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Liberi professionisti, ma lavorando gratis

''Pratica legale offresi con fotocopiatrici e caffè ristretto - Ora basta. Per i praticanti diritti e vera informazione'', si legge sul cartello legato alla nuova campagna ''Non+ stage truffa'' (ANSA - UFFICIO STAMPA CGIL)

''Pratica legale offresi con fotocopiatrici e caffè ristretto - Ora basta. Per i praticanti diritti e vera informazione'', si legge sul cartello legato alla nuova campagna ''Non+ stage truffa'' (ANSA - UFFICIO STAMPA CGIL)

Howard Roark, protagonista del romanzo di Ayn Rand Una fonte meravigliosa ispirato alla vita di Frank Lloyd Wright (da cui il film con Gary Cooper), nei primi capitoli è un giovanotto di ventunanni che nella New York dei primi anni del ‘900 fa pratica nello studio di un noto architetto, ricevendo, quando va bene, una manciata di dollari a settimana come stipendio. E a lui è tutto sommato andata bene. Perché oggi in Italia un praticante (avvocato, architetto o commercialista) in un caso su due lavora gratis, ma a tempo pieno, con un carico di lavoro simile a quello di un dipendente e senza le tutele garantite da un contratto. Continua

Previdenza complementare: ecco perché può essere più utile ai precari

Una manifestazione dei precari della scuola a Roma (Ansa)

Una manifestazione dei precari della scuola a Roma (Ansa)

Per capire la situazione dei fondi pensione complementari in Italia basterebbe citare il titolo di una recente ricerca del Carefin Bocconi: “Chi ne ha più bisogno meno li usa”. Continua

Istat: “Una famiglia su 5 a rischio povertà”. Padri disoccupati le nuove vittime

interinale

Redditi bassi, rischio povertà. E i padri di famiglia sempre più a rischio precarietà. Ma anche aziende che resistono e aumentano quote di mercato all’estero nella tempesta economica. Tra i tanti dati diffusi dall’Istat nel suo rapporto annuale sulla situazione del paese (più di 400 le pagine della 17esima edizione) a preoccupare di più è quello dell’esposizione al rischio di “vulnerabilità economica”: l’impossibilità o la difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Che secondo l’istituto di statistica riguarda in Italia una persona su cinque. ”Rischi altrettanto elevati” si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Pesano le differenze territoriali: se al nord le persone a rischio sono in media il 9%, al sud si arriva al 30-35%. La percentuale di popolazione a basso reddito nel Paese si attesta al 18,4%, sulla base di valori del 2006; l’incidenza risulta massima in Sicilia (41,2%), Campania (36,8%) e Calabria (36,4%). All’opposto, i valori meno elevati si registrano in Valle d’Aosta (6,8%) e nelle province autonome di Bolzano (6,6%) e Trento (3,8%).
Sul reddito disponibile medio, sempre con i dati al 2006, al nord è circa 20mila euro, mentre nel meridione scende a livelli più bassi, intorno ai 13mila euro.
Per il presidente dell’Istat Luigi Biggeri la crisi di quest’ultimo anno può essere un’occasione “per riflettere sugli errori commessi; per evitare di ripeterli nel futuro; per rilanciare lo sviluppo a partire da basi nuove, poiché la distruzione creativa delle imprese e dei settori più deboli e inefficienti apre - ha concluso - nuove opportunità di riqualificazione e di crescita del sistema produttivo”.
Alcune imprese, sottolinea l’Istituto, sono riuscite a sostenere l’impatto della crisi. Nel primo bimestre 2009 “più di una impresa esportatrice su quattro (quasi il 29%, circa 6.500 imprese) ha infatti registrato incrementi delle vendite all’estero, rispetto allo stesso periodo del 2008″. Il made in Italy continua a trainare fuori dai confini.
Ma nonostante la tenuta buona dell’export, la disoccupazione continua a crescere: per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008, che sono aumentati di 183 mila unità rispetto al 2007, è risultata inferiore a quella dei disoccupati, saliti di 186 mila unità sempre rispetto all’anno prima. E tocca nuove figure: ”Un aspetto preoccupante” rileva infatti il rapporto “è la diminuzione del tasso di occupazione dei padri (dall’83,3% del 2007 all’82,7% del 2008), che contrasta con l’andamento crescente dei precedenti tre anni”. L’identikit del “nuovo disoccupato” secondo l’Istat è un uomo tra i 35 e i 54 anni, residente al centro-nord, con titolo di studio inferiore alla laurea. E nella maggior parte dei casi ha perso il lavoro nell’industria e si tratta di un padre di famiglia. Emerge poi una ”minore qualita’ dell’impiego”: tra il 2007 ed il 2008 i padri con una occupazione part-time, a termine o con una collaborazione sono 17 mila in più. Al contrario, quelli con un’occupazione a tempo pieno e con durata indeterminata risultano essere 107 mila in meno (73 mila tra i 35 ed i 44 anni).

