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Numeri da ricordare: -1; 2,7; 1,6

Tre numeri fondamentali descrivono in modo chiaro la situazione dell’economia italiana oggi: il meno 1 per cento del Prodotto interno lordo nel 2008, il 2,7 per cento del rapporto tra deficit pubblico e Pil e l’1,6 per cento dell’inflazione a febbraio

-1. Secondo l’Istat, l’anno scorso il valore di tutta la ricchezza prodotta in Italia è stato inferiore dell’uno per cento al valore del Pil nel 2007, a prezzi costanti. Nel 2007 era cresciuto dell’1,6 per cento rispetto al 2006. E’ il record negativo dal 1975, quando il Pil diminuì del 2,1%.

2,7. Peggiora nettamente il rapporto deficit-Pil nel 2008. L’anno scorso - comunica l’Istat - l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato del 2,7 per cento, mentre nel 2007 era stato pari all’ 1,5per cento. In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 18,7 miliardi di euro, attestandosi a 41,778 miliardi. Nel frattempo l’avanzo primario, cioè il saldo tra entrate e spese al netto della spesa per gli interessi sul debito pubblico, secondo i dati dell’Istat, è stato positivo per il 2,5 per cento del Pil, con un forte calo rispetto al 3,5% del 2007.

1,6. Resta stabile l’andamento dell’inflazione a febbraio. Il mese scorso i prezzi al consumo sono aumentati dell’1,6 per cento rispetto al febbraio del 2008, segnando la stessa crescita di gennaio (1,6%) e assestandosi così sui livelli di agosto 2007. Su base mensile, invece, c’è stato un incremento dello 0,2% (a gennaio c’era stato un decremento, -0,1%). Sull’aumento del costo della vita a febbraio, spiega l’istituto di statistica, ha inciso soprattutto la leggera accelerazione dei beni di consumo, in particolare alcolici e tabacco, che hanno segnato un +1,2% su base annua e un +0,3% sul mese precedente. I prezzi dei servizi invece rallentano, registrando un +2,2% tendenziale e un +0,2% congiunturale

Numeri da ricordare: 2.000

Per gli italiani la soglia minima di sicurezza sono 2.000 euro netti al mese. Lo si rileva da un’indagine Censis-Confcommercio.

2.000.
Dopo sei mesi passati sotto pressione, il 52,4% degli italiani si dice ottimista circa l’immediato futuro. E’ la fotografia che emerge, in sintesi, da un’indagine Censis-Confcommercio sugli “Stili di consumo, percezioni e prospettive ai tempi della crisi”, effettuata nelle ultime settimane di gennaio 2009 su un campione di 1.300 famiglie.
”La soglia di sicurezza è fissata in 2.000 euro di reddito netto familiare mensile. Al di sotto di questa soglia, i nuclei familiari mostrano meno fiducia” dice Giuseppe Roma, direttore del Censis.
Gli ottimisti si trovano geograficamente soprattutto nel Nord-Est dove salgono al 54,1%, nelle città intermedie, e ‘’soprattutto tra i giovani dove la quota raggiunge il 60%”.

Numeri da ricordare: 12

La crisi azzanna l’Europa. La produzione industriale nei Paesi della zona dell’euro e’ calata in dicembre, rispetto al mese precedente, del 2,6 per cento. Secondo l’Eurostat, rispetto ad un anno prima il calo è stato del 12 per cento, record assoluto nella storia per la zona euro (in Italia il calo è stato del 14,3 per cento).

12. in un anno la produzione industriale dei paesi della zona eruo è calata del 12 per cento. Un recod assoluto da quando vengono rilevate queste statistiche a livello europeo. Ecco i dettagli, settore per settore, con molti meno qualche sparuto più. La produzione dell’energia e’ cresciuta in dicembre, rispetto al mese precedente, dell’1,1% nella zona dell’euro. La produzione dei beni di consumo non durevoli è diminuita dello 0,9 per cento. Quella dei beni d’investimento è scesa del 2,5% nell’eurozona. La produzione di beni intermedi è crollata del 5,7% nella zona dell’euro.
Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, la diminuzione piu’ consistente, in dicembre rispetto al mese precedente, e’ stata registrata in Slovacchia (-12,7%), in Irlanda (-10,2%), in Romania (-8,6%) e in Germania (-4,9%). In Italia il calo e’ stato del 2,5%. Su base annua, invece, i cali maggiori sono stati quelli rilevati in Estonia (-20,7%), in Spagna (-19,6%) e in Svezia (-18,4%). Per l’Italia il calo annuale e’ stato del 14,3%

Numeri da ricordare: -1,9

L’ultima foto della crisi l’ha scattata la Commissione europea: nel 2009 il Prodotto interno lordo dell’Unione, cioè l’intera ricchezza prodotta in un anno da tutti i paesi europei, si ridurrà dell’1,9 per cento.

