Non è reato raccogliere scommesse in Italia e trasmetterle ad un bookmaker straniero. Lo stabilisce una sentenza della Cassazione penale che in pratica apre nuovi orizzonti per il mercato italiano dei giochi.
Dopo 10 anni di pronunciamenti negativi, il pomeriggio di giovedì 29 marzo la Procura generale ha assolto numerosi titolari dei centri della multinazionale inglese Stanley che raccolgono scommesse sul territorio italiano e le smistano alla casa madre inglese perché il “fatto non sussiste”. Per la prima volta la giustizia italiana ha sancito in pratica, ai massimi livelli, la legittimità ad operare di quegli intermediari. Finora ai gestori italiani di scommesse per conto di Stanley le autorità di polizia avevano sempre negato l’autorizzazione ad operare sulla base della constatazione che erano sprovvisti della licenza rilasciata dai Monopoli di Stato. Ora la Cassazione rigetta questa impostazione e apre un nuovo capitolo per il ricchissimo mercato dei giochi, il primo a livello europeo con oltre 35 miliardi di euro di raccolta all’anno.
La sentenza italiana si somma a quella di alcune settimane fa della Corte di giustizia europea che ha stabilito un principio analogo. Secondo i rappresentanti dei Monopoli le due sentenze sarebbero, però, sostanzialmente ininfluenti perché superate dalle nuove norme e dalla concessione di nuove licenze stabilite con il cosiddetto decreto Bersani. Il legale di Stanley, Daniela Agnello, ribatte che non è così perché anche le nuove licenze sono state attribuite sulla base del vecchio network disegnato nel 1999 che ora viene considerato illegittimo. E poi perché per poter partecipare alla concessione di licenze italiane, i Monopoli chiedono a Stanley di rinunciare all’attività di raccolta e distribuzione transfrontaliere delle scommesse. Attività che Stanley, invece, intende continuare ad esercitare. In pratica il contenzioso legale appare solo all’inizio ed è facile prevedere nuovi scontri.
- Venerdì 30 Marzo 2007
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