Leggi tutte le notizie su:


Pechino

Cina: è calato davvero il consumo di energia per unità di PIL?

Impianto della Chery in Cina

Il China Daily lo annuncia come fosse un tronfio, l’ennesimo successo cinese: secondo il quotidiano nazionale, nell’arco dei primi sei mesi del 2009 la Repubblica Popolare sarebbe riuscita a ridurre del 2,88% il consumo di energia per unità di Prodotto interno lordo, migliorando ulteriormente i valori registrati nel 2008.

Eppure la Cina continua a rimanere lontana dagli obiettivi che si era prefissata nel 2005, quando aveva annunciato un piano di riduzione di consumo di energia per unità di PIL del 20% da realizzare entro il 2010, obiettivo che, per essere raggiunto, richiederebbe un calo dei consumi del 4% annuo, percentuale molto lontana non solo dal -2.88% registrato nel primo semestre nel 2009, ma anche dal -2,78 del 2008, -3,66% del 2007 e -1,23% del 2006.

Pur consapevole che gli sforzi da fare per limitare sprechi e consumi energetici siano ancora tanti, il vice-Ministro della Commissione per le Riforme e lo Sviluppo nazionale Xie Zhenhua si dice soddisfatto dei progressi raggiunti ad inizio 2009, visto che anche i consumi energetici per unità di produzione dei complessi industriali del Paese sarebbero calati, in media, del 5,76%. Singolarmente, é stato registrato un -6,74% nel settore del carbone, -4,05% in quello di ferro e acciaio, -3,7% dei metalli non ferrosi e -9,98% per le industrie che assemblano materiali per le costruzioni.

Tuttavia, non va sottovalutato che alla riduzione del consumo energetico per unità di PIL si è affiancato anche un significativo calo negli output di produzione delle industrie elettriche, chimiche, di quelle che lavorano metalli ferrosi e non ferrosi e materiali per le costruzioni, passati, in media, dal +20,1% del 2008 al +14,5% nel primo semestre del 2009.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se la riduzione del consumo di energia sia legata davvero all’implementazione di un sistema di produzione più efficiente o se, al contrario, derivi semplicemente da un rallentamento dei ritmi di produzione del Paese.

Quanto brucia il Dragone. Cause ed effetti della galoppante inflazione cinese

Un lavoratore cinese sul ponte più lungo del mondo | Ansa
Dall’inizio del 2007, i tassi di crescita galoppanti che caratterizzano la Repubblica Popolare Cinese non riguardano più solo l’incremento del prodotto interno lordo, ma coinvolgono anche il tasso di inflazione.
Se nel 2007 l’indice dei prezzi al consumo è salito in media dell’8,5%, nel 2008 sembra essersi stabilizzato su un +8%. Valori preoccupanti per una classe dirigente ancora convinta che l’aumento dell’inflazione sia stato la causa non solo del calo di popolarità di Chiang Kai-shek (il leader nazionalista che ha guidato la Cina fino al 1949) a fine anni ‘40, ma anche dei tragici incidenti di Tiananmen, nel giugno dell”89.
I leader comunisti temono, giustamente, che la nuova ondata di inflazione possa nel tempo mettere a rischio la stabilità politica e sociale del Paese. Questa paura è confermata dal fatto che, per la prima volta, le cause dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo siano endogene anzichè esogene. Negli anni ‘90, l’economia si era surriscaldata a causa di un aumento veloce e non previsto del credito estero. Oggi, al contrario, è stata l’interruzione (forzata) dell’offerta nazionale di generi alimentari causata dai problemi registrati soprattutto nell’industria della macellazione, associata a sua volta all’aumento dei prezzi internazionali del petrolio, del carbone, della soia e del riso, a innescare l’accellerazione dell’inflazione. Per porre rimedio a questa situazione, il governo ha deciso di aumentare l’offerta di prodotti alimentari e allo stesso tempo di congelarne i prezzi, nella convinzione che le inefficienze registrate nel settore altro non siano che un problema temporaneo.
Tuttavia, dal momento che la transizione cinesa da un’economia pianificata a una di mercato non è ancora stata ultimata, è evidente che un efficace controllo dell’inflazione richiede qualcosa di più di una politica monetaria di breve periodo.Nel lungo periodo, la Cina avrebbe bisogno di sviluppare un mercato di capitali nazionale, di liberalizzare i tassi di interesse e di rendere flessibile quello di cambio. I dirigenti di Pechino ne sono consapevoli, ma ai loro occhi il Paese non è ancora maturo per cambiamenti tanto drastici.

