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(Credits: Mauro Scrobogna / LaPresse)
Oltre al freddo, alla neve e al gas, c’è un’altra piccola emergenza che sta per colpire molti italiani: da lunedì 13 febbraio scatta infatti la nuova normativa sulle targhe dei motorini e chi non sarà in regola rischia una multa fino a 519,67 euro. Continua

Michel Barnier, il Commissario Ue al mercato interno e servizi (Credits: Imagoeconomica)
Una multa di quasi 97 mila euro al giorno, fino a che non ci metteremo in riga. È quanto l’Italia rischia di pagare per non aver dato ancora completa attuazione a una direttiva Ue (la n.76 del novembre 2010) sugli stipendi e i bonus dei manager bancari. Le normative comunitarie, recepite da tutti i paesi europei, tranne che dal nostro, stabiliscono sostanzialmente un principio: la possibilità per gli organi di vigilanza, cioè per Bankitalia, di fissare un tetto massimo alle retribuzioni dei manager degli istituti di credito, quando i loro compensi risultino sproporzionati rispetto al patrimonio della società che dirigono.
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Abuso di posizione dominante. E una multa a nove zeri, un miliardo di euro. La prima così elevata decisa dall’Antitrust europeo. Sul banco degli imputati c’è Intel, l’azienda che da più di mezzo secolo produce microprocessori nella Silicon Valley.
Bruxelles accusa Intel, come si legge in una nota, di “aver violato le regole antitrust, mettendo in atto pratiche anticoncorrenziali illegali finalizzate ad escludere del mercato dei chip per computer i concorrenti”. Un settore stimato globalmente in 22 miliardi di euro: circa un terzo deriva dall’Europa.
Ironia della sorte, ieri l’amministratore delegato di Intel, Paul Otellini, aveva dichiarato che prevedeva una lieve ripresa per la sua multinazionale nei prossimi mesi. La Commissione Ue, inoltre, ha ordinato al gigante americano del settore di ”cessare immediatamente tali pratiche il legali nella misura in cui esse continuino ad andare avanti”. Il record precedente era quello della multa a Microsoft: lo scorso anno fu costretta a pagare 899 milioni di euro.
L’indagine compiuta dall’Antitrust Ue si riferisce al periodo compreso tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 e riguarda il mercato del chip denominato x86 Cpu. Intel avrebbe innanzitutto “concesso ai produttori di computer, completamente o parzialmente, sconti nascosti, in modo da favorire l’acquisto di tutti i propri chip x86 o di quasi tutti”. Inoltre, secondo la Commissione Ue, ha anche provveduto a “pagamenti diretti ai maggiori venditori al dettaglio, a condizione che acquistassero solo computer con chip Intel”. Queste pratiche per l’Antitrust Ue “hanno effettivamente impedito ai clienti e anche ai consumatori di poter scegliere prodotti alternativi”.
Ora l’Intel non naviga in buone acque: secondo Goldman Sachs la spesa globale per l’information technology è destinata a rallentare del 9 per cento: nei primi quattro mesi dell’anno l’azienda di Santa clara ha già lasciato sul terreno la metà dei profitti rispetto all’anno scorso.
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Con quattro diversi provvedimenti l’Antitrust ha colpito otto società di telefonia per pratiche commerciali scorrette nella vendita di suonerie, loghi e contenuti multimediali. Le sanzioni complessivamente ammontano a oltre 2,2 milioni di euro. Le società colpite sono: Telecom (640mila euro), Vodafone (560mila euro), Wind (480mila) euro, Buongiorno (115mila), Dada (125mila), Zed (95mila), H3G (155mila) e Zeng (55mila).
Al termine dell’istruttoria, avviata fra la primavera e l’estate del 2008, l’Autorità guidata da Antonio Catricalà, ha sanzionato le società di fornitura di questi servizi (che spesso sono ’scaricati’ direttamente da Internet da adolescenti, considerati quindi consumatori più “deboli”) perché i messaggi non chiarivano adeguatamente che richiedendo il servizio non si scaricava la singola suoneria ma si sottoscriveva un abbonamento con una ‘decurtazione’ settimanale della scheda telefonica.
Ugualmente poco chiara era l’indicazione dei costi e difficile la disattivazione del servizio.
