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Economia cinese: in crescita o in crisi? Opinioni a confronto

Credits: LaPresse

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L’articolo di Robert Fogel comparso su Foreign Policy i primi di gennaio ha fatto in pochi giorni il giro del mondo. Le previsioni del giornalista americano di una crescita cinese sopra le righe, con una stima di un prodotto interno lordo di 123.000 miliardi di dollari entro il 2040, hanno spinto economisti e sinologi di tutto il mondo a controbattere. Per smentire quella che è apparsa a tanti un’analisi (quasi del tutto) priva di fondamento. Continua

Come si comporterà la borsa nel 2010? Ecco cosa ne pensano gli economisti e l’astrologo

Credits: LaPresse

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L’ultimo giorno dell’anno è un momento di bilanci, ma soprattutto di previsioni. E una previsione che a molti farebbe piacere azzeccare è quella sull’andamento delle borse internazionali nel 2010. Arriverà finalmente la sospirata ripresa e porterà profitti agli investitori della finanza, oppure saranno ancora tempi duri per i listini? Continua

Istat, a picco il Pil del primo trimestre: -5,9%. Mai così male dal 1980

Stabilimento Ferrari

Una brutta fotografia dell’Italia. A scattarla l’Istat: nel primo trimestre dell’anno il Pil fa segnare il dato peggiore dal 1980, ossia dall’inizio delle serie storiche. Secondo la stima preliminare, il Prodotto interno lordo ha registrato una flessione del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 2,4% rispetto all’ultimo trimestre.
Intanto, però, il calo già acquisito per quest’anno, ossia se l’andamento del Pil rimarrà invariato nei prossimi trimestri, è pari al 4,6%. Numeri peggiori sia delle stime degli analisti che delle ultime stime del governo, inserite nella Relazione Unificata sull’Economia e Finanza (Ruef) che indicano per la fine dell’anno un calo complessivo del 4,2%.
Secondo i tecnici di dell’istituto di statistica questa ulteriore contrazione dell’economia, la quarta consecutiva, “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi”. Inoltre ha inciso il fatto che si è avuta una giornata lavorativa in meno rispetto sia al trimestre precedente sia al primo trimestre del 2008.
Il -5,9% segue il -2,1% del quarto trimestre del 2008, il -0,8% del terzo e il -0,6% del secondo. Una situazione analoga si era verificata tra il ‘92 e il ‘93, con sei cali di seguito anche se di minore entità.

Il confronto congiunturale con gli altri Paesi mostra che il Pil nel primo trimestre è diminuito dell’1,9% nel Regno Unito e dell’1,6% negli Stati Uniti, contro il -2,4% italiano. In termini tendenziali, il Prodotto è calato del 4,1% nel Regno Unito e del 2,6% negli Stati Uniti, contro il 5,9% dell’Italia. Ma anche i dati tedeschi fanno paura. Il Pil della Germania nel primo trimestre 2009 ha registrato una contrazione del 3,8% rispetto al quarto trimestre 2008, che aveva segnato una flessione del 2,2%. Lo riferisce l’agenzia Bloomberg, citando l’ufficio federale di statistica di Wiesbaden. Si tratta del calo peggiore da quasi quarant’anni, da quando cioè, nel 1970 sono iniziate le prime rilevazioni statistiche. È inoltre la prima volta che si registrano quattro contrazioni consecutive del Pil. Il dato del primo trimestre è anche peggiore rispetto alle previsioni degli analisti e il calo annuo è del 6,9%.

