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Ecco due numeri forniti dall’Istat che testimoniano gli effetti drammatici della recessione in Italia: nel terzo trimestre il Prodotto interno lordo italiano è sceso dello 0,5 per cento rispetto ai tre mesi precedenti; a ottobre la produzione industriale è stata inferiore del 6,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2007.
-0,5. L’Italia si conferma in recessione anche dal punto di vista tecnico (due trimestri consecutivi con il Pil in calo). Secondo i dati definitivi, nel terzo trimestre il Pil è sceso dello 0,5% sui tre mesi precedenti. Su base annua, cioè rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, il Pil è sceso dello 0,9%.
-6,9. Crolla la produzione industriale. A ottobre, secondo i dati diffusi dall’Istat, l’indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato una diminuzione tendenziale (cioè rispetto allo stesso mese del 2007) del 6,9% (i giorni lavorativi sono stati 23, proprio come nell’ottobre del 2007). Nella media dei primi dieci mesi del 2008 il medesimo indice ha segnato un calo del 2,9% rispetto al corrispondente periodo del 2007.
L’indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha segnato, su base tendenziale, variazioni negative per tutti i raggruppamenti principali dell’industria: beni intermedi (-9,3%), beni strumentali (-8,5%), beni di consumo (-4,5%, durevoli -6,3%, non durevoli -3,9%) ed energia (-3,2%). Segno meno anche per la produzione di autoveicoli che su base annua ha registrato un calo del 34,3%, mentre nei primi dieci mesi del 2008 ha segnato -13,5%.
12 milioni. Una famiglia italiana su due avverte un “concreto rischio default” a causa della crisi finanziaria. Lo afferma il Censis nel suo 42esimo rapporto annuale. Secondo il Censis, le famiglie “potenzialmente in pericolo” sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale.
Tra queste ci sono quelle che hanno investimenti in prodotti rischiosi (2,8 milioni di famiglie), quelle (2 milioni) impegnate nel pagamento del mutuo per la casa in sui vivono, altri 3,1 milioni di famiglie risultano indebitate per l’acquisto di beni di consumo e 3,8 milioni di famiglie che non hanno nessun tipo di risparmio accumulato.
Tre sono i numeri da tenere presente per quanto riguarda il prezzo del petrolio, in clamoroso calo dopo i picchi toccati a luglio: 50 dollari al barile, la soglia sotto la quale si è scesi in questi giorni; 75 dollari al barile, il prezzo di equilibrio secondo alcuni paesi produttori; 100 dollari, il prezzo al barile che potrebbe ritornare presto in auge.
50. Il prezzo del petrolio ha sfondato al ribasso la soglia dei 50 dollari al barile, toccando a New York anche i 47,36 dollari per le consegne di gennaio.
75. Il re Abdallah dell’Arabia Saudita, il primo paese esportatore di petrolio, ha detto di ritenere “equo” un prezzo di 75 dollari al barile.
100. L’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, ritiene che il prezzo del petrolio tornera’ a 100 dollari al barile non appena l’economia tornerà a crescere e salirà a 200 dollari entro il 2030.
Ecco un numero da tenere d’occhio, perché riguarda le nostre tasche: 241.515. Sono le banconote false sequestrate e ritirate dalla circolazione in soli sei mesi.
241.515. Nei primi sei mesi del 2008, secondo i dati del ministero dell’Economia, in Italia sono stati sequestrati e ritirati dalla circolazione 241.515 biglietti falsi in euro per un controvalore di 12,4 milioni. Il numero delle banconote sequestrate e ritirate ha subito un incremento del 313,71 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2007), quando le banconote falsificate sequestrate erano state 58.378.
Stessa sorte e’ toccata, nello stesso periodo del 2008, anche a 11.848 monete metalliche contraffatte, sequestrate e ritirate dalla circolazione dalle forze di polizia o dagli intermediari finanziari. Per la maggior parte si tratta di monete da 2 euro che, da sole, rappresentano ‘oltre il 90 per cento delle monete contraffatte, confermando la propensione delle organizzazioni dei falsari nel preferire i tagli di maggior valore.
La crisi morde davvero e per i consumi degli italiani si prevedono tre anni in calo con numeri da brivido: meno 0,5 per cento nel 2008 e nel 2009 e meno 0,4 per cento nel 2010.
-0,5. I consumi delle famiglie italiane diminuiranno per tre anni consecutivi. Il calo sarà dello 0,5 per cento nel 2008 e nel 2009 e dello 0,4 per cento nel 2010. La previsione è della Confcommercio, organizzazione che rappresenta il settore della distribuzione, dove questi dati fanno paura, perché rischiano di tradursi in un calo fortissimo degli affari. Secondo la Confcommercio, a soffrire quest’anno saranno soprattutto le vendite di prodotti alimentari e di bevande con un calo dell’1,2 per cento, ma nel triennio diminuiranno significativamente anche i consumi di abbigliamento e calzature, ricreazione e tempo libero. Per il comparto abbigliamento e calzature la contrazione sara’ dello 0,5 per cento quest’anno, dello 0,6 l’anno prossimo e dello 0,8 per cento nel 2010. Per ricreazione, tempo libero e consumi fuori casa la crisi si aggravera’ progressivamente con cali nei tre anni dello 0,5 per cento, dell’1,4 e del 2 per cento.
In quattro numeri l’Istat ha fatto la foto dello stato d’animo degli italiani. Il 90,1 per cento è contento dei rapporti in famiglia; l’82,5 per cento è felice degli amici; il 62,9 per cento è soddisfatto di co-me impiega il tempo libero; ma solo il 43,7 per cento è contento della propria situazione economica.
90,1. Tra i cittadini italiani dai 14 anni in su, il 90,1 per cento è contento dei propri rapporti con la fa-miglia. Il dato è contenuto nel nuovo annuario dell’Istat, l’istituto centrale di statistica.
82,5. L’82,5 per cento de-gli italiani è soddisfatto dei rapporti d’amicizia. E ad essere piu’ contenti delle loro relazioni, sia familiari che amicali, sono i cittadini che vivono al Nord, men-tre scendendo al Centro e al Sud la soddisfazione ca-la.
62,9. Il 62,9 per cento della popolazione si dice molto o abbastanza soddi-sfatta per come impiega il tempo libero (meno al Sud che al Nord).
43,7. Il grado di soddisfa-zione per la propria posi-zione economica nel 2007 è sceso tra gli italiani al 43,7 per cento, contro il 64,1 dell’anno prima. Nel Mezzogiorno la quota di insoddisfatti arriva al 64,2 per cento.
L’andamento del mercato immobiliare si può riassumere in due numeri: 7 e 14. I prezzi sono calati infatti del 7 per cento e le compravendite portate a termine del 14 per cento (leggi tutto)
7 e 14. Dopo più di dieci anni di espansione, nel 2008 il mercato immobiliare urbano ha subito una brusca frenata e per l’anno prossimo le previsioni non sono rosee. Quest’anno - secondo il rapporto sull’andamento del settore redatto dalla Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali), i prezzi sono diminuiti del 7-7,5 per cento, è aumentato il numero degli immobili messi in vendita e sono calate del 14 per cento le transazioni portate a termine. Nel primo semestre dell’anno prossimo, si attende un’ulteriore flessione delle compravendite, nonostante la discesa dei prezzi, ed è previsto un aumento degli affitti a uso residenziale.