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- Un commento

Il gruppo petrolchimico Eni ha ricevuto dalla Commissione europea la multa più ingente, 132 milioni di euro, per un cartello nel settore della gomma realizzato con altri cinque gruppi chimici internazionali. Nel complesso le sanzioni decise da Bruxelles sono state pari a 243 milioni di euro. Hanno raggiunto quota 3,3 miliardi di euro le sanzioni applicate nel 2007 dall’antitrust europeo nei confronti di aziende riconosciute colpevoli di pratiche restrittive della concorrenza.
La Commissione europea ha riconosciuto colpevoli i sei gruppi chimici di aver avuto, tra il 1993 e il 2002, incontri e contatti regolari che sono serviti a determinare la ripartizione delle quote di mercato e i prezzi di una gomma particolarmente elastica, utilizzata per produrre preservativi, scuole per scarpe, guarnizioni per attrezzature subacquee e cinghie di trasmissione. “Sono particolarmente delusa, l’industria della gomma non ha ancora imparato la lezione” ha commentato il commissario alla concorrenza Neelie Kroes. “È molto difficile per me capire come gli azionisti e i membri dei consigli di amministrazione possano tollerare questi comportamenti illegali”.
Per il cartello della gomma sembrano aver avuto un ruolo determinante le misure destinate ad incoraggiare i colpevoli a collaborare, come già avvenuto spesso negli ultimi tempi per casi simili. L’indagine avviata da Bruxelles con le ispezioni svolte a sorpresa nel 2003 ha visto infatti la tedesca Bayer (secondo la ricostruzione fornita dalla Commissione europea) collaborare ampiamente fornendo per prima informazioni che hanno poi consentito di smascherare l’esistenza del cartello. Proprio per il suo comportamento, ha spiegato Bruxelles in una nota, il gruppo chimico tedesco, nonostante risultasse anch’esso recidivo, si è visto azzerare la multa che altrimenti sarebbe stata pari a 201 milioni di euro. Bruxelles ha deciso anche di dimezzare la multa applicata alla giapponese Tosoh (scesa così a 4,8 milioni di euro) e di ridurre del 25% quelle inflitte alle industrie americane DuPont (che dovrà così pagare solo 19,7 milioni) e Dow (16,2 milioni).
Nessuna riduzione è stata applicata alla multa da 47 milioni di euro inflitta a un’altra azienda giapponese, la Denka, e all’Eni. L’importo della sanzione stabilita da Bruxelles nei confronti del gruppo italiano è stato invece aumentato del 60%, fino a raggiungere i 132,1 milioni di euro, perché esso è stato riconosciuto non solo colpevole ma anche recidivo a causa di comportamenti anticoncorrenziali già sanzionati nel 1986 e nel 1994 con precedenti decisioni della Commissione europea.
- Mercoledì 5 Dicembre 2007
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