L’Antitrust ha sanzionato anche le società di telefonia mobile che, nei singoli casi, avevano cointeressenze economiche nell’offerta dei servizi e avevano collaborato nella definizione dei servizi e autorizzato i messaggi ritenuti ingannevoli dall’Autorità.
Non è la prima volta che l’Antitrust commina sanzioni pesanti agli operatori di telefonia mobile per servizi collegati alle suonerie: nello scorso ottobre il Garante aveva assegnato multe per complessivi 1,16 milioni di euro a Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Neomobile per pratiche commerciali scorrette riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali, tra cui appunto le suonerie.
Il business, ricorda il Codacons applaudendo “il provvedimento dell’Antitrust che ha elevato sanzioni per 2,2 milioni di euro contro alcuni operatori telefonici”, è da 800 milioni di euro all’anno. Secondo il presidente Carlo Rienzi, “Sono troppe le truffe e le pratiche scorrette che caratterizzano questo settore. Basti pensare che 8 siti internet su 10, specializzati nella vendita di suonerie e prodotti simili, non rispettano la normativa europea”.
L’associazione di consumatori sottolinea come “il prezzo medio di una suoneria va dai 3 ai 5 euro e tra le principali scorrettezze a danno degli utenti vi e’ la prassi di non specificare l’avvenuta adesione ad abbonamenti settimanali, nonché quella di non indicare chiaramente come disdire il servizio di invio suonerie direttamente sul cellulare”.
Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”.
I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”.
Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”.
In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese.
L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”.

Poco meno di 44 milioni di euro di sanzioni, con le multe per pratiche commerciali scorrette a fare la parte del leone: è questo, in cifre, il bilancio dell’attività dell’Antitrust nel 2008. L’Autorità presieduta da Antonio Catricalà ha infatti accettato in molti casi i ”ravvedimenti” delle aziende finite sotto la lente del Garante per violazione della legge sulla concorrenza: in virtù della legge Bersani, infatti, le imprese possono presentare impegni volti a evitare sanzioni pecuniarie. Un comportamento virtuoso messo in atto nel 2008 da molti grandi gruppi e associazioni, dagli editori di libri scolastici riuniti nell’Aie, alla Federazione Sport Equestri, agli impegni presi da Telecom Italia sulle morosità pregresse e sull’attività di recupero dei clienti passati ad altro operatore, a quelli assunti da Fs nel trasporto merci.
Ed è così che dei complessivi 43.972.040 euro di multe comminate dall’Autorità nell’anno passato, quelle per pratiche commerciali scorrette rappresentano la larga maggioranza raggiungendo oltre 36 milioni di euro (36.426.140 per l’esattezza), con un importo più che triplicato rispetto ai 10 milioni e 556 mila euro del 2007. Tra i settori più censurati dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette figurano le telecomunicazioni (44 sanzioni per un totale di 9.971.890 euro di multe) e le banche che con ’solo’ 15 multe hanno totalizzato ben 9.680.000 euro.
Più in generale nel settore dell’energia e industria il totale delle sanzioni è stato di 4 milioni 825.900 euro, nelle comunicazioni 11 milioni 428.090, nelle attività finanziarie 11 milioni 126.500, nell’agroalimentare 2 milioni 539.550 milioni di euro, nei servizi 6 milioni 506.100.
Tra le multe più cospicue del 2008, che per violazione della legge sulla concorrenza rappresentano 7.545.900 euro del totale, figurano quella decisa dall’Autorità nella riunione del 23 ottobre nei confronti di Adr sanzionata per avere abusato della sua posizione dominante, derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2044, della gestione unitaria degli aeroporti di Roma-Fiumicino e Roma-Ciampino. Ad Adr l’Autorità ha comminato sanzioni per complessivi 1.668.000 euro.
Sempre in tema di gestione di scali aerei un’altra corposa sanzione elevata dal Garante della Concorrenza: nella riunione del 26 novembre 2008, ha deliberato che Sea ha abusato della sua posizione dominante derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2041, della gestione degli aeroporti di Malpensa e Linate, e ha comminato alla società sanzioni per complessivi 1.549.000 euro.
