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Pensioni, il divieto del contante frutta alle banche 40 milioni l’anno. Ecco come risparmiare

(Credits: Imagoeconomica)

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TUTTO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI

Una spesa fino a 100 euro all’anno per ciascun pensionato e maggiori incassi per le banche per circa 40 milioni di euro ogni 12 mesi. Potrebbero essere questi gli effetti delle norme contenute nell’ultima manovra economica, che impongono all’Inps il divieto di pagare in contanti tutti gli assegni d’importo superiore ai 1.000 euro al mese. Continua

La lente dell’Antitrust sui bollettini delle Poste: troppo cari

Un ufficio postale a Roma

Compilare un bollettino postale e avere la sensazione di pagare alle Poste quel servizio un po’ troppo caro…

L’impressione ora è condivisa dall’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria sull’operato di Poste Italiane per un possibile “abuso di posizione dominante nei servizi di incasso e pagamento”. Sotto accusa proprio i costi delle commissioni per il “bollettino postale”, un “prodotto esclusivo di Poste Italiane”.
I bollettini sono la forma di pagamento più usata dagli italiani per servizi che vanno dalle bollette delle utenze alle multe. Secondo quanto calcolato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con questo strumento sono state effettuate transazioni per una media mensile di poco meno di 47 milioni di pagamenti nel 2008. Molto più di strumenti alternativi come i “Mav” postali (37,5 milioni di operazioni nel 2007) o i bollettini bancari “Freccia” (2,5 milioni nel 2007). Nello stesso periodo il totale dei bollettini postali utilizzati era stato di oltre 600 milioni con una media mensile oltre i 50 milioni. Tutto ciò secondo l’authority costituisce una posizione dominante nel mercato dei servizi di pagamento grazie alla quale Poste è “in grado di applicare condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose agli utenti postali che devono pagare i bollettini postali, scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti quali la rendicontazione”.
L’Antitrust si è mossa dopo la denuncia inviata da una associazione di consumatori dopo l’aumento di 10 centesimi (a 1,10 euro), dal primo ottobre 2008, della commissione per i bollettini postali. L’istruttoria contro Poste è stata aperta lo scorso 23 aprile e verrà chiusa entro fine aprile 2010. L’Antitrust rileva che Poste, con i bollettini postali, presta un servizio sia a chi paga sia a chi riceve il pagamento, ma con “una politica commerciale” che prevede “commissioni di incasso per i soggetti beneficiari anche nulle facendo invece gravare , sul lato del soggetto debitore, che esegue il versamento, una commissione di 1,10 euro a bollettino”. Quindi con “condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose” per i clienti che pagano i bollettini postali “scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti”, come la rendicontazione.
È possibile, ipotizza l’Antitrust, grazie ad una “condotta abusiva”, una strategia per difendere la forza di mercato ed escludere servizi concorrenti: l’Autorità rileva per esempio che sui bollettini postali prestampati non viene indicato il codice Iban del beneficiario che consentirebbe di effettuare il pagamento anche tramite banca, e che così in pratica le uniche forme alternative di pagamento sono “riconducibili al conto BancoPosta (online o con carta di credito), quindi alla propria rete, e non alla rete interbancaria” usufruendo “di condizioni meno onerose”.
Per l’Antitrust “il potere di Poste Italiane di determinare gli standard del bollettino postale escludendone l’interoperabilità al di fuori della rete postale ostacola lo sviluppo di modalità di pagamento alternative offerte da altri operatori”.

Manovra al Senato con fiducia. Ecco le modifiche su assegni sociali e precariato

Precari

Sarà fiducia sulla finanziaria. “Il governo non intende fare ulteriori modifiche” al decreto legge sulla manovra economia “rispetto a quelle fatte dalla commissione bilancio del Senato e ha presentato un emendamento interamente sostitutivo” del decreto come modificato dalla Camera e comprendente le modifiche della commissione del Senato, sul quale “pone la questione di fiducia”. Lo ha annunciato in aula il ministro dei Rapporti col parlamento, Elio Vito. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso la seduta e ha convocato la conferenza dei capigruppo che dovrà stabilire i tempi dell’esame del decreto. Il voto di fiducia dovrebbe svolgersi nella tarda mattinata di venerdì.
Rispetto al testo approvato alla Camera conterrà almeno quattro modifiche: sui precari, sugli assegni sociali, sull’elasticità delle missioni di spesa, sulla punizione per il datore di lavoro che non concede giorni di riposo ai dipendenti.
Le modifiche viaggeranno su un maxiemendamento del governo, che la Commissione Bilancio di Palazzo Madama ha discusso fino a notte fonda. Il provvedimento potrebbe così tornare alla Camera per la terza lettura, con probabile voto definitivo fra lunedì e martedì prossimi.

