
Un supermercato di elettrodomestici e informatica (Ansa)
L’Istat, come ogni anno, ha aggiornato il paniere degli indici dei prezzi al consumo. Tra le differenze rispetto allo scorso anno, l’ingresso di nuove posizioni, Colf e l’intervento medico in regime privatistico, e di nuovi prodotti, gli smartphone e i nettop, mentre nella posizione relativa ai Viaggi aerei nazionali vengono introdotti i voli low-cost. Escono dal paniere la lampadina ad incandescenza, i fiammiferi, e la riparazione orologio. Ma il paniere Istat è davvero lo specchio della realtà? Al Centro Nord si può dire di sì, mentre copre solo il 60% del Sud e delle Isole. Continua
Cambia, come ogni anno, il paniere dell’Istat per il calcolo dell’inflazione. Nel 2009 non si registrano uscite di posizioni già esistenti, ma entrano quattro nuove “voci”: la pasta base per pizze, rustici e dolci, il mais in confezione, la chiave usb e i film in dvd. All’interno di posizioni già esistenti vengono poi inseriti nuovi prodotti come le tariffe dsl e il netbook.
I prodotti, i beni e servizi inclusi nel nuovo paniere salgono a quota 1.143, contro i 1.099 del 2008. Si registra, infine, un incremento del peso di cinque capitoli, abbigliamento e calzature, abitazione, acqua, elettricità e combustibili, mobili, articoli e servizi per la casa, comunicazioni e servizi ricettivi e di ristorazione; diminuisce, invece, il capitolo trasporti.
I Comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo dell’indice nazionale restano 84, ma la copertura in termini di popolazione scende leggermente e passa all’86,6% a causa dell’uscita di Salerno e dell’ingresso di Teramo. “Quest’anno” spiegano i ricercatori dell’Istat “non ci sono stati stravolgimenti del paniere, come negli anni scorsi. Si e’ trattato piuttosto di un affinamento”. Le variazioni sono state apportate “dopo un’analisi attenta del mercato e dell’evoluzione dei comportamenti di consumo”. A questo si deve, per esempio, l’ingresso della chiave Usb, un prodotto da anni sul mercato, ma che solo da poco può essere considerato di largo consumo. Tra gli altri prodotti di carattere tecnologico inseriti nella rilevazione figurano anche, nella telefonia mobile, il traffico dati via Internet e, nelle tariffe ferroviarie, la vendita di biglietti online.
Anche quest’anno, poi, è stata modificata la struttura della ponderazione (vale a dire i pesi dei vari capitoli) perché i consumi si modificano. L’Istat sottolinea in particolare la flessione del peso dei trasporti, capitolo che l’anno scorso aveva avuto un peso enorme a causa delle forti oscillazioni del prezzo della benzina: il peso del capitolo quest’anno passa infatti dal 7,8% al 7,4%. In generale, prosegue comunque la tendenza al calo del peso dei beni e all’aumento di quello dei servizi.
Quanto, infine, alla rilevazione dei dati, l’Istat segnala che nonostante il lieve calo della copertura territoriale l’indagine effettuata in Italia “resta molto superiore a quella di altri paesi europei con 41 mila punti vendita coinvolti, circa 8 mila 300 abitazioni per la parte che riguarda gli affitti e un totale di 413 mila quotazioni di prezzo raccolte ogni mese”. Esistono, tuttavia, delle criticità nella raccolta dei dati in particolare al sud: in Sardegna, per esempio, la copertura è pari al 53,6% e in Puglia si ferma al 49,1%. Il più delle volte, secondo l’Istat le motivazioni vanno ricercate nella scarsa sensibilità e attenzione da parte dei comuni, che non attivano le indagini: ma il problema assicura l’Istituto di statistica, “rimane a livello regionale” e non si riflette in alcun modo sul dato nazionale

Via l’hamburger surgelato e i cucirini, ovvero le trecce di filo per il cucito. Entrano, invece, insalata in confezione, navigatore satellitare, giochi elettronici per consolle, combustibile solido e pranzo con piatto unico. Il potere d’acquisto crolla, l’inflazione galoppa, i consumi cambiano e anche il “paniere” Istat si adegua. Per la verità quest’anno le novità sono state molto più contenute rispetto al passato. Le posizioni rappresentative sono scese a 533, sette in meno rispetto all’anno scorso. Così oltre alle entrate e le uscite, il nuovo campione per la rilevazione dei prezzi è stato razionalizzato anche con accorpamenti di voci e prodotti.
E se il “paniere” Istat si restringe, i consumi degli italiani procedono nella stessa direzione. L’inflazione che corre al 2,9 per cento, il tasso più alto dal 2001, mette in allarme economisti e consumatori. Il potere d’acquisto, denunciano da tempo le associazioni, hanno messo in ginocchio i lavoratori dipendenti per i quali il tasso inflazionistico è ben al di sopra di quanto certificato dall’istituto di statistica. Antonio Lirosi, in arte Mr Prezzi, il vigile incaricato dal governo per il controllo delle tariffe, aveva lanciato l’allarme proprio ieri. “Gennaio parte malissimo” aveva detto in una trasmissione tv. E la causa è proprio l’aumento dei prezzi.
Il rincaro feroce che ha sacrificato la gran parte dei beni di largo consumo. A partire dalla tavola. Pane, pasta ma anche la carne. Secondo Coldiretti il prezzo dalla stalla alla tavola cresce di venti volte e il costo finale può arrivare anche al 400 per cento in più rispetto al normale. C’è una sola eccezione, e l’Istat lo conferma, che si fa largo nelle abitudini delle famiglie. I dispositivi elettronici, dal telefonino alla playstation, godono sempre di eterna giovinezza. Consumisticamente parlando.
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