Leggi tutte le notizie su:


poveri

La ricetta anti crisi di Yunus: anche in italia il microcredito

Muhammad Yunus

Il “banchiere dei poveri” e premio Nobel per la pace Muhammad Yunus porta anche in Italia il microcredito senza garanzie per dare prestiti ai più poveri, soprattutto donne, che non possono avere credito da una banca tradizionale e permettere loro di avviare imprese ed evitare di cadere nelle mani degli usurai. Un sistema che resiste, anzi si rafforza, con l’attuale crisi, rivendica Yunus che vede nel momento attuale l’opportunità di cambiare le cose.
Quindi sciorina con orgoglio l’altissima percentuale (98%) di restituzione dei prestiti a fronte di una generale insolvenza del credito e invoca le aziende italiane a siglare accordi sociali sul modello di quanto hanno fatto Danone o Volkswagen. Nel nostro paese il premio Nobel, che ha presentato il suo libro Un mondo senza povertà a Milano e partecipato a un incontro della Fondazione Ducci a Roma, punta a una collaborazione con Unicredit e l’Università di Bologna per dare vita a un’iniziativa “entro l’anno” mentre la Fondazione Cariplo, grande socio di Intesa Sanpaolo (già attiva nel campo con Banca Prossima e i prestiti d’onore) auspica la partecipazione di altri istituti di credito.

Nata in Bangladesh nel 1976 la Grameen Bank, che nel nostro paese assumerà la forma di una Organizzazione Non Governativa e non di una banca, opera già in diversi paesi industrializzati quali gli Stati Uniti o la Spagna. Il premio Nobel ha spiegato che “non è stata ancora decisa la città” in cui aprirà; la sua speranza che possa entrare in funzione “entro l’anno”. Il “banchiere dei poveri” spiega così che con la crisi, determinata da un “pugno di uomini”, siamo arrivati al punto in cui non vale più la pena di aggiustare la macchina “va cambiata”, cioé va smontato e rifatto “mattone su mattone” il sistema finanziario.
Il messaggio è che questo si può fare. La sua idea è quella di mettere a fianco del “business” che mira solo a far profitto anche quello che chiama ‘business sociale’ che arriva al pareggio senza guadagni e permette di aiutare la gente basandosi sulla fiducia e non sulla garanzia di solvibilità. Per il presidente dell’Ispi, Boris Bianchieri, l’aspetto straordinario di Yunus è che “sa suscitare sorrisi” di speranza nelle platee “caso raro in questi ultimi tempi” e che “sa inventare rimedi, avendo creato un’organizzazione straordinaria di cui peraltro non è azionista ma un dipendente”.
La conferma che questo può funzionare è proprio l’esperienza del microcredito che non vive la crisi attuale. “Non ha alcun impatto” ha spiegato Yunus. “La crisi è del sistema finanziario che costruisce castelli in aria. Quando noi facciamo un prestito è per cose concrete, come una mucca”.

Il VIDEO servizio:

La crisi e i suoi effetti: “100 milioni di poveri in più. E cresceranno”

Poveri a Roma nel mercato rionale di Val Melaina

La crisi finanziaria in atto, la peggiore dal 1930, rischia di mettere in ginocchio i Paesi emergenti, già alle prese con il caro energia e l’impennata dei prezzi degli alimentari. Dall’inizio dell’anno il numero dei poveri è aumentato di 100 milioni e il rischio “è che la cifra salga ulteriormente”. A lanciare l’allarme è il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, spiegando come questa “catastrofe è stata creata dall’uomo e sta noi ora trovare le risposte”.
“I paesi in via di sviluppo, molti dei quali già colpiti dagli elevati prezzi di energia e alimentari, rischiano di vedere andare in fumo i propri sforzi di miglioramento della qualità della vita della popolazione se ci sarà un prolungato rallentamento della crescita globale e una stretta del credito”, spiega Zoellick, sottolineando come “sono le fasce di popolazione più povere e vulnerabili a rischiare i danni più gravi in alcuni casi permanenti”. Ma la Banca Mondiale, il Fmi e altri organismi utilizzeranno tutte le risorse finanziarie a loro disposizione per sostenere i paesi in via di sviluppo nel rafforzare le proprie economie e dei propri sistemi finanziari.
Proprio in quest’ottica Zoellick ha annunciato che la Banca sta valutando la possibilità di creare un fondo per aiutare la ricapitalizzazione delle banche nei Paesi emergenti colpite dalla crisi finanziaria. Nella conferenza stampa di chiusura del Development Committeee, Zoellick sottolinea come “la crisi in corso si è manifestata prima negli Usa e poi in Europa, con una reazione da parte della gente di confusione, poi di frustrazione, poi di rabbia e poi di paura. Queste reazioni naturali si diffonderanno nel mondo, visto che l’impatto della crisi di amplia. Queste reazioni vanno prese seriamente”.

