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Lufthansa, piloti in sciopero per quattro giorni - Le foto

Braccia serrate all'aeroporto di Francoforte

(Foto Ansa/EPA/BORIS ROESSLER)

Circa 800 voli al giorno saranno cancellati nel corso dello sciopero di quattro giorno dei piloti della compagnia aerea tedesca Lufthansa cominciato a mezzanotte, dopo i falliti tentativi nel weekend di raggiungere un compromesso. LE FOTO

La nuova Alitalia decolla tra caos e proteste

voli cancellati e ritardati per lo sciopero
Il primo volo nazionale della nuova compagnia di bandiera (l’AP2853) è partito alle 6.30, con venti minuti di ritardo, ed è atterrato all’aeroporto di Roma Fiumnicino alle 7.25: è questo il battesimo della nuova compagnia italiana.
A bordo del volo 159 passeggeri tra cui molti politici, costretti ad una lavataccia dalla soppressione dei due collegamenti successivi di Alitalia tra Palermo e Roma. E a fare le spese dei primi tagli dei voli sono stati anche molti cittadini. “Non è un buon inizio” commenta Maria Caliri, docente universitaria palermitana in viaggio per New York “mi hanno avvertito solo ieri che il mio aereo delle 7.20 Alitalia per Roma era stato soppresso e che avrei dovuto prendere questo AirOne delle 6.10. Non mi pare un disservizio da poco”. “E temo” aggiunge “che ci saranno problemi, almeno per oggi, anche per l’accredito dei punti millemiglia Alitalia per chi ha volato AirOne”.
“Sono disagi comprensibili” commenta Carmelo Rampolla, dirigente di una multinazionale, anche lui in viaggio per Roma “cerchiamo di essere ottimisti, sono certo che la privatizzazione porterà una maggiore efficienza”. Poco incline all’ottimismo il portavoce di Italia dei Valori Leoluca Orlando, tra i passeggeri. “Questa della nuova Alitalia” commenta “è un’operazione assolutamente negativa per il paese e a farne le spese saranno i cittadini, costretti a pagare il regalo che Berlusconi ha fatto ai suoi amici imprenditori”.

E oggi, sempre dopo le necessarie verifiche, verranno rilasciati anche i certificati per le attività di handling, manutenzione e addestramento. All’aeroporto di Fiumicino i primi banchi di check-in Alitalia hanno aperto già prima delle 5 nel settore internazionale per le operazioni di registrazione degli 80 passeggeri, di cui 3 in business class, del volo con destinazione Buenos Aires (AZ6680), un Boeing 777/200 capace di 291 posti che registra una mezz’ora di ritardo.
Ma già alle ore 9.00 i lavoratori aeroportuali hanno organizzato una manifestazione nell’area check-in di Malpensa per sollecitare il governo alla liberalizzazione dei diritti di traffico dopo l’accordo Alitalia-Air France. I dipendenti, sia della Sea (la società che gestisce gli aeroporti) sia delle società di indotto, hanno sfilato tra i passeggeri con striscioni e bandiere. La manifestazione è stata indetta dai sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil, Ugl-Ta e Sdl-Flai.

Guarda la GALLERY: i protagonisti degli ultimi 2 anni . LEGGI ANCHE: Alitalia: sì alle nozze con Air France. Malpensa resta strategica. Il FORUM: “Ma non era meglio 3 miliardi di euro fa?”

