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precari

Non rischiano l’estinzione, certo, ma per la particolare specie dei lavoratori interinali e precari (ormai sempre meno “atipici”) sarà dura passare il 2009. Mentre chi ha il posto fisso rischia decisamente meno. Lo sostengono i dati forniti da Ebitemp, l’ente bilaterale per il lavoro temporaneo nazionale, secondo cui si scenderà mensilmente dai 300 mila occupati a circa 220-260 mila. Un calo medio, quindi, di 60mila posti ogni mese.
In tutto, infatti, la platea a cui si rivolgono le agenzie è di 600 mila persone ma, tenendo conto che si tratta di contratti in somministrazione - quindi di cosiddette “missioni” che possono essere di un solo giorno come di 30 o di 60 giorni- gli occupati mensilmente sono circa 300 mila e sono destinati a scendere di oltre il 25% se si considera l’andamento del secondo semestre 2008, quello interessato dalla crisi.
E questi dati non contemplano gli assunti temporaneamente al di fuori delle agenzie: quelli che non rientreranno nelle statistiche dei licenziati perché alle imprese basta farli”scadere” senza rinnovare il contratto. Un modus operandi non solo italiano, espresso chiaramente oggi dal presidente di Wolkswagen Martin Winterkorn: “Nessun lavoratore assunto rischia il posto” ha detto in un’intervista a Der Spiegel, “ma taglieremo i 16.500 precari del gruppo: per gli interessati non è una cosa bella, ma la misura è inevitabile”.
L’allarme occupazione per i precari, che era già stato lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nei giorni scorsi, sembra dunque essere confermato dal trend iniziato nel 2008. In particolare, per quanto riguarda gli interinali, per i quali a differenza di altri lavoratori atipici sono disponibili dati piu’ aggiornati e che quindi possono dare un’indicazione della tendenza, sindacati e associazioni datoriali concordano nel sottolineare che si tratta di un fenomeno senza precedenti. “A partire da settembre” spiega il segretario generale del Nidil-Cgil, Filomena Trizio “si è registrato un abbattimento delle missioni del 30%, con un apice tra dicembre e gennaio. E’ la prima volta in dieci anni che succede e questo perché la somministrazione subisce i colpi della crisi”.
Tira brutta aria sull’economia mondiale. In Italia si tira la cinghia e si risparmia.
L’ultima indagine Istat dice che nei primi mesi del 2008 è cresciuto il numero di persone alla ricerca di prima occupazione, probabilmente donne, quasi tutte del Sud, che cercano di dare una mano in famiglia per arrivare a fine mese.
Tempi di magra, dunque, per molti. Ma non per tutti. Josè Mourinho, allenatore dell’Inter, per esempio, arriva a guadagnare 9 milioni di euro netti a stagione. Anzi 11. Anzi no, addirittura 14. La sua battuta nei confronti di un giornalista al termine del derby non è passata inosservata, al punto che la società nerazzurra si è affrettata a smentire le cifre dichiarate. Che però non sono molto lontane dalla realtà. “Special one” guadagna infatti una cifra vicina ai 9 milioni all’anno ai quali vanno aggiunti i premi (solo in caso di vittoria in campionato o in Champions league) e i diritti di immagine. Se non si arriva a 14 milioni di euro poco ci manca. L’equivalente dello stipendio di un anno di oltre mille precari.
Soldi che si aggiungono a quelli che il presidente Moratti continua a dare all’ex allenatore, Roberto Mancini, esonerato a giugno con ulteriori quattro anni di contratto a 6 milioni di euro all’anno. Senza impiego, come i futuri cassa integrati dell’Alitalia.
Se lo stipendio di Mourinho vi sembra poco, ecco una classifica della Gazzetta dello Sport secondo la quale Zlatan Ibrahimovic, attaccante dell’Inter, è il calciatore più pagato della serie A con 11 milioni di euro, seguito dal milanista Kakà, costretto ad accontentarsi del secondo posto con “appena” 9 milioni. Nella classifica a squadre, calcolata in termini di investimenti lordi, in testa ci sono, manco a dirlo, Inter e Milan.