Gli eventi degli ultimi mesi “hanno evidenziato la necessità di modernizzare il multilateralismo e i mercati per una nuova economia globale. È questo, e non di meno, quello che ci si aspetta da noi”. “La crisi attuale” conclude “deve assorbire tutte le nostre energie e la nostra attenzione.

Calma, le pensioni sono al sicuro

Corteo sindacale

“Adelante con juicio”: l’esortazione che dai Promessi sposi in poi simboleggia la volontà di darsi una mossa, ma con accortezza, per non rompere le uova nel paniere, potrebbe essere anche il motto del nuovo presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, un manager che in questa prima intervista fa di tutto per apparire decisionista, in omaggio ai tempi, ma all’insegna della moderazione e della prudenza in quanto “lettiano” nell’anima.
“Lettiano” nel senso di politicamente, umanamente e culturalmente contiguo, per sua esplicita rivendicazione, a Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio portato in palmo di mano da Silvio Berlusconi, ma apprezzato anche dall’opposizione e definito, invece, con una punta di sarcasmo, l’”eminenza azzurrina” o il “gran ciambellano” da chi non lo ha molto in simpatia. Inutile dire che proprio Letta più di altri ha voluto Mastrapasqua su quella poltrona, forse anche per questo. Quando la nomina è arrivata al vaglio del Parlamento, hanno votato a favore pure le opposizioni, sia alla Camera sia al Senato.
Quarantanove anni da alcuni giorni, già consigliere dell’istituto pubblico di previdenza per poco meno di 5, il tempo sufficiente per conoscere fin nel dettaglio fatti e misfatti dell’ente, Mastrapasqua non è il classico commis d’état. Le sue esperienze manageriali sono soprattutto nel settore privato, con una propensione per i risanamenti d’azienda, come l’Ospedale israelitico di Roma, arrivato una decina d’anni fa sull’orlo della chiusura e riportato da Mastrapasqua a nuova vita.
L’Inps affidato al nuovo presidente è un gigante pubblico che ha poco a che spartire, per la verità, con le aziende decotte di cui il manager si è occupato in passato. Anzi, i suoi conti sono in netto miglioramento. Con 19 milioni di assicurati e 16 di pensionati, un bilancio gigantesco, secondo per entità solo a quello dello Stato, una struttura informatica di primo livello, l’Inps è il più grande ente previdenziale d’Europa. Un colosso che, però, soffre di una malattia subdola e nascosta: quella della scarsa credibilità. Provate a chiedere a un giovane o a un meno giovane se si sente sicuro per la pensione con i soldi in mano all’Inps e non saprà rispondere o si dimostrerà più che scettico. Il compito che Mastrapasqua si sta dando, quindi, non è quello del risanatore con la spada sguainata, ma del gradualista miglioratore che procede, appunto, “con juicio”.
Di fronte alla domanda delle domande, e cioè se il presidente dell’Inps, massima autorità in materia previdenziale, pur considerando che le riforme spettano al Parlamento, ritenga necessario rimettere le mani sul sistema delle pensioni, il decisionista-prudente dà il meglio di sé, elaborando una risposta della durata di circa un quarto d’ora, calibratissima e argomentata.
Riassumibile così: “Bisogna pensarci, perché non farlo sarebbe da irresponsabili nei confronti dei nostri figli e nipoti. Ma bisogna anche stare molto attenti. La gente non può essere stressata e disorientata con decisioni e messaggi contrapposti e a getto continuo tipo scalone, scalini, scalinetti, età da alzare e abbassare, previdenza complementare o no. La riflessione deve essere seria, non emotiva, perché in queste faccende non sono ammessi passi falsi e superficialità”.
Vuol dire che è meglio lasciare tutto così com’è?
In questo momento nel Paese serpeggia una sensazione di precarietà e il welfare è una materia delicatissima. Forse comincerei nel peggiore dei modi il mio lavoro di presidente se contribuissi ad aprire un dibattito a freddo, sopra le righe o fine a se stesso.
Non le sembra di eludere la domanda?
Al contrario, è un modo responsabile di affrontare l’argomento. Potrei sparare una risposta azzardata, forse le regalerei un titolo forte, ma non sarebbe serio.
Nel libro verde il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha ipotizzato un intervento sull’età pensionabile.
Sì, ma lo stesso ministro ha poi precisato che questa è una materia su cui non è opportuno intervenire una volta all’anno e di conseguenza ha annunciato l’istituzione di un osservatorio.
