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Mettere le persone al centro. È questo il senso del G8 del Lavoro, il Social Summit, che fino a martedì 31 marzo discuterà a Roma delle politiche sociali, di tutela e di sostegno, necessarie per tutelare i lavoratori colpiti in tutto il mondo dalle conseguenze della crisi economica internazionale. Conseguenze che, secondo un allarme lanciato dall’Ocse, potrebbero portare dall’anno prossimo tassi di disoccupazione “a due cifre”.
Dopo i mercati finanziari e le banche è quindi ora la volta del mondo del lavoro e della sostenibilità sociale, componente fondamentale, secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, della stabilità economica. “Occorre ricostruire il circolo della fiducia, partendo dalla protezione sociale, dalle persone. Siamo qui per affrontare insieme la dimensione umana della crisi” ha sottolineato il ministro inaugurando la tre giorni del vertice “contro la quale servono misure tempestive e mirate, anche temporanee per proteggere il reddito. Misure che salvaguardino la base produttiva e l’occupazione consentendo così di affrontare anche la formazione dei lavoratori”.
Le conseguenze della crisi sono del resto già evidenti nelle stime degli istituti internazionali. Secondo l’Ilo il numero di disoccupati potrebbe aumentare di 50 milioni di persone nel 2009, dopo gli 11 milioni in più registrati nel 2008, e la recessione del mercato del lavoro potrebbe essere “prolungata” per 4-5 anni dopo la ripresa economica.
E secondo l’Ocse le prospettive non sono rosee: la ripresa arriverà nel 2010, dopo un ulteriore rallentamento quest’anno, e sarà “sottotono”, comunque sotto il potenziale dell’area.
In più il tasso di disoccupazione entro l’anno prossimo si avvicinerà - in tutti i Paesi del G8 e anche in quelli membri dell’organizzazione - a tassi “a due cifre”, cioè almeno al 10%. I sindacati mondiali temono inoltre 200 milioni di lavoratori a rischio povertà.
Come già di fronte alle previsioni di Confindustria, che “realisticamente” secondo il vicepresidente Alberto Bombassei indicavano una perdita di 500.000 posti in Italia in 2 anni, Sacconi invita però ad andarci piano con le stime: “Andrei cauto con le diverse previsioni che continuano ad essere prodotte”, ha detto “perchè spesso le stesse organizzazioni che le fanno sono costrette a correggerle. Non aiuta il continuo prodursi di previsioni in sequenza l’una con l’altra”. Di fronte ai “deficit della politica” sulle tutele sociali, i sindacati mondiali, anche loro seduti al tavolo del summit, invocano un cambiamento di rotta già al G20 di Londra e poi al G8 della Maddalena, chiedendo, per bocca del segretario generale della Uil Luigi Angeletti, di parteciparvi con un proprio rappresentante. Risposta immediatamente positiva da parte del governo: “il governo incontrerà i sindacati alla vigilia del G8 alla Maddalena, così come fece a Genova”, ha assicurato Sacconi. “Questa è una testimonianza dell’importanza attribuita dal premier Silvio Berlusconi al dialogo sociale”.
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Le imprese avranno “soldi veri”. Presto, forse già domani o dopodomani, il governo varerà un fondo di garanzia da 1,3 miliardi per le piccole e medie imprese in grado di garantire, con la leva finanziaria che sono in grado di generare i confidi, 60-70 miliardi di crediti. Soddisfatta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell’incontro di quasi due ore con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e una nutrita rappresentanza di ministri, da quello dell’Economia, Giulio Tremonti, al titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, fino al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Un faccia a faccia invocato più volte dagli industriali nel corso della scorsa settimana, fino al grido di allarme sulla “vera emergenza” e sulla necessità di “soldi veri” lanciato nel week end a Palermo al convegno della Piccola Industria, il cui presidente Giuseppe Morandini era oggi seduto al tavolo di Palazzo Chigi. “Incontro positivo, costruttivo. Su alcuni punti abbiamo visto soldi veri, altri arriveranno. I lavori continueranno in modo spedito e veloce per arrivare a soluzioni concrete nei prossimi giorni”, ha detto la presidente riportando l’impegno del governo a sostenere le imprese. Accanto al fondo di garanzia, mirato a risolvere il problema numero uno, quello della liquidità, che potrebbe arrivare come emendamento al decreto sugli incentivi auto, l’esecutivo ha così assicurato che nei prossimi giorni sarà innalzata da 560.000 a un milione di euro la soglia di compensazione debiti-crediti con l’erario.
