
L’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo
Roma batte Milano. Meglio: Colosseo batte Duomo: 91 a 82 miliardi di euro.
A dirlo è uno studio sul valore di marketing della Camera di commercio di Monza e Brianza, per cui il “brand” dell’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto col nome di Colosseo vale appunto 91 miliardi di euro, mentre quello della Madunina protettrice dei milanesi si ferma a 82 miliardi di euro. Continua

Fa' la cosa giusta
Come si fa a far tornare i conti di un comune che decide di non cementificare rinunciando agli oneri di urbanizzazione? Come può un’amministrazione locale diventare energeticamente indipendente? Come passare dal 30 all’80% di raccolta differenziata?
Sembrano rompicapi stile “quesito della Susi” e invece sono le domande a cui risponderà la Scuola di AltRa Amministrazione, ovvero lezioni di ecologia e sostenibilità per amministratori che si terranno all’interno di “Fa’ la cosa giusta“. Continua
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Venezia è la città più cara per il mercato immobiliare - Ansa
Venezia resta la città più cara d’Italia per gli immobili a uso abitativo: la media per il centro della Serenissima è di 9750 euro al metro quadro. Il prezzo da pagare per vivere nella magia di una città unica al mondo. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto sul borsino immobiliare del 2009 diffuso da Confedilizia. Continua

Neve a Milano in Piazza Castello. Ansa
Treni con ritardi biblici, aerei che non partono, autostrade a passo d’uomo. Le abbondanti nevicate che hanno colpito il Nord Italia nell’ultima settimana hanno creato un bel paesaggio natalizio. Ma non hanno fatto un bel regalo all’economia delle regioni settentrionali, in particolare al commercio. Continua

