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Mutuo casa: gli under 30 lo chiedono, ma solo il 5 per cento lo ottiene

Foto Ansa

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Sono i giovani i più colpiti dalla crisi. Un’ulteriore conferma arriva dall’analisi diffusa oggi da Mutui.it , comparatore online di mutui, che ha esaminato le richieste di finanziamento per acquistare la casa degli ultimi mesi. Un preventivo su quattro4 è richiesto da under 30, ma  al momento di ottenere il finanziamento nemmeno il 5 per cento delle loro richieste verrà accolto. Continua

Edilizia anti crisi: dal governo un maxi-piano di vendita delle case popolari

Case del entro di Roma

La scorsa settimana, come scriveva Panorama, era stato il ministro Brunetta a fare l’annuncio: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita, risparmieremo miliardi”.
E infatti è in arrivo un maxi-piano per la vendita delle case popolari, che potranno essere acquistate dagli attuali inquilini attraverso mutui agevolati. Il governo, a quanto apprende l’Adnkronos, sta studiando una serie di incentivi, per l’avvio di un grande piano di dismissione del patrimonio Erp (edilizia residenziale pubblica), che in sostanza dovrebbero trasformare l’attuale affitto in un mutuo.
Saranno circa un milione i cittadini a poter diventare proprietari degli immobili in cui vivono. Il provvedimento, secondo le intenzioni dell’esecutivo, sarebbe un’altra
misura per il sostegno alle famiglie piu’ deboli, che potrebbero cosi’ acquistare la casa.
Sarebbe questo, quindi, un altro tassello per completare il progetto avviato dall’esecutivo nel settore dell’edilizia popolare. Il decreto per lo stanziamento dei 550 milioni e’ stato gia’ predisposto.
Della somma complessiva i primi 200 milioni saranno utilizzati per realizzare dai 5.00 ai 6.000 nuovi alloggi. Questa sarebbe comunque solo la fase iniziale del programma che, secondo le stime dell’esecutivo, dovrebbe portare alla realizzazione di 20.000 nuovi appartamenti entro il 2011. Le case andranno prima alle giovani coppie, agli anziani e ai studenti che, con il tempo, potranno riscattare l’abitazione attraverso l’offerta dei mutui agevolati.
La notizia del piano governativo arriva proprio nel giorno in cui l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del territorio tira le somme sul settore nel 2008. Le conclusioni dello studio sono fosche: il mercato del mattone arranca. L’anno scorso molte famiglie non se la sono sentita di accendere un mutuo per acquistare una casa e così le compravendite di abitazioni, con 686.587 transazioni, hanno subito una flessione del 15,1% rispetto al 2007 per un fatturato totale che si è ridotto a 112 miliardi dai 127 del 2007, con una flessione del 12% circa.
L’Agenzia del territorio ha anche evidenziato che le abitazioni acquistate con mutuo nel 2008 sono state 271.775 (-26,8% sul 2007) e il capitale erogato è stato di 34,5 miliardi di euro (-27,5%): al Nord 19,8 miliardi, al Centro 8,1 miliardi e al Sud 6,7 miliardi. Alla base della contrazione della richiesta di mutui, ha spiegato il direttore generale dell’Agenzia, Gabriella Alemanno, sono “le minori risorse economiche delle famiglie legate alla crisi reale e la richiesta di maggiori garanzie da parte delle banche”.

Gay e mercato, la crisi può attendere. Ecco il primo mutuo per coppie omosessuali

