
La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia (Credits: Ansa)
Trovare la strategia giusta per sbloccare l’economia in un momento di crisi non è un’impresa facile. In Italia ci sta provando la Confindustria di Bergamo, che in collaborazione con il gruppo UBI-banca sta studiando un metodo utile per iniettare un po’ di fiducia nel sistema dei finanziamenti alle imprese: valutare gli intangible assets, o assets non tangibili, delle aziende. Ovvero tutti quegli aspetti di ordine qualitativo che oggi non possono più essere trascurati quando si calcola il patrimonio complessivo di un gruppo. Continua

Operai di un laboratorio di confezioni in Toscana (ansa)
All’estero sì, ma allo sbaraglio.
Le Pmi (piccole e medie imprese) devono fare ancora molta strada per aggredire al meglio i mercati stranieri: oltre il 90%, infatti, cerca nuovi clienti fuori confine, ma il 43% va alla cieca, con informazioni di seconda mano o provenienti esclusivamente dai canali di vendita. È quello che emerge dal primo studio, presentato in anteprima da Panorama.it, condotto su 900 Pmi dall’Osservatorio sulle Imprese della Facoltà di Economia dell’Università di Macerata, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Continua
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Il menù è talmente lungo e variegato che è quasi impossibile arrivare alla fine. Ce n’è per tutti i gusti: agricoltori, piccole e medie imprese, businessmen di varia natura, ricercatori, studenti, universitari, giovani laureati, organizzazioni non governative, enti pubblici e chissà quant’altro. Sul piatto, sovvenzioni comunitarie e fondi strutturali.
Un malloppo da 975 milioni di euro per il periodo che va dal 2007 al 2013. Una possibilità per chiunque abbia un buon progetto. O quasi. Addirittura anche per i soliti furbetti che negli ultimi anni hanno reso più celebri le frodi che i benefici dei finanziamenti comunitari a volte concessi con troppa leggerezza. L’importante è avere molta, molta pazienza oppure affidarsi a un esperto che superi al posto vostro i numerosi ostacoli burocratici. A pagamento, ovviamente.
Per chi sceglie la strada del fai da te, l’Unione Europea, ma anche lo Stato e le Regioni, mettono in campo numerosi strumenti. Noi siamo partiti da un piccolo volume intitolato: Nuovi fondi, regole migliori. Una guida per principianti. L’intento, spiega chiaramente Bruxelles, è proprio quello di “ridurre le formalità burocratiche”. E in effetti i primi passi sono incoraggianti. Regola numero uno: capire che tipo di finanziamento ci interessa. Sovvenzioni per finanziare progetti di varia natura o appalti pubblici per cercare uno sbocco a servizi e prodotti. Le strade poi si diversificano in base alla tipologia del richiedente. Da qui in poi Internet diventa strumento indispensabile. La stessa Unione Europea suggerisce (indicando anche i vari link) di visitare decine di siti web che si occupano di fondi e sovvenzioni. Le introduzioni sono quasi tutte in italiano ma le spiegazioni in francese o in inglese. Senza conoscere una di queste due lingue la strada è sempre più in salita. Potete sempre provare a chiamare il numero verde Europe Direct. In teoria dovrebbero riconoscere subito il Paese di provenienza e selezionare un operatore che parla la lingua giusta. In realtà lo “smistamento” viene fatto in inglese. Per cui se non si capisce la domanda: “Che lingua le interessa?” anche il centralino (i consulenti sono molto gentili) diventa perfettamente inutile. In caso contrario l’operatore saprà suggerirvi la via più breve per raggiungere l’obiettivo.
A noi hanno consigliato di chiamare la Confcommercio. Consulenza cortese e massima disponibilità. Quasi mezz’ora al telefono per poi sentenziare: “La materia è molto complicata e i siti dell’Ue di difficile accesso. Se vuole sapere che tipo di opportunità offre Bruxelles provi a digitare su Google finanziamenti europei. Qualcosa esce ma si prepari la maggior parte delle informazioni sono a pagamento”. Provare per credere.
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