Con la crisi, c’è qualcuno che sorride: in questo caso i visitatori di Londra. E a farli sorridere sono proprio gli inglesi dell’ Economist, che hanno pubblicato i dati di una ricerca condotta dal loro centro studi sul costo della vita nelle principali città del mondo. A Westminster e dintorni il pessimo 2008 della sterlina ha persino fatto pensare a un possibile abbandono della gloriosa moneta in favore del giovane euro. Comprensibile quindi che nella classifica stilata dal settimanale britannico Londra scivoli dall’ottavo al ventisettesimo posto. La ricerca compara i prezzi dei beni principali in rapporto ai salari medi in 140 città di 93 paesi.
Milano e Roma, le due città italiane incluse nello studio, passano rispettivamente dal 12 al 14 esimo posto e dal 28 al 29 posto. Il capoluogo lombardo, quindi, si conferma come una delle città più care in Europa. Il poco ambito top della classifica spetta comunque al Giappone, con Tokyo e Osaka ai primi due posti. Nonostante l’indebolimento dell’euro, comunque, l’Europa si conferma la macroarea con i prezzi più elevati. Oslo, al numero 1 lo scorso anno, scende al quinto posto, dietro a Parigi e Copenaghen. Ultima città per costo della vita si conferma invece Karachi, in Pakistan, che mantiene la centotrentaduesima posizione.
L’indagine mette in evidenzia soprattutto il forte impatto delle fluttuazioni dei tassi di cambio che hanno modificato il relativo costo della vita nelle città negli ultimi mesi (dal settembre 2008 al marzo 2009). “Più di 50mila singoli prezzi sono raccolti in ogni turno di rilevazione a marzo e a settembre” sostiene sul suo sito l’Eiu (Economist intelligence unit), tra gli indicatori i costi di trasporti pubblici, alimentari, tasse da pagare, servizi domestici, affitti. Lo scopo è fornire alle aziende un indicatore delle differenze del costo della vita tra due diverse città nel caso, ad esempio, si debba trasferire un dirigente o aprire una filiale all’estero.
Milano ha visto ritornare gli indici di borsa indietro di 11 anni: al termine di una seduta nera sono stati bruciati 17,9 miliardi di capitalizzazione. Il Mibtel ha subito un calo del 4,74% a 14.123 punti si è riportato ai livelli del settembre 1997: lo S&P/Mib ha lasciato sul terreno il 4,99% a 17.968 punti (minimi da dicembre dello stesso anno). E, complessivamente, i titoli delle piazze finanziarie europee hanno perso 180 miliardi. Già negativa in avvio, la borsa di Milano ha accelerato sulla via del ribasso, fino a sprofondare dopo i dati Usa sulla disoccupazione (salita a novembre al 6,7% a causa della perdita di 533 mila posti di lavoro, il dato peggiore degli ultimi 34 anni) e l’andamento negativo di Wall Street che però recupera a fine seduta: il Dow Jones segna +0,09%, lo Standard & Poor’s guadagna lo 0,48% e il Nasdaq l’1,62%. A schiacciare gli indici, è stata in particolare la Caporetto dei titoli petroliferi e i pesanti ribassi che hanno colpito alcuni finanziari e industriali. Il greggio al Nimex scende a quarata dollari al barile.
Colano a picco le borse europee: hanno bruciato 180 miliardi di euro di capitalizzazione e gli indici sono scesi in prossimità dei minimi degli ultimi cinque anni. Scontato senza effetti il taglio di 75 punti base dei tassi d’interesse deciso ieri dalla Banca centrale europea, l’indice Dj Stoxx 600 ha chiuso in calo del 3,8%, portando il saldo settimanale a un -8%. La mattinata era iniziata in un clima di nervosismo, con la chiusura contrastata delle Borse asiatiche e l’avvio negativo di quelle europee. Gli occhi degli investitori erano puntati Oltreoceano, dove erano attesi nel pomeriggio i dati Usa sull’occupazione, importante termometro dello stato dell’economia americana. Così, quando si è saputo che a novembre il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti era salito al 6,7% e che erano andati in fumo 533 mila posti di lavoro (le attese degli analisti erano per 335 mila), in quella che si è rivelata la più consistente emorragia degli ultimi 34 anni, i listini hanno accentuato le flessioni. Già in mattinata i mercati avevano dovuto incassare le previsioni sconfortanti della Bundesbank secondo cui il 2009 sarà per l’economia tedesca l’anno peggiore degli ultimi 16. Mentre l’Europa si inabissava (Parigi arriva a cedere oltre il 6% e Francoforte il 5%) Wall Street iniziava le contrattazioni in forte ribasso, appesantita dal comparto petrolifero e dai cali di Goldman Sachs e General Motors salvo più tardi entrare in una fase di accentuata volatilità. Ma a fine seduta il Dowjones segna +0,09%.
Orizzonte minaccioso per il settore dell’automobile negli Stati Uniti: “Sono preoccupato dalla sopravvivenza delle case automobilistiche”, spiega George W. Bush, il presidente uscente degli Stati Uniti. La crisi in corso “prima di migliorare peggiorerà”, afferma dal canto suo Barack Obama, il suo successore alla Casa Bianca. Con una mossa apparentemente concordata, il presidente uscente degli Stati Uniti ed il presidente eletto che entrerà in carica il 20 gennaio, hanno avvertito gli americani che la crisi sarà lunga e difficile. E lo hanno fatto proprio mentre i responsabili delle tre grandi case automobilistiche in crisi (Gm, Ford e Chrysler) stanno mendicando aiuti miliardari ad un decisamente scettico Congresso degli Stati Uniti per evitare la bancarotta.
A Piazza Affari la performance peggiore nella settimana è quella di Banco Popolare, in ribasso del 31,71%, dopo che la tedesca Dz Bank si è sfilata dall’accordo con Italease, in cui il Banco detiene un’importante quota azionaria. Male anche i big del credito, con Intesa -8,91% e Unicredit -14,98%, nonostante abbia trovato soluzione senza danni la complessa vicenda del debito della Tassara; rialzo invece per Monte Paschi (+8,21%). In campo energetico, giù i petroliferi, con Eni -13,21%, Saipem -17,23% e gli affini come Tenaris (-10,31%), ma soffrono anche Enel (-17,24%) e Terna (-6,35%) per via del calo dei consumi elettrici e della discesa delle tariffe, anche se il governo ha smentito futuri blocchi. Telecom ha presentato l’atteso piano, che prevede nuovi tagli occupazionali, e in Borsa il titolo accusa un -4,26%. La situazione economica danneggia Fiat (-12,42%) nonostante si sia tornati a ventilare un mantenimento degli incentivi per la rottamazione delle auto. Tra le altre blue chips, positiva Lottomatica (+1,25%), bene tra i media L’Espresso (+5,25%) e Mondadori (+10,43%).
La compagnia aerea tedesca Lufthansa ha annunciato oggi la creazione di una nuova filiale in Italia. Naturalmente si chiamerà Lufthansa Italia, avrà sede ufficiale presso l’aeroporto di Malpensa e offrirà voli diretti dal Nord del nostro paese verso numerose città europee. Nello specifico le capitali interessate saranno Barcellona, Parigi Charles de Gaulle, Bruxelles, Bucarest, Budapest, Madrid, Lisbona e Londra Heathrow.
Se la presentazione è stata fatta oggi e, in attesa della licenza, i voli cominceranno ad essere operativi dall’inizio del prossimo anno con una flotta all’inizio di dimensioni limitate, essendo composta da appena sei aeronavi. “Milano e la Lombardia sono tra le regioni europee più forti e dinamiche ed è essenziale che siano collegate bene con le principali capitali europee”, ha affermato presentando il nuovo progetto il presidente di Lufthansa, Wolfgang Mayrhuber.
Com’è noto proprio la compagnia tedesca è la principale rivale di Air France-KLM per entrare, con una partecipazione minoritaria, nella nuova Alitalia gestione CAI, il consorzio di imprenditori italiani che sta lavorando per il rilancio della compagnia di bandiera italiana.
La decisione di partire con Lufthansa Italia, ha fatto sapere Mayrhuber, non significa affatto che “stiamo chiudendo le porte” al desiderio di entrare con una partecipazione nella nuova Alitalia.