Commentando in conferenza stampa i dati Pil, il presidente del Consiglio Berlusconi ha detto “La crisi esiste, i dati diffusi oggi erano quelli che sapevamo. Siamo nella peggiore crisi mai capitata ma tutti i contatti con le aziende ci dicono che c’è un miglioramento della situazione”. Comunque Berlusconi insiste con “l’ottimismo”, perchè “il fattore massimo di questa crisi è il fattore psicologico”.
Ma dure critiche all’operato del governo arrivano dall’opposizione: “Abbiamo un governo che fa demagogia e confusione di fronte ad una situazione drammatica del Paese”, dice Massimo D’Alema. “I dati di oggi dicono che siamo al crollo, tra l’altro il crollo dell’economia italiana è nettamente superiore alla media europea, e abbiamo il presidente del consiglio che si trastulla”, è l’affondo dell’ex vice premier. “Berlusconi ci racconta che in Italia non c’è la crisi. C’è veramente motivo di serissima preoccupazione per la gravità dei problemi che il governo è totalmente incapace di affrontare ed è in preda a un delirio di autoglorificazione. Gli italiani attendono delle risposte non l’autoelogio di Berlusconi; c’è chi pensa che per affrontare le malattie bastino le barzellette e naturalmente spesso in questo modo l’ammalato peggiora”.
Commenta i dati sul Pil anche l’Ufficio Studi Confcommercio: “Il punto più acuto della crisi profonda e strutturale in atto è stato raggiunto”. Confcommercio sottolinea che “rimane l’incognita di quanto durerà ancora la crisi e in che modo il mondo delle imprese e delle famiglie uscirà dal tunnel”.

Il Tesoro: Pil in calo del 4,2% nel 2009, ripresa dal 2010

Giulio Tremonti I numeri dei conti pubblici italiani per il 2009 lasciano spazio a pochi sorrisi. Meglio aspettare il 2010 per sperare in una ripresa. Almeno secondo le previsioni del Tesoro: nella Relazione unificata per l’economia e la finanza (Ruef) diffusa oggi il calo del Pil previsto per quest’anno raddoppia le stime già negative del ministero sull’economia italiana: dal precedente -2% si passa infatti al -4,2% per il prodotto interno lordo. Che dovrebbe tornare in positivo (anche se di poco) nel 2010, con un + 0,3%. Il profilo trimestrale, prosegue la Relazione, “prospetta una modesta ripresa a partire dal secondo trimestre del prossimo anno. Nel periodo 2010-2011 il Pil è proiettato crescere in media dello 0,7%”. Nel 2008, evidenzia il Tesoro, il Pil dell’Italia si è ridotto dell’1%.
Il ministero dell’ Economia prevede anche un peggioramento del deficit (al -4,6%) e del debito pubblico che continuerà ad aumentare fino al 2011, fino al 118,3%.
Dati che vanno di pari passo con la diminuzione dell’inflazione, nel 2009, prevista attestarsi in media al di sotto dell’1%. Ma non sono solo cifre negative quelle diffuse dal Tesoro. Ci sono anche considerazioni positive: “L’economia italiana è risultata essere meno esposta ai rischi specifici della crisi, anche se ha subito pesantemente il suo impatto indiretto” si legge nella relazione. In particolare, il sistema bancario italiano appare “meno vulnerabile alla crisi finanziaria e l’impatto sui bilanci delle banche resta contenuto rispetto ad altri paesi”.

Fuori dalla crisi? Marcegaglia: “Il peggio è alle spalle. Da luglio la ripresa”

Marcegaglia e Tremonti

Dopo mesi di buio torna un po’ di ottimismo. A parlare di “Segnali di speranza, il peggio è alle spalle, ci aveva pensato domenica, intervistato da Lucia Annunziata nel corso della trasmissione In mezz’ora, il ministro dell’Economia Tremonti. 24 ore dopo, ecco il giudizio concorde del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Che ha l’impressione che il peggio della crisi sia alle spalle e ritiene che, sulla base dei dati del centro studi di viale dell’Astronomia, a luglio dovrebbe esserci un’inversione di tendenza. “L’impressione” ha detto la Marcegaglia a margine dell’assemblea degli industriali di Cremona “è che sia a livello mondiale sia italiano ci siano alcuni segnali che il peggio l’abbiamo visto: non c’è più la caduta continua degli ordini e del fatturato”.
A luglio l’inversione di rotta Per il presidente di Confindustria “il problema adesso è capire in quanto tempo torneremo alla crescita e probabilmente avremo ancora qualche mese difficile. Il nostro centro studi ritiene che nella seconda parte dell’anno, da luglio, ci possa essere qualche inversione di tendenza”.
“Gli imprenditori italiani stanno dimostrando nei fatti che vogliono stare vicini ai propri lavoratori” tanto che “i licenziamenti in Italia sono molto pochi”. Così la Marcegaglia interviene in merito alla proposta di una moratoria sui licenziamenti avanzata dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “Noi non vogliamo nessuna legge, nessuna rigidità. Non è nella logica che serve in questo momento”. In tal senso per il presidente degli Industriali “è importante, in questo momento, che ci sia il supporto della cassa integrazione ordinaria e in deroga per far sì che le imprese che hanno cali di fatturati non siano nelle condizioni ma possano mantenere le persone al lavoro”.
La Marcegaglia ha poi sottolineato come il tema “della coesione sociale” sia nel Dna delle imprese ed è quello - ha aggiunto - che dà la marcia in più alle nostre industrie”.
In precedenza il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, nel suo intervento all’assemblea degli Industriali di Cremona, ha fatto una precisazione sulla sua proposta alla moratoria sui licenziamenti. “Si tratta - ha sottolineato Sacconi - di una libera e responsabile moratoria, non certo di un vincolo legislativo che non è nella cultura mia e del governo: si tratta di una forma di autodisciplina”. In merito il ministro ha poi precisato che “c’è una propensione prevalente nel sistema produttivo e bisogna incoraggiarla finché possibile, teniamola in collegamento con le risorse umane”.