La Cassa depositi e prestiti metterà a disposizione 5 miliardi per finanziare la ricerca e “altri fondi per gli investimenti nelle infrastrutture”. Tutti stanziamenti, ha precisato Marcegaglia, finora inutilizzati e che saranno adesso “velocemente a disposizione delle pmi”. Infine Confindustria ha anche ottenuto “assicurazione sull’emendamento per una deroga temporanea al patto di stabilità interno, in modo che i Comuni virtuosi possano fare investimenti nelle piccole opere”, in quelle infrastrutture cioé immediatamente cantierabili, in grado di rilanciare il settore dell’edilizia. Restano invece in sospeso il nodo, fondamentale per la Confindustria, dei crediti della p.a. (calcolati dalle imprese in circa 60 miliardi di euro) e la proposta, più volte avanzata da Marcegaglia, di detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Su quest’ultimo punto “è in corso un approfondimento”, ha detto la presidente degli industriali, mentre dello sblocco dei crediti dell’amministrazione pubblica si potrebbe parlare al prossimo incontro sul credito che il ministro del Tesoro convocherà il 25 marzo, a seguito del primo Credit and Liquidity Day.

Boom della cassa integrazione a dicembre: i trattamenti complessivi di integrazione del reddito nell’industria e nel settore dell’edilizia hanno registrato un aumento del 110,28% rispetto a dicembre 2007 (nella sola industria +129,66%). È quanto ha riferito il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, anticipando, a margine della registrazione della puntata di Porta a Porta, i dati dell’Inps che saranno ufficializzati questo pomeriggio in occasione della riunione dell’unità di tutela dell’occupazione del dicastero di via Veneto.
Nel mese di dicembre la cassa integrazione ordinaria (Cigo) è aumentata addirittura del 525,82%; quella straordinaria è invece calata dell’11,61%. Nel 2008, i trattamenti totali di cassa integrazione (nell’industria e nell’edilizia) rispetto all’anno precedente hanno registrato un aumento del 24,56% (nella sola industria +27,04%). Tra gennaio e dicembre le ore complessive di Cig sono state pari a 223.161.536. Per quanto riguarda il boom della cassa integrazione ordinaria a dicembre, sul dato pesa il risultato del settore meccanico: su circa 17,7 milioni ore complessive di Cigo, 11,2 milioni hanno riguardato l’industria meccanica.
Sacconi ha spiegato che a dicembre c’è stata “un’esplosione della Cig ordinaria” a fronte di un calo della cassa integrazione straordinaria. “È un dato relativamente preoccupante - ha spiegato - le imprese non hanno perso la testa o pensato a un ridimensionamento strutturale. Il dato di dicembre non dà l’idea di un’industria che fugge dalle sue responsabilità o che è intenta a espellere molta forza lavoro. C’è ancora fiducia nel futuro e bisogna incoraggiarla”. Secondo il ministro del Welfare anche il dato delle ore complessive di cassa integrazione nel 2008 non desta particolare preoccupazione. “Rispetto a larga parte dell’ultimo ventennio” ha osservato “c’è un calo, a parte il periodo tra il 1997 e il 2001″. Sacconi ha inoltre rivendicato l’impegno del Governo che ha stanziato circa un miliardo di euro per gli ammortizzatori, “la strumentazione è già robusta”, auspicando che anche le Regioni “possano concorrere” con una cifra analoga “e anche di più”.
Dopo un anno di trattative, la catena di grandi magazzini americana Wal-Mart ha accettato di stipulare un contratto collettivo con i lavoratori impiegati nell’outlet di Shenyang, capoluogo della provincia cinese di Liaoning.
Si tratta del primo degli almeno cento negozi che il gigante ha aperto in Cina negli ultimi anni in cui verranno garantiti uno stipendio minimo e aumento progressivo dello stesso, quantificabile in un +8% sia per il 2008 che per il 2009, una sorta di previdenza sociale oltre che ferie e straordinari retribuiti.
