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Cambia Bankitalia e cambia anche la rilegatura delle Considerazioni finali. Piccoli segnali della nuova gestione affidata a Mario Draghi (qui il video dell’Ansa).
A Palazzo Koch l’ex vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, ha letto questa mattina le 21 cartelle (guarda il .pdf) della sua relazione all’Assemblea dei partecipanti, a dire il vero un po’ meno affollata del solito. 
Tra le novità maggiori - di questa seconda relazione del nuovo Governatore - il cambio di veste grafica del documento, l’adozione, per la prima di copertina, di uno sfondo del palazzo della banca centrale di via Nazionale a Roma e, soprattutto, un discreto buffet di bevande nella sala stampa al Piano Nobile.
Invitati e giornalisti hanno gradito l’acqua fresca e, soprattutto, la stabilità di stampa della Relazione.
Negli anni passati il tradizionale cartoncino a rilievo, color carta da zucchero, macchiava indelebilmente le mani dei trafelati partecipanti. In Banca d’Italia - dove le tradizioni in 113 anni di storia hanno assunto quasi un valore religioso - c’è qualcuno però che ha storto il naso per l’innovazione.
All’Archivio storico, infatti, il cambio di colore (dal celeste carta da zucchero al verde scuro) ha fatto sobbalzare gli addetti. Che rassegnati si sono dovuti adeguare al nuovo corso targato Draghi.
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Le prossime considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia saranno le prime, vere di Mario Draghi. Quelle del 31 maggio dell’anno passato, infatti, furono frutto di una situazione ibrida: Draghi era arrivato alla guida dell’istituto da nemmeno cinque mesi, sull’onda delle dimissioni del predecessore, Antonio Fazio. Il neogovernatore, quindi, non aveva vissuto in prima persona gli eventi interni di Bankitalia dell’anno precedente, né aveva potuto osservare i fatti economici e politici dal punto di vista speciale di Palazzo Koch, sede della banca centrale.
Quest’anno il governatore è nel pieno del suo mandato e la sua relazione sarà inevitabilmente soppesata come l’espressione compiuta del Draghi pensiero.
Cosa dirà Draghi? Panorama è in grado di anticipare le linee essenziali e gli spunti intorno a cui ruoteranno le sue note. Secondo lo stile Bankitalia, la relazione sarà onnicomprensiva, cioè cercherà di non trascurare alcuno dei punti cruciali del dibattito di politica economica nazionale e internazionale. Esaminerà la spinosa questione della direttiva europea sulle opa (offerte pubbliche di acquisto) e sui servizi di investimento (Mifid), i temi complessi dei derivati, del risparmio gestito e del carry trading, cioè la destabilizzante tendenza dei grandi investitori a indebitarsi in un tipo di moneta per poi puntare su un’altra più vantaggiosa.
Affronterà la delicata faccenda delle fusioni bancarie centrando l’attenzione sugli eventuali accordi transfrontalieri tra istituti di nazionalità diverse, nei confronti dei quali Draghi ha espresso la necessità di un maggior coordinamento europeo. Si occuperà delle trasformazioni bancarie, come quelle delle popolari, sulle quali, secondo il governatore, il Parlamento dovrebbe intervenire con un ampliamento delle deleghe e della quota di possesso concesso a ogni singolo azionista.
E si concentrerà sui temi della crescita e dello sviluppo, insistendo sulla necessità di tagliare la spesa pubblica per ridurre in prospettiva il livello delle tasse. Per questa via finirà per incrociare uno dei temi di più stretta attualità: la destinazione dell’extragettito.
I governatori in genere non si sono mai concessi entrate a gamba tesa nei confronti dei governi, e Draghi non è tipo da sottrarsi a questa felpata tradizione, anche se non si esimerà dall’esprimere la sua autorevole opinione. La Banca d’Italia si è già occupata della faccenda con un sostanziale invito alla prudenza rivolto all’esecutivo, partendo dal presupposto che non è ancora del tutto chiaro quale sia l’origine del surplus fiscale (detto “tesoretto”) e soprattutto non è scontato che esso si riveli duraturo.
Riferendosi al bollettino della Banca europea, nel quale l’Italia è stata sollecitata a utilizzare le maggiori entrate straordinarie per l’abbattimento del debito, anche Draghi ribadirà in via di principio la necessità di incrementare il processo di risanamento, mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda, di fatto, del capo del governo, Romano Prodi, e del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, i quali vorrebbero evitare l’ennesima, pesante manovra autunnale di lacrime e sangue.
In questo modo il governatore potrebbe rischiare, però, di provocare la reazione di altri settori del governo, per esempio quelli della sinistra radicale, propensi a indirizzare l’extragettito all’aumento delle pensioni basse o al miglioramento del welfare, e quelli che vorrebbero usare l’extragettito per limare l’Ici.
Anche sulla delicata faccenda del governo occulto delle banche evocato dal presidente della Bocconi, Mario Monti, il governatore farà tesoro delle elaborazioni di Bankitalia e Draghi ripescherà dai suoi stessi interventi sul tema dei rapporti fra credito e imprese, nei quali si era espresso a favore di un graduale superamento delle limitazioni azionarie imposte agli istituti creditizi.
Rispetto alle poche pennellate di solito riservate alla situazione interna della banca, questa volta la relazione del governatore sarà più circostanziata, dovendo affrontare due novità: la riforma delle autorità e la riorganizzazione interna.
La riforma delle authority amplia i poteri dell’istituto centrale e prevede, fra l’altro, il passaggio di proprietà della Banca d’Italia allo Stato, idea su cui Draghi ha espresso le sue riserve sia davanti al Parlamento sia davanti ai banchieri in occasione della Giornata del risparmio.
L’altra novità che Draghi affronterà è l’annunciata soppressione di decine di sedi periferiche, un ribaltone organizzativo che ha già provocato proteste da parte di sindaci, parlamentari, prefetti. Il governatore, infine, tirerà un bilancio del nuovo metodo collegiale di direzione della banca, sistema di cui Draghi è di fatto lo sperimentatore.
Come gli altri anni, il lavoro di preparazione delle considerazioni è cominciato dopo gli “spring meetings” di metà aprile del Fondo monetario internazionale, ma rispetto al passato questa volta il clima è meno concitato, senza riunioni massacranti, sostituite da incontri brevi e quasi sbrigativi. L’assemblaggio dei vari contributi è curato da Federico Signorini, titolare della direzione statistica, mentre i più coinvolti nella elaborazione dei contenuti sono il direttore generale, Fabrizio Saccomanni, e due vice, Ignazio Visco e Giovanni Carosio. Ai quali si aggiunge una sequela di dirigenti: Salvatore Rossi, direttore della ricerca economica, Francesco Passacantando, direttore della banca centrale, Giorgio Gomel, delle relazioni internazionali, Fabio Panetta e Daniele Franco del servizio studi.

I tedeschi dell’E.On gettano la spugna nell’Opa su Endesa, prima azienda elettrica di Spagna, seconda di Francia via Snet, terza in Italia con la controllata Endesa-Italia e leader dell’America Latina. La clamorosa notizia è stata rivelata da El Mundo online, secondo cui la utility di Dusseldorf potrebbe aver trovato un accordo con Enel ed Acciona, i principali azionisti di Endesa e protagonisti di una contro-Opa permessa dalle norme spagnole, ratificate oggi dall’Alta Corte, solo a dopo settembre.
E.On ha raggiunto un accordo con le rivali Enel e Acciona per dividere gli asset del gruppo elettrico spagnolo. In un comunicato diramato dai tedeschi, si legge che “E.On otterrà una posizione attraente in Spagna, Italia e Francia che desideriamo al più presto sviluppare. Oltre che significativi asset in Polonia e Turchia per un valore di circa 10 miliardi di euro”.
Nel dettaglio, l’accordo prevede che alla società tedesca, in caso di successo di Opa delle società italiana e spagnola, vada Viesgo (la controllata spagnola di Enel, con una capacità installata di circa 2.400 megawatt) ed Endesa Italia (con 5 mila megawatt di potenza installata).
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S’infiamma il risiko energetico su Endesa. Enel e Acciona hanno replicato immediatamente ai tedeschi di E.On che, al termine di un Cda lampo, hanno deciso di rialzare da 38,75 a 40 euro ad azione la loro offerta per il primo gruppo elettrico spagnolo. Il gruppo italiano guidato da Fulvio Conti e la società di costruzioni spagnola, hanno annunciato di aver trovato un accordo per lanciare una contro-Opa di 41 euro su Endesa. La contro-offerta dei due maggiori azionisti di Endesa era nell’aria, dopo che E.On aveva comunicato l’aumento della sua offerta alla Cnmv (Comisión Nacional del Mercado de Valores), che, in mattinata, ha sospeso il titolo Endesa alla Borsa di Madrid. Il gioco al rialzo dei tedeschi fa slittare la conclusione della loro Opa, prima prevista per il 29 marzo, al 3 aprile in Spagna e al 6, dello stesso mese, negli Usa. Data al termine della quale l’Enel e Acciona annunceranno la loro Opa che scatterà però il 6 ottobre, quando scadranno i sei mesi che secondo la legge spagnola devono passare fra i lanci di due offerte.
A questo punto le uniche incertezze sembrano legate ai risvolti legali, dopo che E.On, che oggi ha rilanciato l’offerta su Endesa a 40 euro per azione, ha annunciato un’azione legale contro Enel, Acciona e, secondo quanto riporta il Financial Times, anche contro il governo spagnolo. Il gruppo tedesco ha infatti inviato le sue lamentele alla Consob spagnola, chiedendo che l’Autorità apra una procedura di infrazione nei confronti appunto di Acciona ed Enel “per turbativa di mercato, violazione del regolamento sulle opa e insider trading”. Peraltro, sottolineano gli analisti, “il rilancio di E.On non sembra per nulla aggressivo, al contrario di quanto si poteva temere, quindi non crediamo che il gruppo tedesco riesca a raggiungere il 50% di Endesa. A questo punto, la strada per Enel è più facile di prima, perché l’opa che lancerà fra 6 mesi sarà inferiore a 45 euro”.
Enel ed Acciona, secondo quanto si legge nel comunicato dell’azienda di costruzioni iberica, intendono condurre Endesa sotto la leadership di Acciona. Il progetto su Endesa, prosegue la nota è condizionato al mancato raggiungimento, da parte di E.On, di oltre il 50% di Endesa.
Nel caso in cui Enel ed Acciona ottengano il controllo effettivo di Endesa, l’accordo prevede la creazione di un leader mondiale nelle fonti rinnovabili, attraverso la combinazione degli asset di Endesa e di Acciona in una nuova società in cui Acciona avrà almeno il 51% ed Endesa il capitale restante. Enel e Acciona avranno diritto alla rappresentanza paritetica nel consiglio della holding ed in quello di Endesa. È previsto che i presidenti di entrambe i consigli godano del voto dirimente e che essi saranno nominati da Acciona. Il presidente di Endesa avrà potere esecutivo e congiuntamente all’Amministratore Delegato, che sarà di nomina Enel, eserciterà per delega i poteri del consiglio.