Per dare un’idea dell’eccezionalità dell’ingaggio, basta considerare che Ibrahimovic potrebbe pagare gli stipendi stagionali di tutta la Reggina. E se l’attaccante deciderà di investire soltanto il 6 per cento del suo contratto complessivo, riceverà interessi che potrebbero mantenere in vita la stessa Reggina per dieci stagioni. Ronaldinho percepisce invece 6,5 milioni netti a stagione, 2 in meno rispetto ai tempi del Barcellona. Ancora più sensibile il taglio che ha accettato Shevchenko, pur di ritornare al Milan: dagli 8 milioni di euro che gli versava il patron del Chelsea, Paperon Roman Abramovich, è passato a 4,5.
In casa Juventus il più pagato è il portiere Gigi Buffon, cui la Juventus assicura 5,5 milioni, la stessa cifra che risulta sulla busta paga del romanista Francesco Totti (Alex Del Piero si ferma a 5 milioni, ma i suoi diritti di immagine sono tra i più cari di tutta la serie A). Tra i calciatori che hanno cambiato maglia, quello che ha migliorato in modo più evidente la propria situazione è il neojuventino Amauri, passato da 1 a 3,5 milioni.
Tirando le somme, la Gazzetta calcola che il monte ingaggi complessivo della serie A 2008-09 ha raggiunto quota 768,4 milioni, oltre 100 in più rispetto alla scorsa stagione (666,5). Si tratta del tetto massimo degli ultimi cinque anni: alla faccia della crisi. Considerando anche le cifre dell’ultima campagna acquisti, in cui la serie A ha investito 507,88 milioni (contro i 368 dell’estate 2007), l’impressione che si ricava è che la fase degli investimenti oculati sia già alle spalle.
Nella graduatoria delle società, il Milan è rimasto in testa, investendo nel monte ingaggi la stessa cifra dello scorso anno: 120 milioni lordi, come l’Inter. Il club nerazzurro ha speso 10 milioni in più rispetto alla scorsa stagione, ma non ha esagerato con gli stipendi dei nuovi arrivati (il più ricco è l’ex romanista Mancini, a quota 3,5 milioni).
Alle spalle delle milanesi c’è la Juventus, il cui monte ingaggi si attesta sui 115 milioni. Il quarto posto è occupato dalla Roma, con 65 milioni (l’anno scorso era a 60). La Fiorentina, che ha effettuato cospicui investimenti, mantiene un monte ingaggi moderato: 37 milioni. I più pagati in casa viola sono Frey, Gilardino e Mutu, che incassano 2 milioni netti a testa. Importanti gli sforzi sostenuti dal Genoa, che ha alzato di 14 milioni il tetto degli stipendi, arrivando a 35, e del Napoli, passato a 29 (+ 9,4 milioni rispetto al 2007-08). L’oscar dell’austerità va alla Reggina, con un monte salari di 11,4 milioni. Contenute anche le spese per gli stipendi di Atalanta (12, 5 milioni), Chievo e Udinese (14). In tempi di magra, è già qualcosa.
Il VIDEO della conferenza stampa post derby di Mourinho
Compagnia aerea italiana e Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno siglato l’accordo quadro, il contratto aziendale a cui è stato allegato un verbale con le modifiche. Mantenimento del livello degli stipendi, diritto al posto per 12 mesi in caso di malattia, più soldi per il lavoro notturno del personale di terra e una “riserva” di mille posti per i precari Alitalia per dar loro la precedenza nelle assunzioni future della compagnia. Sono le modifiche più rilevanti al primo contratto triennale di Cai, che ieri è stato firmato anche dalla Cgil dopo aver già ottenuto l’ok degli altri confederali. Ecco di seguito i principali punti dei tre documenti.