gaymano

In Parlamento, discussione rinviata a un futuro nebuloso. In Chiesa, neanche a parlarne. Così finisce che il primo posto in cui le coppie omosessuali vengono “riconosciute” ufficialmente è il mercato. Ultima novità, quello bancario: la banca tedesca Bhw Bausparkasse (quella il cui simbolo, un pastore tedesco, ha invaso i muri delle città) lancerà un mutuo agevolato per coppie gay e lesbiche.
“Il nuovo prodotto” spiega Bhw in un comunicato “si avvantaggia di un taglio dello ’spread’ (il differenziale rispetto al tasso di riferimento scelto, ndr) dello 0,15%, e permette di calcolare i redditi cumulati, purché la casa venga cointestata e la coppia coabiti”. In Italia si tratta di una novità assoluta: ”Consideriamo” spiega Giulio Peruzzi, area manager di Bhw “le coppie di fatto come coniugate, anche quelle dello stesso sesso. L’unica cosa che chiediamo è che la coppia si co-intesti la casa e viva sotto lo stesso tetto”.
Semplice mossa commerciale in un momento nero per il mercato immobiliare o riconoscimento dei diritti civili? Entrambe le cose, almeno secondo l’Arcigay: “Non dispiace sapere che c’è una banca dove gay e lesbiche non solo sono ben accetti, ma anzi possono ricevere delle agevolazioni” dice Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell’associazione.
“Non è un caso che si tratti di una banca emergente e straniera” spiega Alessio De Giorgi, direttore operativo di Com.ma, prima agenzia di comunicazione italiana specializzata nel pubblico gay e “urban unconventional”: “hanno bisogno di farsi notare da un pubblico che non è solo quello dei gay ma anche quello, vasto, degli etero che guardano con interesse e simpatia al mondo omosessuale”. Per De Giorgi, la cui azienda gestisce anche il portale on-line gay.it, le banche italiane in questo senso sono “in ritardissimo” perché legate “a logiche troppo istituzionali e condizionate dalla politica”.
E il cosiddetto “mercato gay” non risente della crisi? “Poco” risponde De Giorgi, “almeno per ora: si tratta di un mercato in evoluzione e di nicchia, che si sviluppa soprattutto su internet”. Ma ci sono anche dei rischi: ricco, senza problemi di famiglia ed edonista, questa l’immagine dominante dell’omosessuale nell’immaginario collettivo, anche a causa della pubblicità. Uno stereotipo che non rappresenta un mondo molto più complesso “sì, il rischio-macchietta c’è” riconosce De Giorgi, “ma è un errore: ci sono molti gay non solo nel campo della moda, ma anche tra gli operai, gli impiegati, i giornalisti“.

Secondo lui l’evoluzione della comunicazione ha già abbandonato questi schemi: “C’è stata un’evoluzione, in positivo: una rivista come Vanity Fair, che è letta dal 70 per cento dei gay italiani non ha niente di macchiettistico, semplicemente spesso ha belle foto e interviste a uomini interessanti”. E quali sono i settori che investono di più in pubblicità mirate a questo tipo di pubblico? “Prima di tutto il turismo” risponde De Giorgi, “compresi gli enti statali, poi le bevande, le auto, le compagnie aeree, i locali”. E adesso anche una banca “è comunque un bel segnale, anche per il pubblico etero: dà un’idea di normalità, anche le coppie gay pensano a mettere su casa”.

A 8 italiani su 10 la rata del mutuo svuota tasche: addio vacanze

Case e tasse

Italiani in fuga dai mutui. E a farli fuggire è la crisi.
Pagare la rata crea difficoltà serie all’ 84% degli italiani, tanto che per il 2009, un’ampia fetta del 64% esclude categoricamente di accendere nuovi mutui e solo l’8% si dichiara invece pronto a farlo. Ma già quest’anno la rinuncia a rate, prestiti e mutui è forte e ha riguardato il 50% degli intervistati. Lo rivela un sondaggio Confesercenti-Swg (qui il documento in Word), secondo il quale ogni mese in media esce dalle tasche delle famiglie 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa lievita tra 500 e 1.000 euro, mentre un altro 10% sborsa fra i 1.000 e i 2.000 euro.
Salato il tasso che emerge dal sondaggio: attorno al 7% quello medio, ma per un italiano su 4 sale fra l’8% e il 20%. Ma quante volte ricorrono gli italiani alle varie forme di prestito ? In media circa tre volte negli ultimi 3 anni, ma c’è anche un 7% che vi ha fatto ricorso più di 5 volte. Due le motivazioni principali: il 57% intendeva ridurre l’impatto del pagamento; un altro 41% non era in possesso dell’intera cifra.