Alitalia, vicina l’intesa con Air France. Manca “solo” l’annuncio

Due aerei dell'Alitalia e di Air France
In dirittura d’arrivo l’accordo tra Alitalia e Air France-Klm. Si starebbero infatti definendo gli ultimi dettagli tecnici dell’accordo per l’ingresso della compagnia d’oltralpe con una quota che dovrebbe essere vicina al 25%.
A confermare che qualcosa di concreto nelle voci c’è davvero sono fonti vicine al dossier. In queste ore si starebbero definendo gli ultimi dettagli tecnici dell’accordo per l’ingresso della compagnia d’Oltralpe.
. L’intesa con il partner francese, che ha già in piedi da tempo con Alitalia un’alleanza commerciale, sarebbe alla fase ultimativa, affidata ormai ai rispettivi gruppi tecnici. “Salvo sorprese dell’ultim’ora, l’accordo dovrebbe essere ufficializzato intorno al 10 gennaio, ma il diavolo come si sa sta nei dettagli”, fanno sapere le fonti.
Come anticipato più volte dai vertici di Cai, d’altra parte, e solo martedì dal vicepresidente della Cai Salvatore Mancuso e dal responsabile corporate di Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè, l’accordo è alle ultime battute: l’alleato sarà già imbarcato al decollo della nuova Alitalia, il prossimo 13 gennaio.
Intanto una nota della compagnia segnala che ammontano a 250 milioni di euro, 21 milioni di euro in più, le disponibilità e i crediti finanziari a breve di Alitalia a fine novembre, rispetto all’analoga situazione al 31 ottobre.
Sul fronte delle assunzioni: saranno 10.150 i lavoratori a tempo indeterminato che entreranno in Alitalia entro il prossimo 12 gennaio. Questo prevede un verbale sottoscritto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl con il management della nuova compagnia. L’accordo, che conferma i numeri della precedente intesa raggiunta a Palazzo Chigi, giunge al termine di una serie di incontri sui criteri di assunzione seguiti da Cai (ora Alitalia) per le varie categorie di lavoratori.
I tavoli con le organizzazioni sindacali riprenderanno il 5 gennaio per definire gli ultimi accordi e affrontare anche il capitolo degli addetti di Alitalia Express, circa 600, rimasti fuori dalle liste di assunzione; l’obiettivo dei sindacati è quello di far rientrare nel gruppo almeno una quota di questi lavoratori. Nel verbale di accordo è inoltre previsto che una parte degli assistenti di volo e personale di terra, assunta da Alitalia, venga distaccata a Air One per un periodo di abilitazione sui velivoli di quest’ultimo vettore.

Nuova Alitalia, ancora un rinvio. Partirà dopo le vacanze di Natale

i protagonisti degli ultimi due anni

Altro rinvio per il decollo della Nuova Alitalia. La data ufficiale era stata fissata per il primo dicembre, ma il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva già annunciato uno slittamento al 12 dicembre. Ora invece è il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a parlare di un altro rinvio a “dopo le vacanze di Natale”, giustificando il rimando con la necessità di “evitare la congestione dei voli durante il periodo festivo”.
Insomma la Nuova Alitalia spiccherà il volo nei primi giorni dell’anno prossimo per evitare il passaggio della cloche durante un periodo di alto traffico. Ma non è stata indicata una data precisa. “L’avvio della nuova Alitalia sarà dopo le vacanze di Natale per evitare il periodo più congestionato delle ferie natalizie. Dal primo dicembre, comunque, sono partiti tutti gli effetti economici dell’accordo e questo non è stato modificato”, ha detto Scajola.
“Non vedo un grosso problema se l’operatività è dopo 10-15 giorni. Con tutti i problemi che ci sono stati questo è sicuramente il minore”, ha aggiunto.
Secondo Scajola, cioè che è importante è “il salto nella qualità del servizio che ci sarà e Alitalia tornerà ad avere un alto livello di servizio come quando era una grande compagnia”.