ACCORDO QUADRO: assunti 12.500 dipendenti di Alitalia ed AirOne. Sono 3.250 gli esuberi che avranno ammortizzatori sociali. Il piano 2009-2013 di Cai include anche attività di terra, di manutenzione di linea e leggera, ground handling e servizi amministrativo, informatico. Full cargo e manutenzione pesante saranno esternalizzate e Cai avrà una quota di minoranza. Lock up dei soci Cai per cinque anni e nel caso di quotazione in Borsa, non prima di tre anni, impegno a mantenere la maggioranza assoluta (maggiore del 51%) del capitale. Elementoqualificante del progetto un partner industriale internazionale con una quota di minoranza non superiore a quella massima riservata agli attuali soci. Capitalizzazione iniziale di un miliardo di euro e pareggio operativo in due anni.
CONTRATTO AZIENDALE: Vale tre anni ed ha una parte comune e altre distinte per le tre categorie: piloti, assistenti di volo e personale di terra; per la parte non definita varrà la disciplina vigente in Airone. Le sigle che firmano costituiranno una Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) per ciascuna delle tre categorie, unica forma di rappresentanza sindacale.
PERSONALE DI TERRA: Orario di lavoro 38,5 a settimana, 26 giorni di ferie, per la retribuzione i minimi tabellari corrispondono agli attualidi Alitalia su 14 mensilità.PILOTI.Le qualifiche sono comandante e pilota. Il pilota di seconda con 36 mesi di anzianità ha i gradi di pilota di prima. La compagnia può assumere direttamente piloti per qualsiasi aeromobile, provvedere alla transizione ad aeromobile superiore e ad avviare al comando nella misura del 25% del fabbisogno. Le ferie sono 30 giorni, che si incrementano di 1 giorno per ogni 5anni di anzianità aziendale fino ad un massimo di 35.Un giorno di riposo ogni 3 di ferie. Il pilota si presenta in servizio con mezzi propri. Diaria di linea: 42 euro giornalieri oltre 12 ore; 3,5 euro per ora sotto le 12 ore. Trenta giorni di riposo per trimestre, con un minimo mensile programmabile di 8. Riduzione del 6%-7% della retribuzione a parità di ore volate.
ASSISTENTI DI VOLO: Le qualifiche sono assistente responsabile e assistente di volo.Ferie uguali a quelle dei piloti. Gli assistenti di volo sipresentano in servizio con mezzi propri. Diaria di 42 euro giornalieri oltre 12 ore; 3,5 euro per ora sotto le 12 ore.Trenta giorni di riposo per trimestre, con un minimo mensileprogrammabile di 8. Retribuzione: riduzione del 6%-7% rispetto al trattamento oggi vigente a parità di ore volate. Stipendio mensile di anzianità per 14 mensilità. Indennità di volo per 12 mensilità.
BACINO PRECARI: Per i prossimi tre anni Cai può attingere sino a 1.000 lavoratori in totale fra il personale che negli ultimi 36 mesi ha lavorato per società dei Gruppi Alitalia e Airone con contratto di lavoro a tempo determinato.
RETRIBUZIONI: La riduzione del 6-7% può essere parzialmente o totalmente recuperata a fronte di incrementi delle ore di volo.RIPOSI: Trenta giorni per trimestre per piloti e assistenti di volo con un minimo mensile programmabile di otto. Da maggio a ottobre due riposi programmati saranno considerati inamovibili. Da novembre ad aprile saranno inamovibili tre riposi.
MALATTIA: La conservazione del posto è prevista per 12 mesi. Per causa di servizio, dal primo giorno di assenza e per i primi otto mesi la retribuzione mensile è invariata; per i successivi é ridotta del 50%. Se non è per causa di servizio dal primo giorno di assenza è corrisposto il 100% della retribuzione per i primi 6 mesi; 50% per i successivi.
PERSONALE TERRA: il lavoro notturno è di almeno sette ore consecutive tra mezzanotte e le cinque del mattino. Per i fini contributivi è quello tra le 20 e le 8 come in Alitalia. Le voci retributive del trattamento Alitalia confluiranno in una singola voce “superminimo ristrutturazione” per 12 mensilità.