La “regina” dei desideri per i quali si ricorre ai prestiti è la casa (ristrutturazioni o acquisto di prima o seconda casa). Subito dopo viene l’auto. A seguire si rateizzano più frequentemente le spese per elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c’è anche un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello.
Per far fronte al mutuo o al prestito, le famiglie riorganizzano i bilanci e per prima cosa tagliano le risorse per le vacanze (il 21%), quindi il tempo libero (20%). Ma è anche il guardaroba a rimetterci: notevole è infatti la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe: lo fa il 17% degli intervistati. Infine, il 9% impugna le ‘forbicì e rifila tutte le voci del proprio bilancio.

Fino ad oggi i risparmiatori italiani intervistati ritengono di aver perso quasi il 17% in termini di rendimento dei propri investimenti fatti.
Ma la maggioranza delle “formiche” italiane ha suddiviso i suoi risparmi in conti correnti (22%), in fondi ( 17%), in Bot ed altri titoli di Stato (15%). Solo un 10% si è indirizzato verso le azioni, mentre un 2% ha riscoperto il materasso e tiene i soldi in casa.
Questo 2% è destinato a salire di un punto nei prossimi mesi che saranno dominati - stando alle risposte date al sondaggio - dalla preferenza dei risparmiatori verso i titoli di Stato. Poi vengono gli immobili e i conti correnti bancari. Solo un altro 2% si farà abbagliare dal colore dell’oro. Ma la prudenza degli investitori emerge anche da un’altra percentuale: quella di chi non modificherà i propri investimenti e che si aggira attorno all’11%.

Dieci domande alla gente comune: com’è la crisi vista dalla strada?

sondaggio

Prestiti “revolving”, “rating”, tassi di sconto, “board”, “passivity rule”… Mentre il mondo della finanza si barcamena tra Borse a picco e soluzioni d’emergenza, gli italiani cercano di capire se anche la loro vita quotidiana verrà investita dalla crisi. Un venerdì nel centro di Milano, Panorama ha fermato per strada 100 persone e ha rivolto loro 10 domande (vedere riquadro qui sotto) per capire quanto sono preoccupate per lavoro e futuro, se hanno cambiato abitudini, tagliato le spese, strappando qualche confidenza sul conto in banca. Le stesse domande le ha fatte a Londra il quotidiano Guardian, scoprendo che gli inglesi sono già corsi ai ripari: meno taxi e vacanze, il pranzo portato da casa.
E gli italiani? C’è preoccupazione, certo, ma la gente dimostra di avere lo spirito per cavarsela anche nelle situazioni peggiori. “Le spese in famiglia le conteniamo da un po’, non è una novità. In quanto mamma ho imparato a pensare da scout: pragmatismo e niente sprechi” spiega Marina, 55 anni e due figli. In mancanza di altri appigli, ci si affida al Superenalotto. “Se vinco il jackpot” dice Celeste, studentessa 20enne, “mi pago i contributi”.
Già, la pensione. Un’incognita: tutti i giovani ci pensano con ansia. Chi risponde di non esserne “affatto preoccupato”, lo fa allargando le braccia: “Tanto non ce l’avrò mai”. Chi invece si dichiara “molto preoccupato” è perché, anche se sta facendo di tutto per ritrovarsi in vecchiaia un piccolo gruzzolo, vive con l’incubo di vederselo divorato da un’imprevista recessione. E molti ragazzi valutano l’ipotesi di una pensione integrativa.
Alla sola idea di vedere minacciati lavoro e pensione, considerati l’eterna ancora di salvezza, gli italiani rischiano il panico. A differenza dei londinesi, che avendo la flessibilità nel sangue, sono meno timorosi. Solo 8 dei 100 inglesi intervistati hanno molta paura per il proprio lavoro, contro i 20 italiani. Se poi si parla di pensione, le differenze sono ancora più evidenti: a Milano 45 interpellati su 100 si dichiarano “molto preoccupati” contro i 15 d’Oltremanica. Nonostante ciò la gente da noi rimane fedele alle vecchie abitudini, rimandando tagli alle spese e rinunce a un futuro, se sarà il caso, più nero.
Chi non ha cambiato stile di vita nelle ultime settimane però non necessariamente è una cicala imprevidente: molti di loro sono alle prese con carovita e “quarta settimana” già da qualche anno. “Non gioco in borsa e non ho soldi investiti in fondi” afferma Raffaele, padre di famiglia 43enne. “Ho qualche risparmio da parte e in casa entrano due stipendi. Per questo mi spaventano di più la benzina troppo cara o l’aumento dei prezzi piuttosto che il fallimento di una banca d’affari”.
Gli italiani sono meno indebitati rispetto agli inglesi (23 contro 42 per cento), ma il mutuo è un pensiero costante. Chi ha un tasso variabile, ammette di avere qualche timore di non poter più pagare le rate. Al contrario chi anni fa ha stipulato un contratto a tasso fisso ora è più ottimista. Fortuna o intuito? “Le banche mi proponevano le rate variabili” dice soddisfatto un assicuratore 50enne “ma sono stato abbastanza furbo da non farmi fregare. Mi sono detto: “E se poi i tassi diventano sfavorevoli?”, ho preferito non rischiare”.

