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Wall Street, perché Obama ora passa a riscuotere

Obama VFWL’ora della riscossione. Barack Obama presenta il conto ai “colpevoli” della grande crisi, ma il pagamento è tutt’altro che assicurato. Il presidente Usa si è lanciato in un’altra battaglia dall’esito incerto. Ma ha dalla sua, anche grazie ai toni populistici usati, gran parte degli americani. Continua

Il “nuovo” Marchionne è targato Detroit

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA

Dolce con gli Usa, aspro con l’Europa. L’italo-canadese Sergio Marchionne è sempre più “un americano in America”: Continua

Washington assume un milione di persone per censire gli americani (e frenare la disoccupazione)

Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

La legislazione americana prevede che ogni dieci anni si svolga un censimento della popolazione: l’ultima ricognizione è stata condotta nel 2000, per cui nell’anno in corso verrà ripetuta - per gli amanti delle statistiche, il risultato fu che i residenti negli USA erano 281 milioni (oggi si stima siano 308). Continua

Fiat-Chrysler, partnership imminente. Detroit verso il Chapter 11

marchionne

Matrimonio in bancarotta. Tra Fiat e Chrysler potrebbe mancare solo la firma. Ma l’ormai quasi certa unione avverrà forse con il gruppo americano in piena bancarotta. “Non sappiamo ancora se l’accordo si farà” ha detto oggi Barack Obama nel discorso dei suoi primi 100 giorni da presidente e nelle vesti ufficiose di “amministratore delegato d’emergenza” delle case automobilistiche Usa salvate dai soldi pubblici. “Penso che potremmo farcela, ma c’è ancora del lavoro da fare”. Il presidente americano ha lodato il gruppo torinese: ”Il management di Fiat - afferma Obama - ha fatto un buon lavoro nel trasformare la sua industria. Speriamo di poter avere una partnership in cui i contribuenti mettano soldi per facilitare l’accordo. L’obiettivo è che Chrysler inizi a produrre le auto che i consumatori vogliono” la Casa Bianca riconosce anche ”gli enormi sacrifici” fatti dai lavoratori e si chiede se i creditori siano disposti a fare altrettanto. Per il momento c’è un’intesa, sottoscritta ieri, dal Tesoro americano con le quattro grandi banche creditrici di Chrysler: JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley, sulla ristrutturazione del debito della casa di Detroit. I crediti, pari a circa 6,9 miliardi di dollari, verrebbero svalutati a 2 miliardi con Chrysler che li pagherebbe in contanti.
Secondo l’emittente Cnbc la firma con Fiat è imminente e dovrebbe arrivare entro domani. Nel corso della giornata è attesa la ratifica da parte del sindacato United Auto Worker (Uaw) dell’accordo per il taglio dei costi raggiunto nel fine settimana. Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, il presidente americano ”prevede di annunciare domani che Chrysler farà ricorso al Chapter 11 che porterà a un’alleanza con la Fiat”. Il Chapter 11 è una parte della legge fallimentare statunitense che permette alle imprese che lo utilizzano una ristrutturazione a seguito di un grave dissesto finanziario, simile all’amministrazione controllata italiana. In pratica sembra molto difficile evitare la bancarotta per il gruppo di Detroit a meno che i piccoli creditori non rinuncino in extremis. ma l’accordo con il gruppo torinese avverrebbe lo stesso, proprio nell’ambito del Chapter 11, alla scadenza dell’ultimatum fissato dall’amministrazione Obama per il 30 aprile.

Italia-Usa, guerra di commesse

elicotterimilitari

“Fifty-fifty: abbiamo il 50 per cento di possibilità di recuperare il contratto e il 50 per cento di perderlo”. Alla Finmeccanica è scattato l’allarme: una delle maggiori commesse degli ultimi anni rischia di saltare, quella per la fornitura dell’elicottero Vh71 destinato al presidente americano (chiamato Marine One quando è a bordo l’inquilino della Casa Bianca).

