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I dieci paesi del mondo dove si vive meglio (forse)

Ecco i dieci paesi del mondo dove si vive meglio:

  1. Norvegia
  2. Australia
  3. Islanda
  4. Canada
  5. Irlanda
  6. Paesi Bassi
  7. Svezia
  8. Francia
  9. Svizzera
  10. Giappone

Continua

Sorpresa ad Oriente: Cina e India alleate nella “crescita ad ogni costo”

Pechino sotto lo smog
(Credits: kevindooley by Flickr)

A dispetto di un commercio bilaterale che continua a crescere e frequentissimi incontri al vertice in cui si parla di amicizia e coesistenza pacifica, Cina e India non vanno d’accordo su nulla. Competono in Asia, in Africa e in America Latina per il controllo di risorse energetiche, materie prime e rotte marittime; restano fedelissime ai propri interessi nazionali e, sul piano internazionale, vanno in cerca di alleanze trasversali in grado di aiutarle a controbilanciare quello che percepiscono come un vicino scomodo.

Nella lotta al riscaldamento globale, complice la necessità di salvaguardare un interesse comune, quello di rilanciare, soprattutto in tempi di crisi, la crescita nazionale, i due colossi orientali hanno deciso di allearsi. I delegati di Pechino e Nuova Delhi si sono infatti trovati d’accordo nel comunicare alla Segreteria Generale delle Nazioni Unite di non essere disposti ad approvare nessuna intesa ambientalista che possa comportare un rallentamento della loro crescita economica, in conseguenza del quale potrebbero ritrovarsi entrambi sulla strada della povertà anzichè su quella del progresso.

In realtà, a bloccare lo sviluppo dei due paesi ci sta già pensando la crisi. Stando alle stime della Banca Mondiale, in Cina la crescita è crollata in pochi mesi dal +10/11 per cento al +6,5 per cento, in India dall’ +8/9 per cento al +4. Valori positivi, ma insufficienti sia per continuare la lotta alla povertà estrema sia per mantenere la stabilità sociale.

Tuttavia, per evitare di dipingersi come paesi irresponsabili, i delegati di Pechino e Nuova Delhi hanno specificato che i loro governi sono da tempo impegnati nella lotta al riscaldamento globale. Allo stesso tempo, però, per tutelare il benessere delle rispettive popolazioni, si trovano costretti a porre un limire alle possibili ingerenze della comunità internazionale sulle politiche verdi nazionali.

Alla ricerca di un’intesa che vada bene a tutti, Yvo de Boer, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha lanciato l’ipotesi della crescita verde. Ma bisognerà vedere se, entro il vertice di Copenhagen di fine anno in cui la comunità internazionale verrà chiamata a prendere una decisione sul protocollo post-Kyoto, riuscirà a trovare una strategia efficace per concretizzarla.

Emergenza cibo, pronta una task force dell’Onu

Una task force internazionale sulla crisi alimentare globale con il compito di dettagliare un piano di azione e garantirne l’applicazione sarà immediatamente istituita dalle Nazioni Unite per rispondere all’emergenza cibo, lo “tsunami silenzioso” scatenato dall’aumento dei prezzi mondiali delle derrate alimentari che sta travolgendo la vita di milioni di persone. L’annuncio è arrivato oggi da Berna dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon che da ieri sta presiedendo un vertice tra i dirigenti delle 27 agenzie del sistema dell’Onu e delle istituzioni di Bretton Woods.

Ban Ki-moon ha quindi illustrato il piano d’azione internazionale elaborato dai massimi responsabili delle 27 agenzie presenti che ha come priorità quella “di nutrire gli affamati”. “Il drammatico aumento dei prezzi delle derrate alimentari in tutto il mondo si è trasformato in una sfida di proporzioni globali senza precedenti diventata crisi per i più vulnerabili, inclusi i poveri dei centri urbani”, ha esordito Ban Ki-moon in una conferenza stampa. Il capo dell’Onu e il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick hanno quindi chiesto la fine del divieto di esportazioni deciso da alcuni Paesi - tra cui Argentina e India - per far fronte alla crisi.

