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Un rubinetto di gasdotto / Ap-Lapresse
Da gennaio le tariffe di luce e gas potrebbero aumentare, ancora una volta, rispettivamente del 4,8% e del 2,7% in un trimestre, con una maggiore spesa annua di oltre 53 euro. Lo dicono le nuove previsioni di Nomisma Energia, in attesa dei dati a fine anno dell’Authority per l’energia elettrica e il gas che fissano gli aumenti dei compensi. Il motivo? Troppe tasse. Continua

Lingotti d'oro (Credits: LaPresse)
Con la crisi finanziaria internazionale, investire in borsa non si è rivelato particolarmente profittevole. C’è chi ha perso, chi è riuscito fortunosamente a salvare il capitale e chi, con un po’ di abilità, ha anche realizzato qualche guadagno: Continua

La crisi, partita dai prestiti immobiliari Usa e ingigantita dai mercati finanziari mondiali, alla fine ha travolto anche il mercato immobiliare italiano che torna alle performance di nove anni fa. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio di Nomisma, che ha presentato il primo Rapporto del 2009. Preoccupa gli esperti il dato delle compravendite delle abitazioni, calato durante il 2008 del 15,1% e del 17,7% nell’ultimo trimestre del 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007. Male anche la compravendita degli uffici che ha subito una riduzione analoga (15,5%). Un po’ meglio il commerciale che cala del 11,7% e gli immobili produttivi a -8,7% . In tutto, le compravendite erano state 845 mila nel 2006, mentre lo scorso anno si è scesi a 686 mila, con un ritorno ai livelli del 2000.
L’ulteriore peggioramento dell’intonazione economica nell’ultima parte del 2008, spiegano gli esperti Nomisma, ha avuto dunque pesanti ripercussioni sul mercato immobiliare, soprattutto in relazione ai volumi compravenduti ed ai mutui. Nel 2008 e, in particolare nell’ultimo trimestre dell’anno, la maggior parte dei paesi più sviluppati ha visto calare assieme al fattore fiduciario anche il reddito prodotto, con la conseguenza di una brusca frenata dell’economia mondiale.
E le previsioni non fanno ben sperare: gli esperti Nomisma, attendono un’ulteriore flessione del 3 - 4% per il 2009 per poi tornare leggermente a salire nel 2010, raggiungendo una una sostanziale stabilità. “L’incertezza sulle effettive condizioni dell’economia domestica sta progressivamente indebolendo il patto fiduciario che lega famiglie, banche, imprese e Stato con una conseguente brusca frenata della domanda”, spiegano li esperti Nomisma. “L’esperienza storica testimonia che, nel breve e medio termine, a incidere sulle dinamiche del mercato non è tanto l’offerta di abitazioni, quanto la domanda. E a questo proposito, dall’analisi dei giudizi degli operatori economici, risulta evidente come sia la domanda a condizionare l’evoluzione delle compravendite”.

Oreste Vigorito era un avvocato di Avellino e oggi è il signore dell’eolico italiano. Con il gruppo Ivpc gestisce la gran parte delle centrali a vento installate in Italia, fattura 250 milioni, occupa 420 persone e muove un indotto che vale almeno altri mille posti di lavoro.
La sua storia incarna quel sogno “green” che sta attraversando l’economia mondiale fiaccata dalla recessione: far crescere reddito e occupazione grazie all’energia pulita. Ricchezza grazie al sole, al vento, ai rifiuti del legno, ai piccoli corsi d’acqua e persino ai vapori sotterranei. D’altronde, i ritmi di crescita delle rinnovabili in Italia ricorda gli entusiasmi della new economy, con la differenza che a sostenerla c’è un’industria reale. Ci sono le grandi imprese dell’energia e persino la ricchezza dei petrolieri.
Secondo uno studio di Nomisma Energia realizzato in esclusiva per Panorama, oggi il settore eolico, fotovoltaico e delle biomasse generano da soli un fatturato di oltre 5 miliardi di euro al netto dell’import e degli investimenti. Nel 2002 non si arrivava al miliardo e mezzo. E il boom non ha trascurato nessun comparto: in un anno il fatturato complessivo è aumentato del 44 per cento. Il fotovoltaico ha raddoppiato, passando da 339 milioni a 700. L’industria dell’eolico (2 miliardi e 196 milioni) ha aumentato i suoi ricavi di oltre 43 punti di percentuale. E le biomasse oggi valgono 2 miliardi e 285 milioni, con un incremento netto di 564 milioni di euro.
