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Telefonia, operatori multati per 7 milioni

(Credits:Ansa/Mario De Renzis)

(Credits:Ansa/Mario De Renzis)

La telefonia continua ad essere fonte di dolori per gli italiani. A testimoniarlo ci sono gli ultimi dati dell’Agcom, l’Authority che controlla il comparto telefonico, che nei primi 10 mesi di quest’anno ha inflitto multe per circa 7 milioni di euro a ben 231 operatori di varia natura che operano in questo mercato. Cifre che possono apparire enormi, ma che guardate con più attenzione in effetti nascondono altre verità. Continua

Multe, la tassa occulta dei Comuni: in 5 anni un aumento del 643%

Un ausiliare del traffico in azione - Ansa

Un ausiliare del traffico in azione - Ansa

Patente e libretto, ma quello degli assegni. O gli italiani sono diventati particolarmente indisciplinati al volante o sono i vigili a essere diventati più fiscali. Fatto sta che negli ultimi cinque anni, nel periodo 2004-2009, secondo uno studio pubblicato dall’Associazione contribuenti italiani, il numero di multe comminate agli automobilisti è aumentato del 643%. Ossia sei volte tanto. Continua

La lente dell’Antitrust sui bollettini delle Poste: troppo cari

Un ufficio postale a Roma

Compilare un bollettino postale e avere la sensazione di pagare alle Poste quel servizio un po’ troppo caro…

L’impressione ora è condivisa dall’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria sull’operato di Poste Italiane per un possibile “abuso di posizione dominante nei servizi di incasso e pagamento”. Sotto accusa proprio i costi delle commissioni per il “bollettino postale”, un “prodotto esclusivo di Poste Italiane”.
I bollettini sono la forma di pagamento più usata dagli italiani per servizi che vanno dalle bollette delle utenze alle multe. Secondo quanto calcolato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con questo strumento sono state effettuate transazioni per una media mensile di poco meno di 47 milioni di pagamenti nel 2008. Molto più di strumenti alternativi come i “Mav” postali (37,5 milioni di operazioni nel 2007) o i bollettini bancari “Freccia” (2,5 milioni nel 2007). Nello stesso periodo il totale dei bollettini postali utilizzati era stato di oltre 600 milioni con una media mensile oltre i 50 milioni. Tutto ciò secondo l’authority costituisce una posizione dominante nel mercato dei servizi di pagamento grazie alla quale Poste è “in grado di applicare condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose agli utenti postali che devono pagare i bollettini postali, scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti quali la rendicontazione”.
L’Antitrust si è mossa dopo la denuncia inviata da una associazione di consumatori dopo l’aumento di 10 centesimi (a 1,10 euro), dal primo ottobre 2008, della commissione per i bollettini postali. L’istruttoria contro Poste è stata aperta lo scorso 23 aprile e verrà chiusa entro fine aprile 2010. L’Antitrust rileva che Poste, con i bollettini postali, presta un servizio sia a chi paga sia a chi riceve il pagamento, ma con “una politica commerciale” che prevede “commissioni di incasso per i soggetti beneficiari anche nulle facendo invece gravare , sul lato del soggetto debitore, che esegue il versamento, una commissione di 1,10 euro a bollettino”. Quindi con “condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose” per i clienti che pagano i bollettini postali “scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti”, come la rendicontazione.
È possibile, ipotizza l’Antitrust, grazie ad una “condotta abusiva”, una strategia per difendere la forza di mercato ed escludere servizi concorrenti: l’Autorità rileva per esempio che sui bollettini postali prestampati non viene indicato il codice Iban del beneficiario che consentirebbe di effettuare il pagamento anche tramite banca, e che così in pratica le uniche forme alternative di pagamento sono “riconducibili al conto BancoPosta (online o con carta di credito), quindi alla propria rete, e non alla rete interbancaria” usufruendo “di condizioni meno onerose”.
Per l’Antitrust “il potere di Poste Italiane di determinare gli standard del bollettino postale escludendone l’interoperabilità al di fuori della rete postale ostacola lo sviluppo di modalità di pagamento alternative offerte da altri operatori”.

