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Finanziaria sociale: perché quell’assegno Inps non s’ha da dare

La sede dell'Inps a Roma

di Bianca Stancanelli

Le cifre sono ancora modeste, ma la tendenza è decisamente al rialzo. In un solo anno il numero delle persone nate all’estero che riscuotono in Italia un assegno sociale dell’Inps è aumentato del 15 per cento. Erano 20.506 nel 2007, 12 mesi dopo sono diventate 23.113. Una goccia nel mare, s’intende, visto che l’istituto di previdenza versa quell’assegno a poco più di 800 mila persone, e gli stranieri rappresentano il 2,56 del totale. Ma quella goccia deve aver cominciato a impensierire qualcuno nel governo se, nel decreto noto ormai come “la manovra da 9 minuti e mezzo”, è stato inserito un comma destinato a rivoluzionare la concessione di quel beneficio a chi non è italiano. Si tratta di cinque righe appena, scivolate tra i 14 commi dell’articolo 20, che prescrivono, a partire dal 1° gennaio 2009, che chi si candida a ottenere l’assegno debba dimostrare di aver “soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno 5 anni sul territorio nazionale”.
Per capire il senso di tutto questo occorre fare un passo indietro. Al centro della questione c’è l’assegno sociale, un modesto beneficio (395,59 euro al mese, dal 1° gennaio scorso, per 13 mensilità) che l’Inps versa per sostenere il reddito degli anziani più poveri. Le condizioni per ottenerlo, secondo le norme attuali, sono tre: età, residenza, reddito. Viene concesso, cioè, a chi abbia almeno 65 anni, la residenza in Italia e un reddito che non superi i 5.142,67 euro all’anno, se l’anziano vive solo, o i 10.285,34 euro, se è sposato. Sono condizioni che possono essere soddisfatte anche da persone nate all’estero ma venute a vivere in Italia, purché abbiano un permesso di soggiorno e regolare residenza.
Nell’Italia che invecchia e si impoverisce il numero di assegni sociali pagati dall’istituto di previdenza è inevitabilmente in aumento. Così come è ovvio che, al crescere dell’immigrazione, corrisponda un innalzamento della quota di benefici destinata a persone nate all’estero e che risultano oggi residenti in Italia. Ma le tabelle predisposte dagli esperti dell’Inps segnalano alcuni interessanti spostamenti.
Fino al 2007 erano tre storiche destinazioni dell’emigrazione italiana, l’Argentina, la Francia e la Libia, ad aver dato i natali a più di un quarto dei beneficiari dell’assegno. Da sole quelle tre nazioni schieravano 5.145 anziani poveri ai quali l’Inps riconosceva il versamento mensile. Era possibile pensare che si trattasse di figli di emigranti oppure, come nel caso della Libia, di italiani nati in terra di colonia.
Ma dal gennaio scorso il gruppo di testa, nella classifica dei paesi d’origine di chi percepisce l’assegno sociale, è cambiato. Sono adesso tre nazioni simbolo dell’immigrazione verso l’Italia, Albania, Marocco e Tunisia, ad aggiudicarsi più di un quarto degli oltre 23 mila assegni sociali distribuiti dall’Inps. E l’Albania, con 2.746 beneficiati, è il primo paese in classifica, avendo scalzato la Francia da questa posizione.
Non è tutto. I dati dell’istituto di previdenza rivelano che il numero di anziani in cattive condizioni economiche, venuti nel nostro Paese da nazioni più povere, anche europee, pronti a rivendicare quel modesto sostegno pubblico sta moltiplicandosi. Tra il 2007 e il 2008 i titolari di assegno sociale sono aumentati del 48,1 per cento tra gli stranieri che risultano nati in Marocco e del 40,6 per cento tra quelli originari dell’Albania, mentre il numero dei peruviani è cresciuto del 34,3 per cento e quello dei romeni del 33,3 per cento.
Nulla, al momento, autorizza a pensare che ci siano abusi nel sistema. Il punto è che i quasi 400 euro mensili dell’assegno, se in Italia rappresentano una somma modesta, quasi neppure capace di alleviare una condizione di povertà, in altri paesi europei, per esempio in Romania, sono superiori allo stipendio medio di un lavoratore. E poiché gli 8 mila comuni d’Italia, piccoli e grandi, difficilmente controllano la regolarità della residenza, è anche possibile che qualcuno dichiari di avere preso casa nel nostro Paese, compia tutta la trafila necessaria a ottenere il beneficio e vada poi invece a godersi altrove il suo piccolo assegno, riscosso magari su un conto corrente bancario o per delega.
Un sospetto che già a marzo, in Veneto, aveva suscitato dibattito e controlli: nella regione del Nord-Est si ipotizza un maggiore esborso di 10 milioni di euro per gli assegni sociali. Poi, ai primi di giugno la direzione dell’Inps ha diramato a tutte le sue sedi regionali un messaggio per raccomandare controlli accurati nella concessione dei benefici e per ipotizzare verifiche a campione sui requisiti necessari a ottenerli. Controlli validi per tutti, italiani e stranieri.

I NUMERI
Sono 23.113 gli assegni sociali che l’Inps versa a persone di nazionalità straniera.
2.746 vengono incassati da cittadini albanesi, 1.876 da marocchini, 1.453 da tunisini.
400 euro è l’importo medio mensile dell’assegno per il sostegno del reddito dei cittadini più poveri.
15 per cento è l’incremento degli assegni sociali versati a stranieri nel 2008 rispetto al 2007.
2,56 per cento è la quota degli stranieri che incassano l’assegno sociale. In totale l’Istituto di previdenza eroga oltre 800 mila assegni per il sostegno dei redditi degli anziani.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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