Leggi tutte le notizie su:
motori

Salone dell'auto a Pechino / Ap photo Andy Wong
Sono stati accolti con una leggera sorpresa i dati sul mercato delle auto in Europa diffusi oggi da Acea, l’associazione dei produttori automobilistici europei. Sorpresa perche´ la congiuntura favorevole che aveva portato le immatricolazioni quasi a livelli pre-crisi sembrava destinata a finire in contemporanea con l’esaurirsi degli incentivi statali un po’ in tutta l’Europa. Continua
- Tags: auto, chrysler, Fiat, John-Elkann, joint-venture, Lingotto, mercato, motori, Sergio-Marchionne, Torino, Usa
-

di Andrea Silvuni
Il caso ha voluto che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, scegliesse il momento in cui tutti i riflettori erano puntati sugli Stati Uniti, con l’ingresso di Barack Obama alla Casa Bianca, per annunciare il ritorno della casa torinese in America attraverso la Chrysler. Un progetto esaminato da anni al Lingotto (Panorama ne aveva già parlato nel 2007) e che ha trovato nell’andamento negativo del settore il catalizzatore ideale per essere alla fine definito. Due gli elementi che hanno permesso di passare alla fase esecutiva: il forte deprezzamento della Chrysler e il contributo varato dal governo Usa a favore delle aziende che, negli Stati Uniti, si impegneranno a progettare e produrre auto a basso impatto ambientale e con consumi ridotti (circa 25 miliardi di dollari).
Quest’ultimo aspetto chiarisce che, per il momento, non ci saranno ricadute positive sulla produzione di vetture complete in Europa o comunque fuori dagli Stati Uniti. Ma è anche evidente che questa joint-venture, ruotando attorno alla fornitura di tecnologie, motori, componentistica e pianali, influirà invece rapidamente sulla Fiat e sulle aziende del gruppo (come Fiat Powertrain Technologies e Magneti Marelli) che sono la merce di scambio più appetibile per il management di Detroit.
Marchionne ha giocato questa partita, come altre, senza esborso di denaro: il 35 per cento iniziale della Chrysler (con la possibilità di salire al 55) sarà infatti la contropartita di forniture, come la tecnologia Multiair che gli esperti paragonano all’invenzione (sempre torinese) del sistema Common rail. La Fiat potrà anche contare, per la realizzazione degli impianti di sperimentazione e montaggio negli Usa, sui fondi del dipartimento dell’Energia.
Una volta avviata l’attività negli Usa, che potrebbe prevedere da subito la costruzione in loco della 500, seguita da un modello di dimensioni leggermente superiori, derivato dalla futura low cost brasiliana, l’alleanza Fiat-Chrysler potrebbe coinvolgere anche la Tata, che ha un ruolo sempre più importante nella galassia del gruppo Fiat e potrebbe offrire all’alleanza Fiat-Chrysler una gamma unica, di grande interesse per i mercati emergenti.
Sempre che funzioni (ricordate il divorzio con la Daimler?), l’accordo con la Chrysler dovrebbe poi far ripartire nel segmento delle berline sportive il programma di rinnovo della gamma Alfa Romeo e lo sbarco di questo marchio negli Stati Uniti. Un nuovo pianale condiviso tra Fiat-Alfa-Dodge-Chrysler potrebbe servire per l’erede dell’Alfa 159.
Infine il mercato dei 4×4: la Chrysler è proprietaria della Jeep e un’alleanza Fiat-Chrysler-Tata può creare un colosso nel settore dei fuoristrada, con ampie possibilità di integrazione e l’opportunità per l’Iveco di partecipare, come azienda americana, alle gare per la sostituzione della Hummer nelle forze armate Usa.
- Tags: ad, auto, chrysler, Fiat, John-Elkann, Lingotto, mercato, motori, Sergio-Marchionne, Torino, Usa
-