LEGGI ANCHE: Le dieci domande dell’inchiesta

La crisi vista dalla strada - Le dieci domande

Lavoratori in protesta in Broad Street
(©Lapresse)

Di Cristina Bassi e Antonella Palmieri

Come si sente pensando alla crisi?
Vanda Pavone:
«Non sono affatto preoccupata» risponde serafica Vanda Pavone, 76 anni, vedova di un ufficiale della Marina, un passato di ricevimenti e abiti eleganti. «La mia vita l’ho vissuta» continua. «E anche i tagli alle spese li ho fatti già anni fa, adeguando le mie abitudini a un tenore di vita più moderato. Mi accontento della mia pensione, senza grosse pretese: delle uscite la sera e dei viaggi ho goduto quando ero più giovane. Fortunatamente non ho né un mutuo né altri debiti e ho qualche risparmio da parte. Certo, se in futuro le conseguenza di questa crisi dovessero mettere a rischio le mie sicurezze economiche, allora sì che comincerei a preoccuparmi. Ma per ora non ho timori e mi sembra che il governo stia adottando dei provvedimenti che serviranno a evitare il peggio».

Quanto è preoccupato per il suo lavoro?
Daniel Marchini:
«Sono tranquillissimo per il mio lavoro, anche se c’è la crisi in ogni caso me la cavo». Ostenta sicurezza Daniel Marchini, 20 anni, milanese. Da un anno lavora come venditore di siti internet. Racconta di non avere paura del futuro: «Lavoro da quando ho 14 anni» spiega. «Ho iniziato subito dopo le scuole medie, mi sono subito dato da fare. Prima di vendere siti web lavoravo come agente immobiliare». Racconta che guadagna discretamente: «Sto bene dal punto di vista economico e non sono stato costretto a tirare la cinghia, come molti miei amici. Ho un’auto che sto pagando a rate e dei risparmi». Poi sull’allarme per il tracollo economico ha una sua teoria: «Secondo me la situazione non è così grave come la raccontano i giornali, è una drammatizzazione».

Quanto è preoccupato per la sua pensione?
Andrea G.
«Sono tranquillissimo per il mio lavoro, anche se c’è la crisi in ogni caso me la cavo». Ostenta sicurezza Daniel Marchini, 20 anni, milanese. Da un anno lavora come venditore di siti internet. Racconta di non avere paura del futuro: «Lavoro da quando ho 14 anni» spiega. «Ho iniziato subito dopo le scuole medie, mi sono subito dato da fare. Prima di vendere siti web lavoravo come agente immobiliare». Racconta che guadagna discretamente: «Sto bene dal punto di vista economico e non sono stato costretto a tirare la cinghia, come molti miei amici. Ho un’auto che sto pagando a rate e dei risparmi». Poi sull’allarme per il tracollo economico ha una sua teoria: «Secondo me la situazione non è così grave come la raccontano i giornali, è una drammatizzazione».