La norma anti-precari sarà circoscritta alle cause in corso e, quindi, soprattutto ai contenziosi con le Poste: l’entità dell’indennizzo andrà da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Il taglio generalizzato degli assegni sociali è stato invece cancellato. Il giro di vite varrà solo per gli immigrati e, in genere, per coloro che non potranno dimostrare di aver soggiornato in Italia per dieci anni consecutivi. Continueranno a percepire l’assegno gli italiani indigenti, compresi coloro che, come le casalinghe, non hanno avuto contratti di lavoro e redditi corrispondenti.

Via libera della commissione Bilancio anche all’emendamento sulla flessibilità di bilancio: accogliendo le osservazioni del Quirinale, le modifiche richieste prevedono anche una serie di nuovi paletti. Oltre al fatto che la rimodulazione dei programmi delle dotazioni finanziarie di ciascuna “missione di spesa” dei vari ministeri sarà limitata solo al 2009, la rimodulazione dei bilanci ministeriali potrà essere sempre anticipata con semplice decreto ministeriale, ma con qualche limite in più rispetto al testo originario: non bisognerà infatti “pregiudicare il conseguimento delle finalità definite dalle norme sostanziali”, non si potrà superare il tetto del 10% delle risorse finanziarie stanziate e sarà limitata all’esercizio finanziario 2009. Eliminato, infine, il potere del ministro dell’Economia di modificare le rimodulazioni con proprio decreto nei casi più urgenti.
Torna infine l’obbligo di revisione per tutte le cooperative, senza distinzione tra piccole e grandi. Mentre la norma introdotta nel testo della Camera escludeva dai controlli le cooperative con un volume d’affari superiore ad un milione di euro, la modifica presentata in Senato ripristina la revisione dei controlli su tutte le cooperative, andando così incontro alle richieste di Lega Coop e Confcooperative.

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Fs e Poste viaggiano insieme nella logistica

Si parte. Nasce oggi “Italia Logistica” la joint-venture tra Ferrovie dello Stato e Poste Italiane per creare un polo nazionale di logistica integrata che punta a collocarsi fin da subito tra i primi operatori di mercato in Italia.
Con le firme apposte sotto l’intesa dagli amministratori delegati Mauro Moretti (Fs) e Massimo Sarmi (Poste) “Italia Logistica”, parte con una pianta organica “snella”, come è stato detto nel corso di una conferenza stampa. Saranno circa un centinaio di addetti, per un giro d’affari di 70 milioni di euro che già alla fine dell’anno potrebbe arrivare a 86-87 e nel giro di tre-quattro anni a 100-120 milioni.

La joint-venture è paritetica e nasce attraverso l’integrazione tra le attivita’ di Omnia Logistica (gruppo Fs) e quelle di Sda Logistica (gruppo Poste Italiane). “Poste Italiane e Ferrovie dello stato” ha rilevato Massimo Sarmi “hanno messo in comune il loro patrimonio di esperienze logistiche e tecnologiche per dotare il Paese di un importante polo logistico, utile per la crescita delle imprese e in grado di competere con i maggiori player europei. Con Italia Logistica - ha aggiunto Sarmi - si conferma la vocazione di Poste Italiane a fare sistema e di offrire servizi ad alto valore aggiunto. In questo modo possiamo rispondere sempre meglio alle aspettative dei nostri clienti, siano essi privati cittadini, imprese o pubblica amministrazione”.
“Il treno percorre” ha detto l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti “medie e lunghe distanze, creando importanti economie di scala e abbattendo i costi esterni e l’impatto sull’ambiente ma non puo’ arrivare fin sotto casa e neppure dentro ogni stabilimento. Per questo, dopo avere intrapreso una strategia di razionalizzazione e rilancio del settore merci e dopo aver focalizzato la sua attenzione sui porti con l’acquisizione del sesto modulo di Genova-Voltri, il gruppo Ferrovie aggiunge un altro tassello alla sua offerta integrandosi con Poste Italiane”, in questo progetto.
La nuova Italia logistica sfrutterà a pieno le due infrastrutture (centri sul territorio, treni, mezzi su gomma, aeromobili) e conta di inserirsi “in un mercato che”, secondo Riccardo Sciolti la prima guida di questo nuovo soggetto, “è assolutamente dominato dai player stranieri”.