A due giorni dal tavolo sulla crisi del settore automobilistico in programma a palazzo Chigi tra Governo, imprese del settore e sindacati (Fiom, Fim, Uilm e Fismic), l’ad di Fiat Sergio Marchionne conferma i timori espressi dai sindacati e lancia l’allarme: “Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa, se non ci sarà un intervento del governo, è reale” ha detto l’amministratore delegato del Lingotto. Marchionne ha parlato entrando all’Unione Industriale dove si tiene la riunione del consiglio direttivo sulla crisi economica. “Dal governo ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell’Auto, che sta vendendo il 60% in meno dell’anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l’economia”, ha aggiunto Marchionne.
Quanto alle affermazioni del ministro Roberto Calderoli sull’intervento del governo, Marchionne si è limitato a dire: “Sono d’accordo, il sostegno deve essere dato a tutto il settore”.
L’ad Fiat ha confermato dunque il calcolo del segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali che in mattinata aveva sottolineato come il settore “automotive” (auto, camion, autobus e in generale la produzione di mezzi di trasporto su ruote) ha registrato un calo della domanda del 20%. “Se questo calo diventa strutturale” ha spiegato Vitali entrando in un’assemblea alla Fiat Mirafiori carrozzerie proprio sulla crisi e sull’incontro con il Governo “i posti di lavoro a rischio potrebbero essere 60.000. Ci aspettiamo che il Governo metta in campo ecoincentivi all’acquisto e intervenga affinchè le produzioni italiane non vengano dismesse e trasferite all’estero”.
Nel pomeriggio “Il commissario europeo per le imprese e l’industria, Gunter Verheugen, ha incontrato” si legge in una nota del Gruppo Fiat “al Lingotto l’amministratore delegato per discutere della situazione dell’industria dell’auto in Europa, in particolare in riferimento agli strumenti idonei a superare l’attuale crisi, assicurando la competitività e i livelli occupazionali del settore nel lungo termine”. “L’incontro ha confermato che questo comparto cruciale sta attraversando una congiuntura difficile, tale da richiedere il sostegno a livello europeo e nazionale, così come delineato nel Piano di rilancio economico europeo. Per rimanere competitiva, l’auto europea del futuro deve essere all’avanguardia, dal punto di vista dell’innovazione, della sicurezza e del rispetto ambientale”. L’industria deve continuamente investire in ricerca e sviluppo e puntare sulle competenze delle proprie risorse umane”, continua la Fiat.
Il VIDEO servizio:

Il premier Silvio Berlusconi annuncia che martedì si aprirà a Palazzo Chigi un tavolo per studiare “un intervento” sul settore dell’auto colpito dalla crisi economica.
“Ci siamo tutti detti - ha spiegato a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali dei Carabinieri - che le misure da prendere avrebbero dovute essere coordinate tra tutti i Paesi dell’Unione. Questo stiamo facendo, ci sono particolari settori che necessitano di un intervento, per esempio il settore dell’auto che ha avuto il calo più profondo e anche per questo settore ho dato il via alla convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi, credo per martedì prossimo”. Un tavolo che, spiega Scajola, servirà ad “esaminare la situazione del settore e le linee di intervento concordate la settimana scorsa a livello europeo”, ma “anche ad analizzare le prospettive del mercato e a valutare le possibili iniziative da assumere a livello governativo”.
Una proposta per rilanciare il settore è arrivata anche da Emma Marcegaglia: “Va aiutata l’intera filiera a partire dalle piccole e medie imprese dell’indotto che oggi soffrono molto. La Fiat occupa in Italia 60 mila addetti, con l’indotto si arriva ad un milione. Si ad incentivi che siano indirizzati all’efficienza energetica, alla mobilità ecologicamente compatibile, al rinnovamento dei prodotti”. Il presidente di Confindustria, intervistata dal Sole 24 ore, ha spiegato: “Noi dobbiamo preoccuparci del fatto che gli interventi nel settore di altri governi, penso in particolare a quello francese e tedesco ma presto anche all’America di Obama, finiranno per creare gravi distorsioni alla concorrenza e un danno indiretto e serio per noi resteremo fermi”. Quello che fa bene all’intero settore automobilistico e della meccanica, quindi, sottolinea Marcegaglia, “fa bene al Paese. Ma non c’è solo l’auto. E bisogna, a differenza di altre occasioni, avere un’attenzione maggiore per la piccola impresa di tutti i settori produttivi”.
Intanto Fiat rivede al ribasso le stime per il 2009 già annunciato mesi fa come anno difficile dall’ad Sergio Marchionne.
Il gruppo prevede un calo del 20% della domanda globale dei suoi prodotti ed un utile netto superiore ai 300 milioni di euro. Inoltre conta di chiudere l’anno con un risultato di gestione ordinaria superiore ad un miliardo di euro, oneri di ristrutturazione pari a circa 300 milioni di euro e cash flow industriale netto del gruppo superiore a un miliardo di euro con un indebitamento netto industriale inferiore a 5 miliardi di euro. Fiat, si legge in un comunicato, “si attende un andamento disomogeneo dei risultati trimestre su trimestre con un primo che sarà particolarmente difficile. La società si attende invece miglioramenti nel resto dell’anno 2009 per effetto delle ristrutturazioni. Per l’anno prossimo gli oneri di ristrutturazione saranno pari a circa 300 milioni. Il gruppo torinese aggiunge nel comunicato che “continuerà a implementare la strategia di alleanze mirate al fine di ottimizzare gli impegni di capitale e ridurre i rischi”.
Il titolo del Lingotto, a pochi giorni dall’annuncio dell’alleanza strategica con Chrysler, continua ad andare male in borsa. È stato sospeso quando cedeva il 14,55% e poi, riammesso agli scambi, ha ridotto le perdite a circa - 8%. Oggi il Lingotto ha smentito le ipotesi di stampa relative ad un possibile aumento di capitale.

