di Daniele Martini
Da una via all’altra di Biella solo una lettera su due arriva puntuale. Idem a Salerno. A Lucca la percentuale di puntualità sale un po’, ma non di molto: 57 per cento. In 49 città su 110 la posta giunge in ritardo alla destinazione finale, distante in qualche caso solo poche centinaia di metri, non rispettando l’indice di qualità che l’amministratore delle Poste italiane, Massimo Sarmi, e il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, hanno concordato come accettabile per considerare il servizio pubblico discreto.
In pratica un capoluogo di provincia su due è servito male; solo nelle metropoli come Milano o Roma i recapiti sono quasi sempre tempestivi e le Poste in grado di rispettare in pieno lo standard riassunto dalla formula «89 per cento in J più 1», che significa: l’89 per cento delle lettere dovrebbe essere consegnato dal postino al destinatario il giorno successivo a quello della spedizione.
Dalla città alla provincia il livello concordato tra Poste e ministero è meno vincolante, scendendo a 85 per cento in J più 1, ma la tempestività postale non migliora, anzi. Da Bergamo a Treviglio solo il 51 per cento delle missive è puntuale, da Pisa a Cascina, comuni uniti da una strada, il 57 per cento, da Massa a Carrara, due località praticamente attaccate, una lettera su tre è fuori tempo massimo e tra Asti e Canelli la puntualità è ugualmente scadente.
Quando poi le lettere seguono il percorso inverso, imbucate nei centri della provincia con destinazione il capoluogo, le prestazioni peggiorano ancora: da Montesarchio a Benevento arriva per tempo solo il 36 per centro delle spedizioni, da Cossato a Biella il 39, da Melfi a Potenza il 48, da Crema a Cremona il 57.
Anche nelle tratte regionali, tra capoluogo di regione e capoluogo di provincia, tipo Napoli-Avellino o Firenze-Lucca, il servizio è modesto e su 26 casi presi in esame solo in 2 (Milano-Lecco e Torino-Vercelli) è accettabile.
Ma la Waterloo postale si verifica quando una lettera spedita da una regione deve essere consegnata in un’altra. In questi casi lo standard minimo di qualità concordato scende di altri 5 punti, dall’85 all’80 per cento. E nonostante ciò su 163 tratte esaminate solo 15 hanno rispettato i tempi di consegna previsti, meno del 10 per cento. Le missive spedite da Trento, Bolzano e Aosta verso Napoli, per esempio, arrivano in orario appena 39 volte su 100, con uno scarto di 41 punti dallo standard minimo.
Il dettagliato monitoraggio del servizio postale è stato effettuato dalla Izi, società specializzata in metodi di analisi e valutazioni economiche che per 6 mesi, da gennaio a giugno 2007, ha tenuto sotto osservazione i percorsi e i tempi di consegna di oltre 55 mila lettere su tutto il territorio italiano. Alla fine gli analisti hanno emesso un verdetto severo, espresso nel rapporto confidenziale consegnato al ministro Gentiloni di cui Panorama è entrato in possesso: «Il servizio della posta non massiva (ex corriere prioritario) non ha conseguito gli obiettivi di qualità».
Il dato finale di sintesi contenuto in quel dossier è negativo, inferiore dello 0,6 per cento rispetto agli indici di qualità fissati, ma non la dice tutta sulla natura delle prestazioni, che purtroppo nella realtà sono ancora più scadenti.
Su quella cifra del rapporto Izi, infatti, pesano in maniera determinante i volumi delle metropoli, dove il servizio è buono e puntuale, quantità così gigantesche di lettere da riuscire a correggere al meglio la statistica complessiva nazionale, come nella storiella dei polli di Trilussa.
Le Poste guidate da Sarmi hanno puntato i loro sforzi proprio sulle grandi città, dove grazie alla conformazione territoriale l’organizzazione delle consegne è più agevole e con un solo postino, per esempio, si servono molti abitanti. Ma fuori dai grandi centri, in tutto il resto della Penisola, in buona parte degli 8.100 comuni, il servizio rimane traballante, percepito come insufficiente dai clienti, che infatti mostrano un’insoddisfazione diffusa.
Se dovessero essere adottati criteri più stringenti di valutazione, per i tempi di consegna e riguardo al peso da attribuire alle varie tipologie di lettere e tratte, così come stanno studiando per il futuro gli uffici della direzione del ministero delle Comunicazioni, risulterebbe ancor più evidente l’affanno dell’azienda di Sarmi nei confronti della sua ragione sociale principale, che fino a prova contraria resta quella del recapito della corrispondenza.