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Il VIDEO servizio:
Linea dura della Cassazione sul precariato. Con la sentenza 21031 la Suprema Corte ha stabilito in sostanza che non sempre le prestazioni saltuarie possono essere considerate lavoro precario: il mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie lavorative e sottostare alle disposizioni dei superiori, può significare essere inseriti nell’organizzazione aziendale, così da determinare un rapporto di lavoro subordinato e non autonomo. Secondo i supremi giudici, infatti, l’elemento caratterizzante un lavoro subordinato è la “la disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa”. Quindi anche se saltuarie, prestazioni specifiche possono far rientrare i lavoratori nel quadro organico dell’azienda come dipendenti e non come “lavoratori autonomi”.
Il caso riguarda degli impiegati “a prestazione” di un’azienda di trasporti di Genova che avevano chiesto il riconoscimento anche dei contributi come lavoratori subordinati. La Corte d’Appello aveva riconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro evidenziando che anche se le prestazioni erano “saltuarie e senza vincolo di restare a disposizione del datore di lavoro tra l’una e l’altra” i lavoratori erano però sottoposti a disposizioni precise, ovvero “presentarsi ad un’ora stabilita, scaricare merci, obbligo di osservare le mansioni stabilite dal responsabile del magazzino, utilizzo dei mezzi aziendali per effettuare il lavoro”.
Anche la Suprema corte (sezione lavoro, sentenza n.21031) ha condiviso le conclusioni dei giudici d’appello: la subordinazione va intesa “quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa”, mentre altri elementi, “come l’osservanza di un orario, l’assenza di rischio economico, la forma di retribuzione e la stessa collaborazione - rileva la Cassazione - possono avere valore indicativo ma mai determinante” cosicché “l’esistenza del suddetto vincolo va concretamente apprezzata dal giudice di merito con riguardo alla specificità dell’incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione”.
Cambiano le norme sui precari e sugli assegni sociali. Solo fino a due giorni fa la manovra al Senato sembrava blindata su questi temi, ieri invece l’esecutivo ha annunciato modifiche sia alla stretta sugli assegni sociali sia alla norma anti-precari. Modifiche prontamente arrivate in mattinata.
Sono stati infatti presentati due emendamenti del relatore Salvo Fleres al decreto sulla manovra in commissione Bilancio del Senato un emendamento che cambia l’articolo 21 del decreto sulla manovra approvato dalla Camera. L’esame della commissione proseguirà per tutto il giorno ed è probabile che il via libera arrivi durante la seduta notturna.
L’emendamento sui precari interesserà solo i contenziosi in corso. Il blocco delle assunzioni dei lavoratori a termine vale solo per le cause in corso, mentre non cambia nulla rispetto alle regole attuali per il futuro. L’emendamento elimina il comma incriminato e modifica il precedente specificando che in riferimento “ai soli giudizi in corso alla data entrata in vigore della legge”, il datore di lavoro è tenuto “unicamente a indennizzare” il lavoratore con un’indennità. La sanatoria è così limitata ai ricorsi fatti dai lavoratori delle Poste e a pochi altri casi.
Sugli assegni sociali viene così modificata la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare la necessità di aver percepito un reddito “almeno pari all’importo dell’assegno sociale”. In questo modo la stretta non riguarderà più i cittadini italiani ma solo gli immigrati.
Nata in chiave anti-immigrati, quest’ultima norma rischiava di togliere gli assegni sociali anche agli anziani indigenti, in gran parte donne. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito annunciava ieri che il governo avrebbe un emendamento al Senato per eliminare il rischio di un taglio indiscriminato degli assegni.
Ma la maggioranza, durante l’esame della manovra in commissione al Senato, si è lasciata aperta la porta a una modifica dell’altra norma che ha provocato mille proteste, il blocco delle assunzioni dei precari che fanno causa all’azienda.
A sciogliere ogni dubbio ci ha pensato Maurizio Sacconi: il governo - spiegano fonti del ministero del Welfare - presenterà un emendamento destinato a circoscrivere alle Poste il problema delle nuove regole sulla trasformazione del contratto di lavoro. L’altro giorno, il ministro aveva ipotizzato che un’eventuale modifica delle norme contenute nel decreto potesse trovare spazio nella legge finanziaria, in quanto l’orientamento generale era quello di modificare il meno possibile il decreto sulla manovra.