Come non credere dunque al sogno green, un settore “obbligato” a crescere? L’impegno preso con l’Europa, impone di portare dal 17 al 30 per cento la quota verde dei consumi elettrici. E se oggi gli occupati del settore sono circa 60mila, “entro il 2020 potrebbero essere centomila in più” sottolinea Roberto Longo, presidente dell’associazione dei produttori di energia rinnovabile (Aper).
Il problema è capire se l’industria è pronta. “Purtroppo gran parte del valore aggiunto oggi finisce all’estero” sottolinea Giuseppe Mastropieri, autore della ricerca. “Mentre sviluppare un adeguato sistema produttivo nazionale significherebbe aumentare il giro di affari di un buon 50-60 per cento”. Prendiamo il caso dell’eolico: la produzione cresce a un ritmo che supera il trenta per cento l’anno, ma il mercato degli aerogeneratori resta in mano ad un manipolo di case straniere guidate dalla danese Vestas: la consolazione è che almeno quest’ultima ha in Puglia due stabilimenti con 700 dipendenti.
Attorno ai pionieri dell’eolico italiano (Edison, Enel, Ivpc) è cresciuto così un mercato di sviluppatori più che di produttori. E ancora ci si interroga se società come le altoatesine Leitwind e Fri-El, impegnata anche in un progetto per sfruttare il moto delle maree, riusciranno a inserirsi nel circuito dei grandi operatori internazionali.
L’Italia comunque, ha ancora due buone carte da giocarsi: quella degli impianti offshore e quella del minieolico.”Il mare ventoso e i bassi fondali aiutano” sottolinea Mastropieri. E società come la Trevi Energy di Cesena o la siciliana Moncada si sono già gettate sull’affare. Quanto al minieolico, “la sfida inizia grazie alla decisione di inserirlo in un sistema di incentivi simili a quelli che hanno tirato la volata al fotovoltaico” spiega Simone Togni, segretario generale dell’Anev (l’associazione dell’eolico). E questa volta i player hanno nomi italiani: Ropatec (Bolzano) e Jonica Impianti (Taranto).
Grazie agli incentivi del Conto energia, infatti, attorno al fotovoltaico si sta sviluppando un sistema produttivo ben strutturato: “Anche se il mercato delle celle e dei moduli (componente base dei pannelli) è ancora controllato da stranieri, negli ultimi due o tre anni sono emerse realtà produttive interessanti” riferisce Vittorio Chiesa, direttore dell’osservatorio sulle rinnovabili del Politecnico di Milano. Tra queste si possono citare Solsonica e due aziende del Padovano: Helios Technology e X Group, che prevedono entrambe di quadruplicare la capacità produttiva entro il prossimo anno. Ma senza dimenticare due nomi importanti nel mercato mondiale degli inverter: Elettronica Santerno (gruppo Carraro) e Siac (gruppo Siel).
La concorrenza asiatica si fa sentire. I prezzi dei pannelli calano e gestire comparto e investimenti è sempre più complesso: “Per per questo sta tornando dominante il ruolo delle utilities e dei grandi investitori” sottolinea Mastropieri. E gli esempi non mancano. La Sorgenia, il braccio energetico del gruppo Cir, sta sviluppando uno stabilimento per la produzione di celle fotovoltaiche in Sardegna. La Marcegaglia Energy produrrà pannelli fotovoltaici di nuova generazione a Varese, mentre l’Eni spende 300 milioni in ricerca e sperimenta con il Mit pannelli solari senza silicio.
“Il ruolo della grandi imprese dell’energia è quello di gestire le rinnovabili stimolandone allo stesso tempo lo sviluppo tecnologico e industriale” conferma Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel Green Power. E nel suo carnet ci sono infatti il progetto Archimede, la centrale solare termodinamica da 40 milioni pensata dal Nobel Carlo Rubbia, e soprattutto l’accordo con Sharp e St Microelectronics per avviare a Catania una produzione di celle fotovoltaiche a film sottile: 500 milioni di investimento e 300 nuovi posti di lavoro entro il 2010.