Si tratta di 27 velivoli ipertecnologici prodotti dalla Agusta-Westland che il segretario alla Difesa Robert Gates vuole tagliare dal budget delle spese militari. Motivo ufficiale: la crisi economica e i costi raddoppiati rispetto al piano iniziale. C’è da aggiungere un pizzico di protezionismo economico, dato che il presidente avrebbe volato su mezzi per la prima volta non americani. Così l’amministrazione Usa vuole rompere il contratto, trattenere i nove elicotteri già consegnati (pagati 3,7 miliardi di dollari) e versare una penale di centinaia di milioni. Ma la Finmeccanica non intende rinunciare a una commessa da 13 miliardi, anche perché l’annullamento sarebbe il preludio a una nuova gara che avvantaggerebbe la Sikorsky, fabbrica elicotteristica americana che da sempre fornisce i Marine One, sconfitta nel 2005.

La controffensiva della Finmeccanica per mantenere in piedi il contratto si sviluppa su diversi fronti.
Primo: l’occupazione. Se la commessa venisse annullata, non potrebbero essere avviate le fabbriche americane destinate ai Vh71 e perderebbero il posto come minimo 4 mila dipendenti del gruppo nelle fabbriche britanniche. Da qui la pressione italiana su Londra perché riprenda la sua attività di lobbying sul Congresso Usa.
Secondo: l’immagine. Se nessuno, nemmeno Gates, ha messo in dubbio che gli elicotteri italiani siano perfettamente in linea con le richieste, e se è vero, come è stato dimostrato, che il costo è raddoppiato in seguito a specifiche richieste degli americani, occorre trovare agli occhi dell’opinione pubblica un motivo valido per annullare un contratto, che la controparte ha rispettato, e per giustificare la spesa di circa 4 miliardi di dollari (penale compresa) per nove elicotteri non più destinati a Obama.
Terzo (e decisivo): la commessa italiana. L’F35 è un aereo da combattimento invisibile ai radar prodotto dall’americana Lockheed Martin del quale l’Italia (attraverso un’altra società del gruppo Finmeccanica, l’Alenia) è il secondo fornitore di componenti. Le forze armate italiane si sono impegnate a comprare 121 esemplari spendendo circa 10 miliardi di euro. Soldi che andrebbero nelle casse di una società Usa. Ad autorizzare la spesa deve essere il Parlamento, che si esprimerà in giugno; guarda caso lo stesso mese il Congresso americano dovrà dare il proprio parere sulla rinuncia ai Vh71. Se i parlamentari decidessero a favore del taglio che danneggerebbe Finmeccanica, la commessa italiana, che favorirebbe l’americana Lockheed Martin, potrebbe essere a rischio.

Usa, deficit da record. Ma per Obama ci sono “segnali di speranza”