In pratica stanno venendo al pettine nodi strutturali di organizzazione del servizio. La distribuzione delle lettere è concentrata sugli aerei che fanno perno sui grandi scali, come Malpensa o Fiumicino, così che le metropoli risultano avvantaggiate, ma il resto della Penisola ne risente.
La rete distributiva probabilmente andrebbe rafforzata puntando, per esempio, anche su scali minori, situati in aree nevralgiche per densità abitativa e per attività economiche presenti. Ma la società delle Poste i contratti non li fa. Forse bisognerebbe che l’azienda di Sarmi attivasse rapporti con più compagnie aeree, oppure decidesse di lanciare la sua compagnia, che esiste ma è stata lasciata sulla carta.
Per una volta tanto lo svantaggio postale non grava in misura più accentuata sul Sud, la qualità è modesta ovunque e anzi appaiono più penalizzate le aree a sviluppo intenso, dove la lentezza postale è vissuta dalle imprese come uno dei tanti handicap competitivi rispetto alla concorrenza europea, al pari di quelli stradali, autostradali e ferroviari.
Le Poste sono una società di proprietà del ministero dell’Economia e il compito prioritario è la consegna della corrispondenza su tutto il territorio nazionale, dalle metropoli ai luoghi più sperduti, in omaggio a un principio di civiltà e di efficienza sintetizzato con la definizione di «servizio universale», regolato da un minuzioso contratto di programma concordato tra l’azienda postale e il ministero delle Comunicazioni e pagato quest’anno dallo Stato con un esborso di circa 300 milioni di euro.
In questi ultimi anni, invece, la società guidata da Sarmi è come se avesse sottovalutato la sua missione storica, concentrandosi su altro, dalle assicurazioni al credito, dall’informatica ai telefonini, ottenendo in qualche caso risultati notevoli, utili soprattutto ai fini di bilancio, ma rafforzando l’impressione di trascurare, nei fatti, il servizio postale classico, considerato alla stregua di un fastidioso lascito del secolo passato, più da sopportare che da sviluppare.
Sarmi, in sostanza, ottiene risultati, ma in territori distanti dalle lettere, seguendo una strategia che lo sta portando in rotta di collisione con il ministro Gentiloni.
Poste Vita è ai primi posti nella classifica delle maggiori assicurazioni italiane e Banco Posta è al primo posto tra le banche «retail» potendo contare, oltretutto, sul bacino quasi naturale di clienti rappresentato dagli oltre 23 milioni di pensionati che in gran parte si recano mensilmente alle Poste per riscuotere il loro assegno. E ora che la società di Sarmi si è buttata anche nel mercato dei telefonini, mettendoli opportunamente in collegamento con i servizi finanziari, c’è da aspettarsi un nuovo boom.
Il Financial Times ha riconosciuto che quello italiano è il servizio postale più redditizio d’Europa, risultato dovuto «in gran parte alla divisione per i servizi finanziari», come ha sottolineato in un’intervista lo stesso amministratore delegato.
La rivista Fortune ha inserito le Poste italiane tra le 10 società più apprezzate nel mondo per la logistica. E la Cisco, grande società di servizi internet, ha conferito all’azienda pubblica italiana il premio 2007 per la miglior rete Ip aziendale, definendo le Poste «leader europeo per la posta elettronica ibrida e per il trattamento dei documenti».
A giudizio di molti analisti del ramo, però, i vantaggi conseguiti con i nuovi business non hanno accompagnato il miglioramento del servizio postale in senso stretto. Anzi, sta diventando sempre più stridente il contrasto tra il buon andamento delle nuove aree di affari e il ristagno nelle attività tradizionali.
In seguito ai risultati tutt’altro che lusinghieri ottenuti nel 2007, la società guidata da Sarmi rischia una multa severa da parte del ministero delle Comunicazioni. In base all’articolo 13 del nuovo contratto di programma, le Poste potrebbero subire una penale fino a 1,5 milioni di euro. Determinanti saranno i dati di fine anno ancora in fase di elaborazione.
La previsione è che difficilmente i risultati postali degli ultimi mesi potranno modificare radicalmente l’andamento negativo nel resto dell’anno. I blocchi stradali e autostradali prima di Natale, infatti, hanno influito anche sul servizio postale rallentandolo. Una sanzione comminata dal ministero alle Poste alla vigilia della decisione del governo sul rinnovo del vertice aziendale, prevista per l’inizio della primavera, non sarebbe un buon viatico per l’eventuale riconferma di Sarmi.
- Lunedì 14 Gennaio 2008






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