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Tremonti incalza le banche: “Allineare tassi a quelli europei”

Giulio Tremonti

Invito, esortazione, richiamo. Lo si intenda come si vuole, ma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si rivolge così alle banche italiane, nel corso del Credit and Liquidity Day: allineate i tassi di interesse a quelli europei.
Tremonti lo ha definito “un suggerimento” al sistema bancario italiano: “Per aumentare il proprio gradimento” ha detto “dovrebbero allineare i tassi a quelli europei”. E, ha aggiunto, “Servirebbe una maggiore assunzione di responsabilità”. Secondo il titolare del Tesoro “l’uso dei Tremonti bond finora è stato piuttosto progressivo e lo dico usando un linguaggio diplomatico”. “Lo strumento” ha spiegato “non serve per migliorare il look delle banche” ma “per consolidare i bilanci”.
Quando gli strumenti ibridi di patrimonializzazione non erano ancora disponibili, ha sottolineato Tremonti, “c’era la sollecitazione a farli, mentre da quando ci sono (l’accordo con l’Abi è stato firmato a marzo, ndr), e siamo a maggio, l’atteggiamento delle banche sembra di relax”.
Un atteggiamento che per il ministro dell’Economia non è adeguato, perchè l’obiettivo dei Tremonti bond “non era migliorare i bilanci delle banche, ma migliorare i bilanci delle imprese”.Quando gli strumenti ibridi di patrimonializzazione non erano ancora disponibili, ha sottolineato Tremonti, “c’era la sollecitazione a farli, mentre da quando ci sono, e siamo a maggio, l’atteggiamento delle banche sembra di relax”. Un atteggiamento che per il ministro dell’Economia non è adeguato, perchè l’obiettivo dei Tremonti bond “non era migliorare i bilanci delle banche, ma migliorare i bilanci delle imprese”.
Le domande finora avanzate dagli istituti per i Tremonti Bond sono quattro, per un totale di 6 miliardi di euro, ha fatto sapere il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. La prima richiesta che è quella della Banca Popolare ha già ricevuto l’approvazione dalle commissioni parlamentari mentre, ha spiegato ancora Grilli, si sta esaminando la domanda della Banca Popolare di Milano prima dell’invio alle commissioni. Per gli altri due istituti (Monte dei Paschi di Siena e Unicredit), ha aggiunto il direttore generale del Tesoro, “sono in corso le valutazioni da parte di Banca d’Italia”.
Commentando i numeri relativi al primo quadrimestre sull’utilizzo del fondo per le Pmi, “sono dati che consideriamo positivi”, ha detto Tremonti. “La somma che mettiamo a disposizione è di 27-28 miliardi di euro”, ha sottolineato. “L’effetto per le imprese, dato il moltiplicatore, è pari a 100-200 miliardi di euro. Una cifra che supera quanto era stato immaginato a marzo. La massa di liquidità che si mette a disposizione dell’economia italiana è enorme”. L’operazione, ha aggiunto Tremonti, ha “incontrato il gradimento di tutte le categorie e il consenso è stato ampio. Poi naturalmente uno se fa l’opposizione può anche dire che non è vero, ma alla fine ci sarà pure qualcuno che lo perdona”.
Ma al consiglio del titolare del Tesoro rispponde il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, specificando che i tassi applicati dalle banche italiane sui nuovi finanziamenti alle imprese sono di 20 punti base inferiori a quelli della media europea. Il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, ha sottolineato che la situazione dei tassi bancari in Italia “è normale”, cioè in linea con i mesi precedenti. “È possibile che ci sia qualche Paese in cui i tassi sono più bassi, ma i dati ci dicono che le banche italiane stanno facendo quanto di meglio possono per aiutare l’economia”.
Secondo le statistiche diffuse dall’Abi, a marzo scorso, i prestiti fino a un milione di euro per le imprese, in Italia, avevano un tasso del 3,94% a fronte di un 4,15% nell’area dell’euro. Per i prestiti superiori a un milione di euro, invece, sempre a marzo, il tasso di interesse in Italia si attestava al 2,68% contro il 2,88% dell’area euro. Quanto ai prestiti alle famiglie, invece, il 7,69% del tasso italiano di marzo si raffronta con il 9,93% della media euro.