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Disservizi pubblici: Poste bocciate all’esame di puntualità

Un deposito con sacchi di posta da smistare

di Daniele Martini

Da una via all’altra di Biella solo una lettera su due arriva puntuale. Idem a Salerno. A Lucca la percentuale di puntualità sale un po’, ma non di molto: 57 per cento. In 49 città su 110 la posta giunge in ritardo alla destinazione finale, distante in qualche caso solo poche centinaia di metri, non rispettando l’indice di qualità che l’amministratore delle Poste italiane, Massimo Sarmi, e il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, hanno concordato come accettabile per considerare il servizio pubblico discreto.
In pratica un capoluogo di provincia su due è servito male; solo nelle metropoli come Milano o Roma i recapiti sono quasi sempre tempestivi e le Poste in grado di rispettare in pieno lo standard riassunto dalla formula «89 per cento in J più 1», che significa: l’89 per cento delle lettere dovrebbe essere consegnato dal postino al destinatario il giorno successivo a quello della spedizione.
Dalla città alla provincia il livello concordato tra Poste e ministero è meno vincolante, scendendo a 85 per cento in J più 1, ma la tempestività postale non migliora, anzi. Da Bergamo a Treviglio solo il 51 per cento delle missive è puntuale, da Pisa a Cascina, comuni uniti da una strada, il 57 per cento, da Massa a Carrara, due località praticamente attaccate, una lettera su tre è fuori tempo massimo e tra Asti e Canelli la puntualità è ugualmente scadente.
Quando poi le lettere seguono il percorso inverso, imbucate nei centri della provincia con destinazione il capoluogo, le prestazioni peggiorano ancora: da Montesarchio a Benevento arriva per tempo solo il 36 per centro delle spedizioni, da Cossato a Biella il 39, da Melfi a Potenza il 48, da Crema a Cremona il 57.
Anche nelle tratte regionali, tra capoluogo di regione e capoluogo di provincia, tipo Napoli-Avellino o Firenze-Lucca, il servizio è modesto e su 26 casi presi in esame solo in 2 (Milano-Lecco e Torino-Vercelli) è accettabile.
Ma la Waterloo postale si verifica quando una lettera spedita da una regione deve essere consegnata in un’altra. In questi casi lo standard minimo di qualità concordato scende di altri 5 punti, dall’85 all’80 per cento. E nonostante ciò su 163 tratte esaminate solo 15 hanno rispettato i tempi di consegna previsti, meno del 10 per cento. Le missive spedite da Trento, Bolzano e Aosta verso Napoli, per esempio, arrivano in orario appena 39 volte su 100, con uno scarto di 41 punti dallo standard minimo.
Il dettagliato monitoraggio del servizio postale è stato effettuato dalla Izi, società specializzata in metodi di analisi e valutazioni economiche che per 6 mesi, da gennaio a giugno 2007, ha tenuto sotto osservazione i percorsi e i tempi di consegna di oltre 55 mila lettere su tutto il territorio italiano. Alla fine gli analisti hanno emesso un verdetto severo, espresso nel rapporto confidenziale consegnato al ministro Gentiloni di cui Panorama è entrato in possesso: «Il servizio della posta non massiva (ex corriere prioritario) non ha conseguito gli obiettivi di qualità».
Il dato finale di sintesi contenuto in quel dossier è negativo, inferiore dello 0,6 per cento rispetto agli indici di qualità fissati, ma non la dice tutta sulla natura delle prestazioni, che purtroppo nella realtà sono ancora più scadenti.
Su quella cifra del rapporto Izi, infatti, pesano in maniera determinante i volumi delle metropoli, dove il servizio è buono e puntuale, quantità così gigantesche di lettere da riuscire a correggere al meglio la statistica complessiva nazionale, come nella storiella dei polli di Trilussa.
Le Poste guidate da Sarmi hanno puntato i loro sforzi proprio sulle grandi città, dove grazie alla conformazione territoriale l’organizzazione delle consegne è più agevole e con un solo postino, per esempio, si servono molti abitanti. Ma fuori dai grandi centri, in tutto il resto della Penisola, in buona parte degli 8.100 comuni, il servizio rimane traballante, percepito come insufficiente dai clienti, che infatti mostrano un’insoddisfazione diffusa.
Se dovessero essere adottati criteri più stringenti di valutazione, per i tempi di consegna e riguardo al peso da attribuire alle varie tipologie di lettere e tratte, così come stanno studiando per il futuro gli uffici della direzione del ministero delle Comunicazioni, risulterebbe ancor più evidente l’affanno dell’azienda di Sarmi nei confronti della sua ragione sociale principale, che fino a prova contraria resta quella del recapito della corrispondenza.