Una misura che aggrava la situazione, hanno affermato. Ma le cause della crisi del caro cibo sono molteplici, dall’aumento della domanda, al degrado dell’ambiente, ai bio-carburanti ed i sussidi agricoli che distorcono il commercio. Il piano d’azione elaborato a Berna include misure a breve, medio e lungo termine. Nell’immediato i Paesi donatori dovranno rispondere all’appello per 755 milioni di dollari lanciato dal Programma alimentare mondiale (Pam). è un appello straordinario e in assenza di un finanziamento completo “rischiamo di vedere lo spettro della fame diffusa, della malnutrizione e dello scontento sociale su una scala senza precedenti”, ha ammonito Ban Ki-moon. Per il Pam il mondo deve infatti affrontare il “nuovo volto della fame”, quello di un crescente numero di individui per cui le derrate alimentari sono diventate troppo care. “Già adesso la fame è la causa del decesso di 3,5 milioni di bambini l’anno e stimiamo che gli alti prezzi abbiano spinto 100 milioni di persone nella povertà negli ultimi due anni”, ha detto Zoellick. Per il presidente della banca mondiale, bisognerà quindi agire già nelle prossime settimane.
“Abbiamo visto il prezzo del grano diminuire negli ultimi giorni, quelli del riso e del granoturco” ha precisato “dovrebbero restare alti e relativamente anche il grano”. è inoltre necessario stimolare la produzione agricola nei paesi poveri e a questo proposito la Fao (l’agenzia dell’Onu per l’agricoltura) ha elaborato un piano per 1,7 miliardi di dollari per aiutare i Paesi a basso a reddito ad accrescere la produzione agricola e la Banca mondiale sta esaminando nuovi meccanismi di finanziamento rapido. Le Nazioni Unite - ha promesso il capo dell’Onu - collaboreranno per aiutare i Paesi colpiti a rispondere alla crisi, per promuovere la ricerca e sul lungo termine sarà necessario affrontare le questioni strutturali e politiche e le sfide poste dai cambiamenti climatico. “Ulteriori ricerche dovranno essere condotte per misurare l’impatto della produzione di biocarburanti”, ha detto Ban Ki-moon. Presente a Berna, il direttore generale del Wto (Organizzazione mondiale del commercio) Pascal Lamy ha sottolineato che la conclusione dei negoziati del Doha round potrebbe portare ad un taglio sostanziale dei sussidi alla produzione agricola.

Il prossimo appuntamento ad alto livello sulla crisi mondiale è già in programma a Roma dal 3 al 5 giugno, quando i leader mondiali parteciperanno alla Conferenza della Fao sulla Sicurezza alimentare mondiale.

Il VIDEO servizio:

La contraffazione fa male, non solo all’economia

Un milione e mezzo tra occhiali da sole e abiti contraffatti: le lenti taroccate hanno filtri solari più bassi e possono essere pericolosi per gli occhi. Trentacinquemila prodotti elettrici falsi, a rischio di scossa e shock termico. E ancora, 15 tonnellate di giocattoli provenienti dalla Cina, e altri beni contraffatti, per un valore di 11 milioni di euro. Questi sono solo i dati dei sequestri avvenuti in Italia su prodotti potenzialmente pericolosi, tra il 2006 e il 2007. È quanto emerge da un rapporto delle Nazioni Unite, presentato oggi, su contraffazione e crimine organizzato. La lista è molto lunga. E, uscendo dai confini italiani, comprende purtroppo anche una triste conta di decessi dovuti all’uso di farmaci e bevande prodotti illegalmente: 38 morti a Panama e 11 in Cina per l’assunzione di medicinali contenenti dietilene glicolico; sempre in Cina, 13 bambini morti per latte in polvere privo di valore nutritivo, e 11 morti e dozzine di intossicati a causa di un liquore taroccato con formaldeide; altre 23 persone morte in Turchia nel 2005 per aver bevuto una versione “modificata” del raki, liquore tipico, contenente livelli letali di alcol metilico. Le bottiglie riportavano etichette originali, rubate dai contraffattori e applicate sui prodotti illegali.

Siamo abituati a pensare alla contraffazione come a un crimine senza vittime, che comporta solo danni economici alle aziende, ma la realtà è ben diversa. “È una visione completamente sballata del fenomeno”, assicura Giovanni Kessler, Alto commissario contro la contraffazione, istituzione governativa nata nel 2005 per coordinare il lavoro di lotta alla criminalità legata ai falsi in Italia. Quand’è che ci troviamo di fronte a merci pericolose? “In molti più casi di quanto si possa pensare” ammonisce Kessler. “I contraffattori così come non rispettano le leggi su marchi e brevetti, non tengono conto di nessuna delle altre norme che regolano la produzione dei beni, leggi di sicurezza sul lavoro e sicurezza del prodotto. Per la massimizzazione del profitto fuori dalla legalità, fanno uso di materie prime scadenti o anche vietate dalla legge in quanto pericolose per la salute”.


Il pericolo quindi non viene solo da farmaci, cosmetici e alimentari. “In linea generale queste sono categorie di prodotti nella scelta dei quali il consumatore italiano è più sensibile. Pochi comprano consapevolmente un dentifricio o un vino contraffatti, mentre molti acquistano senza problemi borse, magliette e scarpe. Anche questi articoli, però, possono essere pericolosi: una maglietta colorata con aniline vietate perché cancerogene, scarpe sportive, prodotte con colle o vernici tossiche… Quando un prodotto è contraffatto, possiamo star certi che le leggi sulla sicurezza sono state violate”.
Come difendersi allora? Prima di tutto evitando l’acquisto consapevole di articoli taroccati, peraltro punito con pesanti sanzioni amministrative. E poi scegliendo con cura i canali di acquisto. “Bisogna cambiare mentalità”, avverte l’Alto Commissario. “I 50 euro che diamo a chi ci vende la borsa taroccata vengono reinvestiti per la produzione di qualunque altra cosa, compresi farmaci e cosmetici, e perfino armi. Dobbiamo guardare alla contraffazione per ciò che realmente è: un’attività di criminalità organizzata su cui punta da tempo anche la camorra”.
Addio quindi alle finte griffe per pochi spiccioli. Ma i farmaci taroccati che tante morti hanno causato altrove, in Italia che mercato hanno? “In alcune palestre si vendono prodotti stimolanti che fanno parte di un “mercato grigio”: lì alligna la contraffazione”, avverte l’Alto Commissario. “Un’altra nicchia è internet. Molti di noi ricevono via mail lo spam che riguarda offerte di prodotti come il Viagra. Si tratta di un canale di vendita che non è legale in Italia. Chi si avventura a fare quel tipo di acquisti rischia di prendere beni contraffatti nel marchio e anche nella composizione”. Con tutti i rischi che ne conseguono.

