
Panoramica prodotti Nestlé (Credits: sito web Nestlé)
Con un fatturato di 74 miliardi di Euro, la Nestlé è la più grande azienda mondiale nel settore alimentare, da oggi di nuovo pronta ad espandersi. Continua
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Italia-Svizzera e ritorno. Dopo 16 anni gli storici panettoni Motta e Alemagna potrebbero tornare italiani. A “mangiarseli” potrebbe essere la Bauli, già leader nella produzione di dolci per le feste (panettoni, pandori e colombe), che ha avviato trattative in questo senso con il gruppo Nestlè.
La multinazionale svizzera punta a cedere il business dei prodotti dolciari da ricorrenza e i due storici marchi, escluse le attività di Motta e Alemagna nel settore dei gelati e surgelati, che resteranno a Nestlè.
L’operazione, qualora andasse in porto, è destinata a rafforzare ulteriormente la posizione di Bauli sul mercato dei dolci da ricorrenza. Il panettone Motta è infatti oggi il più venduto in Italia e, complessivamente, Motta e Alemagna detengono la seconda quota del mercato dei dolci da ricorrenza in Italia, alle spalle della stessa Bauli che - secondo quanto riporta l’azienda sul proprio sito web - detiene oltre un quarto di tutto il mercato a Natale e Pasqua con punte anche del 38% nel segmento del pandoro.
La trattativa in corso tra Nestlè e Bauli prevede, oltre alla cessione dei due marchi, anche la vendita del sito produttivo di San Martino Buon Albergo (Verona). La multinazionale svizzera - si legge in una nota del gruppo - ha riscontrato nella proposta di Bauli coerenze strategiche nello sviluppo del business, garanzie di salvaguardia delle attività dello stabilimento veronese, continuità occupazionale e affidabilità nella gestione di marchi storici.
I brand Motta e Alemagna, nati da due aziende familiari milanesi negli anni Venti e poi rilevati dalla Sme del gruppo Iri, vennero acquistati dalla Nestlè nel 1993: allora i due marchi storici avevano numerosi problemi di redditività e di business, ma il gruppo elvetico ha fortemente investito sulle loro produzioni e ne ha rilanciato gamma e consumi. Il marchio Motta, il cui prodotto più famoso agli inizi era il tradizionale panettone meneghino, è poi diventato centrale anche nel settore dei gelati, dove è presente fin dagli anni ‘50: in questo campo, però, la Nestlè intende ora mantenere la proprietà del marchio, come pure dell’Alemagna, continuando nella produzione di gelati.
L’ufficializzazione della trattativa fa crescere intanto la preoccupazione dei sindacati, già allarmati nei giorni scorsi dalle indiscrezioni circolate sulla stampa. “Una volta per tutte la Nestlè deve dire cosa intende fare realmente con le produzioni italiane”, ha detto il segretario nazionale della Flai-Cgil, Antonio Mattioli. Il sindacato, che è preoccupato del mantenimento dei livelli occupazionali a San Martino Buon Albergo, dove sono occupati 800 lavoratori fra fissi e stagionali, ha confermato per il 5 giugno 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti Nestlè.

Dopo l’industria del greggio adesso Hugo Rafael Chávez Frías vuole nazionalizzare anche il latte. E a rischiare in Venezuela sono gli impianti di Parmalat e Nestlè. La minaccia di esproprio è arrivata nel corso della sua consueta apparizione televisiva settimanale in cui il presidente ha parlato di “sabotaggio vero e proprio”, dichiarando senza mezzi termini che “se è provato che Nestlé o Parmalat, con diversi mezzi di pressione e ricatto come quello di offrire denaro in anticipo, stanno portando via latte non lavorato o stanno lasciando impianti statali a corto di latte di cui abbiamo bisogno, questo si chiama sabotaggio”. E ha quindi aggiunto che “la Costituzione deve essere applicata e il Governo deve intervenire ad espropriare gli impianti”. L’accusa dunque è stata esplicita.
Secondo Chávez le due aziende alimentari, tra cui la Parmalat a capitale tutto italiano, si starebbero accaparrando la totalità del prodotto, lasciando le aziende statali e le cooperative senza il latte necessario. Agli occhi del leader venezuelano si tratterebbe di una “cospirazione economica” bella e buona, di fronte alla quale il Venezuela tutto è chiamato ad agire “per difendere la sicurezza nazionale”.
Immediate le ripercussioni in borsa. Lunedì 11 febbraio il titolo Parmalat ha segnato una flessione del 2,48%. In calo anche la svizzera Nestlè (-1,74%). E tornano a tremare gli investitori italiani. Dalle periodiche comunicazioni fornite dalla Consob si apprende infatti che IntesaSanpaolo detiene il 2,438% di Parmalat. Più precisamente, il 2,21% è detenuto direttamente, mentre la restante quota fa capo ad altre società del gruppo.
L’ipotesi di esproprio di Parmalat e Nestlè non è che il punto di arrivo di mesi di profonda, e non sempre positiva trasformazione per il Venezuela. Da tempo ormai il paese è a corto di beni alimentari primari come latte, uova, zucchero e carne mentre la politica del governo di Caracas continua a muoversi in una direzione sola: contro gli Stati Uniti e contro le multinazionali. Oltre a Parmalat e Nestlè Chávez, nel corso della sua apparizione televisiva si è scagliato anche contro gli Usa minacciando il governo Bush di tagliare le forniture di petrolio dopo il congelamento di asset venezuelani del valore di 12 miliardi di dollari che Exxon Mobil ha ottenuto da alcuni tribunali nell’ambito della battaglia sugli indennizzi per il piano di nazionalizzazione del petrolio. “Prendi nota, mister Bush, mister Danger” ha urlato l’ex tenente-colonnello dei paracadutisti. “Se ci colpite, noi colpiremo voi e non manderemo più petrolio all’Impero”.