Sul fronte delle banche l’Autorità presieduta da Catricalà, nella riunione dell’11 dicembre scorso, ha deliberato che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, coordinando i propri comportamenti, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e il maggio 2006, in relazione alle gare bandite da Inail per l’affidamento del proprio servizio di cassa. L’Autorità ha dunque deciso di sanzionare Unicredit con una multa di 1.500.000 euro e Intesa Sanpaolo, Bnl e Mps con una sanzione di 50.000 euro, tenendo conto, in linea con gli Orientamenti della Commissione Europea, del fatturato realizzato dalle parti nel mercato dei servizi di cassa Inail: Unicredit, ha infatti spiegato l’Antitrust, ha infatti la maggior quota in assoluto del servizio di cassa per l’ente.
Molto meno cospicue altre multe, come quella inflitta all’Unione Panificatori di Roma e Provincia, che per aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza, ”divulgando indicazioni di prezzo minimo o di aumenti minimi consigliati, per tutte le tipologie di pane vendute dai panifici attivi nella zona” si è vista infliggere una sanzione di poco superiore ai 4.000 euro. La stessa Antitrust ha spiegato il perché affermando che ”poiché l’Unione Panificatori di Roma è un’associazione di imprese, l’Autorità, che ha giudicato l’intesa molto grave, ha potuto calcolare la sanzione, pari a 4.430 euro, solo sul totale delle entrate associative (55.372 euro)”.
Stesso discorso, di multe comminate sulla base delle entrate di un’associazione e non delle imprese che ne fanno parte, per la sanzione che ha colpito l’associazione dei farmacisti di Teramo per intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Autorità, l’associazione ha limitato la concorrenza, indicando, alle farmacie della provincia, tetti massimi agli sconti praticabili sui prezzi dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica. L’Autorità ha sanzionato l’associazione con una multa di 11.200 euro, calcolata, appunto, sulla base delle sole entrate associative versate all’associazione, pari a 140.015 euro.
Infine, tra le violazioni della concorrenza, figura anche la multa inflitta a Parmalat per non aver ottemperato alla precedente delibera con la quale la stessa Autorità aveva imposto la cessione della Newlat entro il 30 ottobre 2007. La sanzione, pari a 2.226.900 euro, rappresenta il minimo edittale in quanto l’Autorità ha tenuto conto del comportamento adottato dall’impresa che ha recentemente dismesso la società, sia pur con circa 6 mesi di ritardo rispetto ai termini prescritti (ottobre 2007). Nella stessa riunione l’Autorità ha infatti dato il via libera all’acquisizione, da parte del gruppo Tmt, della società Newlat.
Multe complessive per 1.160.000 euro: lo ha deciso l’Antitrust nei confronti di cinque società, in particolare Neomobile (soggetto fornitore di loghi e suonerie), Telecom Italia, Vodafone Omnitel, Wind Telecomunicazioni e H3G per pratiche commerciali scorrette relative a messaggi riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali sul telefonino, senza che fossero chiariti i costi e le modalità di fruizione, inclusa la disattivazione.
In particolare, spiega l’Antitrust, veniva attribuita enfasi alla gratuità degli SMS e alla possibilità di ricevere una suoneria gratis, omettendo che si trattava di abbonamento a un servizio di ricezione di contenuti multimediali, riportato in una nota di carattere e grafica sproporzionate rispetto al messaggio pubblicitario. Per Neomobile, la sanzione è di 115.000 euro; per Telecom Italia di 315.000 euro; per Vodafone Omnitel di 285.000 euro; per Wind Telecomunicazioni di 265.000 euro; per H3G di 180.000 euro.
Consumatori soddisfatti per la decisione dell’Antitrust. “Apprezziamo ancora una volta lo sforzo dell’Antitrust di far rispettare le regole di mercato e di tutelare i consumatori”, dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, precisando che però “le norme sono ancora troppo labili per dissuadere le società di telecomunicazioni dal praticare iniziative commerciali scorrette. Considerando che per le compagnie il fatturato derivante dai servizi quali loghi e suonerie si aggira sui 300 milioni di euro, secondo le nostre stime, una sanzione di 1,6 milioni non disincentiva affatto le società”.
Anche l’Adoc approva e sostiene la necessità di aumentare l’entità delle sanzioni: “Il business delle suonerie ammonta ogni anno a diverse centinaia di milioni di euro e bene ha fatto l’autorità a sanzionare le pratiche commerciali scorrette come quella di vendere abbonamenti settimanali per ricevere contenuti multimediali senza chiarire i costi e le modalità di fruizione - dice Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unc - meno male che in Italia c’è un Antitrust che vigila e sanziona a dovere: guai a ridurne i fondi”.