Soddisfatto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di chiarimento “positivo” sulle due questioni. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani rileva che “l’episodio dell’assegno sociale ai poveri dimostra che se il Paese lo incalza il Governo è in grado di fare marcia indietro”. Sui precari, invece, è moderatamente positivo il giudizio sulla modifica da parte di Confindustria, che aveva appoggiato la norma approvata in Parlamento. “Può andare, così come se ne parla, può andare”, ha detto il leader degli industriali Emma Marcegaglia. Il decreto così modificato dovrebbe approdare in Aula giovedì (non è esclusa un’accelerazione a questa sera) dove il governo molto probabilmente farà ricorso a un nuovo voto di fiducia. Il testo tornerà poi alla Camera per il via libera definitivo.
Intanto, mentre la manovra si avvia verso il voto finale del Senato, l’agenzia di rating Standard & Poor’s la boccia sostenendo che il suo impatto sulla spesa pubblica sarà solo “lieve”: “Il nuovo governo di centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi - sostiene l’agenzia - non propone alcuna riforma di tipo strutturale che affronti seriamente i temi della spesa pubblica”.
Alla fine è dietro front su precari e assegni sociali. “Il governo si prepara a presentare un emendamento all’articolo 20 e all’articolo 21″ dice il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, aggiungendo che la modifica dell’esecutivo alla norma sui precari porterà verso una “sanatoria riferita al contenzioso aperto e confermando invece a regime la disciplina sui contratti a termine”. In particolare, sottolinea il ministro, la sanatoria riguarda “tutti, ma di fatto quasi esclusivamente le Poste, sono quasi tutte lì”. Gli emendamenti saranno presentati domani mattina in commissione Bilancio al Senato. L’annuncio è stato datodurante una cena con i senatori del Pdl e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Dopo la levata di scudi, il governo decide così di correggere le due norme della manovra economica. Per trovare la formulazione più corretta, esecutivo e maggioranza avevano deciso di prendersi il tempo necessario per riflettere. La commissione Bilancio del Senato aveva già accantonato, infatti, gli articoli 20 e 21 del decreto, quelli che contengono il taglio degli assegni sociali e la norma ‘anti-precari’: domani mattina esaminerà gli emendamenti ai due discussi articoli che saranno avanzati dal relatore Salvo Fleres. Reazioni favorevoli da parte dei sindacati all’annuncio del ministro del Welfare. “È positivo che il governo abbia chiarito la sua posizione sui contratti a termine e sugli assegni sociali” osserva il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Hanno deciso di cambiare la norma ed è positivo. Ma bisogna vedere come e in che forma” sottolinea il leader della Uil Luigi Angeletti.
Non accenna a placarsi, la polemica sulla norma “anti-precari” contenuta nella manovra economica. Quel passagggio del decreto in cui si dice che un lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge a un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico (il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda - anche a quelle al di sotto dei 15 dipendenti - una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità) e non più l’assunzione a tempo indeterminato.
E se il provvedimento da un lato compatta l’opposizione, dall’altro fa discutere la maggioranza. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ne ha preso le distanze: “Non l’ho voluta io, è nato in ambito parlamentare. Non è del governo, né tantomeno mio”. Anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, fa sapere che comunque quella norma “va rivista”: “È un emendamento parlamentare” ha spiegato ” voluto per risolvere i problemi che riguardavano la stabilizzazione di contratti atipici, che avrebbe avuto un peso insostenibile per molte azienda, fra cui le poste. Ovvio che chi subisce dei torti va tutelato”.