La crisi ha cambiato le sue abitudini?
Simona Scorcella

«Per il momento non ho cambiato abitudini e non ho tagliato nessuna spesa, ma temo che fra breve sarò costretta a farlo» ammette sorridente ma realista Simona Scorcella, 48 anni, costumista alla Scala. La crisi finanziaria per ora la fa sentire solo «moderatamente preoccupata». Non troppo per il suo lavoro: «Spero di poter stare tranquilla» dice, molto di più per la futura pensione: «Un’incognita che mi spaventa». Simona si prepara a qualche rinuncia: «Ho paura dell’ondata d’urto del dissesto economico mondiale» confessa. «Penso che se oggi non ho ancora cambiato radicalmente il mio stile di vita, in futuro dovrò farlo. Anche se è già da qualche anno che, con l’avvento dell’euro, i prezzi in salita e gli stipendi fermi alla cifre di quattro o cinque anni fa, si sta attenti a non spendere troppo».

Cosa ha tagliato in particolare?
Anna Lapenna

«Quando faccio la spesa sto attenta a quello che compro e i piatti che metto in tavola sono studiati anche per il risparmio». Anna La Penna, 55 anni, è una casalinga di Palo del Colle, provincia di Bari. Anche lei cerca la ricetta economica. Un esempio? «Prendiamo la carne» spiega. «Una fettina cucinata in padella sazia poco, ma se la stessa quantità la compro macinata e la uso per preparare una pizza ripiena di carne e verdure, il risultato è completamente diverso».
Si preoccupa però per i suoi figli: «Io e mio marito ormai siamo sistemati, abbiamo la pensione, se penso a mia figlia e in generale a tutte quelle coppie che stanno pensando di avere bambini, credo che le spese siano davvero tante». E così il consiglio che dà a sua figlia e alle aspiranti mamme è solo uno: «Non fate bambini».

Ha un mutuo?
Paolo Bajraktari

Studio scienze bancarie e da 10 anni vivo a Parma» dice Paolo, 29enne originario dell’Albania. Da esperto del settore è abbastanza ottimista sui contraccolpi reali della crisi finanziaria. «Per ora non ho un mutuo, non ho risparmi né un lavoro fisso» spiega sicuro delle proprie argomentazioni. «Non sono per niente preoccupato per ciò che sta succedendo ai mercati mondiali. Non ho mai avuto molti soldi da spendere in cose superflue, ma credo che tutto si sistemerà nei prossimi mesi. Inoltre preferisco che il crac sia esploso adesso che ancora studio, piuttosto che fra poco, quando lavorerò e avrò dei soldi da parte. Insomma, qualcosa da perdere». E le misure adottate dall’Europa per tamponare la crisi? «Avrebbero dovuto muoversi prima, per cercare di prevenire il disastro. Ora ogni intervento è inutile. Per fortuna la crisi rientrerà da sé».

Ha paura di poter essere in difficoltà a pagare le rate?

Antonella Del Plato

«La rata del mio mutuo non si è mossa di una virgola: avevo scelto il tasso fisso». Antonello Del Plato, 54 anni, avvocato napoletano, va fiero della sua scelta e sorride. «Quando anni fa dicevo che avevo un mutuo a tasso fisso ridevano di me» ricorda. «Io pagavo il 5 per cento mentre un sacco di conoscenti pagavano il 3. Oggi vediamo chi è che ride». Racconta anche che non gli è mai piaciuto tenere i soldi fermi in banca o investiti in strumenti finanziari. «I miei risparmi sono tutti investiti in immobili» spiega l’avvocato. «Il denaro liquido frutta poco».
Sul suo futuro economico Antonello è tranquillo: «Per la mia pensione non sono preoccupato» spiega. «Mi sono organizzato per costruirmi quella integrativa».

Ha altri debiti?
Balla Mdiae

«Non chiedo in prestito soldi se poi non so se avrò un lavoro per ripagarli. Sia che a prestarli sia una banca, sia che siano gli amici». Balla Mdiaye, senegalese, 30 anni, arriva a fine mese con i suoi mezzi. È operaio in un’azienda in provincia di Milano che però è in difficoltà e l’ha messo in cassa integrazione. Così ha tagliato le spese: «È impossibile spendere come prima» afferma. «Mi piace vestire bene, ma adesso sono costretto a guardare i cartellini nei negozi e se un jeans che mi piace non è proprio necessario, rimando l’acquisto».
E se il futuro non lo vede tanto facile perché quasi non sa che cosa sia la pensione, tuttavia confida nel fatto che il governo si stia muovendo nella giusta direzione: «Credo che Silvio Berlusconi stia facendo del suo meglio per risolvere la crisi» afferma. «Magari nel giro di pochi anni ne usciremo».