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Crisi e titoli: se è il laureato a pagare il prezzo

Aula universitaria
Laurea specialistica (magari in ingegneria e con 110 e lode) e ottimo inglese. Anni fa bastava pronunciare questo per vedersi assicurato non solo un lavoro. Magari si cominciava dal fatidico stage (zero stiendio e il solo rimborso spese per tirare avanti), ma la (brillante) carriera era assicurata: questione di tempo. E di tempi. Quegli anni sono lontani.Nel giorno in cui l’Inps dice che nei primi due mesi dell’anno sono arrivate 370 mila richieste di indennità di disoccupazione, Almalaurea lancia l’allarme per i dottori senza lavoro: dal 2000 al 2007 il tasso di disoccupazione dei dottori pre-riforma (fino al 2001) è cresciuto del 6%, mentre “segnali positivi” arrivano dai laureati post-riforma.
Un rapporto con luci e ombre, perché a cinque anni di distanza dal conseguimento del titolo di studio la stragrande maggioranza dei laureati pre-riforma è inserita nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione, per i laureati nel 2003, pari all’84,6%, ma con retribuzioni in calo e un tasso di disoccupazione crescente.
Più dinamica la situazione dei laureati con la formula del “3+2″. In generale, dice Almalaurea, “l’occupabilità dei laureati post-riforma mostra segnali positivi”, con un tasso di occupazione pari al 69% per i neolaureati di primo livello a distanza di uno e tre anni dal conseguimento del titolo: “un valore nettamente più alto rispetto a quello rilevato tra i colleghi sia post che pre-riforma”. Sulla stessa linea i dottori con lurea specilistica o di secondo livello, che registrano un tasso di occupazione del 75% e “performance particolarmente brillanti: la magior parte di loro, infatti, ha svolto gli studi in corso, ha frequentato stage e conosce bene l’inglese.
La nota dolente è invece il lavoro precario: secondo il Rapporto la stabilità non raggiunge il 40% e il rischio è quello “di penalizzare le migliori generazioni di laureati”.
Possibili soluzioni? “Garantire al mondo delle imprese l’accesso al credito è certamente un’azione urgente”, ma “occorre anche favorire l’accesso delle imprese, incluse quelle piccole e medie, alle risorse umane più giovani e di qualità formatesi all’università”, suggerisce il direttore di Almalaurea,Andrea Cammelli.

Il VIDEO servizio:

Sindacati e Confindustria pressano: “Subito gli ammortizzatori sociali”

