
Il logo del gruppo francese Lactalis (AP Photo - Lactalis)
La politica toglierà, forse un giorno, le mani dal caso Parmalat? E’ lecito chiederselo. Anzitutto perché Lactalis, al di là delle polemiche delle scorse settimane e del quadro normativo non certo favorevole (i bastoni tra le ruote messi dal ministero dell’Economia in nome della strategicità del settore ), ha spiazzato tutti nel giorno del vertice tra Berlusconi e Sarkozy, in cui sul piatto tra gli altri temi, oltre a Schengen, immigrazione e Libia, c’era appunto la scalata dell’azienda Transalpina (principale azionista) al gruppo di Collecchio. Il colpo di scena? Un’opa sulla totalità del capitale ancora non in suo possesso. Continua

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al workshop Ambrosetti a Cernobbio (MATTEO BAZZI / ANSA9
Dici Iri e il primo nome che ti viene in mente è Prodi, ex presidente dell’ente pubblico, ex presidente del consiglio per il centrosinistra nella seconda Repubblica e storico antagonista del Cav. Poi pensi anche all’industria di Stato di una volta, quella pesante: acciaierie, autostrade, energia, telecomunicazioni, mica scarpe e vestiti del made in Italy odierno. E a quando l’Italia era sul serio tra i primi sette paesi più industrializzati. Continua

La sede di Lactalis a Laval in Francia (EPA/PHILIPPE CHEREL)
Non c’hanno girato tanto attorno quelli de Les Echos, principale quotidiano finanziario transalpino: gli italiani sulla questione Parmalat sono in malafede, scrivono. Punto. Persino considerando gli sgarri subiti dalle nostre imprese Oltralpe: la mancata acquisizione di Suez nel 2006 da parte di Enel, quando Dominique de Villepin spinse per il matrimonio con Gaz de France; e l’alleanza tra Sncf e Ntv (i treni di Montezemolo e Della Valle), per fare concorrenza a Trenitalia, che tra l’altro non riesce a far circolare i suoi treni in Francia. Continua


di Ugo Bertone
Signori, qui ci vuole una scossa. Forse non basterà a salvare gli yogurt Parmalat dalle mani del re del camembert. E senz’altro arriva troppo tardi per impedire la fuga dei gioielli Bulgari da via Condotti allo scrigno di Bernard Arnault, il patron del lusso che privilegia lo shopping made in Italy, da Bottega Veneta a maison Fendi. Ma il decreto antiscalata di Giulio Tremonti arriva in tempo per salvare la Edison dalla stretta della Edf, partner che, dopo la moratoria di un anno sul nucleare, appare un po’ meno strategico di ieri. Continua

Cradits: La Presse
Un decreto per evitare le scalate di società straniere alle imprese strategiche del made in Italy rappresenta una limitazione al mercato unico europeo? Questa la domanda di fronte alla decisione del governo di correre ai ripari dopo l’acquisizione di Bulgari e di Parmalat da parte di due gruppi d’Oltralpe, rispettivamente Lmvh e Lactalis. Continua

La procura generale di Milano ha chiesto l’arresto in carcere di Calisto Tanzi fin dalla condanna in appello a 10 anni nel processo per aggiotaggio motivando la richiesta con il pericolo di fuga e la reiterazione del reato. La Corte d’Appello di Milano aveva respinto la richiesta sostenendo che in sei anni Tanzi non ha mai dato l’impressione di pensare a una fuga all’estero. La procura generale ha quindi presentato ricorso al tribunale del Riesame, insistendo per la misura cautelare in carcere per l’ex patron della Parmalat. Oggi di fronte ai giudici del Riesame Micara, Corte e Bisacca, il pm Eugenio Fusco, presente lo stesso Tanzi, ha discusso il ricorso: il pericolo di fuga viene ipotizzato alla luce dei tempi giudicati ristretti in vista della pronuncia della Cassazione, che potrebbe arrivare in un anno, e per la prescrizione, ancora lontana. Continua
La class action partirà da luglio 2009 e non a gennaio del prossimo anno. Lo prevede il decreto legge Milleproroghe all’esame del Consiglio dei ministri di oggi. La class action all’italiana, introdotta in Finanziaria 2008 del dicembre scorso, sarebbe dovuta partire inizialmente a giugno 2008 ma il governo ha previsto un primo slittamento a gennaio 2009 per avere il tempo di modificarne l’impianto normativo, fortemente contestato da Confindustria. Ora il secondo rinvio, che prelude alla presentazione di un emendamento del governo a un disegno di legge in corso d’esame in Parlamento, probabilmente il ddl Sviluppo.
La proposta di emendamento a cui lavora il governo prevede che la class action possa essere attivata per illeciti compiuti a partire dal luglio 2008, quindi con un parziale effetto retroattivo di un anno. Resterebbero comunque esclusi i processi per i crac Cirio e Parmalat.
“Vergogna! Siamo indignati”: così in una nota i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, dopo la decisione del governo di posticipare di 6 mesi l’entrata in vigore della class action. “Questa legge, approvata durante la precedente legislatura, è stata prima rimandata dal governo, con l’obiettivo di migliorarla; oggi, dopo aver peggiorato la legge eliminando la retroattività, viene ulteriormente rinviata di altri 6 mesi - spiegano Trefiletti e Lanutti - evidente che gli obiettivi sono altri. Il Governo e la Confindustria vogliono rendere impossibile l’azione di risarcimento per i danni subiti dai cittadini nelle truffe Cirio, Parmalat, ecc. e vogliono rimandare il più possibile l’attuazione della legge stessa”. Ad essere danneggiati dall’atteggiamento del Governo, secondo le associazion dei consumatori, sono i cittadini, direttamente danneggiati dalle truffe e tutti le imprese che, nel mercato, operano nel pieno rispetto delle regole. La Class Action, infatti, per le Associazioni dei Consumatori rappresenta non l’occasione per regolamenti di conti ed attacchi indiscriminati alle imprese, ma doveva e dovrà essere un forte deterrente contro truffe e raggiri da parte delle imprese e un forte incentivo per un funzionamento del mercato trasparente ed efficace. Per questi motivi - concludono - le imprese sane, che operano correttamente nei confronti dei cittadini e che sono, in Italia, la stragrande maggioranza, dovrebbero essere favorevoli e non resistere all’attuazione immediata della legge”.
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