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Nel primo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo, e cioè l’intera ricchezza prodotta dal paese, è diminuito del 2,4 per cento rispetto al quarto trimestre del 2008 e addirittura del 5,9 per cento rispetto al primo trimestre del 2008 e al calo del Pil in Usa.
5,9. Tutta la ricchezza prodotta dagli italiani è ri-sultata inferiore del 2,4 per cento nel primo trimestre del 2009 rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Ma soprattutto è risultata in calo del 5,9 per cento rispetto ad un anno fa. Il risultato negativo, ha segnalato l’Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto di agricoltura, industria e servizi.
Nel primo trimestre il PIL è diminuito in termini congiunturali, cioè rispetto al trimestre precedente, dell’1,9 per cento nel Regno Unito e dell’1,6 per cento negli Stati Uniti. In termini tendenziali, cioè rispetto ad un anno fa, il PIL è diminuito del 4,1 per cento nel Regno Unito e del 2,6 per cento negli Stati Uniti.
La recessione ha prodotto un crollo della produzione industriale. L’Istat ha infatti comunicato che a marzo la produzione industriale è calata del 4,6 per cento rispetto a febbraio e del 18,2 per cento rispetto a un anno prima. Ma se si tiene conto dei giorni effettivamente lavorati la produzione è scesa in un anno del 23,8 per cento, il calo piu’ ampio dall’inizio della nuova serie storica delle statistiche, nel 1990 (leggi tutto)
23,8. Rispetto al marzo del 2008 la produzione industriale ha subito in Italia un calo del 23,8 per cento, se si tiene conto dei giorni effettivamente lavorati. La recessione ha prodotto dunque un rallentamento pari a quasi un quarto dell’intera produzione industriale annua. La media dei primi tre mesi dell’anno si è chiusa in negativo del 9,8 per cento rispetto al trimestre precedente. Il calo trimestrale diventa del 21,7 per cento su base annua corretta per i giorni lavorativi.
Quanto ai diversi settori di attività economica, a marzo 2009 l’indice della pro-duzione industriale corretto secondo i giorni effettivamente lavorati ha registrato, rispetto a marzo 2008,una sola variazione tendenziale positiva: nel comparto della farmaceu-tica di base e preparati farmaceutici (+5,3 per cento). Le diminuzioni più marcate hanno riguardato la metallurgia e i prodotti in metallo (-38,6 per cento), le apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-36,4 per cento), i mezzi di trasporto (-30 per cento)”.
In Europa la fiducia fa un timidissimo capolino. Ma negli Usa continua la gragnuola di dati negativi sull’economia. L’ultimo è assai pesante. Nel primo trimestre del 2009 l’economia degli Stati Uniti ha subito una decrescita del 6,1 per cento, dopo il calo del 6,3 per cento del quarto trimestre 2008 (leggi tutto).
6,1. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti nel primo trimestre 2009 ha registrato una contrazione del 6,1 per cento, dopo il -6,3 del quarto trimestre 2008. E’ la prima stima del Pil ed e’ nettamente peggiore rispetto alle previsioni di una flessione del 4,7 per cento. La flessione dell’economia è testimoniata poi anche da altri se-gnali. Le richieste di mutui ipotecari negli Stati Uniti sono diminuite del 18 per cento la settimana scorsa, trainate dalla flessione dei rifinanziamenti, nonostante il basso livello dei tassi di interesse sui prestiti immobiliari.
Nelle dichiarazioni ufficiali il pessimismo ha lasciato il posto ad un cauto ottimismo sulla fine del tunnel. Ma intanto a marzo l’indice che offre una previsione sull’attività economica Usa per i prossimi 6-12 mesi ha registrato un calo dello 0,3 per cento, peggiore del previsto.
0,3. Il superindice americano, e cioè l’indicatore sintetico che segnala le previsioni sul futuro a bre-ve scadenza dell’economia statunitense, ha fatto registrare un calo dello 0,3 per cento a marzo. Nel mese di febbraio il dato era sce-so dello 0,2 per cento.