Opposizioni e sindacati chiedono che la norma sia cambiata al Senato. Le organizzazioni del lavoratori lanciano un allarme: la norma farebbe saltare l’accordo sui precari siglato con le Poste, l’azienda per la quale nasce la norma stessa. Ma il percorso più probabile, e condiviso tra i ministri, è quello che la manovra non venga modificata al Senato, ma intervenga un successivo decreto di correzione. Infatti il governo ha presentato un solo emendamento alla manovra (quello che corregge l’articolo 60, secondo le richieste del Quirinale), mentre non ne ha depositato nessuno sulla cosiddetta norma anti-precari. A dirlo è il relatore alla manovra, Salvo Fleres (Pdl), all’inizio della seduta della commissione Bilancio di Palazzo Madama, dopo che il termine per la presentazione degli emendamenti era appena scaduto. “Sui precari per ora non c’è nulla”, ha spiegato il senatore, mentre c’é una proposta di modifica del governo sull’articolo 60. Quest’ultimo assegna ai ministri la possibilità di modificare per via amministrativa le postazioni di bilancio approvate con legge dal Parlamento: scelta questa che ha suscitato le perplessità del Quirinale. “Nella mia relazione - ha ricordato Fleres - avevo indicato proprio questi due punti come elementi critici. In effetti, la norma sui precari poteva essere scritta meglio”.
Il Pd va all’attacco. Secondo il senatore del Pd, Enrico Morando la norma anti-precari contenuta nel decreto sulla manovra economica “è molto negativa”. Per questo l’opposizione, riferisce, ha presentato emendamenti “sia soppressivi” della misura “sia che intervengono con delle modifiche”. Per l’ex presidente della commissione Bilancio ad essere negativa non è soltanto quella norma, ma “anche il resto di quell’articolo che modifica la legge Biagi”. La legge Biagi, infatti, si proponeva di unificare il mondo del lavoro - spiega - mentre l’articolo 21 del decreto ottiene l’effetto di un ulteriore approfondimento della divisione. Sono stupito - aggiunge il senatore del Pd - che Sacconi abbia adottato misure in contrasto con la legge Biagi”. Il leader democratico Walter Veltroni chiede all’esecutivo un “segnale forte”: “Bisogna” dice “fare esattamente il contrario di quello che il governo propone. La norma è politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità”. E ancora: “Il Paese ha bisogno di stabilità e non di precariato. Il provvedimento del governo permette alle aziende di essere più libere e di fare ricorso a questa tipologia contrattuale che mette a rischio la stabilizzazione non solo i lavoratori delle Poste, ma anche delle banche e dell’editoria”. Quindi, il Pd si dichiara pronto ad una terza lettura da parte della Camera. Qualora il governo modifichi la norma, infatti, la manovra dovrà tornare a Montecitorio per l’approvazione definitiva: nei giorni scorsi, l’esecutivo però aveva fatto sapere di non avere intenzione di apportare correzioni in modo tale da garantire un’approvazione rapida del provvedimento.
Controcorrente la Lega: il presidente dei deputati del Carroccio Roberto Cota difende la norma che “È stata approvata va difesa senza giri di parole. Non è vero che toglie diritti ma”, spiega “ripristina, semmai, i diritti negati. Quelli che oggi invocano misure per i giovani che fanno fatica a trovare un posto di lavoro dovrebbero sapere che proprio la norma in questione serve a porre rimedio ad un aggiramento delle norme sul pubblico impiego e sui concorsi pubblici che è stato fatto”.
Posizione favorevole da parte di Confindustria: la modifica apportata dalla Finanziaria ai contratti a termine non solo “è coerente con la direttiva europea” ma non viola neppure “la volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare” nel luglio 2007. “Anzitutto” spiega una nota di Vaile dell’Astronomia “va sottolineato che le tutele contro i casi di abuso del contratto a termine, ossia contro l’eccesso di reiterazioni sono rimaste immutate. Pertanto, nel caso in cui si superi il limite massimo dei 36 mesi, tra proroghe e rinnovi, la sanzione rimane quella della conversione del rapporto a tempo indeterminato. La stessa cosa accade laddove il rapporto si protragga oltre il termine inizialmente fissato. Dunque” prosegue “non c’è alcuna violazione della volontà delle parti che hanno sottoscritto il patto sul Welfare del luglio 2007, proprio perchè non vengono messe in discussione le tutele fondamentali contro ogni impropria reiterazione nell’utilizzo del contratto a termine”.