Ha dei risparmi?

Floriana Genova

«Ho messo da parte qualche risparmio, anche se non tantissimi, perché non sono sicura di trovare un lavoro». Floriana Genova ha 25 anni, studia all’Università di Palermo. Si trova a Milano con alcune amiche per una breve vacanza e la fermiamo prima che entri in un negozio di abbigliamento a basso costo. «Sono preoccupata per il mio futuro» spiega. «In Sicilia non c’è lavoro, chissà quando mi verranno pagati i primi contributi».
Riguardo alla sua pensione poi, le sue previsioni volgono al pessimismo: «So che noi giovani non l’avremo mai» dice la studentessa. «Fra 40 anni non ci saranno più soldi per noi». Una convinzione che l’ha portata a condurre una vita sobria già prima che i problemi economici si facessero sentire in Italia. «La crisi non ci ha fatto cambiare abitudini» afferma. «La nostra è sempre stata una vita normale, senza eccessi».

E’ soddisfatto di come il governo sta gestendo la crisi?

Aldo Francone

«Sono soddisfatto di come il governo sta cercando di arginare la crisi finanziaria nel nostro Paese. Credo però che si potrebbe fare di più. Qualche misura è stata presa, e nella direzione giusta, ma sarebbe meglio se i politici si calassero di più nei panni della gente».
Aldo Francone, rappresentante milanese di 47 anni, promuove l’esecutivo in questo momento di difficoltà economica generale. Con un mutuo e qualche risparmio da parte, per ora non ha cambiato le proprie abitudini, né ha timore di non arrivare a pagare le prossime rate. Si definisce «non molto preoccupato» anche se mantiene qualche riserva: «Se il dissesto dei mercati dovesse prolungarsi» dice «comincerebbero i problemi seri. Soprattutto per lavoro e pensioni».

Italiani sempre più indebitati: oltre 15mila euro per famiglia

Carrelli della spesa

In cinque anni, cioè dall’adozione della moneta unica alla fine del 2007, le famiglie italiane si sono indebitate in modo crescente, tanto da raddoppiare quasi la loro esposizione nei confronti degli istituti di credito. Tra mutui per comprare casa, finanziamenti per ristrutturarla, prestiti per investire, ma anche per credito al consumo e per affrontare il peggioramento della situazione economica di molte famiglie, soprattutto del Sud, l’indebitamento degli italiani è salito, tra il 2002 e il 2007, del 93,28%.
Secondo uno studio della Cgia di Mestre l’indebitamento medio delle famiglie italiane ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro, con la provincia di Roma in testa, con una media di 21.949,94 euro. Seguono le famiglie milanesi (21.321,68 euro), quelle della provincia di Lodi (20.593,26 euro), quelle di Reggio Emilia (20.138,44 euro) e le riminesi (con 20.060,99 euro). In cinque anni, il record della crescita del debito è invece di Napoli, con un aumento del 116,36%, che non si discosta molto da quello di Reggio Emilia e Piacenza (116,1%). In ogni caso sono moltissime le province che hanno in sostanza raddoppiato il loro indebitamento: in 20 hanno avuto una crescita superiore alla media e le poche province che si situano in coda alla classifica vedono comunque una crescita del 50% circa, con un minimo al 42,45%.
“Le città più indebitate” rileva Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre “sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi ‘indebitatì vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita registrata negli ultimi anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione”.
Secondo l’analisi della Cgia in coda alla classifica dell’ammontare del debito da onorare nei confronti degli istituti di credito o degli istituti finanziari a fine 2007 sono le famiglie del Sud. Quelle residenti nella provincia di Isernia sono indebitate per 7.119,83 euro, a Reggio Calabria per 7.099,05 euro, a Benevento per 6.951,66 euro e, infine, a Vibo Valentia per 6.769,92 euro.
Ecco di seguito una tabella con l’ammontare medio dell’indebitamento 2007 delle prime dieci province e quella con le prime dieci variazioni percentuali tra il 2002 e il 2007.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
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