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Acqua: per l’Ue, Italia sprecona. E i conti ne risentono

Bacino di Cancano, Sondrio
Facciamo acqua da tutte le parti, ma non sappiamo come. E questo perché, con la Grecia, l’Italia è il primo degli inadempienti nelle pagelle europee sulla trasparenza della gestione idrica.
A Bruxelles non siamo riusciti a far sapere se potremo centrare gli obiettivi di protezione delle risorse previsti dalle norme comunitarie, mentre il livello di trasposizione delle disposizioni Ue nelle leggi italiane è il più insufficiente.
L’analisi economica e ambientale delle risorse idriche ci relega al fondo delle classifiche continentali, battuti soltanto dai greci. Il governo di Romano Prodi semina promesse nei convegni sul cambiamento climatico. Le parole, però, faticano a trovare riscontro nei provvedimenti.
In compenso siamo anche primatisti del mondo nell’acquisto di acqua minerale. In casa consumiamo mediamente 200 litri di acqua potabile a testa, ma il 15 per cento della Penisola da giugno a settembre è sotto la soglia di 50 litri pro capite, che costituisce il fabbisogno minimo (nei libri di geografia il Sud era un tempo definito “siccitoso”). Quel che è più grave, l’acqua viene sprecata: il 40 per cento si perde lungo la rete prima di arrivare ai rubinetti.
“L’acqua non è un bene di mercato, ma un patrimonio da proteggere e difendere” ricordano a Bruxelles, mentre le organizzazioni internazionali chiedono all’Unione il riconoscimento dell’acqua come “diritto umano”.
Gli scenari dell’ultimo rapporto Onu sul cambiamento climatico (qui il .pdf) annunciano che la catastrofe ambientale è alle porte: già da ora il nostro Paese è a rischio siccità, mentre centinaia di milioni di persone rimarranno senz’acqua nei prossimi due decenni; nel 2050 l’Europa potrebbe perdere tutti i suoi ghiacciai e nel 2100 metà della vegetazione mondiale potrebbe essere sparita. Si deve correre ai ripari, subito.
Per alcuni è tutta propaganda nichilista, per altri è il momento di evitare il peggio. L’Unione Europea, fra i più attivi nel gruppo di quanti invocano una controffensiva ambientale, ha scritto la direttiva Acque (in .pdf, 75Kb) per garantire entro il 2015 la buona qualità di fiumi, laghi, estuari, acque costiere e acque sotterranee di tutti gli stati membri, ai quali chiede di adottare dei piani di gestione dei rispettivi bacini idrografici entro il 2009. Sono adempimenti burocratici, forse minuziosi, eppure inevitabili.
Ma l’Italia per ora è stata a guardare, o meglio l’anno scorso ha recepito nel suo ordinamento nazionale la direttiva quadro, però non in tutti i suoi aspetti, quindi potrebbe vedersi recapitare una procedura di infrazione.
Manca, per esempio, una valutazione di impatto per le acque in relazione alle nuove infrastrutture. Un’altra carenza riguarda il coordinamento e la struttura amministrativa sulla gestione congiunta dei fiumi minori da parte di un’autorità competente. Infine non è stata svolta l’analisi ambientale ed economica, cioè non è stata costruita la base per l’applicazione della direttiva Ue.
Stavros Dimas, commissario europeo dell’Ambiente fa i conti: “Austria e Cipro sono i paesi che hanno ottenuto i risultati migliori; la Germania e il Portogallo hanno fatto abbastanza bene; Italia e Grecia sono invece lontane dall’arrivare agli obiettivi”.
Il primo appuntamento di verifica è nel 2009 con la presentazione dei piani di gestione dei bacini idrografici; l’anno successivo sul tavolo di Bruxelles dovranno arrivare tutti i criteri e i numeri relativi alla definizione delle tariffe dell’acqua. Gli esperti sostengono che non ci sarà sicurezza di approvvigionamento senza un netto incremento dei prezzi.
Gli italiani potranno consolarsi per l’aumentata spesa con la bontà dell’acqua che sgorga dai rubinetti di casa: secondo Legambiente è già oggi “sana e pulita, non troppo diversa da quella in bottiglia”. E “di ottima qualità nutrizionale”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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