Il volume dei soldi in gioco, fa ben sperare. L’Edison progetta di investire un miliardo nei prossimi sei anni senza trascurare il “minihydro”, impianti di piccole dimensioni che rappresentano l’ultima frontiera del settore idroelettrico. Il governo ha messo a disposizione delle rinnovabili un fondo da 3 miliardi e petrolieri come Ferdinando Brachetti Peretti si buttano sulla materia prima di cui sono composti i pannelli: la Api Nova Energia è in campo con Italsilicon, che produrrà 4mila tonnellate di silicio l’anno a partire dal 2010. E di silicio si nutrono anche la Silfab di Borgofranco di Ivrea e la Estelux di Ferrara, però già acquistata dai tedeschi della Solon.
Energia verde significa anche geotermia, che in Italia coincide con l’impianto Enel di Larderello, e pannelli solari termici (mercato da 400 milioni controllato da Riello e Merloni Termosanitari), ma con sole e vento si impongono per potenzialità soprattutto le biomasse liquide (biocarburanti) e quelle solide, vale a dire rifiuti, liquami, legno, vegetali. “Oltre a trattarsi di impianti in cui l’industria italiana può vantare un know how di eccellenza, attorno alle centrali a biomassa va organizzato un sistema di approvvigionamento, produzione e servizi che ne triplica gli effetti sull’occupazione” conclude la ricerca Nomisma. Non è certo un caso dunque, se anche ex gigante dell’acciaio come Falck si è ormai convertito al green. Il gruppo ha appena annunciato la costruzione di un grande impianto eolico a Minervino Murge, ma soprattutto è impegnato con la Seci (gruppo Maccaferri) nella riconversione di cinque zuccherifici in impianti a biomassa.

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Autunno caldo sul fronte delle bollette della luce e del gas: le recenti fiammate del petrolio dell’estate scorsa rischiano di scaricarsi in pieno, a partire dal primo ottobre, sulle bollette degli italiani. Con aumenti fino a 80 euro l’anno per le famiglie e ricadute sull’intera economia, a cominciare dall’agricoltura che parla di “rincari alle stelle”.
Secondo le prime stime degli analisti di Nomisma Energia da mercoledì l’elettricità dovrebbe aumentare del 2,2% ed il gas del 5,8% mentre per il Rie-Ricerche energetiche industriali, l’impatto del caro-greggio porterà ad un aumento del 6% per il metano e fino al 3,7% per la luce.
Numeri che farebbero prevedere, per le famiglie, un rincaro compreso tra i 74 e gli 80 euro su base annua. I consumatori parlano così di nuova “batosta” stimando che, con i possibili nuovi aumenti, il rincaro della spesa per la luce ed il gas, solo nell’ultimo anno lieviterà di 250 euro.
I dati puntuali dell’aggiornamento delle tariffe per il prossimo trimestre ottobre-dicembre “arriveranno domani”, tiene, intanto, a precisare l’Authority per l’Energia chiamata ogni tre mesi ad “aggiustare” il tiro in base all’andamento delle quotazioni delle materie prime. Al di là delle stime e delle previsioni, all’Autorità spetta infatti l’ultima parola sul prossimo aggiornamento per l’ultimo trimestre 2008. Di certo c’è il fatto che le fiammate del prezzo del greggio degli ultimi mesi - che hanno visto l’oro nero sfiorare il massimo di tutti i tempi a 150 dollari al barile - si scaricheranno in pieno sul prossimo aggiornamento tariffario.
Il meccanismo di adeguamento prevede infatti si faccia riferimento alle medie delle quotazioni delle materia prime nei precedenti 6 mesi per la luce e 9 mesi per il gas.
Il recente ripiegamento delle quotazioni del greggio non dovrebbero influire quindi sul prossimo aggiornamento. Anche se è possibile che l’Autorità - a fronte del calo del costo del barile nell’ultimo mese (anche se nell’ultima settimana è tornato a salire) - possa aver maggior margine di intervento nel trasferimento dei rincari del greggio, riuscendo magari a mitigarli, sulle bollette.