Se lei in questo momento fosse a una riunione di quell’osservatorio, che posizione prenderebbe?
Non ho una ricetta in tasca, mi interessa di più far capire ai giovani e a tutti gli italiani che l’Inps è una realtà solida, non fallisce e lavorerà bene per custodire al meglio i soldi ricevuti dai lavoratori e dalle aziende.
Dicono che lei si sia presentato a dirigenti e sindacalisti con il piglio del decisionista.
Conosco bene l’istituto, sono stato consigliere per 4 anni, mi trovo nelle condizioni ideali per intervenire subito sull’organizzazione e la risposta mi sembra lusinghiera.
C’è bisogno di un intervento repentino?
In 4 anni ci sono state tre consultazioni elettorali e si sono avvicendati tre ministri. Negli ultimi 36 mesi l’istituto è stato scosso dal tormentone Superinps sì o no. E poi le voci: viene Enrico Bondi, no inviano Matteo Arpe, si fa la holding, ci massacrano con i tagli… Un marasma. Ho voluto dare l’impressione che si cambiava registro e ho la sensazione che la maggioranza di dirigenti e dipendenti non aspettasse altro.
Come vanno i conti?
Bene. A fine agosto abbiamo già riscosso 89,2 miliardi di euro, quasi 5 più di quanto avevamo previsto, mentre il totale dei pagamenti è stato sostanzialmente in linea con quanto preventivato: 127,6 miliardi rispetto ai quasi 127 della previsione. Questi risultati consentono allo Stato una riduzione dei trasferimenti di 4,2 miliardi di euro che a fine anno, in base all’andamento tendenziale, potrebbero diventare 6 o anche 7.
A che cosa si devono questi miglioramenti?
A un mix di fattori. C’è stato soprattutto un recupero di evasione contributiva e hanno influito anche norme e direttive approvate dal governo precedente e dall’attuale.
Parliamo del recupero di evasione.
È stato possibile grazie soprattutto al buon lavoro degli uffici che hanno incrementato sia la parte della riscossione sia quella del recupero dei crediti. In particolare è stato importante il lavoro svolto dalla società Equitalia.
Mentre per quanto riguarda la normativa che cosa è successo?
Il precedente ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, decise un aumento delle aliquote contributive che ha favorito i conti. Nel frattempo sono aumentate moltissimo le ispezioni in base a una direttiva del ministro Sacconi. Grazie a essa gli ispettori possono concentrarsi sugli aspetti sostanziali, tipo la lotta al lavoro nero, rispetto a quelli formali, come la virgola fuori posto.
Il governo precedente aveva previsto un risparmio di 3 miliardi e mezzo in 10 anni con le sinergie fra i vari enti previdenziali per finanziare in parte l’eliminazione dello scalone. A che punto siamo?
La preparazione di un piano comune di risparmi per 350 milioni all’anno attraverso una collaborazione tra gli enti è uno dei miei primi compiti.
Nel concreto come si possono ottenere questi risparmi?
Già da alcuni anni, per esempio, Inps e Inail hanno un call center in comune, che ovviamente costa meno che averne due; ritengo sia possibile allargare questa esperienza agli altri enti previdenziali. Sinergie sono possibili con una centrale acquisti comune e una migliore gestione del patrimonio immobiliare e delle apparecchiature informatiche.
E se questi progetti non dovessero dare i risultati sperati?
Mi auguro non succeda, ma a quel punto dal 1° gennaio 2011 scatterebbe un aumento delle aliquote contributive dello 0,09 per cento. A questo proposito vorrei fare una riflessione. Sono tenuto al rispetto della legge, ma mi faccio due domande. Perché a carico degli enti previdenziali i risparmi per l’eliminazione dello scalone? E perché, se anch’io devo partecipare, non posso scegliere le modalità che ritengo più opportune?
E che risposta si dà?
Avanzo un’ipotesi: se devo recuperare quattrini, invece di tagli e restrizioni forse è più opportuno che punti sull’efficienza attraverso l’aumento delle riscossioni. Il risultato per le finanze statali sarebbe identico, ma per l’istituto l’approccio cambierebbe in meglio.
L’Inps ha 900 organismi a livello nazionale e locale con 6 mila poltrone. Sembrano troppe? Va riformata la governance dell’istituto?
L’esistenza dei comitati locali è prevista dalla legge; noi ci limitiamo a pagare. Per quanto riguarda la governance, l’organizzazione attuale sta dando ottimi risultati di bilancio. Questa non è una società per azioni, va trovato il giusto equilibrio tra le esigenze manageriali e quelle di sorveglianza affidate alle parti sociali attraverso i Civ, consigli di indirizzo e vigilanza.

