
Operai a uno dei seggi di Mirafiori
Mirafiori dice sì al piano Marchionne ma senza il plebiscito che molti avevano previsto. A favore dell’accordo il 54% degli operai. Un risultato che, comunque lo si voglia leggere, certifica la spaccatura interna ai lavoratori e la forza dei metalmeccanici della Fiom, con cui ora la Fiat dovrà cercare di venire a patti, specie sulle regole della rappresentanza in azienda. I dati definitivi sono arrivati solo questa mattina alle 6. Gli ultimi a votare ieri erano stati i lavoratori del terzo turno ma già alle 13 era stato raggiunto il quorum necessario. Continua

Gli stabilimenti di Mirafiori
Per quasi un secolo regno dell’automobile, dell’intellighenzia azionista e antifascista e, last but not least, della famiglia Agnelli. Ma Torino è stata anche, nel 900, la capitale-simbolo del movimento operaio italiano. Non solo: è stata la città di Gobetti, Bobbio, Togliatti, Terracini, Occhetto, dei leader della sinistra tra i più influenti della storia italiana. Per questa Torino, gli stabilimenti di Mirafiori, che oggi votano il referendum sull’accordo con Fiat, hanno rappresentato il cuore della classe operaia più sindacalizzata di tutto il Paese, quella che apriva tutti i grandi cicli di lotte operaie. Storia del secolo scorso ma non stupisce perciò che qualcuno abbia storto il naso sentendo le parole del sindaco Chiamparino e del candidato Piero Fassino che si sono schierati con Marchionne, quasi avessero fatto uno sfregio alla memoria e alla gloriosa storia del movimento operaio.
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Sergio Marchionne con Emma Marcegaglia
“Per noi Mirafiori fuori da Confindustria è uno schiaffo”. Non ha usato mezzi termini Raffale Bonanni, leader della Cisl, in un’intervista al Corriere per commentare l’annuncio del presidente di Confidustria, Emma Marcegaglia, sulla nascita della newco di Fiat fuori dall’associazione degli industriali, un passo necessario, secondo Marchionne, per rilanciare lo stabilimento torinese. Per il segretario della Cisl, infatti, il Lingotto sta portando avanti una radicalizzazione pari, ma in senso opposto, a quella della Fiom. Continua

Un sit - in di portesta organizzato dalla Fiom Cgil a Melfi (Ansa)
No, qualcosa in Italia decisamente non va. E’ questa l’impressione leggendo l’intervista pubblicata stamane da il Giornale a Roberto Di Maulo, leader della Fismic, una piccola sigla sindacale metalmeccanica nata cinquant’anni fa nel Nord Ovest da una costola della Cisl. Dichiarazioni al vetriolo, le sue, destinate a gettare una nuova luce sullo stato delle relazioni industriali nel nostro Paese. Continua

Sergio Marchionne
Non è un’estate semplice per l’ad Fiat Sergio Marchionne, chietino di nascita, canadese di adozione. Almeno in Italia. Nonostante un conterraneo illustre come il leader Cisl, Raffaele Bonanni, abbia dichiarato a Panorama: “Marchionne non fa ricatti, vuole certezze. E ha ragione. Per questo troveremo la soluzione a tutti i problemi, alla faccia di chi non ha capito che la musica è cambiata”. Di fatto le scelte del manager hanno attirato le critiche di molti, tra i sindacati (Fiom in testa), in Confidustria, nel Palazzo della politica, a destra come a sinistra. Continua

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola
“Una decisione inopportuna” per il ministro dello Sviluppo economico Scajola. “Qualcuno potrebbe definirlo un ricatto” dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. La decisione di Fiat di mettere per due settimane in cassa integrazione gli addetti di cinque stabilimenti italiani non è piaciuta a molti. Continua

“Pomigliano non si tocca”. Una manifestazione imponente ha percorso questo pomeriggio le vie della città campana, sede di uno stabilimento Fiat. Slogan gridati contro l’azienda e la cassa integrazione, in cui gli operai della fabbrica di auto e di quelle dell’indotto (15mila persone circa) si trovano da mesi: da settembre in poi hanno lavorato solo cinque settimane. In corteo anche il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, l’assessore alle attività produttive della Regione Campania, Andrea Cozzolino, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, e quello della Uilm-Campania, Giovanni Sgambati. E’ l’ipotesi di chiusura dello stabilimento a scatenare l’inquietudine degli operai ma anche di tutti gli abitanti della zona in provincia di Napoli. Ipotesi smentita dalla Fiat, che però ha annunciato lo spostamento di trecento lavoratori nello stabilimento di Melfi (Potenza) dove si produrrrà la Grande Punto a metano, auto sostenuta dagli incentivi governativi. In segno di solidarietà i commercianti hanno effettuato la serrata, mentre le industrie erano chiuse per lo sciopero di quattro ore indetto dai sindacati.
Il governatore della Campania Antonio Bassolino ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. ”Nei prossimi giorni - scrive Bassolino sul suo blog - incontrerò i vertici Fiat per fare andare avanti una strategia condivisa per Pomigliano”. “Credo che guardando le immagini del corteo la stragrande maggioranza degli italiani si senta oggi accanto a quegli operai e alle loro famiglie” prosegue il presidente della Regione. “Sono lavoratori che vengono da mesi di cassa integrazione e che ora vedono aggravarsi i loro timori di fronte al fatto che gli incentivi statali non riguardano i modelli in produzione nella fabbrica campana”.
E se a Pomigliano si protesta, a Torino Mirafiori non ridono: oggi l’azienda ha annunciato la cassa integrazione per 6mila lavoratori dello stabilimento nelle prime due settimane di aprile. ”Questo dimostra” commenta il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo “che gli incentivi sono utili, ma non risolutivi. La Fiat non può sottrarsi alle sue responsabilità e a un confronto, mentre il governo deve incalzare l’azienda sugli impegni che riguardano il paese, la tutela di tutti i siti produttivi e i nuovi prodotti per il futuro dell’occupazione. E’ quello che dicono anche i lavoratori di Pomigliano”.