Giulio Tremonti
Gli ultimi negativi dati di Bankitalia sono freschi di giornata, quando inizia il vertice a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali. Così come attuale è la polemica innescata dal Pd sull’assegno di disoccupazione per chi perde il lavoro nel 2009. L’esecutivo si trova così a fronteggiare le richieste di tante sigle di sindacati e di Confindustria. Tutte riassumbili in una frase: la crisi quest’anno sarà dura, bisogna agire, da subito. In particolare sugli ammortizzatori sociali: per i casi più urgenti, infatti, il ricorso ai fondi rischia di rivelarsi lento e macchinoso ed è difficile per l’esecutivo spiegare perché questi fondi non possano essere utilizzati immediatamente in altro modo, soprattutto davanti a uno scenario internazionale che ogni giorno propone nuove misure eccezionali.
Insomma le misure anticrisi decise dal governo negli accordi con le Regioni (stanziati circa 8 miliardi) vanno bene, ma il ricorso agli ammortizzatori deve essere immediato e semplificato. “Bisogna concentrare gli interventi - ha spiegato Emma Marcegaglia - su alcuni elementi che permettano la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori e permettano di uscire dalla crisi con un sistema imprenditoriale più forte”. In merito agli sgravi fiscali la leader degli industriali ha detto: “Dalla rimodulazione dei fondi Fas dare la possibilità di sgravi alle imprese che investono, fanno ricerca ed innovazione”. Il ministro dell’Economia Tremonti ha punzecchiato la Marcegaglia “Scusa Emma, gli ammortizzatori sociali rientrano nella categoria dell’immobilismo?”. La presidente di Confindustria ha sorriso e ha risposto: “No, ma si può fare di più”. Ne sono convinti anche i sindacati: “Bisogna dare particolare attenzione - ha detto la leader Ugl Renata Polverini - a quanti sono privi di tutele e far sì che le aziende restino attive anche con incentivi condizionati al mantenimento dei posti di lavoro scongiurando chiusure di attivita’”. Per la dirigente sindacale è inoltre fondamentale la questione dei tempi e la modalità di erogazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali. “Sarebbe utile - ha affermato - un accordo con l’Abi a livello nazionale per anticipare misure di sostegno dove fosse necessario ed evitare ritardi che già si stanno verificando ad esempio nel caso Alitalia”. Il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, aggiunge che “in questo momento è necessario dare un segnale di fiducia ai lavoratori a partire da quelli più deboli ed esposti, rendendo spendibili immediatamente le risorse già stabilite dalla legge anticrisi e, soprattutto, quelle derivanti dall’accordo Stato-Regioni”. La Cgil, per bocca del segretario confederale Fammoni, definisce l’incontro “strano”: ”Tutti abbiamo espresso un giudizio positivo sull’accordo con le regioni per gli ammortizzatori sociali che, però non è ancora operativo”. Infine ”la Cgil ha chiesto al governo di bloccare il provvedimento sui precari della pubblica amministrazione e aprire un tavolo di discussione. In questo caso ci è stato detto che è stato applicato il protocollo sul welfare che vieta il rinnovo dei contratti a tempo dopo i tre anni. Per noi, tuttavia, se si vuole fare riferimento al protocollo bisogna farlo per intero” e cioè alla scadenza dei tre anni, il contratto a tempo deve essere trasformato a tempo indeterminato”.
Nel corso dell’incontro, Tremonti e Sacconi si sarebbero detti disponibili a discutere di misure a sostegno di parasubordinati, co.co.co e co.co.pro minacciati dalla disoccupazione: l’accordo raggiunto fra l’esecutivo e le Regioni, infatti, che prevede lo stanziamento di otto miliardi, non riguarderebbe questa categoria di lavoratori per i quali però il governo ha ricordato che esiste già un’ indennità una-tantum del 10% del reddito percepito l’anno precedente. In particolare Tremonti ha spiegato che bisognerà innanzitutto capire quanto si spenderà di questi otto miliardi già stanziati, ma il titolare del Tesoro si è comunque detto disponibile a valutare eventuali misure a sostegno dei lavoratori parasubordinati. In questo senso si potrebbe quindi aprire un nuovo tavolo con le Regioni per verificare la disponibilità delle risorse. Intanto, il Pd continua la sua campagna, con l’intervento del senatore Tiziano Treu, vicepresidente della Commissione lavoro: “La maggioranza potrebbe votare a favore degli emendamenti del Pd al ddl lavoro in discussione a Palazzo Madama. Si tratta di emendamenti che, appunto, istituiscono la misura dell’assegno mensile di disoccupazione per quanti non ancora coperti da misure sociali”. Ma per il momento nel Pdl si registrano poche aperture: ”Sindacati e imprese definiscono positivo lo stanziamento di 8 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali. E’ demagogia questa o le parole in libertà di Franceschini?”. Con queste parole il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti replica al segretario del Pd.
Nell’incontro si è discusso anche degli interventi sulle infrastrutture: “Venerdì al Cipe porteremo una nuova tabella orientata alla coesione sociale, alla tutela dell’occupazione e delle imprese. Ci sarà la rimodulazione dei fondi Fas, dei programmi regionali e i dettagli dell’elenco delle infrastrutture”, ha detto il sottosegretario Gianni Letta: “La tabella sulle infrastrutture messa a punto in precedenza era in un’altra epoca. Ora deve essere adeguata alle mutate condizioni per affrontare eventuali emergenze”, ha proseguito Letta che ha avvertito: “tutte le opere non prioritarie saranno messe in secondo piano”.Saranno sbloccati quindi 16 miliardi complessivi per le opere cantierabili entro un massimo di 6 mesi.