Non solo cioccolatini, la vittoria della Ferrero fa sperare il Made in Italy

 Una confezione di Ferrero Rocher | Ansa
Tre anni di battaglia. E poi la vittoria. Ad aggiudicarsela la Ferrero nella causa contro la cinese Montresor, accusata di concorrenza sleale. La Corte Suprema di Pechino ha confermato oggi la sentenza di secondo grado, nella quale la Montresor veniva condannata a pagare un risarcimento (simbolico: 500mila yuan, circa 50 mila euro) all’azienda di ALba (CN) e le veniva imposto di sospendere le vendite e cambiare la confezione dei suoi cioccolatini Tresor Dor, uguale a quella dei Ferrero Rocher dell’azienda italiana.
La notizia della sentenza è stata accolta con soddisfazione in provincia di Cuneo e l’amministratore delegato Giovanni Ferrero ha voluto chiamare personalmente l’ambasciatore d’Italia in Cina, Riccardo Sessa, per ringraziarlo del forte sostegno fornito: “Una vittoria importante per tutta l’industria italiana dal momento che le copie dei prodotti del made in Italy sono, purtroppo, un fenomeno diffuso”. L’ex ambasciatore per l’Italia all’Onu e oggi vicepresidente di Ferrero International Francesco Paolo Fulci ha aggiunto che la conferma della sentenza di condanna delle Tresor rappresenta “un’importante dimostrazione della volontà della Cina di rispettare la proprietà intellettuale” oltre ad essere “una base sulla quale si possono espandere le relazioni tra i nostri paesi”.
La battaglia legale dell’azienda italiana in difesa di uno dei suoi prodotti più noti è iniziata nel 2005, quando la Seconda Corte Intermedia del popolo di Tianjin venne chiamata a giudicare l’evidente somiglianza delle confezioni del Tresor dor, commercializzato dalla Montresor, con la pralina italiana. In quel caso i giudici respinsero le ragioni della Ferrero ritenendo che la versione cinese - che appare esattamente uguale a quella originale - fosse già largamente nota nel paese. La decisione è stata poi ribaltata dalla Corte d’appello di Tianjin, che ha condannato la Montresor per contraffazione e le ha imposto di pagare un risarcimento di 700 mila yuan (70 mila euro). “Ci avevano detto” ricorda Fulci “che il verdetto della Corte di Appello era definitivo, poi è venuto fuori il ricorso, che è stato accettato dalla Corte Suprema”. Il caso della Ferrero, col ribaltamento del giudizio di primo grado e l’intervento a sorpresa della Corte Suprema, è stato seguito con attenzione dalla grande stampa internazionale, che lo considera un’importante tappa nella storia della proprietà intellettuale in Cina, destinata a fare scuola, essendo un importante precedente giurisprudenziale.

