
(Credits: Dpa/Lapresse)
Non bastavano i ripetuti aumenti delle accise decisi quest’anno . Ora ci si mette anche una potenziale crisi petrolifera internazionale a far schizzare alle stelle il prezzo di benzina e gasolio. Continua

(Credits: AP Photo/Dmitry Lovetsky)

La Russia ha bisogno di riforme, altrimenti rischia di essere travolta dalla crisi e dalla stagnazione. O meglio, in realtà il paese ha bisogno di portare a termine quella ristrutturazione del sistema politico, economico e fiscale che continua a rimandare dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica.
A questo proposito varrebbe la pena ricordare che Goldman Sachs ha inserito Mosca all’interno dei Bric -vale a dire nel primo gruppo di paesi emergenti destinati a trasformarsi nelle locomotive dell’economia globale del ventunesimo secolo, cui solo nel dicembre del 2010 si è aggiunto il Sudafrica, sulla base di una crescita “eccezionale ma momentanea”, e che è quindi destinata a rallentare a meno che il governo non si decida a fare qualcosa, e in tempi brevi, visto che la congiuntura economica internazionale non è particolarmente favorevole. Continua

(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
Gli investitori se ne vanno anche dalla Russia. Da quello che fino a fino a cinque mesi fa era considerato uno dei mercati azionari più solidi al mondo, avendo registrato un aumento costante dal 2009 in avanti. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato. L’indice Micex ha perso più di un quarto del suo valore e anche l’Rts è calato più del 40%. Continua

Aerei Alitalia in pista a Linate (Credits: Daniel dal Zennaro/Ansa)
L’associazione internazionale delle compagnie aeree (Iata) ha previsto un ulteriore riduzione della stima degli utili per il 2011 a 4 miliardi di dollari, il 54% in meno rispetto agli 8,6 miliardi previsti a marzo e addirittura il 78% in meno rispetto ai 18 miliardi netti registrati nel 2010. Giovanni Bisignani, direttore generale di Iata, ha aperto la 67esima assemblea annuale del gruppo a Singapore con questa preoccupante notizia, spiegando che la causa principale del crollo dei profitti è l’aumento del prezzo del petrolio. Continua

A quasi un mese dal disastro di Fukushima, in un momento in cui le centrali nucleari danneggiate da terremoto e tsunami non sono ancora state stabilizzate e i livelli di radioattività continuano ad aumentare, il dibattito sul futuro energetico del pianeta non si placa. E’ vero che bisognerà decidere al più presto se il nucleare rappresenta ancora uno strumento valido per garantire la copertura energetica Continua

Il petrolio in Arabia Saudita (Credits: LaPresse)
L’andamento del prezzo del petrolio viene da sempre considerato un buon indicatore per prevedere future difficoltà economiche. La guerra dello Yom Kippur del 1973, la rivoluzione iraniana del 1979 e l’aumento record del prezzo del petrolio registrato nel 2008 hanno tutti aperto la strada a periodi di grandi difficoltà. Ecco perché alcuni analisti temono che l’ennesimo aumento registrato in questi giorni possa creare nuovi problemi a un mercato internazionale già instabile.
Rispetto alle difficoltà anni ‘70, dovute essenzialmente ad anomalie dell’offerta, quelle più recenti dipendono esclusivamente da un problema di domanda globale, ha confermato un economista autorevole del calibro di Paul Krugman. Dal momento che la quantità di idrocarburi presenti sulla terra è limitata, l’aumento delle importazioni da parte dei paesi in via di sviluppo sta creando scompensi difficili da eliminare.
Ma il problema del 2011, purtroppo, coinvolge sia la domanda che l’offerta. Non solo, l’aumento dei prezzi non riguarda solo il petrolio ma anche i generi alimentari, il cotone e molte materie prime in generale. Continua

(foto Impulsiv/Lapresse)
Stando alle indiscrezioni di Quotidiano Energia l’Eni sta svuotando il gasdotto Greenstream, che collega la Libia alla Sicilia, per metterlo in sicurezza. Non solo. Il ministro Frattini ha aggiunto che gli risultano «riduzioni dell’erogazione del petrolio dalla Libia», nostro primo fornitore con una quota pari al 23%. Continua