Antitrust: ancora multe alle società telefoniche

Telefonare con il VoIP

Nuove multe dell’Antitrust alle società telefoniche. A finire nel mirino dell’authority sono Telecom e Wind, multate rispettivamente per complessivi 735 mila euro e 165 mila euro, per pratiche commerciali scorrette.
Per Telecom la prima multa da 285 mila euro riguarda i servizi Alice 7 Mega ed è stata comminata alla società per non aver “correttamente informato i clienti finali circa le effettive caratteristiche dei servizi di collegamento a Internet, offerti mediante tecnologia Adsl” promettendo una velocità di navigazione “che non è in grado di garantire neppure come valore apicale”. La seconda multa da 235 mila euro riguarda invece la diffusione di un messaggio pubblicitario per la promozione tariffaria denominata Tim sogno diretta a sollecitare la portabilità verso Tim di numeri di telefonia mobile attivi presso altro gestore. Il contenuto di due messaggi pubblicitari relativi alla promozione è stato ritenuto dall’authority “incompleto e confusorio”. La terza sanzione da 215 mila euro riguarda invece la pubblicità della tariffa Chiara di Tim.
Per quanto riguarda Wind, la società è stata multata per 165 mila euro per le segnalazioni inviate all’authority circa il mantenimento del canone Telecom nonostante che Infostrada “nella sua comunicazione commerciale prospettasse la possibilità di sottoscrivere abbonamenti che avrebbero permesso di cessare il rapporto con l’operatore incumbent”. La pratica commerciale messa in atto da Wind “consiste nel non aver correttamente informato i clienti finali circa l’effettiva possibilità di interrompere il rapporto commerciale con Telecom”.

AgCom: sanzioni per quasi tre milioni a operatori telefonici

Una ragazza al telefono

2,8 milioni di euro di sanzioni. Le ha inflitti l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nei confronti degli operatori telefonici. Le sanzioni riguardano Vodafone (1,68 milioni), Telecom Italia (536mila), Opitel (348mila), Bt Italia (120mila) e Eutelia (120mila).
L’Agcom in una nota spiega che nell’ambito della sua attività a tutela dei consumatori, ha concluso negli ultimi mesi una serie di procedimenti diretti a verificare la corretta osservanza da parte degli operatori telefonici delle norme in tema di portabilità del numero, servizi non richiesti, indici di qualità.
La multa più salata è quella di Vodafone a causa della “violazione delle norme relative alla mobile number portability”. In particolare, spiega l’Agcom, la sanzione è composta da 1,440 milioni “per aver illegittimamente ostacolato le richieste di trasferimento di utenti verso operatori concorrenti” e di 240mila euro “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore”.
Cinquecentotrentaseimila euro è invece la sanzione a Telecom Italia “per diverse violazioni della normativa a tutela dei consumatori: 240.000 euro” aggiunge la nota AgCom “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore; 180.000 euro per aver addebitato servizi a sovrapprezzo non richiesti; 116.000 euro per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità stabiliti per l’anno 2007, sia per quanto riguarda il tasso di malfunzionamento delle linee di accesso più alto del dovuto, sia per i tempi di riparazione dei guasti superiori a quelli previsti; 348.000 euro a Opitel per aver attivato servizi non richiesti ad utenti che si ritrovavano, senza saperlo, ad essere clienti della società; in questo caso l’Autorità non ha ritenuto sufficiente la proposta di impegni presentata dall’operatore, in quanto non conteneva alcuna modifica migliorativa rispetto agli obblighi già imposti dalla normativa di settore a tutti i gestori; 240.000 euro complessivi (120.000 ciascuno) a BT Italia ed Eutelia per la violazione” conclude la nota “della normativa sui servizi a sovrapprezzo”.