In pratica stanno venendo al pettine nodi strutturali di organizzazione del servizio. La distribuzione delle lettere è concentrata sugli aerei che fanno perno sui grandi scali, come Malpensa o Fiumicino, così che le metropoli risultano avvantaggiate, ma il resto della Penisola ne risente.
La rete distributiva probabilmente andrebbe rafforzata puntando, per esempio, anche su scali minori, situati in aree nevralgiche per densità abitativa e per attività economiche presenti. Ma la società delle Poste i contratti non li fa. Forse bisognerebbe che l’azienda di Sarmi attivasse rapporti con più compagnie aeree, oppure decidesse di lanciare la sua compagnia, che esiste ma è stata lasciata sulla carta.
Per una volta tanto lo svantaggio postale non grava in misura più accentuata sul Sud, la qualità è modesta ovunque e anzi appaiono più penalizzate le aree a sviluppo intenso, dove la lentezza postale è vissuta dalle imprese come uno dei tanti handicap competitivi rispetto alla concorrenza europea, al pari di quelli stradali, autostradali e ferroviari.
Le Poste sono una società di proprietà del ministero dell’Economia e il compito prioritario è la consegna della corrispondenza su tutto il territorio nazionale, dalle metropoli ai luoghi più sperduti, in omaggio a un principio di civiltà e di efficienza sintetizzato con la definizione di «servizio universale», regolato da un minuzioso contratto di programma concordato tra l’azienda postale e il ministero delle Comunicazioni e pagato quest’anno dallo Stato con un esborso di circa 300 milioni di euro.
In questi ultimi anni, invece, la società guidata da Sarmi è come se avesse sottovalutato la sua missione storica, concentrandosi su altro, dalle assicurazioni al credito, dall’informatica ai telefonini, ottenendo in qualche caso risultati notevoli, utili soprattutto ai fini di bilancio, ma rafforzando l’impressione di trascurare, nei fatti, il servizio postale classico, considerato alla stregua di un fastidioso lascito del secolo passato, più da sopportare che da sviluppare.
Sarmi, in sostanza, ottiene risultati, ma in territori distanti dalle lettere, seguendo una strategia che lo sta portando in rotta di collisione con il ministro Gentiloni.
Poste Vita è ai primi posti nella classifica delle maggiori assicurazioni italiane e Banco Posta è al primo posto tra le banche «retail» potendo contare, oltretutto, sul bacino quasi naturale di clienti rappresentato dagli oltre 23 milioni di pensionati che in gran parte si recano mensilmente alle Poste per riscuotere il loro assegno. E ora che la società di Sarmi si è buttata anche nel mercato dei telefonini, mettendoli opportunamente in collegamento con i servizi finanziari, c’è da aspettarsi un nuovo boom.
Il Financial Times ha riconosciuto che quello italiano è il servizio postale più redditizio d’Europa, risultato dovuto «in gran parte alla divisione per i servizi finanziari», come ha sottolineato in un’intervista lo stesso amministratore delegato.
La rivista Fortune ha inserito le Poste italiane tra le 10 società più apprezzate nel mondo per la logistica. E la Cisco, grande società di servizi internet, ha conferito all’azienda pubblica italiana il premio 2007 per la miglior rete Ip aziendale, definendo le Poste «leader europeo per la posta elettronica ibrida e per il trattamento dei documenti».
A giudizio di molti analisti del ramo, però, i vantaggi conseguiti con i nuovi business non hanno accompagnato il miglioramento del servizio postale in senso stretto. Anzi, sta diventando sempre più stridente il contrasto tra il buon andamento delle nuove aree di affari e il ristagno nelle attività tradizionali.
In seguito ai risultati tutt’altro che lusinghieri ottenuti nel 2007, la società guidata da Sarmi rischia una multa severa da parte del ministero delle Comunicazioni. In base all’articolo 13 del nuovo contratto di programma, le Poste potrebbero subire una penale fino a 1,5 milioni di euro. Determinanti saranno i dati di fine anno ancora in fase di elaborazione.
La previsione è che difficilmente i risultati postali degli ultimi mesi potranno modificare radicalmente l’andamento negativo nel resto dell’anno. I blocchi stradali e autostradali prima di Natale, infatti, hanno influito anche sul servizio postale rallentandolo. Una sanzione comminata dal ministero alle Poste alla vigilia della decisione del governo sul rinnovo del vertice aziendale, prevista per l’inizio della primavera, non sarebbe un buon viatico per l’eventuale riconferma di Sarmi.