Retromarcia sui biocarburanti. La Fao: fanno aumentare gli affamati

Produzione di biocarburante

La corsa al biofuel in Occidente fa aumentare gli affamati nel Terzo mondo. E il monito viene dalla Fao. È il secondo avviso, in realtà, da parte dell’organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, dopo quello del direttore generale Jacques Diouf a metà settembre, contro la trasformazione dei prodotti alimentari in combustibili.
E stavolta porta come prova a carico l’ultimo rapporto dell’agenzia Onu sullo stato dell’alimentazione e l’agricoltura (Sofa 2008: The State of Food and Agriculture), secondo il quale l’incremento di politiche e di sussidi per produrre i biocombustibili da cereali e canna da zucchero ha provocato l’impennata dei prezzi delle derrate alimentari, creando circa 75 milioni di nuovi affamati.
Stando al rapporto Fao, oggi i poveri che non riescono a sfamarsi sono circa un miliardo, mentre salgono a 22 i Paesi dipendenti dalle importazioni di combustibile e cereali che sono considerati vulnerabili per alto tasso di denutrizione cronica. “L’impatto sulla sicurezza alimentare” ha spiegato il coordinatore del rapporto della Fao, Keith Wiebe “è significativo, visto che già oggi il 50 per cento della canna da zucchero brasiliana serve per produrre etanolo, e così il 30 per cento del mais statunitense e il 60 per cento dei semi oleosi prodotti in Europa”.
A dare una spinta all’aumento degli affamati, secondo il rapporto Fao, le politiche e i sussidi a favore di biocarburanti nei Paesi Ocse: investimenti che solo nel 2006 sono stati di oltre 10 miliardi di dollari; mentra la produzione è più che triplicata in sette anni: 52 miliardi di litri di etanolo nel 2007, tre volte di più che nel 2000, e circa 10 miliardi di litri di biodiesel, undici volte di più del 2000. “Eppure” ha osservato Keith Wiebe “negli ultimi due anni la produzione di etanolo negli Usa non è stata redditizia e si è retta solo grazie alle sovvenzioni”.
E i biocombustibili sono destinati a occupare una piccola fetta del mercato dei carburanti, considerando che anche i dati Fao confermano il dominio dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas nel 2030 copriranno ancora l’82 per cento della domanda energetica (rispetto all’81 per cento di oggi), mentre i biocombustibili liquidi saranno solo tra il 3 e il 3,5 per cento del consumo globale di energia per il trasporto. Alla luce di questi dati, secondo il direttore generale della Fao, “occorre rivedere le politiche relative alla produzione di biocombustibili e trasformarle in un’opportunità per gli agricoltori dei Paesi poveri; abolire dazi e sussidi a favore dello sviluppo agricolo e rurale del sud del mondo e garantire ai piccoli coltivatori l’accesso a terre e a risorse idriche”.

