bene a Madrid il Santander (+12,35%), in trattative per aggiudicarsi l’americana Sovereign Bancorp.
Pioggia di acquisti anche tra i petroliferi Total (+10,31%), Shell (+8,75%) e Bp (+11,16%), dopo il precedente scivolone, favoriti oggi dal greggio in risalita rispetto ai minimi dell’ anno toccati venerdì scorso. Sprint solitario di Gdf-Suez (+25,01%) a Parigi, seguita da Edf (+16%).
In crescita anche i titoli legati alle materie prime, da Bhp Billiton (+9,06%) a Rio Tinto (+15,39%), grazie alla risalita delle commodity dopo che il prezzo del rame era giunto ai minimi degli ultimi tre anni. Rally di ArcelorMittal (+19,67%), favorita dalla raccomandazione di acquisto di Societè Generale, che ha giudicato il titolo ‘’sottostimatò’, mentre l’operatore turistico Tui (+20,96%) ha fatto il botto dopo esser riuscito a piazzare sul mercato la compagnia di navigazione Hapag Lloyd ad un prezzo superiore a quanto stimato dagli analisti.
In campo automobilistico in risalita Renault (+16,25%) e Daimler (+16,11%), nonostante le cattive notizie sul comparto in arrivo dagli Usa, dove si parla di una possibile fusione tra General Motors e Chrysler, per arginare il ridimensionamento sui mercati dei due marchi.
Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse mondiali.
- Tokyo chiusa - Hong Kong +10,24% - Sydney +5,55% - Londra +8,26% - Parigi +11,18% - Francoforte +11,40% - Madrid +10,65% - Milano +11,49% - Amsterdam +10,55% - Stoccolma +8,49% - Zurigo +11,39% - New York (Dow Jones) +6,84% (seduta in corso) - New York (Nasdaq) +7,28% (seduta in corso) - Città del Messico +5,41% - San Paolo +10,41%.
Il VIDEO servizio:

Il Fmi: “Recessione globale nel 2009″. In ribasso le borse europee e Wall street

Le parole hanno un peso. Specialmente se a pronunciarle è il presidente del Fondo Monetario Internazionale che vaticina: “Siamo sull’orlo di una recessione mondiale per il 2009″. Se ne sono accorte oggi le borse europee, la cui caduta, pur rallentando, non accenna a concludersi. Chiusure in negativo ovunque, sulla scia di Wall Street, che apre in rialzo ma poi chiude in netto ribasso (a fine giornata cede il 7,33%. Il Nasdaq arretra dello 5,47% a 1.645,12 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 7,62%% a 909,92 punti). A Milano, il Mibtel termina la seduta a -1,6per cento. Anche l’indice S&P Mib della Borsa di Milano ha chiuso in calo a quota 21.871 (-1,81 per cento). Francoforte si posiziona tra le peggiori piazze e segna una flessione del 3,3 per cento, ma non va meglio a Parigi (-2,37 punti percentuale) e Londra (-1,29 per cento), mentre peggio ancora fa Madrid (-3,8 per cento). Le Borse del vecchio continente hanno bruciato altri 100 miliardi di capitalizzazione in quella che poteva essere la seduta del rimbalzo, a un giorno dal taglio coordinato di Bce e Fed dei tassi di mezzo punto percentuale. Al termine delle contrattazioni l’indice continentale Dj Stoxx 600 ha segnato una flessione del 2,01 per cento. Strauss Kahn è intervenuto per rimarcare gli effetti deleteri della crisi sui paesi più sviluppati (”la loro crescita nel 2009 sarà pari a 0″) e invocare una risposta dei governi a breve termine: “non possiamo aspettare che la crisi sia passata per apprendere la lezione”. Il Fmi - sottolinea il direttore generale - è pronto ad andare incontro alle esigenze dei paesi membri che ne avranno bisogno per far fronte alla crisi finanziaria: l’istituto di Washington ha riattivato la procedura per concedere prestiti d’urgenza, creata nel 1995.
Strauss Kahn si aspetta una risposta dall’incontro che si terrà a Washington sabato 11 ottobre con i ministri delle finanze dei G7. Nel corso della riunione il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial Stability Forum, illustrerà i progressi finora compiuti nei primi dei 100 giorni per l’attuazione delle ”raccomandazioni” fornite dallo stesso Fsf in aprile. A chiedere al G7 un’azione coordinata è anche la Banca Mondiale, con il presidente Robert Zoellick che invita i Sette Grandi a non dimenticare i paesi poveri, al fine di evitare che da una crisi finanziaria si arrivi a dover affrontare una crisi umanitaria.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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