L’Alitalia contro i nanetti

Un aereo Alitalia in fase d decollo
di Alessandra Gerli
Il decollo è fissato per dicembre. Ma per l’Alitalia che prova a risuscitare insieme all’Air One, sotto le ali della Cai, ogni giorno che passa significa un nodo in più da sciogliere: prima ila trattativa con i sindacati, poi il nodo della licenza, l’aumento di capitale e, adesso, gli scioperi. E mentre Roberto Colaninno, presidente della Cai, e i suoi soci cerca di sbrogliarli, le altre compagnie italiane cercano di capire quali saranno le rotte che saranno lasciate libere dalla nuova Alitalia e su quali sarà più proficuo investire. Ma lo fanno con affanno e sconforto evidenti. Più che approfittare di questa fase di trasformazione, pare ne siano schiacciate.
Se, come previsto, la nuova Alitalia conquisterà il 60 per cento del mercato nazionale, in gioco c’è il restante 40 per cento. «Una quota importante» l’ha valutata Vito Riggio, il presidente dell’Enac, massima autorità aeronautica nazionale, che ha incoraggiato le altre italiane: «Si unissero, avrebbero delle ottime chances».
La partita sarà dura. Nel gotha del trasporto aereo tricolore è infatti diffusa l’idea che a vincerla saranno le concorrenti straniere. In effetti nel solo mese di ottobre l’irlandese Ryanair ha lanciato 20 nuove rotte italiane e organizzato la prossima apertura di quattro basi in altrettanti aeroporti: Trapani, Alghero, Cagliari e Bologna, da dove partiranno 43 voli inediti. Ad aspirare a nuovi collegamenti della Ryanair sono molti altri scali, da Genova a Comiso, in Sicilia. La low cost inglese easyJet non è da meno. Con la fuga dell’Alitalia, è diventata la prima compagnia a Malpensa e da Roma Fiumicino sta per debuttare su linee nazionali redditizie come Palermo, Bari e la stessa Malpensa. La Lufthansa ha creato una compagnia di diritto italiano, battezzata a scanso di equivoci Lufthansa Italia, che in febbraio esordirà da Malpensa con voli diretti, almeno per ora, verso le capitali europee ma ha anche chiesto di volare sulla rotta più ricca, quella tra Linate e Fiumicino. Altrettanto ha fatto l’Air France che si scommette sia pronta a varare un’analoga Air France Italia. Da notare che la compagnia tedesca e quella francese sono le due candidate più gettonate a diventare partner strategici della nuova Alitalia. Evidentemente si stanno preparando con proprie rotte se dovesse fallire il negoziato con Colaninno.
Anche le compagnie italiane provano a conquistare gli avanzi dell’Alitalia, ma di voli nuovi se ne vedono pochi. L’unica notizia di rilievo arriva da Forlì, che la Ryanair ha abbandonato all’improvviso, ma dove sta per sbarcare in forze la low cost siciliana WindJet, con voli, da fine marzo, verso 19 destinazioni. Una spiegazione della «latitanza» delle compagnie italiane la dà Massimo Polimenti (ex Alitalia) direttore commerciale della Windjet: «Da aeroporti ed enti locali non riceviamo un solo euro mentre per la Ryanair e la easyJet ci sono lauti finanziamenti pubblici. Soldi che utilizzano per sparare sulle compagnie italiane». «Il governo dia credito anche alle altre italiane. Non solo all’Alitalia» è l’appello il patron della Blue Panorama Franco Pecci: «Siamo piccole. Tutte insieme, però, trasportiamo 14 milioni di persone all’anno con 70, 80 aerei».
Ma il capo dell’Enac Vito Riggio le ha avvertite tutte. Tengano sotto controllo i conti e rafforzino il capitale perché «nel nostro sistema di sorveglianza sono tutte sotto osservazione. Chi più chi meno».
Nel clima di sfiducia, con la recessione globale che avanza e la domanda di trasporto aereo che scende, si trova però anche chi è disposto a rischiare. Ci sono, infatti, almeno quattro compagnie ansiose di nascere (o risorgere) con nuovi investitori. È il caso della Club Air, che in sei anni di vita spericolata è stata atterrata due volte dall’Enac. Artefice dell’operazione, l’imprenditore alberghiero Gerardo Soglia, 37 anni, neo deputato del Pdl. Al suo fianco l’imprenditore edile Antonio Di Donato e Vincenzo Morelli, proprietario della Amc manutenzione che lavorava anche per la Club Air e ora vorrebbe far sua la Atitech dell’Alitalia. «Abbiamo costituito la società con quote paritetiche e un capitale di 5 milioni, 3,5 già sottoscritti» rivela Soglia, che è in trattativa con un quarto socio. «Con il Tribunale di Milano ci siamo accordati per l’affitto dell’azienda e dei suoi due aerei. Non ci portiamo dietro la posizione debitoria, solo il ramo attivo. La rotta più importante, sempre che l’Alitalia l’abbandoni, sarà la Verona-Roma. Contiamo di partire per Natale». Il nome prescelto per l’ex Club Air è Italiatour Airlines ed è lo stesso dell’ex tour operator dell’Alitalia, che Soglia ha acquistato insieme alla Cit un anno fa.
Scalda i motori anche l’imprenditore siderurgico bresciano Alcide Leali, uno dei pochi italiani che con gli aerei è riuscito a fare soldi. Fondatore della Air Dolomiti nel 1991, venduta alla Lufthansa nel 2003, sta per tornare in pista con la Alis Aerolinee Italiane, compagnia merci nella quale è entrata la Intesa SanPaolo, socia della Cai di Colaninno. A fine ottobre la Alis ha comprato da Moratti, De Agostini, Falck la concorrente Cargoitalia e ora punta all’Alitalia Cargo insieme alla Miro Radici Finance.
In pista, un altro vip del trasporto aereo: Gianni Sebastiani, storico direttore generale dell’Alitalia, inventore dell’Air One, ex numero uno della Meridiana. Sotto le sue cure, potrebbe cambiare pelle e padrone la Livingston, la compagnia charter dei Viaggi del Ventaglio. «Tutto dipenderà dai conti» dice lui. «La due diligence è in corso. Speriamo di arrivare fino in fondo» mette le mani avanti Sebastiani che, in questa avventura, figura come consluente di Massimo Ferrero, produttore cinematografico colpito da un’irresistibile voglia di volare. Tanto è vero che prima della Livingston, era sul punto di rilevare la Club Air.
Anche la Alpi Eagles vuole riprendere quota. Ferma dall’inizio dell’anno, la compagnia che fu delle famiglie più in vista del Triveneto è in amministrazione straordinaria. «È congelata, ma ancora in grado di ripartire» afferma il consulente della procedura Augusto Angioletti, 47 anni e un curriculum eccezionale: pilota dell’Alitalia, leader delle Aquile selvagge, poi consigliere e membro del comitato esecutivo della compagnia, nonché amministratore delegato della charter Eurofly, lasciata nel 2006 con una perdita di 29 milioni. Oggi Angioletti reputa che il momento sia propizio: «Il riposizionamento dell’Alitalia fa intravedere ottime opportunità agli investitori». Per convincerli, però, bisogna mettere la Alpi Eagles «in condizione di ripartire». Ci vogliono soldi, che non ci sono ma potrebbero arrivare. Chiesta la garanzia dello Stato per un prestito dalle banche di circa 17 milioni, manca il via libera della Commissione europea.
C’è, insomma, un gran fermento sotto i cieli italiani. Così grande che viene da chiedersi se ci sarà spazio per tutti. In effetti i conti delle compagnie italiane in molti casi non tornano. Due esempi? Con un fatturato totale di oltre 762 milioni nel 2007 (contro i 5,5 miliardi dell’Alitalia e dell’Air One), la Meridiana e la sua controllata Eurofly sarebbero la seconda compagnia d’Italia ma i dipendenti di quest’ultima, piloti compresi, lavorano da un anno con contratti di solidarietà e a quelli della Meridiana, impantanati in una lunga vertenza, sono già state prospettate cassa integrazione e mobilità. Tra l’altro, dopo i 21,7 milioni di perdita netta del 2007, l’Eurofly ne perderà altri 19 quest’anno e ha bisogno della terza ricapitalizzazione in 12 mesi. Mentre la Meridiana passerà da un utile di un milione a un rosso di almeno 20. Insomma, il dubbio che non ci siano passeggeri per tutti è più che legittimo. l