Il dato è peggiore del previsto. Gli economisti si a-spettavano infatti una variazione negativa dello 0,2 per cento. «Ci sono stati alcuni segnali intermittenti di miglioramento dell’economia in aprile, ma il superindice e la maggior parte dei suoi componenti è ancora in ribasso» ha dichiarato Ken Goldstein, economista del Conference Board, che elabora il superindice.
Secondo il Conference Board, la recessione dovrebbe continuare durante l’estate, anche se la sua intensità potrebbe moderarsi.
La pubblicità è un buon indicatore per capire come va l’economia ma anche come sta cambiando la società. Ebbene, a gennaio in Italia le inserzioni sono calate del 18,7 per cento ri-spetto a gennaio del 2008. Con un solo comparto in controtendenza: la pubbli-cità su Internet.
18,7. Difficile inizio d’anno per gli investimenti pubblicitari: secondo Nielsen Media Research, a gennaio le inserzioni pubblicitarie sono calate in Italia del 18,7 per cento rispetto al gennaio del 2008. La contrazione, con diversa intensità, ha riguardato la maggior parte dei mezzi di comunicazione.
La Televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), ha subito a gennaio una flessione delle inserzioni pari al 15,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2008. La stampa, nel suo complesso, ha subito un calo a gennaio su gennaio del 25,5 per cento. I periodici in realtà hanno subito un calo della pubblicità del 27,3 per cento. I Quotidiani a pagamento del 25,8 per cento.
Il primo mese dell’anno è stato negativo anche per la Radio. Performance, invece, positiva per Internet. La pubblicità su Internet è cresciuta dell’1,8 per cento in un anno, supe-rando nel mese di gennaio i 40 milioni di euro. Sulla base delle nuove classificazioni la tipologia più im-portante è risultata quella delle key words/search adv che vale 25 milioni di euro, con un aumento del 4,8 per cento in un anno.
I primi dati sulla produzione in-dustriale confermano che il 2009 sarà un anno terribile. Nel mese di gennaio la produzione indu-striale risulta infatti calata del 21,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2008.
21,9. Primi dati Istat sulla produ-zione industriale nel 2009. Sulla base degli elementi disponibili, l’Istat ha comunicato che a gen-naio l’indice della produzione in-dustriale ha registrato un calo del 21,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2008.
Il calcolo destagionalizzato, che cioè tiene conto del numero dei giorni effettivi di lavoro (i giorni lavorativi sono stati 20 nel 2009 contro i 22 di gennaio 2008), ha invece registrato a gennaio 2009: una diminuzione della produzione industriale pari allo 0,2 per cento rispetto a dicembre 2008; una va-riazione congiunturale della me-dia della produzione industriale degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediata-mente precedenti in calo dell’8,3 per cento; e una diminuzione ten-denziale della produzione delle aziende, cioè rispetto allo stesso periodo di un anno fa, del 16,7 per cento.
Il numero delle imprese commerciali è calato di 40.000 unità nel 2008, a causa della crisi.
40.000. Nel 2008 il saldo negativo tra nascite e chiusure di imprese commerciali e’ stato pari a 40mila unita’. Lo ha stimato l’Ufficio studi della Confcommercio, presentando una lunga relazione sulla crisi a Cernobbio: «I dati dicono che siamo in presenza di una grave recrudescenza del fenomeno delle cessazioni di impresa le quali, ormai da qualche anno, sopravanzano le nuove iscrizioni». Al lordo delle cessazioni d’ufficio, spiega la Confcommercio, «il saldo per il commercio nel complesso e’ pari a quasi 120.000 unita’ nel periodo 1999-2008, di cui quasi 40mila nel solo 2008». Nel corso del 2009, secondo l’ufficio studi della Confcommercio, «e’ facile prevedere un ulteriore ampliamento del saldo negativo tra nuove imprese e chiusure».
Tre numeri fondamentali descrivono in modo chiaro la situazione dell’economia italiana oggi: il meno 1 per cento del Prodotto interno lordo nel 2008, il 2,7 per cento del rapporto tra deficit pubblico e Pil e l’1,6 per cento dell’inflazione a febbraio
-1. Secondo l’Istat, l’anno scorso il valore di tutta la ricchezza prodotta in Italia è stato inferiore dell’uno per cento al valore del Pil nel 2007, a prezzi costanti. Nel 2007 era cresciuto dell’1,6 per cento rispetto al 2006. E’ il record negativo dal 1975, quando il Pil diminuì del 2,1%.