wall-street
Il debito pubblico Usa alla fine della crisi sara` un gigante con cui fare i conti. Ma per l’economia degli Stati Uniti il gioco vale la candela, almeno secondo la squadra del presidente Obama. Il deficit di bilancio degli Stati Uniti ha toccato la cifra record di 956,8 miliardi di dollari nella prima meta` dell’anno fiscale 2009. Lo ha comunicato il dipartimento del Tesoro Usa. Il dato supera di oltre tre volte quello dell’anno precedente, a causa degli ingenti piani anticrisi varati dall’amministrazione Obama. Nel mese di marzo il deficit e` arrivato a quota 192,27 miliardi di dollari, quasi quattro volte l’analogo mese del precedente anno fiscale. Nel bilancio di marzo si contano infatti i 10,6 miliardi di dollari spesi in sussidi di disoccupazione e 46 miliardi di iniezione di liquidita` per Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi dei mutui travolti dalla crisi e finiti sotto il controllo statale. E in questo contesto Obama oggi si e` guadagnato le critiche di alcuni esponenti democratici per aver chiesto altri 83 miliardi per Iraq e Afghanistan, promettendo pero` che “sara` l’ultima volta”.
Ma secondo l’inquilino della Casa Bianca e la sua squadra economica, composta dal segretario al Tesoro Timothy Geithner, il presidente della Fed Ben Bernanke e il top advisor Lawrence Summers, ci sono motivi per azzardare un po’ di ottimismo. ”Iniziamo a vedere dei progressi: quello che iniziamo a intravedere sono barlumi di speranza” su diversi fronti, ha detto Obama, che si e’ detto ”assolutamente convinto che riusciremo a rimettere l’economia in carreggiata”. Fra i segnali positivi considerati l’inversione di tendenza delle domande di rifinanziamento dei mutui e dei prestiti alle piccole e medie imprese. Proprio nelle ultime ore il presidente statunitense ha invitato gli americani ad approfittare dei minimi storici dei tassi per rinegoziare i propri finanziamenti.
Nonostante i segnali positivi pero` la situazione resta difficile e lo stesso Obama invita alla prudenza: ”Dobbiamo esserlo nelle nostre previsioni, perche` le cose non cambiano solo perche` e` Pasqua. L’economia resta ancora sotto una terribile pressione”. “Al momento” ha aggiunto, “constatiamo l’esistenza di molte difficolta` e la perdita di molti posti di lavoro. Abbiamo molto lavoro da fare e nel corso delle prossime settimane ci saranno nuove iniziative dell’amministrazione” a sostegno dell’economia. Secondo il Blue Chip Economic Indicator, un sondaggio condotto fra economisti, l’economia americana emergera` dalla recessione nella seconda parte dell’anno grazie alla ripresa dei consumi e del mercato immobiliare, ma la disoccupazione continuera` ad aumentare fino al 2010, raggiungendo il picco proprio nel secondo semestre 2009 quando potrebbe raggiungere il 9,8%.

Il G-20 mette il turbo alle borse. Fiat superstar: +27,12%

Borsa di New York
“Questo è il giorno in cui il mondo si è unito per combattere la recessione globale”. Se le parole con cui Gordon Brown ha iniziato la sua conferenza stampa dopo il G-20 di Londra diventeranno realtà, lo dirà il futuro. Per ora, le borse mondiali sembrano crederci davvero.
Dai listini europei alle borse asiatiche a Wall Street, la notizia del più grande piano di stimolo globale all’economia ha messo le ali ai mercati. In Europa, l’indice Dj stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati nel vecchio continente, è cresciuto del 4,94%, il rialzo maggiore delle ultime sei settimane. Sulla scia della borsa di Tokyo, che ha chiuso con più di 4 punti percentuale di attivo. Bene ha fatto anche la discesa dei tassi d’interesse, all’1,25%, decisa dalla Banca centrale europea, al di sotto delle attese ma con il contemporaneo annuncio che si potrebbe tagliare ancora. Alcuni settori azionari sembrano aver scommesso su una ripresa a breve.
E’ il caso ad esempio dell’automobile, contagiata dal boom Fiat, il cui titolo è cresciuto del 27,12%, sulla fiducia all’amministratore delegato Sergio Marchionne che sta definendo i termini dell’alleanza con Chrysler, “benedetta” dallo stesso Obama. Nel comparto, fortissimi rialzi si registrano anche per Porsche (+16,57%), Michelin (+16,55%), Daimler (+15,64%), Bmw (+14,84%), Renault (+13,94%) e Peugeot (+13,73%). In netta risalita anche le azioni dei titoli bancari, i più coinvolti dalle decisioni di Londra.
Il rialzo è stato generalizzato a tutte le borse europee, con Londra (+4,28%) e soprattutto Francoforte (+6%) in prima fila. Anche il Mibtel a Milano (+4,76%) si è ripreso parzialmente dopo gli scivoloni dei giorni scorsi. Il rally dei titoli continua negli Stati Uniti, dove a poche ore dalla chiusura Wall Street marcia in deciso rialzo e segna guadagni del 4%, con il Dow Jones che riaggancia quota 8.000 punti per la prima volta dal 10 febbraio scorso. Torna a salire in modo considerevole anche il petrolio, a quota 52 dollari al barile. Attenzione, però, a credere che la tempesta sia passata: domani saranno resi noti i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti: il tasso di disoccupazione di marzo dovrebbe salire all’8,5%, ai massimi da 25 anni evidenziando la perdita di 660.000 posti di lavoro.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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