Il VIDEO servizio:

Una pioggia di cifre negative. E l’Italia si scopre con “le stime alla gola”

Salvadanaio

Un bombardamento. Di stime e percentuali: tutte al ribasso. Stiamo parlando delle previsioni per l’economia italiana nel 2009. La Banca d’Italia ha rivisto le sue: meno 2,6%, rispetto al meno 2 calcolato a gennaio. Appena più ottimista la Confindustria: meno 2,5% a fine anno. Quanto al governo, il suo è un sorriso a denti stretti: nella nota di aggiornamento pubblicata a febbraio ha indicato un meno 2 per il 2009 ed un più o,3% per il 2010. Mentre il minsitro Tremonti proprio oggi certifica che il “2009 sarà più difficile dell’anno scorso, sottolineando che “guardando oltre tutte le congetture siamo e sappiamo di essere in terra incognita”.
Due giorni fa l’Istat aveva rivisto al ribasso il consuntivo 2008 (non siamo quindi parlando di stime): l’anno si è chiuso con un Pil a meno 1% ed un quarto trimestre in calo dell’1,8 rispetto al trimestre precedente. Ed è questo dato negativo con conseguente trascinamento sul 2009, sommato alla fase acuta della crisi, ad aver convinto gli economisti di via Nazionale a rivedere all’ingiù le previsioni per tutto l’anno.
Naturalmente l’Italia non è sola in questa sorta di gioco al massacro delle cifre. Nel weekend ha destato raccapriccio il dato del quarto trimestre degli Usa: Pil a meno 6,2%, rispetto ad una stima preliminare di meno 3,8. Il più brusco ribasso dell’economia americana registrato dal 1982. L’America era da poco uscita dal deficitario quadriennio di Jimmy Carter, alla Casa Bianca c’era da un anno Ronald Reagan ma il famoso edonismo reaganiano, l’ondata di benessere e di follie di Wall Street, era ancora di là da venire. La crisi, allora, durò ventisei mesi, dal luglio 1981 al settembre 1983: poi gli States ripresero a galoppare (e Reagan fu rieletto). Se corsi e ricorsi hanno un senso, c’è speranza pure per noi di uscirne anche stavolta.
Ma perché questa grandinata di cifre, tutte negative? “In una situazione fortemente condizionata da un contesto globale, fare previsioni è difficile per chiunque” afferma il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “L’importante è mantenere sotto controllo la finanza pubblica”. Tradotto: ci andrà bene se il deficit non sfonderà di molto il 3% del Pil, e soprattutto se i titoli di Stato continueranno ad essere collocati presso i risparmiatori. Questa è infatti la vera scommessa del governo e del Tesoro.
Anche su questo fronte l’Italia è in numerosa compagnia. La Francia ha proprio oggi rivisto le stime sul proprio deficit a fine 2009: meno 5,6%, un record, fuori da ogni parametro di Bruxelles. Quanto agli Usa, il deficit federale salirà nel 2009 a 1.750 miliardi di dollari, il 12,3% del Pil: il tetto massimo ragiunto dalla fine della seconda guerra mondiale. I dati sul Pil e quelli sul deficit (e sul debito) sono come un cane che si morde la coda. Poiché il Pil fa da numeratore al deficit, più si riduce il primo più aumenta in proporzione il secondo. Per l’Italia, come abbiamo detto, ciò significa un rischio paese sul fronte dei titoli pubblici: finora gli investitori, nazionali e non, hanno continuato a comprarli, anche in mancanza di alternative. Ma domani? I fondi sovrani arabi, gonfi di liquidità e abbastanza al riparo dalla crisi, stanno a guardare, e questa potrebbe essere una via di salvezza. Basta del resto pensare che già oggi il 30% del debito americano è in mano a fondi cinesi.
Ma il calo del Pil riflette anche e soprattutto la crisi dell’economia reale, cioè aziende e posti di lavoro. Da questo punto di vista l’Isae, un altro istituto indipendente di grande prestigio, può indurre ad un timido ottimismo. Esattamente una settimana fa aveva anticipato Bankitalia, prevedendo un Pil 2009 a meno 2,6%. Ma ipotizzando una ripresa dello 0,4% nel 2010. Per quanto debole, il segno che il picco massimo della crisi lo stiamo vivendo esattamente in questi mesi.
Ma c’è da fidarsi? E perché questi continui ritocchi nelle previsioni? La realtà è che tutti gli istituti, comprese le banche centrali, sono abituati a ragionare su situazioni di normalità. Oscillazioni di decimi di punto, non di due o tre punti, o addirittura di dodici come negli Stati Uniti. Lo dimostra anche il numero di summit mondiali dedicati alla crisi: dieci negli ultimi sei mesi; e senza particolari risultati. Così come privi di grandi riscontri restano per ora i provvedimenti annunciati da Barack Obama per salvare banche, industria dell’auto e contemporaneamente per risanare il bilancio federale.
Tutto inutile, dunque? Siamo senza paracadute? “La realtà è che ci troviamo come all’inizio della seconda guerra mondiale, “scrutiamo l’orizzonte con i binocoli in mezzo alla nebbia” ha ammesso un paio di giorni fa Ben Bernanke, presidente della Fed, la banca centrale Usa. “Tuttavia poi fu inventato il radar”.
In attesa di munirci di qualcosa di simile, resta da consolarsi con le poche buone notizie di queste ore. In Europa la flessione degli acquisti è aumentata sì, ma un po’ meno del previsto: purtroppo per noi il secondo dato peggiore, dopo la Spagna, è proprio dell’Italia; mentre sembra reggere la Germania. E la Bce si accinge a tagliare di nuovo il tasso di sconto: dal 2 all’1,5%.