2,7. Peggiora nettamente il rapporto deficit-Pil nel 2008. L’anno scorso - comunica l’Istat - l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato del 2,7 per cento, mentre nel 2007 era stato pari all’ 1,5per cento. In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 18,7 miliardi di euro, attestandosi a 41,778 miliardi. Nel frattempo l’avanzo primario, cioè il saldo tra entrate e spese al netto della spesa per gli interessi sul debito pubblico, secondo i dati dell’Istat, è stato positivo per il 2,5 per cento del Pil, con un forte calo rispetto al 3,5% del 2007.
1,6. Resta stabile l’andamento dell’inflazione a febbraio. Il mese scorso i prezzi al consumo sono aumentati dell’1,6 per cento rispetto al febbraio del 2008, segnando la stessa crescita di gennaio (1,6%) e assestandosi così sui livelli di agosto 2007. Su base mensile, invece, c’è stato un incremento dello 0,2% (a gennaio c’era stato un decremento, -0,1%). Sull’aumento del costo della vita a febbraio, spiega l’istituto di statistica, ha inciso soprattutto la leggera accelerazione dei beni di consumo, in particolare alcolici e tabacco, che hanno segnato un +1,2% su base annua e un +0,3% sul mese precedente. I prezzi dei servizi invece rallentano, registrando un +2,2% tendenziale e un +0,2% congiunturale
Per gli italiani la soglia minima di sicurezza sono 2.000 euro netti al mese. Lo si rileva da un’indagine Censis-Confcommercio.
2.000. Dopo sei mesi passati sotto pressione, il 52,4% degli italiani si dice ottimista circa l’immediato futuro. E’ la fotografia che emerge, in sintesi, da un’indagine Censis-Confcommercio sugli “Stili di consumo, percezioni e prospettive ai tempi della crisi”, effettuata nelle ultime settimane di gennaio 2009 su un campione di 1.300 famiglie.
”La soglia di sicurezza è fissata in 2.000 euro di reddito netto familiare mensile. Al di sotto di questa soglia, i nuclei familiari mostrano meno fiducia” dice Giuseppe Roma, direttore del Censis.
Gli ottimisti si trovano geograficamente soprattutto nel Nord-Est dove salgono al 54,1%, nelle città intermedie, e ‘’soprattutto tra i giovani dove la quota raggiunge il 60%”.
La crisi azzanna l’Europa. La produzione industriale nei Paesi della zona dell’euro e’ calata in dicembre, rispetto al mese precedente, del 2,6 per cento. Secondo l’Eurostat, rispetto ad un anno prima il calo è stato del 12 per cento, record assoluto nella storia per la zona euro (in Italia il calo è stato del 14,3 per cento).
12. in un anno la produzione industriale dei paesi della zona eruo è calata del 12 per cento. Un recod assoluto da quando vengono rilevate queste statistiche a livello europeo. Ecco i dettagli, settore per settore, con molti meno qualche sparuto più. La produzione dell’energia e’ cresciuta in dicembre, rispetto al mese precedente, dell’1,1% nella zona dell’euro. La produzione dei beni di consumo non durevoli è diminuita dello 0,9 per cento. Quella dei beni d’investimento è scesa del 2,5% nell’eurozona. La produzione di beni intermedi è crollata del 5,7% nella zona dell’euro.
Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, la diminuzione piu’ consistente, in dicembre rispetto al mese precedente, e’ stata registrata in Slovacchia (-12,7%), in Irlanda (-10,2%), in Romania (-8,6%) e in Germania (-4,9%). In Italia il calo e’ stato del 2,5%. Su base annua, invece, i cali maggiori sono stati quelli rilevati in Estonia (-20,7%), in Spagna (-19,6%) e in Svezia (-18,4%). Per l’Italia il calo annuale e’ stato del 14,3%
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