Eurostat: caro amico ti chiamo, perché scriverti mi costa un (bel) po’

Italia regno dei telefonini dove si prediligono ancora i pagamenti in contanti e si spende molto, più di quasi tutti gli altri cittadini dell’Unione europea, per spedire una lettera all’interno del territorio nazionale.
Questa, in sintesi, la fotografia dell’Italia scattata da Eurostat attraverso i dati relativi ad alcuni servizi e alle abitudini dei cittadini-consumatori. Nel rapporto diffuso oggi, l’attenzione di Eurostat si è concentrata sulla telefonia fissa e mobile, sui servizi postali e su quelli bancari.
I dati, relativi al 2005, confermano che l’Italia è sostanzialmente il Paese con la maggior diffusione di telefonini (122 ogni 100 abitanti grazie alle carte pre-pagate e al fatto che alcuni utenti sottoscrivono più di un contratto). I due Paesi che precedono l’Italia in questa graduatoria sono infatti il Lussemburgo (158) e la Lituania (127), realtà difficilmente comparabili per estensione e popolazione con la Penisola.
A fronte del boom registrato in Italia dalla diffusione dei telefonini, le linee fisse sono rimaste sostanzialmente stabili: dalle 44 per ogni 100 abitanti del 1996 alle 43 del 2005. Quanto alla durata delle telefonate dai telefonini gli italiani risultano, con 2,2 minuti a testa per giorno, più o meno a metà della classifica guidata dai finlandesi (5,3) e chiusa dai lussemburghesi (1,3).
Gli italiani risultano invece assai più indietro rispetto ai consumatori di quasi tutti gli altri Paesi europei per l’utilizzo delle carte di credito come sistema di pagamento. Nel 2005, solo il 20% degli acquisti di importo pari o superiore ai 100 euro è stato effettuato con carte di credito, mentre il 68% è stato pagato in contanti. Fatta eccezione della Grecia (dove queste percentuali sono risultati pari rispettivamente al 4 e al 95%), solo per alcuni Paesi dell’Est come Ungheria, Polonia e Slovacchia sono state registrate performance peggiori.
L’Italia risulta poi ancora al ‘top’ delle classifica europea per quanto riguarda il costo dell’affrancatura (dati relativi al 2006) di una lettera standard da recapitare all’interno del territorio nazionale: 0,60 euro, inferiore solo a quello registrato in Finlandia (0,70) e Danimarca (0,64). Mentre si colloca in posizione intermedia per l’invio verso un indirizzo di un altro Paese Ue: 65 centesimi conto 1,19 euro della Svezia (la piu’ cara) e i 41 centesimi della più economica Bulgaria.

Poste Mobile, lo sportello sempre in tasca con il cellulare

Ufficio postale
di Guido Castellano
Arriva il telefonino delle Poste. Lunedì 26 novembre l’amministratore delegato della società, Massimo Sarmi, annuncia l’avvio del servizio di telefonia mobile reso possibile da un accordo con la Vodafone. Dalla prossima settimana negli oltre 14 mila sportelli delle Poste Italiane ci si potrà abbonare a Poste Mobile, nuovo marchio che farà concorrenza agli altri operatori mobili.
Oltre a tariffe che si annunciano competitive, i telefonini con la sim card delle Poste (va bene qualsiasi modello) offriranno la possibilità di effettuare pagamenti: bisognerà avere una carta di debito PostePay o un conto corrente postale. Bollette e pedaggi potranno così essere pagati con un clic. È probabile che il sistema di pagamenti venga aperto successivamente anche ad altre banche.
L’ingresso delle Poste nel settore della telefonia mobile virtuale è un primo passo nel settore dei servizi: presto ci sarà anche l’offerta di energia elettrica.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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