“L’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia spinge alle stelle i costi di produzione in agricoltura che fanno segnare un aumento medio dell’11% con incrementi record per l’attività di allevamento e la coltivazione dei cereali come frumento, mais e riso”, avverte intanto la Coldiretti. I consumatori di Adusbef e Federconsumatori ribadendo la “drammaticità della situazione” chiedono invece un intervento urgente del Governo sul fronte fiscale - attraverso una riduzione dell’Iva sul gas. E, ancora, sollecitano l’entrata in vigore delle già previste tariffe sociali per agevolare le famiglie disagiate o in difficoltà.
Arriva anche in Italia l’onda lunga della crisi del mercato immobiliare. I titoli immobiliari hanno perso il 58,1% negli ultimi 12 mesi, portando la capitalizzazione delle società del settore quotate in Borsa italiana sotto i 4 miliardi di euro.
Così parlano i dati contenuti nel rapporto di Nomisma, sottolineando l’accentuata rischiosità di questi veicoli, legata ai bassi volumi negoziati e alla sottocapitalizzazione del comparto, in discesa dalla primavera 2007, che a luglio 2008 si attesta a 8,097 miliardi di euro tra quotate e fondi immobiliari, sotto i livelli di dicembre 2004.
Nel 2007 - si legge nel Rapporto sul Mercato Immobiliare 2008 - le compravendite di abitazioni sono calate del 4,6%, ovvero 40 mila in meno dell’anno precedente. È il primo anno di calo dopo un decennio di crescita ininterrotta che ha determinato un incremento dei volumi di mercato pari al 66%.
Le grandi aree urbane vedono una flessione delle transazioni del 9,3%, ma già avevano cominciato a perdere terreno nel 2006, diminuendo del 2,2%. Le intenzioni di acquisto di un’abitazione nel prossimo anno sono sui livelli più bassi dell’ultimo ciclo immobiliare (1,8%), quando erano al 7% all’inizio degli anni 2000.
La tendenza della prima parte dell’anno in corso porta a una riduzione di compravendite di abitazioni nell’anno di circa 80 mila unita’ mentre i prezzi a fine anno dovrebbero segnare crescita nominale zero, ovvero una riduzione reale pari all’inflazione.
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Ancora rincari. Conto alla rovescia per l’aggiornamento delle tariffe della luce e del gas che - secondo le prime stime degli esperti di settore - potrebbero veder scattare dalla prossima settimana una nuova stangata sulle tariffe elettriche e del metano, spinte dalle fiammate del greggio. Entro lunedì 31 marzo l’Authority per l’Energia renderà noto l’andamento delle tariffe nel prossimo trimestre aprile-giugno. Tariffe che - secondo le stime di Nomisma Energia, basate sulle quotazioni del petrolio negli ultimi mesi - potrebbero vedere dal primo aprile della prossima settimana il conto delle famiglie italiane salire di quasi 60 euro su base annua: 17 euro in più per la luce (per la quale si profila un ricaro del 3,9%) e circa 40 euro in più per il metano (+4,1% le attesa di rialzo degli esperti tariffari).
Dall’Authority per l’Energia, cui spetta l’ultima parola in materia di aggiornamento tariffario, non è trapelata al momento alcuna indicazione su quelli che potrebbero essere i prossimi rincari. Sottolineando che i dati arriveranno entro fine mese - probabilmente sabato prossimo - il presidente dell’organismo, Alessandro Ortis, nei giorni scorsi ha però parlato di “uno tsunami” riferendosi all’andamento del greggio. E ha spiegato di “continuare ad essere preoccupato delle quotazioni mondiali degli idrocarburi: i prezzi di petrolio e gas persistono su valori assai elevati e considerato che il sistema energetico italiano dipende molto dalla loro importazione, essi” ha aggiunto Ortis “hanno purtroppo ancora notevole influenza sui costi inclusi nelle nostre bollette”. Lo tsunami-greggio rischia così di travolgere, ha spiegato Ortis: “anche i benefici per i consumatori derivanti da una continua riduzione delle tariffe da noi amministrate, come quelle di trasporto e distribuzione, ed i vantaggi iniziali ottenuti grazie alle prime liberalizzazioni”.