Sopra i Ferrero Rocher, sotto i Trésor Doré della Montresor | Foto tratta da beijingnotebook.blogspot.com

In Cina infatti, secondo quanto afferma la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte Suprema di Pechino: “si produce l’86% degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell’Unione Europea in un anno; oltre all’abbigliamento, scarpe e tecnologici, crescono (+400% in Europa) le falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali”. Un’operazione di “clonazione” e contraffazione che colpisce, sottolinea l’organizzazione agricola, soprattutto “l’Italia” e i suoi prodotti: “All’estero sono falsi più di tre prodotti alimentari italian-style su quattro, con le esportazioni nazionali che raggiungono il valore di 16,7 miliardi di euro e rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy che vale” stima la Coldiretti “oltre 50 miliardi di euro”. La pirateria agroalimentare internazionale, denuncia la Coldiretti, “utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. Di fronte a questi rischi è necessario” conclude la Coldiretti “intervenire urgentemente con i controlli e con la trasparenza dell’informazione per consentire la rintracciabilità delle produzioni e scelte consapevoli da parte dei consumatori”.

Anche se la sentenza di Pechino fa ben sperare per il futuro…

Il VIDEO servizio:

Cieli olimpici: la Cina vieta alle compagnie aeree ritardi e overbooking

Un aereo dell'Air China all'aeroporto internazionale di Pechino su un tratto di piazzale sopraelevato rispetto alla strada di accesso allo scalo.
Olimpiadi senza disagi. Almeno questo è l’obiettivo del governo di Pechino che nell’ottica di prevenire ogni tipo di inconveniente che potrebbe verificarsi durante la prossima edizione dei giochi, ha minacciato severe ripercussioni per le compagnie aeree che non riusciranno a garantire margini di puntualità accettabili tra luglio e settembre 2008.

Come riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, il capo dell’aviazione civile cinese, Li Jiaxiang, ha dichiarato che agli operatori che non rispetteranno le nuove regole verranno sospese le licenze per volare sulle rotte “incriminate” per almeno due anni. E ha precisato che le nuove regole impongono alle compagnie cinesi che operano nella capitale di tenere a disposizione due velivoli di riserva per far fronte ad eventuali emergenze, mentre alle agenzie di viaggio è stato vietato di vendere un numero di biglietti superiore ai posti disponibili (il cosiddetto “overbooking”).

L’Aeroporto Internazionale di Pechino ha asserito di voler stabilizzare il numero di voli in partenza e in arrivo a 1.350 al giorno –solo nel 2006 i voli giornalieri erano 1100-, in modo da evitare lunghe attese per i passeggeri all’interno dei velivoli e negli aeroporti. Inoltre, per agevolare il traffico, a febbraio verrà inaugurato un nuovo terminal.

In realtà, i ritardi sono all’ordine del giorno in tutti gli aeroporti del Paese, dove il traffico cresce ad una velocità maggiore delle infrastrutture. I passeggeri che si muovono sulle linee nazionali lamentano, oltre ai ritardi, i disagi causati dalle cancellazioni improvvise dei voli e la maleducazione del personale aeroportuale. Come riporta la Reuters, non è raro che tra passeggeri ed equipaggio si arrivi a veri e propri scontri quando i primi si rifiutano di lasciare l’aeromobile prima di essere stati rimborsati per il ritardo subito dal volo o per il dirottamento dello stesso su un aeroporto periferico.

In un sondaggio sull’apprezzamento dei passeggeri per gli aeroporti internazionali effettuato nel 2006 dall’Airports Council International, Pechino si è piazzata al 62esimo posto, pur essendo il nono scalo mondiale in termini di traffico aereo.
Nel 2007, più di un terzo dei voli ha subito ritardi, e dagli aeroporti del Paese sono transitati circa 185 milioni di passeggeri. Gli esperti di statistica prevedono già un picco di 200 milioni per il 2008, legato ai giochi olimpici.

Secondo l’Autorità Pubblica per il trasporto aereo, le compagnie aeree che operano in Cina attualmente sono circa 25, di cui almeno 16 di proprietà statale. Air China è il partner ufficiale dei giochi olimpici del 2008. Per dare il buon esempio alle altre, si è impegnata a migliorare non solo il servizio, ma anche la conoscenza dell’inglese del proprio personale di bordo e di terra.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101