-1,9. La Commissione Ue ha rivisto drasticamente al ribasso le sue precedenti stime di crescita dell’economia europea. In particolare, l’ultima stima da per certo nel 2009 un crollo del Pil a quota -1,9 per cento. Il governo comunitario di Bruxelles, comunque, spera che la ripresa possa manifestarsi già entro la fine dell’anno, e prevede che il 2010 si chiudera’ con un +0,4 per cento.
Tra i principali Paesi della zona euro, la Germania chiuderà il 2009 a quota -2,3 per cento, la Francia -1,8 per cento e la Spagna, come l’Italia, a -2 per cento.

Numeri da ricordare: 3.068

Le banche di tutto il mondo valgono 3.068 miliardi di dollari in meno dopo il disastroso 2008.

3.068. Le principali banche mondiali hanno perso 3.068 miliardi di dollari di capitalizzazione borsistica nel 2008 a causa della crisi dei mercati. Lo indica l’Ocse, l’organizzazione dei paesi industrializzati, nella pubblicazione ‘Financial Market Trends’. Nei 10 principali Paesi (G10) la perdita di valore ha totalizzato 1.727 miliardi di dollari rispetto al 2007. Il calo piu’ ampio e’ avvenuto negli Usa (-423 miliardi). A ruota seguono Regno Unito (-307), Belgio e Italia (-176 miliardi). Nel nostro paese però il valore borsistico delle banche era cresciuto di 73 miliardi di dollari nel 2007, mentre in tutti gli altri grandi paesi industrializzati la capitalizzazione di borsa delle banche era già andata in rosso.

Numeri da ricordare: 6,9 e 4,7

Ecco due rapporti da tenere presenti quando si fa la pesa. Secondo la Coldiretti, i prezzi agricoli sono scesi del 6,9 per cento in un anno, mentre i prezzi dei prodotti alimmentari sono cresciuti del 4,7. Una delle spiegazioni sta nel secondo rapporto: per ogni euro speso dai consumatori in alimenti 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 agli agricoltori.

-6,9. I prezzi alla produzione dei prodotti agricoli hanno registrato su base annuale una diminuzione del 6,9 per cento rispetto allo scorso anno, con riduzioni più consistenti per i cereali (-33,3 per cento), per i vini (-12 per cento), per l’olio di oliva (- 13,5 per cento), per il latte (-6,9 %) e per gli ortaggi (- 4,2 per cento). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea relativi ad ottobre, divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sull’andamento dei prezzi alla produzione dei beni industriali.
Il calo del 6,9 per cento dei prezzi agricoli alla pro-duzione, sottolinea l’organizzazione agricola, ”è in netta controtendenza con gli aumenti al consumo su base annuale registrati per gli alimentari (+ 4,7 per cento) rilevati dall’Istat e conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola. Per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 cente-simi agli agricoltori. Un caso eclatante - dice la Coldiretti - è quello della pasta che continua a far re-gistrare un aumento dei prezzi vertiginoso (+ 30 per cento secondo l’Istat) nonostante dall’inizio del-l’anno il prezzo del grano duro per la pasta sia più che dimezzato al di sotto dei valori di 20 anni fa”.

Numeri da ricordare: 100; 65

100 e 65: ecco due numeri che fotografano quanto l’Italia sia lontana, nel bene, dalle condizioni di altri paesi. Su ogni cento euro di reddito disponibile infatti gli italiani risultano indebitati solo per 65 euro, molto meno dei tedeschi, dei francesi, degli inglesi e soprattutto degli americani

65 e 100. Le famiglie italiane hanno meno debiti rispetto a quelle di Germania, Francia, Regno Unito e Usa. Secondo un’indagine della Banca d’Italia su La ricchezza delle famiglie italiane, nel 2006 l’ammontare di passività dei nuclei italiani era il 65 per cento del reddito disponibile, “il valore più basso tra i paesi considerati: tale rapporto risultava pari a circa il 90%, il 100%, il 140% e il 170% del reddito disponibile lordo rispettivamente in Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito”.
Nel 2006, aggiunge Palazzo Koch, “le attività reali delle famiglie italiane risultavano pari a 5 volte il reddito disponibile, un valore inferiore a quello di Regno Unito e Francia ma superiore a quello registrato negli Stati Uniti e in Germania (dove si riscontrava un valore rispettivamente pari a circa 3 e 4 volte il reddito disponibile)”. Le attività finanziarie, invece, nel nostro Paese “erano quasi 3,6 volte il reddito delle famiglie, un rapporto inferiore a quello di Stati Uniti e Regno Unito, ma superiore a quello di Germania e Francia”.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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