Così beffano lo Stato e la scampano

Le cause sono diverse. Anzitutto c’è il mancato dialogo fra le banche dati delle varie amministrazioni a rendere lenti e faticosi gli accertamenti e a lasciare sfuocata l’identità dei responsabili. La scarsa riscossione, inoltre, sviluppa interessi, clientele, rapporti grigi tra politici, amministrazioni e territorio. Anche perché spesso a non pagare sono proprio gli enti pubblici. Per oltre il 50 per cento i debitori dell’Acquedotto pugliese sono comuni e consorzi.
I grandi numeri arrivano dalle cartelle esattoriali della Equitalia. Che in 2 anni ha portato il riscosso da 2,5 miliardi del 2006 a 5,4 miliardi dello scorso anno. Ancora poco: si era partiti dal 7 per cento dell’evasione e oggi siamo al 10 per cento. Resta ancora il 90 per cento da incassare.
Come la Guardia di finanza, anche la Equitalia ha strutture che danno la caccia soprattutto ai grandi debitori. Da questi sono arrivati 850 milioni nel 2007 e in 108 hanno versato 136 milioni nei primi mesi del 2008.
Un caso a parte sono i crediti di giustizia, per i quali l’amministrazione fa sforzi enormi per ribaltare la situazione. «Fino a un anno fa» spiega Claudio Castelli, capo dipartimento del ministero, «nemmeno sapevamo quante erano le somme recuperabili, mentre dal 2006 è partita un’azione ricognitiva per recuperare queste somme per l’autofinanziamento della giustizia».
Si è scoperto che del mezzo miliardo di euro da recuperare nel 2007 lo Stato aveva incassato appena 12,6 milioni ovvero un misero 2,5 per cento. «I dati consolidati arrivano al 7 per cento» puntualizza Castelli «ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. I rimedi? Una società di recupero che si occupi di questo come previsto nell’ultima Finanziaria e incentivi a personale e uffici che li spingano a un concreto interesse per il recupero». Anche perché in tribunali sotto organico del 13 per cento la percezione del valore del credito di giustizia sfugge: il 73 per cento dei giudici di pace e il 46 per cento degli uffici di sorveglianza non hanno ancora trasmesso al ministero i dati del primo semestre 2007.
Il tesoretto non incassato lievita di circa mezzo miliardo ogni anno. Con un residuo, comprensivo di multe amministrative, schizzato oltre i 4,4 miliardi. Questa somma rischia di rimanere virtuale: «Diversi crediti diventano poi inesigibili perché o cadono in prescrizione o sono imputati a persone irreperibili, a immigrati clandestini o senza domicilio certo».
Infine il canone Rai: lo Stato non lo dice ma su questo fronte ha di fatto rinunciato alla battaglia. È di oltre 6,5 milioni lo scarto tra le famiglie censite dall’Istat e quelle abbonate (16,394 milioni al 31 dicembre scorso) e così i controlli sono simbolici: nel periodo gennaio-maggio 2008 sono stati 1.076 i soggetti individuati dalla Finanza per un totale di 181.371 euro contestati (sono stati 300 mila in tutto il 2007).
Qualche sforzo in più viene compiuto nelle indagini penali per truffa, falso ideologico e falso nell’ autocertificazione, una prassi necessaria per ottenere agevolazioni come l’esonero dal pagamento del ticket sanitario, per ottenere l’assegno per famiglie numerose, per avere l’assegno di maternità, sino all’ottenimento dell’alloggio popolare. Ma i controlli vengono spesso vanificati dai tempi della giustizia e dalle prescrizioni.

Altro che Ici, per i Comuni il vero tesoretto viene dalle multe

Il controllo di una patente da parte di un vigile
E mentre la campagna elettorale si infiamma sull’abolizione dell’Ici per la prima casa, i Comuni (chi più, chi meno) fanno cassa con la strada e con le contravvenzioni alle infrazioni degli automobilisti. A dirlo, conti all mano, è il Sole 24 Ore, che nell’inchiesta che apre l’edizione del lunedì spiega come nel 2006, anno a cui si riferiscono gli ultimi dati disponibili, l’incremento degli introiti per contravvenzioni sia stato del 16% rispetto al 2005. Due cifre, riportate dal Sole, servono a dare l’idea: nel 2006 (ultimi consuntivi disponibili) i Comuni hanno accertato multe per quasi 1,5 miliardi (1.449 milioni, per essere precisi): in pratica, ogni titolare di una patente attiva in Italia si vede recapitare in un anno un conto medio di 40,6 euro. Aggiungendo le contravvenzioni elevate da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza (237 milioni in tutto), il conto si alza a 47,3 euro. Allora parlare di “tesoretto” non è così sbagliato.
Il Sole ha stilato anche la graduatoria delle città dalla multa più facile e risulta che tra i 104 capoluoghi di provincia italiani è Firenze quella che ha attinto maggiormente dalle tasche degli automobilisti. All’ombra degli Uffizi ogni abitante ha pagato mediamente in un anno la bellezza di 117 euro, vale a dire circa tre volte di più rispetto alla media nazionale. Subito dietro ci sono Caserta, Roma, Brescia e Milano. Per contro, la città meno esigente con chi guida risulta essere Pescara: la media delle infrazioni pagate da ciascuno dei suoi abitanti è infatti di un solo euro. E su valori simili Brindisi, che si piazza al 103esimo posto con 1 euro e dieci per abitante.
Interpellata dal giornale, Tea Albini, assessore fiorentino al Bilancio si giustifica così: “Va detto che ogni giorno raddoppiamo la popolazione, e la maggioranza delle multe riguardano i non residenti. Le multe partono soprattutto dalle telecamere ai varchi dell’ampia ztl e dai foto-red installati ai semafori che hanno ridotto drasticamente i tanti incidenti legati al passaggio con il rosso”.
Il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli ha poi preso in considerazione gli incrementi percentuali registrati da un anno con l’altro. E in questo caso spicca il dato di Verona che nella classifica generale è solo al 12esimo posto, con una media di 63,1 euro pagati da ogni abitante, ma che rispetto al 2005 ha fatto registrare una crescita nelle contravvenzioni addirittura del 131%. Mai come Catania (+200%), Crotone (+217%) o Oristano (+192%) dove però, nonostante i super aumenti, le quote pro-capite pagate per le multe sono al di sotto della media nazionale, rispettivamente 31, 24 e 9,7 euro (e quest’ultimo numero fa di Crotone la 96esima città capoluogo nella graduatoria generale).


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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