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Spiazzante: così pensano tutti della mossa della Fiat che ha annunciato, in attesa del rinnovo del contratto di lavoro dei metalmeccanici (scaduto a giugno), di anticipare un aumento di 30 euro mensili, lorde, nelle buste paga dei propri dipendenti. L’aumento (che scatterà nelle buste paga di ottobre) riguarda tutti i 75mila lavoratori del gruppo e che avrà un costo aziendale di 3 milioni al mese (compreso il 40% del lordo che verrà assorbito dai contributi, per un costo unitario totale di 42 euro).
L’idea dell’ad Sergio Marchionne e del presidente Luca di Montezemolo appare duplice: in primis, gratificare gli operai (nel giorno in cui l’azienda annuncia i risultati trimestrali migliori della sua storia e alla vigilia dello sciopero di categoria del 30 ottobre, con manifestazione proprio a Torino). In seconda battuta rendere difficile la vita alla componente sindacale meno aperta al dialogo: “Per l’importante contributo dei lavoratori della Fiat ai buoni risultati del gruppo” commenta Marchionne in una nota “abbiamo voluto dare un segnale di attenzione, andando incontro almeno parzialmente alle attese di miglioramento economico e cercando di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative”.
Ma il segnale è forte anche sotto il profilo politico, perché arriva dalla maggiore azienda metalmeccanica nazionale (i cui operai sono gli unici ad aver respinto con forza il protocollo sul welfare), e perché a sostenerlo è il presidente anche della stessa Confindustria, Montezemolo. E infatti dal vertice di Federmeccanica, per bocca del presidente Massimo Calearo, viene riconosciuto a Montezemolo e a Marchionne di essere “innovatori anche nei rapporti con i dipendenti”. Mentre un applauso verso i vertici del Lingotto scatta anche dal vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei: “È coerente con le logiche che da almeno tre anni stiamo sostenendo sulla necessità di spostare sempre più verso la sede aziendale il baricentro della contrattazione”, osserva.
Accusano il colpo, spiazzati appunto, i sindacati. Fim, Fiom e Uilm hanno reagito diffondendo una nota congiunta in cui esprimono il loro disappunto sull’iniziativa del gruppo di Torino. “Non crediamo che questi soldi possano convincere i lavoratori a non partecipare allo sciopero di 8 ore indetto per fine mese, il 30 ottobre”.

di Andrea Silvuni
L’euforia del lancio della 500 è lontana e i buoni risultati di vendita della city car (70 mila ordini rispetto a un budget di 50-60 mila per il 2007) non bastano a tranquillizzare la rete commerciale Fiat. Le cose non vanno infatti come l’amministratore delegato Sergio Marchionne si attendeva. Grazie alla Panda, alla Grande Punto e alla 500 la percezione del marchio da parte del cliente è oggi migliorata (l’indice è passato dal 6,7 per cento del 2004 al 7,1), così come l’intenzione di acquisto è salita dal 14,9 al 18,9 per cento, ma una buona fetta della clientela resta diffidente, preferendo da un lato marchi più blasonati, dall’altro quelli più economici.
Il cambio al vertice della Fiat Automobiles dovrebbe favorire lo sviluppo del marchio sul piano commerciale. Luca De Meo, promosso chief marketing officer della Fiat Group, è stato sostituito da Lorenzo Sistino, ex New Holland, un valido uomo di vendita, come ha dimostrato nel settore veicoli professionali. Sistino, fra l’altro, è uno degli artefici del grande successo del Ducato, dello Scudo e del Doblò, che sono tra i modelli più redditizi per Fiat.
Chi ipotizza, con il suo arrivo, uno scenario di comunicazione e promozione più pragmatico, con una maggiore attenzione ai contenuti, non sbaglia. Di sicuro gli sforzi si concentreranno su una maggiore attenzione alla crescita delle vendite. C’è comunque ancora molto lavoro da fare, come confermano i 900 milioni di euro stanziati per rinnovare entro il 2010 la rete distributiva.
Buoni risultati dovrebbero venire dal già avviato riposizionamento della Bravo: partita con lentezza per la mancanza di motori adeguati, con l’arrivo di nuovi propulsori sta partecipando alla crescita della Fiat in Europa con 50 mila immatricolazioni e altri 29 mila ordini tra febbraio e agosto (raggiungerà nel 2008 l’obiettivo di 120 mila unità all’anno). Siamo lontani dai numeri delle grandi rivali (che si vendono in Europa tra le 250 e le 400 mila unità all’anno) ma continua la politica di allargamento dello scenario su cui opera la Fiat, attiva sui mercati emergenti (ne è esempio la tre volumi Linea).
Immaginando per il 2010 una Fiat Automobiles per cui non siano più così strategici l’Italia, il Brasile e l’Europa occidentale, non sembrano azzardati gli obiettivi che Marchionne ha comunicato: 32,5 miliardi di euro di fatturato tra 3 anni (25,5 nel 2007) e un risultato della gestione ordinaria del 4,5-5,3 per cento, a 1 punto circa da quel 6 per cento vantato della sola Bmw.
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