Intanto il Governo italiano ha deciso di investire su altre fonti di energia non derivate da prodotti alimentari, come l’idrogeno, accanto al rilancio del piano di sviluppo dell’energia nucleare. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, martedì ha stanziato dieci milioni di euro per un bando di ricerca sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili diretto ad enti pubblici e privati. “Sono convinta” ha spiegato il ministro dell’Ambiente “che coniugare efficienza energetica e fonti rinnovabili, promuovendo il progresso scientifico anche su nuovi promettenti filoni di ricerca come quello legato all’utilizzo dell’idrogeno, sia una delle principali strade da percorrere per il nostro paese che è privo di giacimenti di combustibili fossili ma ricchissimo di risorse naturali rinnovabili”.
Da qui ai prossimi 10 anni, in attesa che l’opzione nucleare possa dare il suo contributo al nostro mix energetico, “dobbiamo puntare con il massimo impegno a promuovere le tecnologie esistenti, ma anche a indurne di nuove” ha aggiunto la Prestigiacomo “capaci di sfruttare in condizioni economiche più competitive sole, vento e biomasse”.
Potranno presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L’associazione dovrà comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%. In via facoltativa l’associazione potrà comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, esco, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.

Il VIDEO servizio:

Un milione di social card: funzioneranno così

Spesa al mercato

Come funzionerà la social card per i cittadini meno abbienti che il ministero dell’Economia sta studiando? Sarà una carta acquisti con onere a carico dello Stato, l’onere sarà finanziato attraverso il gettito della cosiddetta Robin Hood tax a carico di petrolieri e banche. Il funzionamento della carta è stato illustrato dal ministero alle associazioni della distribuzione commerciale in un documento di 20 pagine. La carta avrà un valore di 400-550 euro all’anno e potrà essere distribuita a circa 1 milione di italiani, con priorità per gli anziani e le famiglie con bambini piccoli. La carta sarà prepagata e ricaricata direttamente dallo Stato, anonima e con incentivo all’utilizzo. Ogni due mesi le carte verranno verificate e dunque ricaricate o disattivate dalla pubblica amministrazione. Gli esercizi commerciali stipuleranno convenzioni con i ministeri e assicureranno uno sconto sugli acquisti effettuati con la carta.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta mettendo a punto una campagna istituzionale e ha preso spunto da programmi varati all’estero. Lo storico Food stamp program negli Stati Uniti aiuta quasi trenta milioni di americani con circa 100 dollari al mese per membro della famiglia. Il supporto all’infanzia della Georgia (Usa) finanzia i nuclei familiari utilizzando un fondo di 77 milioni di dollari per il 2008. Ma programmi di assistenza simili sono sviluppati da tempo anche in altre nazioni europee: il progetto del governo britannico per l’erogazione di aiuti alle famiglie a basso reddito, la carta prepagata olandese e la distribuzione di sussidi sociali in Polonia.

Assegni sociali e precariato: ecco le modifiche del governo

Manifestazione di precari

Cambiano le norme sui precari e sugli assegni sociali. Solo fino a due giorni fa la manovra al Senato sembrava blindata su questi temi, ieri invece l’esecutivo ha annunciato modifiche sia alla stretta sugli assegni sociali sia alla norma anti-precari. Modifiche prontamente arrivate in mattinata.

Sono stati infatti presentati due emendamenti del relatore Salvo Fleres al decreto sulla manovra in commissione Bilancio del Senato un emendamento che cambia l’articolo 21 del decreto sulla manovra approvato dalla Camera. L’esame della commissione proseguirà per tutto il giorno ed è probabile che il via libera arrivi durante la seduta notturna.
L’emendamento sui precari interesserà solo i contenziosi in corso. Il blocco delle assunzioni dei lavoratori a termine vale solo per le cause in corso, mentre non cambia nulla rispetto alle regole attuali per il futuro. L’emendamento elimina il comma incriminato e modifica il precedente specificando che in riferimento “ai soli giudizi in corso alla data entrata in vigore della legge”, il datore di lavoro è tenuto “unicamente a indennizzare” il lavoratore con un’indennità. La sanatoria è così limitata ai ricorsi fatti dai lavoratori delle Poste e a pochi altri casi.
Sugli assegni sociali viene così modificata la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare la necessità di aver percepito un reddito “almeno pari all’importo dell’assegno sociale”. In questo modo la stretta non riguarderà più i cittadini italiani ma solo gli immigrati.

Nata in chiave anti-immigrati, quest’ultima norma rischiava di togliere gli assegni sociali anche agli anziani indigenti, in gran parte donne. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito annunciava ieri che il governo avrebbe un emendamento al Senato per eliminare il rischio di un taglio indiscriminato degli assegni.
Ma la maggioranza, durante l’esame della manovra in commissione al Senato, si è lasciata aperta la porta a una modifica dell’altra norma che ha provocato mille proteste, il blocco delle assunzioni dei precari che fanno causa all’azienda.