Tesoro, disoccupazione in forte crescita e slitta il pareggio di bilancio

Metalmeccanico in una fabbrica

L’economia va male e, pur se resta confermato l’obiettivo, il pareggio di bilancio slitta “sull’asse del tempo” e non sarà più nel 2011 come precedentemente previsto. In compenso il sistema previdenziale italiano appare solido, cioè sostenibile, nonostante il repentino invecchiamento della popolazione. Brutte notizie, invece, per il lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%.
Il Tesoro rivede le stime sull’andamento economico e conferma, nell’aggiornamento del Patto di Stabilità, le cifre giorni scorsi. Una per tutte quella sulla crescita economica che viene rivista decisamente al ribasso, in linea - come ha detto nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con il dato della Commissione europea: -2%. Peggiora così anche il dato sul deficit e si allontana il pareggio di bilancio mentre l’andamento del rapporto debito-Pil quest’anno crescerà fino al 110,5%. Una situazione di deterioramento del quadro macro, quella descritta dal Tesoro nel corposo documento, che non vede però l’Italia isolata: il peggioramento riguarda infatti tutte le economie del Vecchio continente che nel 2009 si troveranno a fronteggiare gli effetti della crisi. Una ‘lucè si intravede però alla fine dell’anno quando ci potrebbe essere un’inversione di tendenza. Un’altra ‘consolazionè arriva sul fronte pensionistico con un sistema, quello italiano, che a giudizio del Tesoro dovrebbe ‘reggerè. Meno consolante il capitolo lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%, dato che il Pd traduce in 250.000 disoccupati in più.
Ecco alcune novità emerse oggi dall’aggiornamento del patto di Stabilità:
- Pareggio confermato ma slitta: “Viene confermato l’impegno al raggiungimento dell’obiettivo di pareggio di bilancio anche se il raggiungimento di questo obiettivo si sposta sull’asse del tempo, per effetto della crisi straordinaria sopravvenuta dopo l’assunzione del relativo impegno da parte del Paese”. L’Italia conferma la propria determinazione, ma nel documento non viene indicata la nuova data-obiettivo.
- Indebitamento al 3,7% nel 2009: “Indipendentemente dalla correzione per il ciclo, in termini di saldo nominale, nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica - è scritto nell’aggiornamento - l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3,0% del Pil nel 2008, eccede questo limite nel 2009 arrivando al 3,7%, ma riprende una tendenza alla diminuzione nel biennio 2010-2011″. Nel 2010 l’Italia avrà un deficit del 3,3% migliore di quello di altri sei paesi europei del calibro di Francia, Regno Unito, Spagna, Germania. Inoltre il deficit italiano corretto per il ciclo - cioè tenendo conto della congiuntura - rimane sempre sotto il 3%.
- Disoccupazione 2009 8,2%: Il Tesoro prevede per l’anno in corso una contrazione dell’occupazione che si ridurrebbe dell’1%. Il tasso di disoccupazione mostrerebbe così un aumento per il secondo anno consecutivo, attestandosi all’8,2%. Secondo il Pd dunque nel 2009 ci saranno almeno 250.000 disoccupati in più, la stragrande maggioranza dei quali senza indennità di disoccupazione.
- Pensioni sostenibili: L’Italia rimane uno dei Paesi con il tasso di invecchiamento più elevato, ma “nonostante questo, l’insieme delle spese legate all’invecchiamento della popolazione presenta una dinamica evolutiva tra le più contenuti dell’Unione Europea, grazie alle riforme implementate negli ultimi 10-15 anni”. Inoltre “il consolidamento fiscale previsto nell’aggiornamento al 2011 risulta sufficiente ad assicurare finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo”.
- Pil 2009 cala del 2%: Gli effetti della crisi “si protrarranno per gran parte del 2009: solo verso la fine dell’anno potrebbe secondo gli osservatori economici registrarsi una modesta ripresa”, afferma il Tesoro. “Nel 2009 il Pil mostrerebbe un’ulteriore riduzione pari al 2,0 per cento. Le componenti della domanda aggregata che risentirebbero maggiormente della crisi sarebbero in primo luogo gli investimenti, segnatamente quelli in macchinari, e le esportazioni, per effetto della recessione nei paesi più avanzati. I consumi delle famiglie risulterebbero ancora in contrazione in media d’anno”.
- Sale il debito: Sale nel 2009 il rapporto debito/Pil: secondo le previsioni del Tesoro, si attesterà al 110,5% dal 105,9% del 2008. Il debito crescerà anche l’anno prossimo (112%) ed è visto in calo nel 2011, quando si dovrebbe attestare al 111,6%.