Bankitalia, previsioni nere: Pil -2,6% nel 2009. Boom di cassa integrazione

Prodotti agrioli italiani

Dai dati di febbraio sulla cassa integrazione e quelli di gennaio sui consumi emergono nuovi preoccupanti segnali sullo stato dell’economia italiana. Il mese scorso, secondo i dati Inps, dopo i deboli segnali di frenata a gennaio, la Cig ordinaria nell’industria mostra un ’boom’ del 553,17%. In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. “Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C’è la necessità di fare di più e di fare in fretta” è il monito del leader degli industriali Emma Marcegaglia, che chiede di “intervenire sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili subito e destinati a chi ha veramente bisogno”.
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), intanto, segnala a gennaio 2009 una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte nonchè la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008.
Il dato, spiega Confcommercio, è “decisamente più negativo rispetto a quanto registrato in dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell’inflazione. Il dato dell’ultimo mese risulta peraltro significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (-1,1%)”.
Il dato di gennaio, prosegue Confcommercio, nasce da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%).
Per entrambe le componenti la contrazione è risultata decisamente più elevata rispetto a quanto registrato nel 2008. I prezzi al consumo, si legge ancora, “hanno evidenziato una tendenza al rientro”, a causa riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dall’attenuarsi delle pressioni sul comparto alimentare.
Rispetto a dicembre, il rallentamento più sensibile, in termini di variazioni tendenziali, ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita é passata dal 4,6% al 3,6%.
Da Bankitalia infine arrivano nuove previsioni negative per il 2009: la flessione del Pil potrebbe arrivare fino al 2,6%. Ne ha parlato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna dei Master di II livello in Economia Pubblica all’Università La Sapienza di Roma.
Visco ha ricordato come nel Bollettino Economico di gennaio Bankitalia “indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%”. “In realta’ - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor piu’ negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale.
Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi implicito nell’esercizio previsivo di gennaio, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%”.

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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