I numeri della Cgil: “In bilico 400 mila precari della pubblica amministrazione”

Statali

Sono circa 400.000 i precari della pubblica amministrazione che potrebbero rischiare il proprio posto di lavoro a causa del decreto che blocca la stabilizzazione dei lavoratori flessibili nel comparto, la metà impegnata nella scuola.
Lo si legge dai dati forniti dalla Cgil, anche sulla base del Conto annuale della Ragioneria dello Stato. Ai 112.489 occupati a tempo determinato e ai 25.213 lavoratori socialmente utili (dati 2007 della Ragioneria generale dello Stato) si aggiungono infatti - secondo la Cgil - 80.000 contratti di lavoro a progetto (contratti che però potrebbero riguardare in parte le stesse persona) per un totale di lavoratori, esclusa la scuola, che supera le 200.000 unità.
A queste - sempre secondo i dati Cgil - si aggiungono 130.000 docenti e 75.000 lavoratori non docenti impegnati nella scuola. La cifra di 400.000 non tiene conto di tirocinanti, stagisti e borsisti, figure non censite che potrebbero raggiungere altre 100.000 unità.

Secondo la Cgil, almeno 30.000 dei precari della scuola perderanno il posto già nel 2009, mentre per quelli degli altri comparti del pubblico impiego la stabilizzazione si allontana almeno fino al 2012, anno nel quale potrebbero essere riaperti i concorsi pubblici. Il posto fisso comunque - spiega il coordinatore del dipartimento settori pubblici della Cgil, Michele Gentile - sfuma per i 60.000 che rientravano nelle regole fissate per la stabilizzazione dal Governo Prodi (almeno tre anni di lavoro nella pubblica amministrazione nel 2006 e 2007), mentre per altri 50.000 che avevano lavorato nel comparto per meno tempo c’e’ il rischio di perdere il posto a causa dello stop ai rinnovi dei contratti dopo tre anni previsto dal decreto legge Tremonti dello scorso anno.
Secondo l’ultimo Conto annuale, i lavoratori a tempo determinato (sempre esclusa la scuola) nel 2007 erano concentrati nel servizio sanitario nazionale (35.553, 24.834 delle quali donne) e negli enti locali (44.545, 29.052 delle quali donne), ma anche nelle regioni a statuto speciale (11.261), nelle universita’ (5.131) e tra i vigili del fuoco (3.589).

I lavoratori socialmente utili (25.213) si concentrano negli enti locali (24.095) mentre i lavoratori interinali (non considerati precari in quanto non dipendenti dell’ amministrazione) nel 2007 erano 11.560.

2009, l’annus horribilis dei precari: in fumo 60mila posti al mese

Precari
Non rischiano l’estinzione, certo, ma per la particolare specie dei lavoratori interinali e precari (ormai sempre meno “atipici”) sarà dura passare il 2009. Mentre chi ha il posto fisso rischia decisamente meno. Lo sostengono i dati forniti da Ebitemp, l’ente bilaterale per il lavoro temporaneo nazionale, secondo cui si scenderà mensilmente dai 300 mila occupati a circa 220-260 mila. Un calo medio, quindi, di 60mila posti ogni mese.
In tutto, infatti, la platea a cui si rivolgono le agenzie è di 600 mila persone ma, tenendo conto che si tratta di contratti in somministrazione - quindi di cosiddette “missioni” che possono essere di un solo giorno come di 30 o di 60 giorni- gli occupati mensilmente sono circa 300 mila e sono destinati a scendere di oltre il 25% se si considera l’andamento del secondo semestre 2008, quello interessato dalla crisi.

E questi dati non contemplano gli assunti temporaneamente al di fuori delle agenzie: quelli che non rientreranno nelle statistiche dei licenziati perché alle imprese basta farli”scadere” senza rinnovare il contratto. Un modus operandi non solo italiano, espresso chiaramente oggi dal presidente di Wolkswagen Martin Winterkorn: “Nessun lavoratore assunto rischia il posto” ha detto in un’intervista a Der Spiegel, “ma taglieremo i 16.500 precari del gruppo: per gli interessati non è una cosa bella, ma la misura è inevitabile”.
L’allarme occupazione per i precari, che era già stato lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nei giorni scorsi, sembra dunque essere confermato dal trend iniziato nel 2008. In particolare, per quanto riguarda gli interinali, per i quali a differenza di altri lavoratori atipici sono disponibili dati piu’ aggiornati e che quindi possono dare un’indicazione della tendenza, sindacati e associazioni datoriali concordano nel sottolineare che si tratta di un fenomeno senza precedenti. “A partire da settembre” spiega il segretario generale del Nidil-Cgil, Filomena Trizio “si è registrato un abbattimento delle missioni del 30%, con un apice tra dicembre e gennaio. E’ la prima volta in dieci anni che succede e questo perché la somministrazione subisce i colpi della crisi”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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