Chrysler e il Lingotto confermano la firma di un accordo preliminare non vincolante che sarà completato, dopo essere stato sottoposto alle previste approvazioni, entro il mese di aprile. Il colosso dell’auto Usa metterà a disposizione di Fiat anche le sue piattaforme e fabbriche. Il gruppo Fiat, la Chrysler e Cerberus Capital Management (la società che detiene la maggioranza della casa automobilistica americana) hanno cioè firmato un accordo non vincolante per creare una “alleanza strategica globale” annuncia una nota congiunta.
Per l’ad di Fiat Sergio Marchionne è una “pietra miliare” del settore.
La casa torinese rileverà il 35% del costruttore americano in base ad un accordo preliminare che non prevede alcun esborso ‘cash’ e con un’opzione per salire fino al 55% del capitale da esercitare più avanti. L’intesa consentirà a Chrysler l’accesso alle piattaforme del Lingotto, dalla mini all’alto del medio di gamma, passando per i suoi motori e le trasmissioni. “Che ne stiamo parlando non è un mistero” ha detto in mattinata il vice presidente Fiat John Elkann. “Non abbiamo ancora comunicato, giovedì c’è il cda, aspettiamo i tempi”. Tempi che la Borsa non può rispettare e subito dopo l’annuncio ecco la sospensione del titolo del Lingotto dalle contrattazioni a Piazza Affari in attesa di un comunicato ufficiale. Poi il titolo ha vissuto una giornata sulle montagne russe, una volta tornato in negoziazione: ha fatto segnare un balzo del 5,58%, per poi chiudere in calo dell’1,34% (Piazza Affari ha ceduto l’1,21% nel Mibtel, e l’1,87% nell’S&P/Mib).
Per Fiat, oltre all’ingresso nel capitale del costruttore american, l’intesa si tradurrebbe nella possibilità di vendere negli Stati Uniti l’Alfa Romeo e la Fiat 500, anche grazie al taglio dei costi che si verrebbe a registrare con la condivisione dei siti produttivi con Chrysler. Con questo accordo - fanno inoltre sapere fonti interne a Chrysler - la Casa americana avràanche accesso alle piattaforme di prodotto Fiat e sarà supportata dalla casa torinese nella distribuzione in importanti mercati esteri dove Fiat è presente. Inoltre, Fiat darà il proprio supporto a Chrysler nell’ambito del Viability Plan con il ministero del Tesoro americano.
Secondo le stime del Wall Street Journal i risparmi derivanti dall’alleanza sarebbero compresi in una forchetta fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Chrysler ha in Nord America 14 impianti di assemblaggio. Torino non commenta i rumors rilanciati oggi da Automotive News Europe, mentre Chrysler si limita a comunicare:
“Nell’attuale contesto economico trattative sono in corso fra le società in tutte le industrie, e la nostra non è diversa”. Cerberus Capital Management, proprietario di Chrysler, sembrerebbe intenzionato a conservare un interesse nel costruttore americano, mentre ancora non appare chiaro, riporta il Wall Street Journal, se Daimler intenda mantenere o meno la propria partecipazione in Chrysler, pari al 19,9%.
Un eventuale accordo migliorerebbe, prosegue il Wall Street Journal, l’immagine della Chrysler agli occhi del Governo americano, che ha acconsentito a un prestito da 4 miliardi di dollari per il costruttore in difficoltà. Sia per Fiat sia per Chrysler l’allenza sarebbe “una mossa difensiva per la sopravvivenza di lungo termine”, prosegue il quotidiano, sottolineando come “Chrysler e Fiat sono simili e, in qualche modo, complementari. Chrysler opera prevalentemente in Nord America e i tre quarti delle sue vendite sono legati a camion, minivan e sport utility-vehicle. Fiat è specializzata in auto piccole e medie. Ambedue le società beneficerebbero di un maggiore volume di vendite globale”.
Il VIDEO servizio: