
I tre operai dello stabilimento Fiat di Melfi sospesi dall'azienda
Reintregati: rimessi al posto di lavoro. I tre operai della Fiat di Melfi, licenziati il 13 e 14 luglio, per un presunto ‘’sabotaggio della produzione”, torneranno in fabbrica. “Antisindacalità dei licenziamenti” e ”immediata reintegra dei lavoratori”: ecco i punti chiave del decreto del giudice del lavoro del tribunale di Melfi, Emilio Minio, sul ricorso presentato dalla Fiom Cgil contro i l’allontanamento di Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli deciso dalla Sata (Società Automobilistica Tecnologia avanzate), la spa che gestisce lo stabilimento della Fiat a Melfi. Continua
Manifestazione operaia in Bangladesh
Sono gli operai peggio pagati al mondo secondo un’indagine dell’Ituc la confederazione internazionale dei sindacati, e per questo da alcuni giorni oltre centomila lavoratori delle industrie tessili del Bangladesh sono in sciopero. Vogliono che il loro stipendio di 1600 taka, circa 25 dollari al mese, sia aumentato a 5000 taka, circa 78 dollari al mese. I proprietari di 300 fabbriche che producono vestiti anche per molti campioni del low cost come Wal Mart, H&M, Zara e Carrefour hanno chiuso i portoni a causa delle proteste che stanno diventando violente. La polizia ha riferito di scontri, atti di vandalismo, barricate sulle strade ad Ashulia, non lontano dalla capitale Dacca, cuore dell’industria tessile del poverissimo paese asiatico. Continua

Credits: LaPresse
Tra gli obiettivi del 2010 del governo della Repubblica popolare cinese c’è anche quello di “migliorare in maniera significativa la condizione degli lavoratori”.
Siamo solo a febbraio, ma è comunque interessante vedere cosa è cambiato fino ad oggi. Continua

Operai davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat - Ansa / Franco Lannino
Il mondo alla rovescia: se fossero i cinesi a produrre in una fabbrica italiana? ”Noi vogliamo far crescere la produzione di auto in Italia. Ci auguriamo di farlo con Fiat ma siamo aperti a chiunque voglia venire”. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, da Nuova Delhi, risponde così a un cronista che gli chiede la posizione del governo sull’interesse del gruppo cinese Chery per lo stabilimento di Termini Imerese. Continua

Una busta paga
Una busta paga con relative trattenute | Ansa
Buste paga che non lievitano. Salari netti fermi. Dal 1993.
È quanto evidenzia il nuovo rapporto dell’Ires-Cgil, secondo cui il fisco in 15 anni ha beneficiato di guadagni di produttività calcolati in 6.738 euro per ciascun lavoratore, in termini di potere d’acquisto, tra la mancata restituzione del fiscal drag (aumento delle tasse in relazione ala crescita dell’inflazione) e l’aumento della pressione fiscale. In totale allo Stato sono arrivati 112 miliardi di euro dal ‘93 al 2008.
Secondo la Cgil, se fosse stato applicato l’accordo separato sugli aspetti contrattuali del 22 gennaio scorso, dal 1993 al 2008, in aggiunta alla perdita fiscale i lavoratori avrebbero perso altri 6.587 euro di potere d’acquisto. La proposta del sindacato guidato da Guglielmo Epifani rivolta al governo è che vengano erogati 100 euro medi di aumento mensile in busta paga, aumentando le detrazioni fiscali per lavoratori dipendenti, pensionati e collaboratori. Ciò, dice la Cgil, dovrà avvenire da gennaio 2010 e dunque dovrà essere previsto nella prossima manovra economica. Sempre secondo i dati diffusi dall’istituto di ricerca della Cgil, dal 1995 al 2006 i profitti netti delle maggiori imprese industriali sono cresciuti di circa il 75% a fronte di un aumento delle retribuzioni di solo il 5%. E ancora: in base alle dichiarazioni dei redditi presso i Caf Cgil, si ha che circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni meno di mille, di cui oltre il 60% sono donne. Oltre 7,5 milioni dei pensionati prende meno di mille euro netti mensili.
Il reddito disponibile famigliare fra il 2000-2008 registra così una perdita di circa 1.599 euro nelle famiglie di operai e 1.681 euro nelle famiglie con “capo famiglia” impiegato a fronte di un guadagno di 9.143 euro per professionisti e imprenditori. Riguardo alla cassa integrazione, un lavoratore a “zero ore” per un mese vede il suo stipendio abbassarsi dai 1.320 euro netti in busta paga ad appena 762 euro; una lavoratrice in Cig, sempre a zero ore, con uno stipendio mensile di 1.100 euro netti passerà a 634 euro netti. Dall’analisi dei dati Istat - sempre secondo la Cgil - emerge come le retribuzioni di fatto dal 2002 al 2008 abbiamo accumulato una perdita del potere di acquisto pari a 2.467 euro, di cui circa 1.182 di mancata restituzione del drenaggio fiscale.

651.0000 posti di lavoro persi, dall’azienda America.
Dove, ora, il tasso di disoccupazione si è spinto all’8,1%. Cifra “sbalorditive”, come ha detto il presidente americano Barack Obama. Dall’inizio della recessione nel dicembre 2007 gli Usa hanno perso complessivamente 4,4 milioni di occupati, di cui più della metà negli ultimi 4 mesi.
Il tasso di disoccupazione all’8,1%, nel mese di febbraio, sui livelli più alti dal 1983, con il mercato del lavoro che ha perso 651 mila posti. Entrambe le cifre sono peggiori delle attese degli analisti e il rapporto del Dipartimento del Lavoro mostra che gli americani continuano ad essere travolti da un’ondata di licenziamenti. La perdita netta registrata in febbraio, infatti, giunge dopo una dato che è stato persino peggiore nei due mesi precedenti, con una perdita di 681 mila posti a dicembre e 655 mila a gennaio. Con la recessione che sta compromettendo vendite e profitti, le aziende stanno apportando tagli al personale a un ritmo preoccupante, cercando altri sistemi per abbassare i costi, come ad esempio riducendo le ore lavorative, congelando gli stipendi o abbassando l’ammontare dei soldi in busta paga. Anche gli altri paesi hanno i loro problemi economici e questo si riflette sulle spese dei clienti, sia statunitensi che all’estero, sempre meno spinti a mettere mano al portafogli.
Quanto ai salari medi orari, sempre a febbraio sono aumentati dello 0,2% rispetto a gennaio e del 3,6% rispetto a un anno prima. Per il terzo mese consecutivo, ricorda l’agenzia Bloomberg, l’economia americana ha perso più di 600mila posti di lavoro. Secondo i dati rivisti dal Dipartimento per il Lavoro, nei due mesi precedenti sono stati persi 161mila posti in più di quelli quantificati in precedenza. Il crollo del numero di buste paga a gennaio è stato infatti rivisto al rialzo, da 598 a 655mila, mentre quello di dicembre passa da 577 a 681mila, ovvero il maggior calo dall’ottobre del 1949.
Dall’inizio della recessione, a dicembre 2007, l’economia statunitense ha perso l’impressionante cifra di 4,4 milioni di posti di lavoro, più della metà dei quali negli ultimi quattro mesi. I datori di lavoro sono sempre più restii ad assumere, il tasso di disoccupazione è pertanto salito ancora, all’8,1% dal 7,6% di gennaio. Si tratta del livello più alto da dicembre 1983, quando si attestò all’8,3%. Il numero di disoccupati è così salito a 12,5 milioni. Il numero di persone costrette a lavorare part time per “motivi di tipo economico” è cresciuto di 787 mila unità a 8,6 milioni. Si tratta di persone che vorrebbero lavorare full time e che invece si sono viste ridurre le ore lavorative oppure che non sono riuscite a trovare un lavoro a tempo pieno. Nel frattempo a febbraio la settimana lavorativa si è attestata in media a 33,3 ore, eguagliando il minimo record stabilito a dicembre.
La crisi del mercato del lavoro riguarda quasi tutti i settori. Le società di costruzioni hanno tagliato 104 mila posti. Le fabbriche hanno lasciato a casa 168 mila persone. Le società di vendite al dettaglio hanno ridotto il personale di quasi 40 mila unità. L’industria dei servizi aziendali e professionali ha perso 180 mila posti, di cui 78 mila nelle sole agenzie di lavoro interinale. Gli istituti finanziari hanno perso 44 mila dipendenti. Il settore del turismo e dell’intrattenimento ha visto una perdita di 33 mila posti. Le uniche aree risparmiate sono state quelle dei servizi all’istruzione e per la salute, come pure il settore governativo, i cui tassi di occupazione sono aumentati il mese scorso. La perdita di posti di lavoro, unita alla crisi immobiliare e alla perdita di benessere dei nuclei familiari, ha inevitabilmente costretto i consumatori a ridurre le spese, spingendo di conseguenza le aziende a ridurre la forza lavoro per risparmiare. È un ciclo vizioso nel quale tutti i problemi dell’economia si alimentano l’uno con l’atro, peggiorando la situazione, avvitando la spirale al ribasso.
“Abbiamo la responsabilità di agire ed è quello che faremo”, ha detto il presidente americano, Barack Obama, assicurando che “non ripeterà le stesse politiche che ci hanno portato in questa situazione”. Obama si è inoltre detto in “disaccordo” rispetto a coloro che sostengono che il governo sta assumendo un ruolo troppo grande. “Questo paese non ha mai risposto a una crisi facendo lo spettatore e sperando per il meglio”, ha affermato, spiegando come i dati sull’andamento dell’occupazione dimostrano come il governo debba continuare ad agire in modo “coraggioso” sull’economia.
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Peggiorano le condizioni dell’economia. Lo ammette anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Il 2009 sarà un anno più difficile del 2008″, aprendo i lavori del convegno al Tesoro su ‘imprese-lavoro-banche’, sottolineando che “guardando oltre tutte le congetture siamo e sappiamo di essere in terra incognita”. Per il ministro è “necessario uno sforzo collettivo. Governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie devono agire per ridurre, per quanto possibile, l’impatto della crisi. Gli obiettivi fondamentali sono due: coesione nella società e conservazione della base industriale”.
Nella crisi economica il “rischio dei rischi” è la stretta creditizia, che minaccia le imprese e l’intero sistema produttivo, ha sottolineato il ministro. “È assolutamente strategico - ha detto - contrastare il rischio dei rischi, la stretta creditizia in cui si avvitano prima le imprese, poi i lavoratori e infine le stesse banche. In questa fase è, all’opposto, strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi”.
“Se c’è una fase storica in cui il primo comma dell’articolo 47 della Costituzione ha un senso profondo, questa è la situazione”. Tremonti ha infatti spiegato che la scelta di affidare alle prefetture la vigilanza sulle banche e sul territorio deriva proprio dall’attuazione del dettato costituzionale che, all’articolo 47 recita: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
Sui cosiddetti Tremonti bond, lo stesso ministro ha affermato che è “inaccettabile dire che il tasso di interesse dell’8,5% è troppo elevato e quindi non servono a niente. Non è vero che alle imprese dovrebbe venire applicato un tasso dell’8,5% maggiorato dalla ricarica delle banche”. Secondo il ministro, invece, i Tremonti bond sono “il canale dell’ossigeno per l’economia. Non sono un debito, ma uno strumento di patrimonializzazione delle imprese, è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche”.
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