La richiesta dalla sede di Shenyand del sindacato di Wal-Mart é stata presentata il 28 maggio 2007, e le contrattazione con i dirigenti americani sono iniziate il 4 luglio successivo. Va specificato che Wal-Mart ha creato il primo sindacato in Cina nel luglio 2006, quando i suoi punti vendita sul territorio cinese non erano più di sessanta.
Le autorità locali hanno naturalmente apprezzato la “sincerità e la responsabilità dimostrata da Wal-Mart”, che con la firma del contratto collettivo ha dimostrato la propria disponibilità a rispettare tutte le disposizioni della legge cinese sul lavoro e sui contratti collettivi. La giurisprudenza cinese riconosce infatti il diritto di istituire rappresentanze sindacali, a patto che queste ultime facciano capo anche al sindacato di Stato ACTFU (All-China Federation of Trade Unions), a tutte le aziende che contano almeno 25 impiegati, allo scopo di salvaguardare i diritti economici, politici e culturali degli stessi e di migliorare i rapporti tra operai e datori di lavoro.
Tuttavia, le imprese straniere sono spesso accusate da ACTFU di opporsi alla presenza di una rappresentanza sindacale nei propri stabilimenti nel timore che, attraverso questi organi, il governo riesca ad esercitare un controllo diretto sui lavoratori. In genere, i sindacalisti collegano la negligenza delle strutture non cinesi alla loro propensione a sfruttare oltre misura la mano d’opera cinese. Ed é proprio per questi motivi che la stampa cinese ha dato così tanta importanza all’iniziativa di Wal-Mart, seppure resta da vedere se i dipendenti delle altre 99 filiali del gruppo americano verranno presto tutelati da contratti collettivi simili.
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Sgravi fiscali per i lavoratori dipendenti con un beneficio immediato in busta paga: per raggiungere questo obiettivo il governo Berlusconi punta sulla detassazione degli straordinari (come richiesto dalla Confindustria) e dei premi di produttività, cercando il consenso dei sindacati. Ma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi dovrà superare molti ostacoli sulla via della detassazione.
Quali tempi. Il Consiglio dei ministri dovrebbe varare il decreto legge nella sua prima riunione operativa, a Napoli (mercoledì 21 maggio). In sostanza gli sgravi partiranno in giugno. Sarà comunque un provvedimento sperimentale, da rendere definitivo con la prossima Finanziaria.
Quante tasse. La soluzione più probabile è una tassazione al 10 per cento sui redditi da lavoro straordinario e sugli incentivi legati alla produttività. Più difficile (costerebbe troppo in termini di mancato gettito fiscale) l’ipotesi di detassare completamente questa “parte virtuosa del salario”, come viene definita al ministero.
I contributi si pagano. La parte del salario detassata sarà comunque assoggettata a contribuzione previdenziale, «poiché il regime contributivo richiede i versamenti sull’intera retribuzione» ricordano al ministero. Già il governo Prodi ha agito su questo fronte abolendo la sovracontribuzione sugli straordinari.
La soglia massima. La platea del provvedimento dovrebbe essere ampia: riguarderà tutti i lavoratori dipendenti che fanno gli straordinari o hanno premi di produttività. Ma il bonus dovrebbe essere calcolato fino a un ammontare massimo di straordinari o di premi.
I festivi. La detassazione dello straordinario dovrebbe valere anche per il lavoro domenicale e nei giorni festivi: “Deve essere oltre il tempo ordinario del lavoro stabilito contrattualmente” fanno notare al ministero.
Produttività anche individuale. Per quanto riguarda la produttività, la detassazione sarà sulle erogazioni future. Da definire quali: potrebbero essere anche quelle individuali, oltre a quelle stabilite dagli accordi collettivi aziendali.
Cifre in gioco e timori di boomerang. Un metalmeccanico che guadagna 1.500 euro lordi al mese dovrebbe incassare 428 euro netti in più all’anno facendo tutte le 250 ore di straordinario previste dal contratto. Ma negli ambienti ministeriali frenano: “Si sono create attese con esercitazioni fatte senza conoscere il testo”.
E rimangono sullo sfondo le preoccupazioni dei sindacati di un effetto boomerang sulla nuova occupazione, causato da un ricorso eccessivo allo straordinario.