A sciogliere ogni dubbio ci ha pensato Maurizio Sacconi: il governo - spiegano fonti del ministero del Welfare - presenterà un emendamento destinato a circoscrivere alle Poste il problema delle nuove regole sulla trasformazione del contratto di lavoro. L’altro giorno, il ministro aveva ipotizzato che un’eventuale modifica delle norme contenute nel decreto potesse trovare spazio nella legge finanziaria, in quanto l’orientamento generale era quello di modificare il meno possibile il decreto sulla manovra.

Soddisfatto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di chiarimento “positivo” sulle due questioni. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani rileva che “l’episodio dell’assegno sociale ai poveri dimostra che se il Paese lo incalza il Governo è in grado di fare marcia indietro”. Sui precari, invece, è moderatamente positivo il giudizio sulla modifica da parte di Confindustria, che aveva appoggiato la norma approvata in Parlamento. “Può andare, così come se ne parla, può andare”, ha detto il leader degli industriali Emma Marcegaglia. Il decreto così modificato dovrebbe approdare in Aula giovedì (non è esclusa un’accelerazione a questa sera) dove il governo molto probabilmente farà ricorso a un nuovo voto di fiducia. Il testo tornerà poi alla Camera per il via libera definitivo.
Intanto, mentre la manovra si avvia verso il voto finale del Senato, l’agenzia di rating Standard & Poor’s la boccia sostenendo che il suo impatto sulla spesa pubblica sarà solo “lieve”: “Il nuovo governo di centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi - sostiene l’agenzia - non propone alcuna riforma di tipo strutturale che affronti seriamente i temi della spesa pubblica”.

Assegni sociali, il governo correggerà la manovra

La sede dell'Inps

Dopo la norma “anti-precari” un’altra misura della manovra finisce entra nella bufera. Si tratta di un provvedimento che rappresenta una vera e propria stretta sui requisiti per accedere all’assegno sociale.
Una norma contestata da opposizione e sindacati che il governo ha deciso di modificarla. L’annuncio è stato fatto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ha fatto sapere che il governo intende presentare una riscrittura alla norma sull’assegno sociale, nel corso dell’esame della manovra economica al Senato. La nuova misura prevede che per vedersi riconosciuto l’assegno sociale occorra lavorare e versare contributi per almeno 10 anni. La legge in vigore, invece, prevede che possano richiedere l’assegno sociale i cittadini oltre i 65 anni a prescindere dal versamento delle tasse.
Sulla questione sono poi intervenuti diversi esponenti del Pdl a meglio chiarire come la nuova norma, contrariamente a quanto sostenuto dall’opposizione, non mette a rischio le pensioni sociali di anziani e casalinghe. Le persone che hanno diritto agli assegni sociali continueranno a riceverli, ma saranno evitati gli abusi dei “furbastri”, ha fatto sapere il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha assicurato che il governo farà in modo di “eliminare gli abusi e chi ha diritto, avendo pagato i contributi o avendo una condizione sociale tale da avere la pensione, potrà mantenere” l’assegno. “Non vogliamo far torto a nessuno” ha aggiunto il ministro “ma evitare gli abusi, perchè è ora di dire basta ai furbastri che vengono qui per togliere la pensione a chi ne ha bisogno”.
“La necessaria correzione della norma relativa ai criteri di erogazione dell’assegno sociale” spiega il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi “dovrà ora conciliare la doverosa esigenza di impedire gli eventuali abusi da parte di cittadini extracomunitari con quella di mantenere una prestazione che si configura come un reddito di ultima istanza per persone anziane che per varie ragioni non hanno potuto accumulare adeguati versamenti contributivi”.
Chiare anche le parole del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas il quale specificava: «Le modifiche apportate alla Camera all’articolo 20 in tema di assegno sociale non ne mutano la destinazione, che concerne esclusivamente i cittadini extracomunitari. I limiti alla concessione dell’assegno non riguardano pertanto nè i cittadini italiani nè tanto meno le casalinghe”. Vegas, tornava a chiarire così la portata della norma della manovra finanziaria sugli assegni sociali al centro del dibattito politico. “In ogni caso la volontà del legislatore, Governo e Parlamento, è inequivoca in materia. Tale interpretazione autentica verrà ribadita immediatamente al Senato” concludeva Vegas.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!