Martin Lousteau, il ministro argentino dell’economia è il più precario che ci sia

Il ministro dell'economia argentino che ha assunto l'incarico il 10 dicembre 2007 sotto la presidenza di Cristina Kirchner

Tifoso sfegatato dell’Independiente e del suo miglior calciatore (el maestro Ricardo Bochini); capelli lunghi alla Batistuta; un’età – 37 anni compiuti il giorno dell’Immacolata - che da noi lo farebbe rientrare di diritto nella categoria dei “bamboccioni” di Padoa-Schioppa; un passato da corrispondente di guerra in Afghanistan per il settimanale argentino El Planeta urbano; istruttore di tennis mancato in un club esclusivo del quartiere Palermo, a Buenos Aires, dopo una brutta lesione al ginocchio che gli fece appendere la racchetta al chiodo.
Stiamo parlando del nuovo ministro dell’Economia argentino - o flamante, come dicono più pomposamente sulle sponde del Río de la Plata.

Neanche a Buenos Aires, dove negli ultimi 50 anni di ministri dell’Economia ne sono succeduti 53, uno come Martín Lousteau lo avevano visto mai. Non fosse altro che per l’età dal momento che ha già infranto un record, quello di più giovane ministro argentino dell’Economia di tutti i tempi. Comunque, dati i finali ingloriosi dei suoi predecessori, è difficile che possa far peggio.

Dal ministro dell’Economia del genocida Videla, Martinez De Hoz, denunciato di recente per apologia della dittatura, a quello di Menem e De La Rúa, Domingo Cavallo, ricordato più per il “corralito”, ovvero il blocco dei conti bancari, che per i meriti accademici, la storia dei ministri dell’Economia argentini è degna di un thriller alla Stephen King.
Pastore, Pugliese, Rapanelli, Cavallo I, Machinea, Cavallo II, Frigeri, Lavagna I, Lavagna II, Miceli, Peirano. Non fatevi ingannare, non si tratta di una squadra di calcio, bensì degli undici ultimi ministri dell’Economia di origine italiana che negli ultimi 25 anni si sono succeduti al comando del dicastero che decide le politiche monetarie e fiscali per dare all’Argentina la stabilità e il futuro radioso che meriterebbe questo paese ricco di risorse e di terra.

Invece della stabilità, tuttavia, le performance economiche del Paese del Tango negli ultimi 25 anni ricordano quelle di un ottovolante. Prima l’epoca della plata dulce, ossia dei “soldi facili”, di inizio dittatura (1976-1980) quando era sufficiente mettere i risparmi in banca perché, con rendimenti di gran lunga superiori all’inflazione reale, il denaro si moltiplicasse. Poi la crisi del 1989, quando dopo una svalutazione del cambio ricordato ancora oggi come “Rodrigazo”, l’inflazione superò il 2mila% in un anno. A seguire il boom degli anni Novanta sino a quando, a causa di una insostenibile parità di 1 a 1 nel rapporto peso-dollaro, il sistema crollò a fine 2001. “Corralito”, default e i tristemente noti tango bond furono la conseguenza di quell’ultima crisi in cui in 12 mesi al ministero dell’Economia si succedettero addirittura in sette: Manichea, López Murphy, Cavallo II, Capitanich, Frigeri, Lenicov e Lavagna…

In quanto a stabilità dunque, il giovane Lousteau difficilmente potrà far peggio. Inoltre, il ministro dell’Economia uscente Peirano gli lascia un Paese il cui Pil cresce dal 2003 a ritmi quasi cinesi (una media del 9% l’anno), con un ciclo che appare dunque fortunato. Il condizionale è però d’obbligo sull’ottovolante argentino e le sfide che ha di fronte Lousteau sono tante: dall’inflazione (che, dopo quella venezuelana, è la più alta del Continente), all’ammodernamento dell’apparato produttivo.

Di sicuro il ragazzo ci sa fare – un master alla London School of Economics, in politica dal 1996 e più giovane presidente (dal 2005 al 2007) del Banco de la Provincia de Buenos Aires – e ha le idee chiare. I suoi obiettivi, più volte ribaditi, sono una politica monetaria che favorisca la svalutazione del peso per spingere le esportazioni delle commodities agricole che, a loro volta, devono essere tassate per garantire entrate fiscali. Sarà questa la ricetta giusta che consentirà al giovane Lausteau dalla folta chioma di restare in sella più a lungo dei suoi predecessori?


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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