
Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft (Credits: AP Photo/Paul Sakuma)
A chi interessa Yahoo? A Microsoft di sicuro. Secondo il New York Times, infatti, avrebbe firmato un nondisclosure-agreement (un patto di riservatezza) per accedere a informazioni top secret sulle attività della Web-company. Si tratterebbe, in buona sostanza, di un accordo che permetterà ai vertici di Redmond di guardare da vicino i conti di Yahoo, in vista di un’eventuale acquisizione (lo stesso, peraltro, stanno facendo anche alcune importanti società di private equity statunitensi, come Silver Lake e TPG Capital). E non è la prima volta. Già tre anni fa, quando Yahoo era all’apice del suo splendore, la società fondata da Bill Gates aveva messo sul piatto quasi 50 miliardi da miliardi di dollari per assumerne il controllo. Ma sappiamo com’è andata finire. Continua

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Le due grandi rivali dell’informatica, Apple e Microsoft, si ritrovano per una volta insieme, anche se sul banco degli imputati. Entrambe, infatti, debbono difendersi dalle accuse di sfruttamento del lavoro minorile. Continua

Carol Bartz, Ceo di Yahoo, al quindicesimo compleanno dell'azienda - Ap Photo
Yahoo nella tempesta. Il secondo motore di ricerca al mondo si trova a un bivio. L’annuncio, ieri, dell’addio di Joanne Bradford, una delle principali manager del settore pubblicita` della compagnia (ex vicepresidente di Msn media), non e` passato inosservato sui blog e sui siti specializzati. Continua
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Quanti dollari vale il nome di una multinazionale? Parecchi: avere un marchio conosciuto ed apprezzato significa essere capaci di attirare più clienti e, di conseguenza, moltiplicare gli affari. Le aziende investono molto per dare lustro al proprio nome e per costruirsi una reputazione proprio per questo. Più difficile è quantificare in termini monetari il valore di un buon nome. Ci ha provato la società di marketing Brandfinance, Continua

Il Ceo di Microsoft Steve Ballmer durante la presentazione di Windows 7 - EPA
La gestazione è stata lunghissima: la class action all’italiana ha visto la luce più di due anni dopo il primo annuncio. Continua

L’investigazione di alcuni blogger ha portato alla luce un progetto di Microsoft in un settore nuovo per il colosso di Redmond, quello dell’efficienza energetica: sarà presto disponibile su internet una sorta di “pannello di controllo” per monitorare i consumi energetici a casa e ricevere consigli sul modo in cui ridurre le spese per la bolletta.
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Abuso di posizione dominante. E una multa a nove zeri, un miliardo di euro. La prima così elevata decisa dall’Antitrust europeo. Sul banco degli imputati c’è Intel, l’azienda che da più di mezzo secolo produce microprocessori nella Silicon Valley.
Bruxelles accusa Intel, come si legge in una nota, di “aver violato le regole antitrust, mettendo in atto pratiche anticoncorrenziali illegali finalizzate ad escludere del mercato dei chip per computer i concorrenti”. Un settore stimato globalmente in 22 miliardi di euro: circa un terzo deriva dall’Europa.
Ironia della sorte, ieri l’amministratore delegato di Intel, Paul Otellini, aveva dichiarato che prevedeva una lieve ripresa per la sua multinazionale nei prossimi mesi. La Commissione Ue, inoltre, ha ordinato al gigante americano del settore di ”cessare immediatamente tali pratiche il legali nella misura in cui esse continuino ad andare avanti”. Il record precedente era quello della multa a Microsoft: lo scorso anno fu costretta a pagare 899 milioni di euro.
L’indagine compiuta dall’Antitrust Ue si riferisce al periodo compreso tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 e riguarda il mercato del chip denominato x86 Cpu. Intel avrebbe innanzitutto “concesso ai produttori di computer, completamente o parzialmente, sconti nascosti, in modo da favorire l’acquisto di tutti i propri chip x86 o di quasi tutti”. Inoltre, secondo la Commissione Ue, ha anche provveduto a “pagamenti diretti ai maggiori venditori al dettaglio, a condizione che acquistassero solo computer con chip Intel”. Queste pratiche per l’Antitrust Ue “hanno effettivamente impedito ai clienti e anche ai consumatori di poter scegliere prodotti alternativi”.
Ora l’Intel non naviga in buone acque: secondo Goldman Sachs la spesa globale per l’information technology è destinata a rallentare del 9 per cento: nei primi quattro mesi dell’anno l’azienda di Santa clara ha già lasciato sul terreno la metà dei profitti rispetto all’anno scorso.