Alitalia, via libera dalla Commissione Ue, ma non al prestito ponte

Sciopero Alitalia

Alitalia, linea dura del governo sullo sciopero

Un pilota Alitalia
“È uno sciopero anomalo, una vera e propria dichiarazione di guerra, ma il governo non permetterà che un sindacato autonomo ponga dei veti ad un’operazione che salva un’azienda e 12.600 posti di lavoro”. Il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, in diverse interviste sui quotidiani di oggi parla della “sconcertante” decisione di Anpac, Unione piloti, Anpav, Avia e Sdl di indire 14 giorni di sciopero.
“Come ministro che ha la delega su questa vicenda” spiega Matteoli “valuterò se c’è interruzione di pubblico servizio e le azioni possibili”.
Linea dura del governo quindi nei confronti di chi pone “veti pretestuosi”. Matteoli parla di “un’ubriacatura che non ha precedenti”. Il governo, sottolinea Matteoli al Messaggero, “non si farà intimidire” ed è “disposto ad assumersi tutte le responsabilità e i provvedimenti necessari. Se sperano che assistiamo inerti, se lo scordano”, precisa il ministro. Scatterà la precettazione? “Non assisteremo impassibili a tentativi di boicottaggio del servizio pubblico. A maggior ragione assumerò tutte le responsabilità che il mio ruolo mi assegna nei confronti di chi volesse impedire il salvataggio di Alitalia. Aspetteremo il parere del garante per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Poi il governo adempirà ai suoi doveri e prenderà i provvedimenti del caso”.
Alla richiesta dei piloti di riaprire la trattativa matteoli risponde che non sarebbe “possibile” e poi definisce le loro posizioni “strumentali. Ora rimettono in discussione anche il part-time su cui avevamo trovato un’intesa che nessuno pensava di dover rinegoziare”.
“La nostra risposta finirà quando avremo deciso che ci sono le condizioni per farla finire: quando saranno rispettati i principi di solidarietà, democrazia e di diritto al lavoro”. È questa la risposta che arriva dal segretario nazionale dello Sdl, Paolo Maras, nel corso dell’assemblea che vede riuniti allo scalo romano di Fiumicino circa 500-600 dipendenti dell’Alitalia raccolti dalle cinque sigle sindacali che formano il cosiddetto “fronte del no”.
FORUM: Cosa pensano di ottenere con questo sciopero?


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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